Università, lista nazionale per i professori
Stop ai concorsi locali per eliminare i conflitti di interesse
Gli atenei potranno scegliere i nuovi docenti fra quanti avranno ottenuto
l'abilitazione, unica per tutta l'Italia
Roma - I concorsi universitari banditi dai singoli atenei - che finora
sono serviti a promuovere candidati interni (98 per cento dei casi) - saranno
sostituiti da una selezione in due fasi. Per diventare ricercatori, associati o
ordinari si dovrà prima di tutto affrontare una abilitazione scientifica
nazionale, sulla base di requisiti di produzione scientifica preliminarmente
indicati; una prova senza vincoli per il numero dei partecipanti e che non ha
come fine la comparazione. La comunità degli studiosi dovrà solo valutare la
caratura scientifica dei partecipanti. L'abilitazione durerà un certo numero di
anni.
I singoli atenei recluteranno i ricercatori e i professori scegliendo il
docente di cui hanno bisogno tra quanti sono in possesso dell'abilitazione. Il
Consiglio di amministrazione delle università sarà composto in prevalenza da
persone esterne all'ateneo (finanziatori anche pubblici, imprenditori, ex
studenti affermati professionalmente). Il rettore diventerà più «autorevole».
Non solo perché potrebbe - è un'ipotesi - scegliere alcuni componenti del cda,
ma perché in quell'organismo (che decide su come vanno utilizzati i
finanziamenti) non siederebbero più i colleghi, insomma non ci sarebbero le
componenti che lo hanno eletto e che potrebbero esercitare delle pressioni.
Sono le novità più importanti che un disegno di legge di riforma della governance
degli atenei e dei concorsi universitari - il ministro Gelmini potrebbe
presentarlo entro due mesi - dovrebbe definire nei dettagli. Un disegno di
legge che dovrebbe colpire le logiche corporative e i conflitti di interesse
del mondo universitario.
Per il momento ci sono solo delle linee guida, sulle quali si registra la
convergenza del mondo accademico e dell'opposizione. Martedì un primo confronto
con il ministro, con più di 70 rettori, il responsabile Pd dell'educazione,
Giuseppe Fioroni, il presidente della Crui Enrico Decleva, il vice capogruppo
del Pdl al Senato Gaetano Quagliariello e il senatore del Pdl Giuseppe Valditara.
Per Fioroni riforme e risorse possono marciare di pari passo. «Siamo
interessati a questo percorso - ha detto - ma ci aspettiamo segnali sia dal
prossimo Dpef che dalla Finanziaria. Diversamente, con i tagli previsti, dal
1˚ gennaio 2010 anche le università virtuose saranno costrette a tagliare
servizi essenziali». «Non siamo insensibili alle richieste del mondo accademico
sulle risorse economiche - ha replicato il ministro Gelmini - ma siamo anche
consapevoli che per rilanciare il sistema universitario alle risorse vanno
affiancate le riforme. Serve un nuovo patto tra le università, la politica e il
Paese che ci faccia guadagnare in credibilità ed efficienza e ci legittimi a
chiedere risorse e investimenti». «È emersa un'ampia condivisione delle linee
generali sulla proposta avanzata dal Governo e dalla maggioranza», ha
dichiarato il senatore del Pdl, Giuseppe Valditara.
Giulio Benedetti
Corriere della Sera, 25 marzo 2009