Arte

La biografia di Lucio Fontana
Segni di Lucio Fontana scultore
Il disegno, un'idea di Lucio Fontana

Il disegno, un'idea di Lucio Fontana

A Mantova, per riscoprire un Fontana intenso, energetico e denso

Il disegno di Lucio Fontana è fecondo di idee perché momento fondante la genesi dell'opera, concretizzazione di un'immagine pensata, intuizione folgorante e primo abbrivo alla formalizzazione di un concetto: in alcuni casi esso trova una verifica successiva nell'opera compiuta, sia essa scultura o dipinto, in altri rimane solo un abbozzo non più ripreso, variante di altre ipotesi, o, ancora, è in sé opera compiuta.

Raramente l'artista disegna dal vero, ma attraverso il segno immagina, desidera, intende, ricerca. Afferma De Bartolomeis: "Disegnare per Fontana significa esplorare le possibilità dell'espressione, progettare l'uso degli strumenti formali, ricercare, saggiare il potere dell'astrazione e del pensiero; ma significa anche servirsi di un mezzo idoneo senza la limitazione di un atto preparatorio, proprio per mantenere nel prodotto la vitalità e il movimento che egli ha messo dentro il gesto inventivo".

L'esposizione Lucio Fontana Scultore nel Castello di San Giorgio di Mantova, come spiega Crispolti, è concepita in base al principio teorico che il disegno come luogo della libertà creativa, come "segno" che racchiude la gestualità e l'energia primaria impressa dall'artista sia costante intima di Fontana, estendibile all'intera opera dell'artista "per una ragione più intima riguardante la natura stessa dell'immagine anzitutto disegnativa nella sua valenza strutturale": dalle prime prove wildtiane e dalle tavolette in cemento colorato graffite, alle sculture astratte, ai "concetti spaziali" forati, e volendo estendere la gamma di possibilità, ai numerosi soffitti degli anni cinquanta, ai "tagli" e ai "teatrini", agli "olii" , alle ultime sculture del 1967, dal disegno così netto da far pensare quasi a moderni oggetti di design, Lucio Fontana si avvale di un'immaginazione legata a un segno teso a delineare profili: un'attitudine che corre parallela alla levità cioè alla perdita di peso dell'intervento, sia esso un semplice segno a matita tracciato sulla carta o un graffio con una punta di chiodo sulla superficie di un "concetto spaziale". (...)

"Le sculture di Fontana sono tutte dipinte. Senza questo stato colorante e accecante la sua materia sarebbe come rappresa e inespressa". L'intimo riscontro lirico di quelle figure disegnate, offerto dai brevi tocchi a pastello, a segnare lo spazio intorno o le ombre di china pesanti, graffiate con il pennino sulla carta indicano una direzione differente e opposta all'espressionismo, verso un'essenzialità lirica e una sensibilità naturale che si allontana da quel senso panico. L'Autoritratto (1940) (cat. 3) si colloca alla fine di quel fertile decennio che ha visto Fontana affermarsi come scultore e come ceramista d'eccezione nella Milano degli anni trenta, alle soglie del rientro in Argentina, dipartita che l'artista rimandava di continuo per l'ostinata volontà di affermarsi in Europa.

Altro momento cruciale rappresentato dalla serie dei disegni in mostra è quello della svolta in senso "spazialista", nel 1946, quando l'artista a Buenos Aires elabora con i propri studenti il noto Manifiesto Blanco (...). Il potenziamento delle facoltà istintive dell'uomo, mediate da una naturale visione razionale, poteva costituire la via per svincolarsi dalla tradizione. Alla rivalutazione del concetto di "barocco" in quanto compenetrazione di forma, colore e spazio, all'idea futurista della sintesi dinamica, dell'impiego delle tecniche "moderne" offerte dalla scienza, si sommava l'assunto surrealista del subconscio.

Egli opponeva alla progettualità e al razionalismo visuale di quei gruppi la componente mentale dell'improvvisazione e il ricorso alla sensazione, in un legame ancora stretto con il mondo naturale inteso nel senso del primordio (...). In queste libere forme si manifesta in nuce l'"arte spaziale" che ricorre all'automatismo per avviare una linea dinamica a sondare lo spazio del foglio, opere in cui il fattore temporale si attesta come continuità e iterazione del gesto.

Testo tratto dal saggio "Il disegno,un'idea di Lucio Fontana" di Paolo Campiglio presente nel catalogo della mostra, edito da Electa