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Tumore allo stomaco, una mini-capsula per la diagnosi precoce

Ansa - 9 novembre 2007
Roma - Una mini-capsula progettata in Italia permette, attraverso l'analisi del Dna, la diagnosi precoce del cancro dello stomaco, la seconda forma di tumore più diffusa nel mondo. La ricerca, pubblicata sulla rivista Annals of Oncology, è condotta da un gruppo dell'ospedale di Pesaro e dell'università di Urbino, coordinato da Pietro Muretto.

La mini-capsula, simile a quella di un comune antibiotico e completamente innocua, viene ingerita e lasciata nello stomaco per poco più di un'ora: un tempo sufficiente perché le pareti dello stomaco a digiuno la avvolgano. Mentre lo stomaco cerca di digerire la capsula, i succhi gastrici penetrano al suo interno e con ad essi penetrano le cellule dello stomaco, quelle sane come quelle tumorali. Le cellule così catturate vengono prelevate con la capsula e analizzate in laboratorio, dove tecniche di indagine genetica avanzatissime (come la Real-Time Pcr, che permette di ottenere in tempo reale milioni di copie del gene alterato) consentono la diagnosi precoce.

Questo lavoro, ha osservato Muretto, dimostra che, oltre alla possibilità di valutare marker tumorali e infezioni gastriche da Helicobacter pylori, il batterio legato all'ulcera e considerato il più importante cancerogeno per lo stomaco, "vi sono dati concreti per la diagnosi precoce tramite indagini genetiche del succo gastrico". La ricerca, condotta su 20 pazienti con tumore dello stomaco (cinque dei quali in fase iniziale della malattia) e 14 volontari sani, ha dimostrato che in oltre il 98% dei pazienti colpiti dal tumore è stata evidenziata l'alterazione genetica correlata alla malattia. Si apre così la via per lo screening del tumore dello stomaco nei casi a rischio dovuti, ad esempio, a familiarità o provenienza da zone in cui questo tumore è molto diffuso, come Cina, Giappone e Nord Europa.

La capsula-spia è un tubicino lungo 14 millimetri e dal diametro di cinque, rivestito all'esterno da uno strato di gelatina che rende facile ingerirlo. All'interno c'é una strisciolina di carta assorbente avvolta da un contenitore di plastica porosa, al quale è collegato un filo di nylon che termina con un bottoncino. Il paziente ingerisce la capsula trattenendo il filo, assicurato tra i denti con il bottoncino. La gelatina si scioglie e i succhi gastrici penetrano nella capsula di plastica, imbevendo la carta assorbente. Con i succhi gastrici, aderiscono alla capsula le cellule dello stomaco. E' in queste che i ricercatori vanno a caccia della spia molecolare del tumore dello stomaco, ossia l'alterazione del gene addetto alla produzione della E-Cadherina, una molecola che aderisce alle cellule gastriche.