Verso un laboratorio permanente
Complesso monumentale del Belvedere di San Leucio (Ce)
5 febbraio 2010, ore 16.00
La globalizzazione delle informazioni porta con sé il rischio di omologazione
nelle analisi e nelle risposte alla pianificazione dello sviluppo del
territorio.
Le città, viste dall'alto, sulla carta, sono immobili e talvolta simili. La
appare ferma e il futuro avanza con una lentissima trasformazione della realtà,
tanto da poter essere pianificato con strumenti regolatori e con regole
risolutive valide nel lungo periodo.
Al contrario, ciascun territorio esige una percezione più attenta e
ravvicinata. Ciascuna città merita di essere esaminata ad altezza d'uomo,
perché a tale altezza viene percepita dai cittadini che la abitano, la vivono,
la segnano in ogni sua parte, la percorrono, la modificano e ne fanno un luogo.
In particolar modo oggi, ciascun luogo necessita attenzione, perché rapidamente
sta cambiando il significato radicale di abitare.
Con la trasformazione della struttura della società contemporanea, non sembra
più possibile pensare alla casa per sempre, la casa lasciata da padre in figlio
per alimentare le radici familiari sul proprio luogo di origine.
Non esiste più ormai più il luogo per sempre, il luogo dove vivono e si
avvicendano intere generazioni.
Abitare nel terzo millennio sembra lasciare il significato di abitudine, stare
e permanere, per assumere propriamente quello di far parte, partecipare,
prendere parte alla vita del luogo in cui si è temporaneamente presenti. La
città non è un'immagine, ma una successione di frammenti correlati, da vivere
uno a uno proprio come un racconto. E' necessario aprire lo scenario della
progettazione dello spazio alle persone che vedono, sentono, immaginano e
vivono lo spazio prossimo, la città e i cittadini
Si tratta di uno scenario di confronti con chi percepisce lo spazio privato,
comprende e condivide lo spazio comune; uno scenario dunque tra tutti coloro
che, abitando, trasformano lo spazio e provano a costruire un ambinete
organico. La costruzione della città e ogni sua dimensione o variante non può
che incominciare dalla chiarezza del significato a cui far tendere la struttura
e la forma. La scelta è la prima trasformazione dello spazio e la condivisione
con altri è il principio della trasformazione dinamica dell'abitare.
L'individuazione delle differenze dei gruppi sociali, la comprensione degli
spazi minimi, la condivisione dello spazio senza invasione di campo, la
gestione consapevole della conflittualità, la necessità di una società
interculturale e la programmazione del benessere sono alcuni aspetti del
progetto.
Si potrebbe configurare la necessità di progettare il luogo dell'equilibrio
dinamico della società, soprattutto nel breve periodo senza rincorrere regole
risolutive.
L'architetto quale memoria della storia e pianificatore delle strategie di
sviluppo sistematico del territorio, interviene nel processo di confronto per
la definizione di nuo0ve possibili soluzioni del benessere interculturale.
Il programma di azioni è volto alla pianificazione consapevole delle dimensioni
dell'abitare e dell'ospitalità, sia nello spazio prossimo circostante, che
nella città continua del terzo millennio.
L'architettura prende parte al laboratorio permanente sull'abitare
contemporaneo nella cultura del mediterraneo, ospitando il punto di vista di filosofi,
antropologi, sociologi, artisti e naturalmente architetti.
di Bruno Saviani
L'Architetto nella società contemporanea
di Domenico de Cristofaro
L'Ordine degli Architetti P.P.C. della Provincia di Caserta intende avviare un
percorso di riflessione sul ruolo sociale dell'architettura nel terzo
millennio. Un percorso di analisi, lettura e dibattito sulla realtà
territoriale che cambia velocemnete e offre un tessuto economico, sociale,
fatto di storia in affanno e presente distratto. Occorre pertanto concentrare
l'attenzione sui fenomeni e provare a tracciare un filo conduttore pre
ritrovare e ricomporre le matrici antropologiche dell'architettura. Ogni
progetto richiede un'attenta analisi dei dati e una ipotesi della loro
evoluzione. L'architetto partecipa attivamente al progetto della complessa
società contemporanea fatta di spazi sempre più facilmente raggiungibili e
uomini sempre più disposti o costretti alla migrazione. Il tempo è forse il
filo conduttore, cioè la durata della permanenza in un luogo anziché in un altro
e la condivisione degli spazi prossimi. Le condizioni della coabitazione
fondano sulla conoscenza e il rispetto dell'altro, ed è proprio il riconoscere
l'altro quale temporaneo coabitante dello stesso spazio che conduce alla
serenità della permanenza.
Il conflitto nasce dallo scontro dei percorsi e dei bisogni e genere
insofferenza e scarso apprezzamento delle cose. La periferia è un'area di
confine dove si scontrano i gruppi sociali che lasciano il centro e quelli che
protendono all'interno. La periferia è proprio lo spazio in cui si scontrano
energie sociali più o meno consapevoli delle loro scelte e che spesso scadono
nella rassegnazione al ristagno sociale e culturale. La periferia rimane
incompiuta quasi per definizione o quanto meno rimane in attesa di identità.
L'architetto è chiamato al progetto dello spazio urbano fluido, luogo delle
energie vitali necessarie allo sviluppo sociale senza rincorrere lo spazio
delle abitudini.