Raffaello verso Picasso. La grande storia del ritratto e della figura
Vicenza - Basilica Palladiana
Dal 6 ottobre 2012 al 20 gennaio 2013
Marco Goldin è ben noto per le nuove tendenze che ha creato nella ideazione e
gestione di importanti eventi espositivi. Con questa grande mostra sulla storia
del ritratto, propone un nuovo traguardo: una mostra in due città che distano
poche decine di chilometri l'una dall'altra. Non con due esposizioni o sezioni
tra loro contemporanee, cosa già molte volte accaduta, ma la medesima mostra
che per tre mesi e mezzo sarà allestita a Vicenza e che, dopo una decina di
giorni, verrà riproposta a Verona, per altri due mesi.
Con il loro affiancamento nella mostra, le città di Vicenza e Verona,
attraverso il collante fondamentale della Fondazione Cariverona, intendono
evidenziare un rapporto di contiguità geografica che le unisce anche dal punto
di vista culturale. Una sorta di proposta sovra territoriale, che nasce da
mostre che si svolgono congiuntamente. Per offrire il senso di una proposta
espositiva nuova, che tenga insieme le rispettive eccellenze.
La mostra che si svolgerà dapprima nella Basilica Palladiana di Vicenza, e
successivamente nel Palazzo della Gran Guardia di Verona, intende tracciare,
facendo ricorso a un centinaio di opere tra dipinti e sculture provenienti dai
musei di tutto il mondo, una grande storia delle immagini che, in Europa e
anche più succintamente in America, sono state dedicate al ritratto ma anche
alla figura nel suo disporsi nello spazio.
“Non si tratterà – anticipa Marco Goldin - di un percorso di natura cronologica
o di un doppio binario espositivo tra i due Continenti considerati. Invece, si
svilupperà attraverso sei sezioni tematiche che consentiranno di leggere la via
dell'arte dal Quattrocento al Novecento secondo il senso di continui intrecci,
precedenze, filiazioni, continuità di senso e di stile anche a secoli di
distanza. Dunque non seguendo il filo di un manuale normalmente articolato, ma
continuamente toccando punti di forza, richiami che scavalchino i secoli e
talvolta li tengano vicini. Quando personalità straordinarie, da Velázquez a
Manet, da El Greco a Van Gogh, da Tiziano a Monet, stanno raccolte in virtù di
quello spirito dei tempi che spacca le desinenze e le grammatiche e lascia che
l'arte viva nella luce assoluta di una bellezza che si forma dentro il flusso
dei giorni. Giorni di cammino e di bottega, giorni di sguardi e lucide
riflessioni. Giorni di sommovimenti”.
L'esposizione sarà articolata in sei sezioni dedicate a “L'immagine di sé”;
“L'intimità del ritratto. La vita quotidiana”, “Il ritratto e lo sfarzo. Nobili
e dame”, “Figure in un esterno. La vita sul prato”; “Il sentimento religioso.
La grazia e la morte”; “ Lo sguardo arroventato”.
Nella prima sezione verrà affrontato il tema dell'autoritratto. Autoritratto
come affermazione della propria immagine, che da Raffaello a Rembrandt a Van
Gogh a Gauguin metterà in scena alcuni tra gli artisti più straordinari di
tutti i tempi, che hanno analizzato attraverso il proprio volto o l'interezza
del corpo la complessità delle relazioni tra somiglianza e veridicità del
proprio sembiante.
Nella seconda sezione verrà affrontato il tema del ritratto come indagine
dell'anima. L'indagine psicologica che nasce meravigliosa sul finire del
Quattrocento e che poi trova un suo punto di svolta nell'attività ritrattistica
di Lorenzo Lotto e poi di Moroni. Così tutto il XVI secolo diventa lo spazio
misterioso di questa riflessione che si muove entro i confini di una
quotidianità che si solleva dai meri territori dell'azione usuale e mille volte
ripetuta. Il profumo soave dei giorni nei ritratti di Tiziano e Tintoretto, di
Veronese e dei Manieristi toscani, di Caravaggio, Velázquez e Manet, di molti
tra gli impressionisti, di Hals e Botticelli, di Dürer, Vermeer, Rembrandt.
Nella terza sezione si rovescerà esattamente il concetto, e al ritratto nella
sua intimità quotidiana farà seguito lo sfarzo di grandi abiti, di casati
reali, di principi e principesse. Ma sempre con l'attenzione a cogliere in quei
volti il senso di uno sguardo che indugia nei territori dell'interiorità.
Allora da Rubens e Van Dyck a certi pittori spagnoli del Seicento, da Veronese
a Goya, da Copley e Whistler in America fino a Gainsborough e Sargent, da
Ingres a Renoir solo per dire di alcuni, il senso di questa sezione sarà dato
dalla grande messa in scena concepita dagli artisti.
Nella quarta sezione verrà affrontato l'affascinante tema delle figure
collocate nello spazio del paesaggio. Non vi è dubbio come l'esperienza di
Giovanni Bellini prima e di Giorgione subito dopo, prima di Tiziano, sia lo
straordinario, nuovissimo punto di partenza per il mostrare figure sacre nel
paesaggio, così come avviene a Botticelli e a Lippi in Toscana nella seconda
parte del Quattrocento. Da questi artisti straordinari prenderà dunque le mosse
questa sezione, raggiungendo poi un suo culmine in quel transito soprattutto
tra Manet, Bazille, Renoir e Monet tra la fine degli anni sessanta e l'inizio
dei settanta del XIX secolo. Pittori che non a caso guardarono alle loro spalle
soprattutto con l'ammirazione verso i veneti del XVI secolo.
La quinta sezione si sofferma sul senso contrapposto della grazia e della morte
nell'immagine che si salda attorno all'idea di spiritualità. La
rappresentazione del volto di Cristo o di Maria, della Sacra Famiglia e le
squadernate luci delle Crocifissioni o delle Deposizioni. O il San Sebastiano
trafitto dalle frecce, la testa decollata del Battista. Tutto un universo di
sensibilissima rappresentazione che fa del volto una smorfia di dolore o di
suadente dolcezza, che fa del corpo la tensione sul finire o la morbida e
accogliente casa della grazia. Così da Bassano a Caravaggio, da Reni a De La
Tour fino a Del Cairo e molti altri ancora, il ritratto della grazia e della
morte sarà uno dei punti di forza dell'intera esposizione, nel suo accento
anche di teatrale forza drammatica.
Infine la sesta sezione si soffermerà in modo particolare sull'Ottocento e il
Novecento. Il senso di un ritratto che muta radicalmente il senso della
rappresentazione di un volto e anche di un corpo. La straordinaria
anticipazione data da El Greco nella Spagna dell'inizio del Seicento, con i
suoi ritratti visionari e fumiganti, accesi di luci irreali e quasi
fosforescenti, porta direttamente allo strazio del colore di Van Gogh e Gauguin
sul finire del XIX secolo. E di lì si risalirà, poco dopo, al tempo migliore di
Edvard Munch, prima che giungano i pittori espressionisti. E in tutta questa
prima parte della sezione, Gauguin si confronterà con le sculture oceaniche,
gli espressionisti, e poi Picasso, con le sculture africane. Il rapporto tra la
pittura e la scultura di Giacometti sarà un altro dei passaggi fondamentali di
questa sezione, mentre dall'altra parte dell'oceano verrà la voce di Hopper
prima e di Diebenkorn e Andrew Wyeth poi, dunque alle soglie immediate del
nostro tempo. Così come in Europa sarà il momento della sintesi offerta dalle
prove di Bonnard prima e poi di Bacon, prima del rapporto sul terreno
dell'immagine diversamente descritta da Freud e Lopez Garcia. Carne e
sospensione quasi del respiro.
La mostra sarà accompagnata non da un tradizionale catalogo, ma da un intero
libro scritto per l'occasione da Marco Goldin sul tema stesso dell'esposizione.
Questo sulla scia del fortunatissimo volume, giunto già alla seconda edizione
in poco più di un mese, Van Gogh e il viaggio di Gauguin. Variazioni su un
tema, che accompagna la assai visitata mostra attualmente in corso a Palazzo
Ducale di Genova. Libro, quello sul tema del ritratto e della figura, che ne
anticiperà un altro, riservato alla storia del paesaggio e che fungerà da
catalogo della successiva mostra a Verona e Vicenza, tra il 2013 e il 2014.