La lista nera delle università
Troppi corsi di laurea. O pochi docenti. Da qualunque parte la si guardi,
la malattia delle università italiane è il gigantismo dell'offerta, che negli
anni si è moltiplicata con un florilegio di nuovi corsi di laurea, spesso
creati per ragioni più di marketing che di sostanza e senza badare che ci
fossero i docenti necessari a garantire la qualità. E ora, per 70 facoltà su
100, scatta l'esigenza di correre ai ripari. In fretta. Entro tre anni, ogni
corso di laurea dovrà contare su almeno quattro docenti di ruolo per anno, e
dovrà essere in grado di fornire agli studenti informazioni precise e chiare
sul tasso di occupazione dei laureati, la quota di abbandoni, la presenza dei
docenti e il loro curriculum scientifico. Chi non lo farà, sarà escluso
dall'offerta formativa e non potrà attivare il corso. I parametri, fissati da
un decreto firmato venerdì scorso dal ministro Mussi, bocciano il 69,5% delle
facoltà. Fra queste, cartellino giallo per tutte le nove facoltà italiane di sociologia,
60 delle 68 facoltà di economia e altrettante fra le 70 di lettere e filosofia.
Fra le virtuose, invece, spiccano medicina veterinaria (bollino verde per 11 su
14), giurisprudenza e agraria, gli unici tre casi in cui i regolari superano i
fuori norma.
Il Sole-24 Ore ha passato al setaccio tutte le facoltà attive in Italia, e per
ciascuna indica il deficit di docenza da colmare per rientrare nei ranghi.
il Sole24ore, 29 ottobre 2007