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Benedetta Tagliabue dello Studio EMBT: "Metterò un vulcano tra i grattacieli"

di Paola Del Vecchio

Da Il Mattino del 14 dicembre 2007
"Per la stazione della nuova linea della metro di Napoli porteremo un pezzo del Vesuvio nel Centro Direzionale, un'enorme palla di magma che rompa la piattaforma artificiale dei grattacieli realizzata da Kenzo Tange, e consenta allo stesso tempo di collegarla alla città". Nata a Milano, ma da 18 anni barcellonese dadozione, l'architetta Benedetta Tagliabue è lei stessa un autentico vulcano di idee, aperta e creativa.
Ogni mattina si reca in bicicletta al suo studio "Embt Arquitectos Asociados", al Paesaje de la Paz numero 10, una tra le più prestigiose realtà dell'avanguardia internazionale, a cui si devono capolavori pubblicati sulle riviste di tutto il mondo, come il Parlamento Scozzese di Edimburgo, che le è valso il prestigioso Stirling Price 2005 assegnato dalla "Royal Institute of British Architects".

Laureata nel 1989 con il massimo dei voti all'Istituto universitario d'Architettura di Venezia - dove nel 1996 avrebbe vinto il Leone d'oro alla Biennale di Architettura - con una tesi sul Central Park di New York, che ha ottenuto il primo premio della "Bienal Joves de Barcelona" nel 1991, nel 1990 Benedetta conosce nella Grande Mela l'architetto catalano Eric Miralles.
"Fu l'inizio di un grande amore fra i grattacieli e di una proficua collaborazione professionale", racconta. Assieme fondano l'"Embt", lo studio di giovani architetti, che la Tagliabue dirige tuttora e a cui è dedicata la mostra "Tradizioni del fare. 10 anni di architetture di Miralles Tagliabue Embt 1997-2007" che si aprirà oggi alle 17 nella Sala delle Prigioni in Castel dell'Ovo.
Prima terrà una conferenza nel corso della quale con il preside di Architettura, Benedetto Gravagnuolo, il presidente della Metropolitana Spa Giannegidio Silva e il direttore dell'Instituto "Cervantes" José Vicente Quirante Rives, illustrerà i 18 progetti in mostra, due su Napoli di cui uno in costruzione, in anteprima internazionale. "Eric era pieno di energie. - ricorda Benedetta Tagliabue, visiting professor in diverse facoltà di Architettura in Europa e negli Stati Uniti e docente alla "Escola Tecnica Superior d'Arquitectura" di Barcellona - Alla sua morte, sette anni fa, per un male che l'ha consumato in tre mesi, sono rimasta sola con i nostri due bambini, ma ho trovato una forza insospettata nella disperazione. La mia priorità è stata portare avanti tutti i progetti che non aveva potuto vedere conclusi. Mi sembra di averlo ancora al lato, il nostro dialogo continua".
E così hanno preso corpo, poco a poco, il campus universitario di Vigo, il parco "Diagonal Mar" a Barcellona, la sede del Comune di Utrecht, in Olanda, gli spazi pubblici del porto di Amburgo, il Parlamento scozzese, il mercato di Santa Caterina, nel cuore del quartiere barcellonese "Ciutat Vella", con il suo inconfondibile tetto, un'onda cromatica di cinquemila metri quadri, realizzato con 300mila esagoni di porcellana di 62 colori. Un dialogo fra spazi e vivibilità che è anche il segno di riconoscimento dell'architettura dello studio "Embt". "Onore e merito alla città di Barcellona che - osserva la Tagliabue - in 25 anni ha saputo trasformarsi da città grigia qual era, in metropoli cosmopolita, interloquendo coi suoi migliori professionisti".
Al contrario dell'Italia, "ingenerosa con i suoi figli che - secondo la Tagliabue - invece di favorirne le capacità, fa di tutto perché vadano via. È un Paese come mummificato e decadente, che solo da poco ha cominciato a dare spazio ai giovani". L'unico dei progetti avviati dalla Tagliabue con Eric Miralles, che non ha visto la luce, è quello del rifacimento della facoltà di Architettura di Venezia, arenatosi nelle sabbie mobili dei ricorsi giudiziari.
Ma l'architetta, spagnola d'adozione e cittadina "di nessuna parte" guarda avanti, alle tante nuove opere in cantiere ottenute dalla "Embt" con la sua direzione, che costruiscono un'avanguardia, allo stesso tempo custode dello spirito dei laboratori artigianali tipici della tradizione spagnola e italiana. È questo il significato di riportare il vulcano nel Centro direzionale di Napoli per la stazione che realizzerà per la nuova linea della metropolitana. "È un'idea bellissima affidare ogni stazione a un architetto, da Fuksas a Zaha Adid, a Kollhoff, ad Aldo Loris Rossi, per riqualificare i territori interessati e generare allo stesso tempo una sorta di diffuso museo di arte contemporanea, aperto a tutti i cittadini", commenta. "Mi sono ispirata all'ambiente urbano, un territorio mosso, pieno di caverne, colline, discese e risalite, dal quale la geometria anonima del Centro direzionale, tanto in voga negli anni 70 in cui fu progettato, è rimasta sempre avulsa e separata. Sarà come un pezzo di vulcano che lo collegherà alla città".

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