I grattacieli dividono la città
Renzo Piano: sull'Expo sto con Celentano. Si rischia
l'affarismo
La replica di Letizia Moratti alle critiche di Renzo Piano
Mario Botta: Non copiamo Dubai per sentirci moderni.
L'Expo è una grande opportunità e la Moratti la sta gestendo bene
Massimiliano Fuksas: Quella di Renzo è guerra preventiva.
L'Expo è un successo, e i grattacieli servono a risparmiare spazio
Renzo Piano: sull'Expo sto con Celentano. Si rischia
l'affarismo
Ma su una cosa sono Expo-entusiasta: il tema della mostra, nutrire il
pianeta. Una bella intuizione
di Giangiacomo Schiavi
Corriere della Sera, 6 aprile 2008
Exposcettico o Expoentusiasta?
Sono Expo diffidente
Come Celentano, che prevede speculazioni e colate di cemento su Milano?
Io temo la retorica celebrativa e vedo il rischio della corsa all'oro,
dell'affarismo .
Nella zona dell'Expo ci sono aree che hanno avuto una rivalutazione del
trecento per cento: l'affare qualcuno l'ha già fatto.
Per questo difendo Celentano: lui è la voce della coscienza. Come Beppe Grillo.
In certe occasioni è importante che Milano sappia ritrovare la sua anima
critica. Se c'è discussione e dibattito anche i progetti migliorano. Però... .
Però...
In una cosa mi sento Expo entusiasta
Quale?
Il tema. È una bella intuizione: nutrire il pianeta. Una sfida che tocca la
fragilità della terra, l'ambiente, la guerra alle povertà. È la questione
giusta. Milano può farne una bandiera. Io spero che da qui al 2015 la retorica
non si mangi la verità e l'ingordigia i soldi.
Cade la linea. La voce di Renzo Piano si perde da New York. È in strada,
intorno ad Harlem. Sta progettando il nuovo campus della Columbia University:
una città nella città con facoltà, laboratori di ricerca, teatri, negozi e una
scuola d'arte. A San Francisco sta finendo il nuovo Museo di Scienza naturale.
Diventerà l'edificio più verde d'America: il tetto è un gigantesco giardino di
300 mila piante, le graminacee abbassano la temperatura e i condizionatori
diventano inutili. Rieccolo al telefonino: La scommessa dell'Expo dovrebbe
essere quella di far emergere le affinità globali positive, quelle che hanno
fecondato per anni la nostra cultura umanistica. Dopo l'11 settembre i
riflettori si sono accesi soltanto sulle affinità negative. Sostenibilità,
bellezza ed equità sociale dovrebbero essere le tre parole chiave .
Molti si chiedono se l'architetto Renzo Piano parteciperà ai concorsi per
l'Expo.
La mia risposta è no
Senza ripensamenti?
Nei concorsi si deve lasciar spazio ai giovani. Avevo 33 anni quando ho
vinto il progetto del Beaubourg con Rogers, e a concorrere eravamo in 681.
Senza quella decisione coraggiosa e aperta nessuno mi avrebbe preso in
considerazione.
Ci sono troppo pochi concorsi a Milano e in Italia?
Si è diffusa l'idea che è pericoloso far concorsi. Ma io dico: è pericoloso
fare programmi sbagliati. I concorsi servono, fanno emergere nuovi talenti.
Per City Life, l'ex quartiere fieristico milanese, c'è chi rimpiange il suo
progetto. Anche Berlusconi adesso parla dei grattacieli sbilenchi di Libeskind.
E si dice: troppo cemento.
Quello era un concorso per operatori, su inviti. In questi casi pesa molto
l'aspetto economico. Vince chi offre di più.
E ha vinto una cordata con gli architetti americani.
Non discuto i progetti dei colleghi. Dico che Milano, la città che inventò
la Triennale, non può ridursi a ignorare la sua cultura. Io lavoro al più grande
progetto urbano di New York perché in America c'è voglia di umanesimo. E noi,
culla dell'umanesimo, andiamo a importare la visione degli shopping center?
L'Expo di Milano senza Piano, allora?
Io il progetto per Milano ce l'ho già, sono dentro l'Expo a Sesto San
Giovanni, nella vecchia area industriale della Falck. Lì si sta cancellando la
periferia industriale facendola rivivere come luogo urbano, con un museo d'arte
contemporanea, la città della Scienza, l'equità sociale, i contratti per i
giovani e il verde che viene restituito ai cittadini.
Ci sono state difficoltà finanziarie su questo progetto, è sicuro che possa
essere portato a termine?
Io ci credo. È la Fabbrica delle idee alla quale sono più legato. Dal
costruttore Zunino e dal sindaco Oldrini ho avuto fiducia, e a loro do la mia
solidarietà. Ma se il progetto venisse snaturato da qualcun altro scapperei a
gambe levate.
A Milano lei ha lavorato su un progetto per il recupero di un'altra
periferia, Ponte Lambro. Non è finita bene.
Mi sento un po' colpevole per un progetto che non è andato avanti come
doveva. Ho lavorato con persone illuminate. Ma alla fine di luce ne facevano
poca.
Un suggerimento al sindaco Moratti?
Io porto nel cuore Milano come una città bella, ma oggi Milano deve fermare
la sua esplosione, chiudere la ferita delle periferie, costruire solo sul
costruito, trasformare il traffico privato in pubblico, ampliare ogni metro
quadrato di verde, ritrovare l'acqua, smettere di fare i grandi parcheggi in
centro...
L'Expo come occasione per un risanamento urbano?
Una città bella è lo specchio di una comunità bella. E La parola
"bella" non è disgiunta dalla parola "buona", mi diceva Senghor,
quando lavoravo per lui con l'Unesco.
La bellezza non è un concetto troppo astratto, applicato a una città?
C'è una bellezza non formale, non edonista, che riguarda la qualità degli
spazi e dei luoghi. È una bellezza ha a che fare con la dignità del vivere
urbano, che chiude certe ferite sociali.
Ci vuole un simbolo?
Trovo poco interessante la discussione sui simboli. Credo all'idea di una
città che restituisce ai suoi abitanti il gusto di viverla. L'esperienza di
Genova '92 è utile: non si spreca niente. Il porto antico recuperato per le Colombiadi
non è solo un simbolo: la gente ci va, lo usa.
L'Expo per Milano più vivibile?
Ha mai notato con quale entusiasmo cresce il verde a Milano? Ci sono città
dove gli alberi ti ringraziano ogni mattina. Milano è una di queste.