Arte

La Belle Epoque. Arte in Italia 1880 - 1915

Rovigo - Palazzo Roverella
Dal 10 febbraio al 13 luglio 2008

La Belle Epoque: poco meno di quarant'anni di storia europea connotati da un tumultuoso sviluppo, da una incrollabile fede nel progresso, dalla spensieratezza e da... tante, belle donne.
La luce elettrica annullava le differenze tra il giorno e la notte, facendo sfavillare vetrine ricolme di ogni ben di Dio, caffè, teatri, cabaret e cinema dove vorticavano gli incontri.

Galleria d'immagini:

Giacomo Grosso - La femme 1895, Olio su tela, cm 295 x 160 - Asti, Museo Civico e Pinacoteca

Vittorio Corcos - La morfinomane, 1899 - Collezione privata

Federico Zandomeneghi - Le thé, 1890-1893 - Collezione privata

Oreste da Molin - Flirtation,1901 - Collezione privata


Sebastiano De Albertis - Signora in barroccio - Collezione privata

Antonio Mancini - La cucitrice, 1914

Luigi Gioli - Signore in riva al mare 1900 ca. - Olio su tavola, 103x70 cm - Milano, Fondazione Cariplo

Giovanni Giani - Il mattino delle rose - L'attesa, 1906


Vittorio Cavalleri - Fioritura nuova, 1905

Vittorio Corcos ­ In lettura sul mare 1910 ca., olio su tela, 130x228 cm - Milano, collezione privata

Ulisse Caputo - L'ora del the 1914 ­ Collezione privata

Aroldo Bonzagni - Mondanità 1910 - Collezione privata

Tutto sembrava permesso e possibile. Denaro e ottimismo parevano destinati a non finire mai, accendevano i sensi e garantivano l'appagamento di ogni voglia. Persino le malattie facevano meno paura. A tenerle a bada intervenivano le continue scoperte della scienza.
A Parigi si innalzava la Tour Eiffel e si vivevano i fasti dell'Esposizione Universale, si celebrava il ritorno delle Olimpiadi. Un milione di chilometri di binari attendeva merci e viaggiatori, nuovi e lussuosi modelli di automobili sfrecciavano lungo strade piene di vita, rese ancora più colorate dai grandi manifesti che affermavano il nuovo modo di vendere e di vivere.
Euforia e frivolezza dominavano, anche se sotto la superficie serpeggiavano i virus di un malessere che sfociò nel dramma della Grande Guerra.

L'arte seppe farsi specchio di questi tempi. Registrando il trionfo del beau monde, un Paradiso in terra apparentemente in scalfibile, minato, o forse solo sottolineato, dai più diversi eccessi.
Così in Francia, ma anche in Italia.
Paese, il nostro, che visse i Bei Tempi, qui, forse, un po' meno splendenti, rilucenti e intensi che nella capitale d'oltralpe. Tuttavia magici e unici.
Boldini, De Nittis, Zandomeneghi, Corcos, Gioli, Banti e Panerai vivendo tra l'una e l'altra capitale mutuarono l'allure parigina coniugandola ai fermenti italiani. Altri artisti, da Casorati, Boccioni, Bonzagni, Bocchi sino allo stesso Cavaglieri, hanno reso eterni quei momenti, quei protagonisti, quelle atmosfere.

Proprio dell'arte in Italia tra 1880 e 1915 darà conto, per la prima volta in modo veramente compiuto, la grande rassegna che aprirà i battenti il 10 febbraio 2008 a Palazzo Roverella di Rovigo. A volerla, quasi a ideale seguito della recente, fortunata esposizione monografica su Mario Cavaglieri, sono la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e l'Accademia dei Concordi con gli Enti locali. A curarla sono stati chiamati Dario Matteoni e Francesca Cagianelli che, affiancati da un comitato scientifico di prim'ordine, condurranno in porto questo grande progetto.

La mostra concentrerà a Palazzo Roverella circa 110 dipinti e una trentina di affiches. Per raccontare, lungo il fil rouge del ritratto femminile, ma non solo, le mode e le pose, le pause dell'intimità e della ricreazione, i momenti pubblici con le escursioni al parco o alle riviere, le promenade e i rendez-vous, le sfilate di moda, le gite al lago o al mare, la vita notturna nei teatri e nei tabarin, i veglioni, i casinò, le passeggiate a cavallo, i riti mondani, le galanterie ma anche i vizi e gli eccessi di quest'epoca.
Al centro sempre lei, la donna. Tra vanità e seduzione, tra l'autoreferenzialità del lusso, fantasie e vanità senza freno e gli estremi dell'alcol e della morfina.
Specchio di un tempo nel quale l'obbligo della felicità, imprescindibile, diventava sempre più emotivamente oneroso.

Alla divulgazione e alla formazione di miti e modelli provvedevano gli affichistes, in primis quel Leonetto Cappiello che come pochi altri seppe connotare la pubblicità di quegli anni belli.
Quei colorati cartelloni per molti rappresentavano l'irragiungibilità di un miraggio, per altri la certezza dell'oggi.
All'orizzonte, tensioni sociali, scontenti, rivolgimenti che portarono a offuscare le melodie delle orchestre con il cupo rombo dei cannoni.


L'arte in Italia negli anni della Belle Epoque
Boldini, De Nittis, Zandomeneghi, Corcos, Cominetti, Borzagni…tutti incantati solo da Lei
La donna è senza dubbio una luce, uno sguardo, un invito alla felicità
Charles Baudelaire
Charles Baudelaire nel suo trattato Le Peintre de la vie moderne (1863) aveva pronosticato le direttrici dell'evoluzione del gusto artistico della seconda metà dell'Ottocento e aveva colto nella galleria immensa della vita di Londra e della vita di Parigi il fascino dei differenti tipi di donna, identificando la modernità con il transitorio, il fuggitivo, il contingente, la metà dell'arte, di cui l'altra metà è l'eterno e l'immutabile.
E' il punto di partenza per l'elaborazione di un progetto estetico in cui la donna, intesa quale interprete della moda, diventa focale nell'inquadramento della modernità: La donna è senza dubbio una luce, uno sguardo, un invito alla felicità, e talvolta il suono di una parola; ma soprattutto è un'armonia generale, non solo nel gesto e nell'armonia delle membra, ma anche nelle mussole, nei veli, negli ampi e cangianti nembi di stoffe in cui si avvolge, che sono come gli attributi e il fondamento della sua divinità.
Donna e veste personificano quindi di fronte all'acutissimo sguardo baudelairiano un tutto indivisibile, secondo un ragionamento condiviso senz'altro anche da quel Giuseppe De Nittis che giungeva a Parigi proprio nell'anno della scomparsa dell'autore de Les fleurs du mal: in bilico sulla sedia o serrando il monocolo le donne denittisiane popolano ippodromi e teatri con toilettes impeccabili, fino a diffondere i loro effluvi nei Salotti della Principessa Matilde, in un trionfo della mondanità che è insieme eleganza, lusso e emancipazione culturale.
Tra i cantori della femminilità moderna si colloca in prima posizione Federico Zandomeneghi, che in occasione della quarta Esposizione Impressionista veniva additato da Diego Martelli come il cantore di un nuova tipologia femminile, quello della moderna parigina figura di giovane donna che ride, mostrando con una franca civetteria due file di bei denti, movente il corpicciolo isterico in un abito corazzato di primissimo rango.
Soprattutto la parabola parigina di Giovanni Boldini diventa esemplare negli anni Settanta di una stagione ritrattistica che tra moda e pose dispiega la complessa varietà femminile tanto nella lussuosa e felpata intimità dei salotti privati quanto sul palcoscenico rutilante della vita urbana.
L'artista impose infatti una cifra ritrattistica destinata a divenire miliare nei circuiti della borghesia parigina, destando perfino nella critica l'impressione di una bravura sbalorditiva da sembrare – come si legge sulla Gazette des Beaux Arts del 1881 - abuso della mano, malattia endemica in Italia, lo chic.
Mirabile appare dunque il percorso nella galleria femminile dispiegata da Boldini dagli anni Ottanta fino al secondo decennio dell'Ottocento, fino all'estrema declinazione della femme
fatale Belle Epoque.
Al di là delle suggestive coordinate ritrattistiche offerte da Boldini e dell'esemplare declinazione del tipo della moderna Parigina assestata da de Nittis e Zandomeneghi, il cliché femminile subirà tra gli anni Ottanta dell'Ottocento fino alla prima guerra mondiale infinite variazioni e complicazioni.
Dalle fasi dell'intimità domestica intessuta di incombenze professionali e appassionate letture, la donna consegue infatti la sua emancipazione attraverso escursioni nel parco, villeggiature e reveries: frangenti diversi di un identico e sognato abbandono alle proprie divagazioni interiori che non sempre si coniugano con la vocazione borghese e l'identità familiare.
Basti pensare a Vittorio Corcos che allo scorcio dell'Ottocento imponeva una tipologia femminile ritenuta da pubblico e critica addirittura inquietante per la sua innegabile modernità, coincidente con la scelta di un'eroina borghese, ambigua e voluttuosa, i cui occhi, come scrisse Vittorio Pica, esprimono: i caldi desideri e i torbidi pensieri.
All'alba del Novecento la stagione della reverie diventa allora totalizzante per la donna Belle Epoque, in quanto segna l'uscita dalle convenzioni sociali e dagli oneri familiari: si sogna davanti alla toilette, in riva al mare e nel folto di un giardino, secondo itinerari che trasgrediscono le incombenze dell'ufficialità.
Siamo a un passo dalla perdizione ed è proprio Vittorio Corcos che nell'effigie della Morfinomane anticipa le conclusioni di una complicazione del cliché femminile fino alle soglie del travolgimento psichico.
La fuoriuscita dall'impasse della parabola borghese sembra attuarsi negli anni  10, quando lontano dalle inibizioni e dal quotidiano la donna riesce a frequentare i luoghi del divertimento e della mondanità con incontrovertibile spirito di emancipazione: il mito di Coco Chanel effigiata tra gli altri da Giuseppe Cominetti diventa allora emblematico nell'allusione alle infinite possibilità della seduzione anche e soprattutto quale tramite di una altrimenti impossibile escalation sociale e professionale.
Le incongruenze della psiche e le evasioni dalla quiete borghese, altrimenti ritratte quale deviazione morale, vengono ora esaltate quale momento di gioiosa emancipazione.  Mutano infatti gli stessi ritmi del divertimento, e le occasioni di danza mondana vedono trionfare sul romantico valzer la frenesia del tango e del can can: le farandoles di Giuseppe Cominetti mettono in scena l'ebbrezza di una danza scomposta, nella quale indistinte silhouettes contraddistinte da modernissimi copricapo esprimono un'emotività ormai incontrollabile.
La granitica e altera identità borghese cede alle contraddizioni sempre più evidenti di una società tentata dal vizio e turbata dallo spettro della guerra, e perfino le toilettes delle Perdute di Pompeo Mariani si sfrangiano impudiche nell'atmosfera dorata del casino' di Montecarlo.
Veglioni e ricevimenti diventano allora per gli artisti alle soglie dell'avanguardia vere escursioni sul terreno dell'indagine femminile in rapporto alle infinite possibilità luminose e cromatiche.
Tappa culminante, nel 1914, quello della coppia emancipata, femme fatale lei e dandy lui, che, come in un racconto di Villiers de L'Isle-Adam, incede altera nella Mondanità di Aroldo Bonzagni, ostentando, oltre alla complice estraneità rispetto alle consuetudini borghesi, anche e soprattutto tracce indelebili della raffinata cultura espressionista personificata dall'artista in quel coagulo di avanguardie europee addensatosi in Italia alle soglie del primo conflitto mondiale.


La Belle Epoque
Anni di progresso e spensieratezza, che sembravano dover diventare eterni
Il periodo della storia europea compreso tra gli ultimi decenni dell'Ottocento e lo scoppio della prima guerra mondiale è assunto nel nostro immaginario come la Belle Epoque, espressione felice e suggestiva che sintetizzava il clima di benessere, di socialità, di uso spensierato del tempo libero che i ceti urbani più agiati seppero in quegli anni sprigionare.
Gli ultimi venti anni dell'Ottocento furono relativamente per l'Europa anni di pace, l'economia mondiale conobbe allo scadere del secolo una impetuosa fase di espansione capitalistica, condizione che continuò almeno fino al 1914, quando lo scoppio del conflitto mondiale segnò la fine di un'epoca e con essa la fine  di un modo di vivere.
Le conquiste della tecnica e l'incremento della produzione industriale modificarono in pochi decenni le condizioni materiali di milioni di persone e ciò  che è più importante  -anche la loro visione del mondo: pensiamo all'energia elettrica, al miglioramento delle condizioni igieniche, ai nuovi mezzi di comunicazione o ancora sul versante dello svago,  alla nascita del cinema. Grazie alla strada ferrata e allo sviluppo dei mezzi di trasporto si diffuse poi il piacere di viaggiare e di soggiornare nelle località balneari e termali alla ricerca di svago e di mondanità.
Espressione concreta di tali straordinari mutamenti furono certamente le grandi metropoli: Parigi, capitale conclamata del bel mondo, ma anche Londra, Vienna e in Italia Milano e Torino. Gli ampi viali e le piazze invase da una folla variegate diventarono il palcoscenico di una nuova arte: la grafica pubblicitaria.  Manifesti e splendide insegne  reclamizzavano, una nuova parola che sorge proprio in questo periodo quell'assortimento di merci d'ogni tipo che il pubblico potrà trovare nei grandi magazzini.  Le esposizioni universali (Londra, Parigi, Vienna) educarono il grande pubblico, come in un grandioso parco di divertimenti, ai progressi  della tecnica, lo misero in contatto con la produzione manifatturiera mondiale. Non solo: immaginiamo quali novità poteva rappresentare per i visitatori dell'Esposizione universale di Parigi del 1889 l'impressionante visione della città che ai loro occhi si offriva durante la salita in ascensore verso la vetta della Torre Eiffel.
La Belle Epoque fu dunque una fantasmagorica espressione di nuovi fenomeni di costume, dai caffè concerto, ai bagni di mare,  alle gare sportive, alle corse automobilistiche, ai voli in aeroplano; ad un tempo impose un altrettanto importante accelerazione nel mondo delle arti.

Informazioni

La Belle Epoque. Arte in Italia 1880 - 1915


Luogo: Rovigo - Palazzo Roverella
Via Laurenti - Rovigo

Periodo: dal 10 febbraio al 13 luglio 2008

Orari: feriali 9.00-19.00; sabato 9.00-21.00; festivi 9.00-20.00. Chiuso i lunedì non festivi

Ingresso: intero 9,00 Euro, ridotto 7,00 Euro (dai 6 ai 18 anni, over 65, studenti universitari, categorie convenzionate); gratuito (bambini fino ai 6 anni, portatori di handicap con un accompagnatore, giornalisti con tesserino, militari in divisa); gruppi (almeno 20 persone) 7,00 Euro (gratuito per un accompagnatore); gruppi scolastici 5,00 Euro (gratuito per due accompagnatori). Con il biglietto della mostra sarà possibile anche vedere alcuni capolavori della Pinacoteca dell'Accademia dei Concordi e del Seminario Vescovile di Rovigo

Catalogo: Silvana Editoriale

A cura di: Francesca Cagianelli, Dario Matteoni

Info: Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo
tel 049 8761855 - fax 049 657335