Zeffirelli: Benigni è un cantore di terza mano
di Laura Rio
Il Giornale - 19 novembre 2007
A Franco Zeffirelli, appena sente parlare di Benigni, viene
l'orticaria.
«Già uno di Prato che recita Dante è una bestemmia - parte in
quarta al telefono il regista tra il divertito e l'arrabbiato -. Per uno di
Firenze come me sentir parlare con quell'accento fa accapponare la pelle. Non ha
il comando del toscano di Dante, il suo è quello dei montanari dell'Appennino.
Se si pensa che uno dei più grandi lettori di Dante è stato Boccaccio, e ora
arriva Benigni... Dante non può averlo come suo cantore».
Non è proprio l'ultimo arrivato, ha vinto un Oscar, ha fatto grandi film...
«E quali? Dopo La Vita è bella, gli altri due, Pinocchio e La tigre e la neve,
non se li sono filati. In America non vogliono più sentir parlare di lui. E
allora che ha fatto? Si è buttato sulla Divina Commedia per ritrovare un po' di
successo. Abbaglia la gente. Racconta Dante come se fosse un suo vicino di
casa».
Ma riesce a portare un testo difficile alle persone comuni...
«È come far cantare Verdi a uno senza voce. Non è in quel modo che si aiuta
la diffusione e la comprensione dell'opera. È un lavoro da lasciar fare a
Sermonti o ad Albertazzi che sono di un altro spessore culturale».
Ma lo vanno a sentire migliaia di persone...
«Appunto. Ha trovato l'oro rispolverando Alighieri».