Arte

“PENTESILEA-SURRENDER”
Una realizzazione del Consiglio dell'Ordine degli Architetti, P.P.e C. della Provincia di Caserta:
Domenico de Cristofaro, Mario Belardo, Annalisa Capuano, Carlo Cardone, Carlo Benedetto Cirelli, Bartolomeo D'Angelo, Raffaele Di Bona, Salvatore Freda, Tommaso Garofalo, Antonio Iuliano, Antonio Maio, Giuseppe Martinelli, Umberto Panarella, Giancarlo Pignataro, Bruno Saviani

Coordinatore ed Art Director: arch. Umberto Panarella

“PENTESILEA - SURRENDER” nasce in occasione del Natale 2010 dal connubio di due artisti: Mario Ferrara architetto fotografo e Livio Marino Atellano pittore scultore. L'opera allegata al presente folder è unica ed originale e scaturisce dalla frammentazione di parte della fotografia riprodotta sulle facciate interne del presente. Dall'immagine panoramica sono stati realizzati, ad opera di Mario Ferrara, 3000 frammenti diversi su cui sono sovrapposte le fustelle che testimoniano l'happening di Livio Marino Atellano che lo stesso così presenta: Un pezzo di territorio. Un uomo che si arrende. Pezzi di territorio e tutti che si arrendono, alzano le mani in un atto di resa senza condizioni. "SURRENDER" con la consapevolezza di una resa che non verrà consumata.

Pentesilea. L'energia nascosta della città amazzone
di Giuseppe Fonseca
Una città è la concretizzazione storica di una idea, la sua stratificazione nello spazio e nel tempo, ma che avviene se manca l'idea?
 Vi è un paradosso didascalico nella scelta compiuta da Livio Marino Atellano di dar il nome a un'opera fondata su di una immagine come quella di Mario Ferrara che qui vedete traendolo da una delle Città invisibili di Italo Calvino.
 Non perché quel libro non abbia attinenza con il paesaggio e con le architetture.
 Anzi.
 Quella che è di certo tra le più importanti opere di Calvino – definita da alcuni il suo «capolavoro assoluto» ma anche il suo frutto più «singolare e misterioso», «libro anfibio e indescrivibile» – è pur indubitabilmente la più geometrica, la più progettata tra esse; architettonica nel suo tema e soprattutto nel suo impianto.
 L'esatta, cartesiana, divisione dei capitoli, dei paragrafi, degli intermezzi, ci mostra un piano precisissimo dell'opera: un progetto che la rende solida, coerente e armonica. L'opera di Calvino è costruita, letteralmente, rispettando un suo chiaro e rigoroso “piano regolatore”.
 Ora, l'evidente paradosso davanti al quale siamo costretti è che il paesaggio che qui ci viene mostrato appare invece frutto di quanto di più lontano si possa immaginare rispetto a una pur minima ipotesi progettuale; se la madre di ogni città è la tensione tra il caos che abita le singole esistenze e il desiderio di governarne una comunque ineludibile pulsione all'unità, quel che abbiamo tra noi è il figlio orfano di un qualsivoglia disegno razionale. È uno sviluppo inorganico, un corpo cresciuto ipertroficamente senza che vi fosse alcun piano a regolarne la proliferazione.
 Se dobbiamo meccanicisticamente trovare una causa all'effetto che ci è di fronte possiamo credere di trovarci in presenza di uno strano prodigio, di uno scherzo dell'accidente, di un gioco del caos; è come se un'invisibile mano impazzita avesse scosso la scatola di un gigantesco “Monopoli”, avesse rotto le regole del gioco per rovesciare sul prato di una meravigliosa e fertile valle un infinito numero di piccoli tasselli, riempiendola di volumi alieni, costruendo sul piano del comune agire una infinita teoria di edifici.
 E allora capiamo che non vi poteva essere scelta più opportuna per nominare quel che vediamo. Scrive, infatti, Calvino della sua Pentesilea:
 «Sono ore che avanzi e non ti è chiaro se sei già in mezzo alla città o ancora fuori. Come un lago dalle rive basse che si perde in acquitrini, cosí Pentesilea si spande per miglia intorno in una zuppa di città diluita nella pianura: casamenti pallidi che si dànno le spalle in prati ispidi, tra steccati di tavole e tettoie di lamiera. Ogni tanto ai margini della strada un infittirsi di costruzioni dalle magre facciate, alte alte o basse basse come in un pettine sdentato, sembra indicare che di là in poi le maglie della città si restringono. Invece tu prosegui e ritrovi altri terreni vaghi, poi un sobborgo arrugginito d'officine e depositi, un cimitero, una fiera con le giostre, un mattatoio, ti inoltri per una via di botteghe macilente che si perde tra chiazze di campagna spelacchiata. La gente che s'incontra, se gli chiedi: – Per Pentesilea? – fanno un gesto intorno che non sai se voglia dire: “Qui”, oppure: “Piú in là”, o: “Tutt'in giro”, o ancora: “Dalla parte opposta”».
Pentesilea è in ogni luogo e da nessuna parte, è città senza centro urbano, è città apolide, «periferia di se stessa».
 Ma qui quel che non hanno fatto gli architetti – e forse non potranno più fare – possono farlo i poeti.
 Le città di Calvino sono invisibili, ma non astrattamente utopiche; hanno in realtà un luogo: è l'oriente di Marco Polo, è per questo che con l'arte poetica, con lo sguardo del viaggiatore, dello scrittore, dell'artista, dei poeti possiamo provare a orientarci nel nostro cammino impossibile verso un nuovo orizzonte.
 Un nuovo orizzonte per una città divisa, e indecisa se il proprio destino dovrà essere ancora quello di Medea, madre omicida e vorace, o di Pentesilea, uccisa e violentata da un iroso Achille, eroe senza gloria il cui rimorso non basterà a riportarla in vita; oppure essere, infine, solo una Città. Una Polis che finalmente vedrà i propri figli alzare le braccia e, compiendo il gesto dell'artista, usare le proprie mani – che come sapeva Anassagora racchiudono il perché della ragione e della tecnica – per ri-creare il bello, dare senso al mondo e riuscire a reinventarsi una vita non più da sudditi, non più da apolidi per forza, ma da cittadini per scelta.
Giuseppe Fonseca


Biografie
Mario Ferrara
nasce a Caserta nel 1972, si laurea in Architettura nel 1998 e nel 2002 consegue il Master di II Livello “ La rappresentazione fotografica dell'architettura e dell'ambiente” presso la Facoltà di Architettura dell'Università La Sapienza di Roma, dove segue, tra gli altri i corsi di Gabriele Basilico, Roberto Bossaglia e Pierangelo Cavanna. Si divide tra l'attività di fotografo e l'insegnamento che svolge presso l'I.P.I.A. Sannino di Ponticelli (Na) e presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli ove è stato nell'anno accademico 2009-2010 docente a contratto di “Teoria e tecnica della fotografia in Architettura”. Sin dal 1990 il suo principale interesse è la fotografia e dopo anni dedicati al reportage ed alla street photography si è iniziato ad interessarsi prevalentemente di fotografia di architettura. Ha pubblicato su Gente di fotografia, Bell'Italia, Fotografia Reflex, Mète, Abitare, Apollo. Ha esposto in varie città italiane tra cui nel 2002 a Palermo e nel 2003 a Napoli presso la libreia “Feltrinelli”. Ha pubblicato nel 2007 “Didattica dei luoghi – Sguardo su una periferia centrale: Ponticelli” Valtrend Editore, in occasione di una sua personale presso la Facoltà di Architettura dell'Università Federico II di Napoli. Nello stesso anno è stato vincitore ex-aequo del Concorso “Fotografare il moderno” promosso da DO.CO.MO.MO. Italia . Nel 2008, su incarico della Deutsche Bank, ha fotografato le città di Viterbo, Genova, Vigevano, Pavia, Rho, Seregno, ed Avellino; le relative immagini sono in mostra permanente negli sportelli D.B. delle suddette città. Utilizza, alternativamente, tecniche ed attrezzature sia tradizionali che digitali e per le riprese di architettura l'attrezzatura decentrabile Silvestri.

Livio Marino nasce ad Atella di Napoli nel 1946, risiede a Capua. Completati gli studi presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli è tra i partecipanti del gruppo “Studio P.66 –Terra di Lavoro” ( 1966) che propone una visione dell'arte di completa rottura con gli schemi consolidati ed allo stesso tempo pone l'accento su provocazioni utili per un avvicinamento più diretto alla realtà sociale. Obiettivo che ha una premessa: l'influenza del gusto neo-dada, del pop e di altre tendenze che scandiscono gli eventi dell'arte internazionale e che arrivano, sebbene in netto ritardo e filtrati dal contesto territoriale anche in provincia. Una provincia ostile e difficile, terreno ideale dunque per le provocazioni. Dal gruppo “Studio 66..” nascono i quaderni della “Comune 2” (1967-70) che darà poi anche la nuova denominazione al gruppo 66. Sui quaderni compaiono scritti di Umberto Eco, Eugenio Miccini, Bay, Bertini e Luigi Nono. Nel maggio 1976, da un incontro con Enrico Crispolti, nasce il “Collettivo Linea Continua”, di cui Livio Marino è promotore (1976- 1980) .L'obiettivo non è certo un rinnovamento del linguaggio ma il rifiuto della funzione tradizionale dell'artista per scegliere invece il ruolo di un operatore culturale che si faccia espressione, attraverso un contatto animato con il territorio, dell'impegno per il cambiamento, della volontà di comunicare la necessità di una sollecitazione politica. In quegli anni Marino utilizza tutti i mezzi per proporre la sua ricerca tanto che nel 1981 è presente alla rassegna di cinema e teatro d'artista “Gli ammessi in scena” (Marigliano –Na) con il cortometraggio “Presunto” . Un viaggio ironico, quest'ultimo all'interno dei luoghi comuni e degli apparati dello Stato, dove la burocrazia e gli altri mezzi fin troppo materiali attraverso i quali si esprime la presa di coscienza di se stessi all'interno della collettività, innescano grossi meccanismi che di fatto mangiano gli uomini. Da quegli anni ad oggi Marino si è sempre rinnovato nei mezzi espressivi (cartapesta, terracotta, encausto ecc) ponendo a fondamento della sua ricerca artistica l'attenzione al territorio. Attenzione rivolta più alle determinazioni socio-politiche della propria terra, che alla conservazione di un immagine fin troppo stereotipata che il territorio negli anni si è cucita addosso. Hanno scritto di lui Enzo Battarra, Enzo di Grazia, Enrico Crispolti, Massimo Bignardi, Lucio Del gobbo, Ada Patrizia Fiorillo, Eugenio Miccini, Gianni Pozzi, Jolanda Capriglione, Giorgio Agnisola, Vera Gioia, Elmar Zorn, Andrea Vinciguerra, Maria Luisa Chirico, Mariantonietta Picone Petrusa, Anna Cocheti, Giuseppe Limone, Domenico Papa, Luigi Mainolfi, Marco Roncalli, Enzo Perna, Massimo Sgroi, Alfredo Fontanelli, Marco Di Mauro.

Giuseppe Fonseca. Laureatosi in Filosofia con Aldo Masullo, ha associato l'insegnamento con l'attività di ricerca svolta sia a Napoli presso l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici sia a Bari dove è membro del gruppo di ricerca su “Inquisizione e società” diretto da Adriano Prosperi. Già docente a contratto di “Storia dell'Illuminismo” libro a stampa” nell'ambito del Master Biennale in “Biblioteconomia, archivistica e metodologia della ricerca” dell'Università “Federico II” di Napoli e collaboratore e autore di “Rai Educational” è docente di ruolo nelle scuole superiori. Ha pubblicato saggi di argomento storico-filosofico ed estetico e ha redatto, su incarico dell'Istituto della Enciclopedia Italiana “Giovanni Treccani” voci del Dizionario Biografico degli Italiani. E' autore della voce “napoli” per il Dizionario storico dell'Inquisizione, composto di circa 1200 voci con 260 collaboratori di varie nazioni, che sarà edito dalla Scuola Normale Superiore di Pisa Laterza, Roma-Bari, nel 2007. Attento ai fermenti che agitano l'evoluzione contemporanea delle arti figurative ha curato cataloghi e scritto di artisti contemporanei tra i quali Claudio Adami, Marisa Albanese, Giovanna Caimmi, Raffaela Mariniello, Giulia Piscitelli. Tra le sue più recenti pubblicazioni ricordiamo: La sublime catastrofe. Terremoti dell'immaginario nel Settecento, Falzea, Reggio Calabria, 2008; Giulia Piscitelli. L'inquietidudine del quotidiano in Fate presto, 5 artisti per 5 curatori di emergenza, “Fate presto”, Salerno, 2008; La costituzione . Il pilastro di cristallo, La scuola di Pitagora, Napoli 2010.

Umberto Panarella. Frequenta da studente gli ambienti artistici napoletani ed in particolare le gallerie “Modern Art Agency” di Lucio Amelio ed “Il Centro” diretta da Gianni Pisani. Conosce artisti della pop art americana tra cui Jim Dine, Roy Lichtenstein, Andy Warhol, Caesar.
Si laurea in Architettura nel 1978 e nello stesso anno espone alla sezione architettura della “Biennale di Venezia” dal titolo “Utopia e crisi dell'antinatura – intenzioni architettoniche in Italia”.
Dal 1991 al 1994 è componente del Consiglio di Amministrazione dell'Accademia di Belle Arti di Napoli ricoprendo dal la carica di Vice Presidente. Fonda, nell'anno 2000, con Mimmo Grasso, Elmar Zorn, Riccardo Dalisi il gruppo “Scavare il Futuro - Napoli, Aversa, Capua, Berlino, Monaco, New York” con il quale ha promosso importanti iniziative culturali in Italia ed all'estero
Durante le varie attività del gruppo collabora con : gli architetti Newton ed Elen Harrison; con Dieter Ronte direttore del Kunstmuseum di Bonn; con gli artisti Adolf Metzel, Herman Posch, Hannes Mlenek, Ugo Dossi, e tanti altri.
E' curatore, con Elmar Zorn, delle mostre di Walter Urbach, Elisabeth Heidl, Emma Andijewska, Nelly Meignie' Huber, Johann Julian Taupe. Ha avuto come ospiti alle sue manifestazioni importanti personaggi del mondo della cultura e dell'arte come Paolo Soleri (intervenuto alla mostra di Taupe,) Dieter Ronte a quella di Posch ecc.
E' nel 2002 con Elmar Zorn art-director del volume “Dalisi Tarantella dal profondo” edito da Mazzotta e curatore della manifestazione “Festival Vulcano” tenutasi presso la Passinger Fabrik di Monaco di Baviera ( 13-28 Aprile 2002)
Tiene conferenze presso vari centri culturali tra cui “Città della Scienza” di Napoli in occasione di “Futuro Remoto 2002”.
E' tra i curatori, nel maggio 2004, della mostra dell'artista Andrea Sparaco presso il Castello Ducale di Sessa Aurunca (Ce) e per lo stesso artista, nell'aprile 2007, la mostra “Manifesti ed Aforismi” presso il Museo Provinciale Campano.
Dal 2002 al 2005 ricopre la carica di Segretario dell'Ordine degli Architetti della provincia di Caserta ed è a tutt'oggi Consigliere.
E' curatore, dall'anno 2006, delle scenografie al Teatro Cimarosa di Aversa per le varie edizione del premio “Bianca D'Aponte - Sono un isola”, pel le quali ha diretto gli artisti Riccardo Dalisi, Annibale Oste, Bruno Donzelli, Alfredo Rapetti.
Collabora, con propri filmati, alla realizzazione del documentario “Lo spirito folletto di Riccardo Dalisi” per la regia di Michele Galateo e presentato ad “Arte Cinema 2007” 12° festival internazionale del film sull'arte contemporanea – 18-21 ottobre 2007 – Napoli.
Progetta e realizza i “presents” (idea-progetto-realizzazione-packaging) per il 1° Congresso Nazionale dei Presidenti degli Ordini degli Architetti Italiani tenutosi a Caserta il 12 Dicembre 2007.
Collabora alla progettazione e realizzazione dello Stand degli Ordini degli Architetti della Campania presso i saloni del Congresso Mondiale dell'Architettura di Torino - U.I.A. 2002. - 29 giugno 3 Luglio 2008.
Tiene proprie relazioni in seno alla manifestazione “Terra Arte”, “VIII Ed. 2008 e “IX ed. 2009”, su invito dell'Amministrazione Comunale di Guardia dei Lombardi (Av).