
Architettura partecipata - Esperienze internazionali
Colloquio con Lucien Kroll e Riccardo Dalisi
Aversa (Ce) - Liceo Artistico Statale Luca Giordano
2 ottobre 2009, ore 16,30 - Teatro Cimarosa
3 ottobre 2009, ore 9,30 - Workshop Chiostro di sant'Anna
In occasione dell'inaugurazione dell'anno scolastico 2009-10, il Liceo
Artistico “Luca Giordano” di Aversa ha organizzato per il giorno 2 e 3 ottobre
2009 il convegno Architettura partecipata - Esperienze internazionali.
Colloquio con Lucien Kroll e Riccardo Dalisi
L'iniziativa si inserisce in un programma di manifestazioni che il Liceo ha
intrapreso da tempo per garantire una continua attualizzazione della didattica
e dei contenuti dell'offerta formativa proposta.
Il programma della due giorni prevede per il 2 ottobre alle ore 16,30, presso
lo storico teatro Cimarosa di Aversa l'incontro-conferenza con Kroll e Dalisi
con conseguente visita alle mostre allestite nel Chiostro di Sant'Anna in
piazza Magenta, sede del Liceo.
Il giorno 3 ottobre vedrà impegnati gli architetti Kroll e Dalisi in un
laboratorio progettuale con studenti e docenti.
Tale manifestazione ha ricevuto il patrocinio della città di Aversa,
dell'Ordine degli Architetti P.P.e C. di Caserta, dell'Ordine degli Ingegneri
di Caserta e dell'Istituto Nazionale di Bioarchitettura di Caserta e Potenza.
Il compito di coordinare il colloquio è affidato alla dott.ssa Wittfrida
Mitterer, cofondatrice con Ugo Sasso dell'Istituto Nazionale di
Bioarchitettura e dall'arch. Maria Grazia Santoro, della sezione
Bioarchitettura di Potenza.
Per meglio illustrare l'importanza della manifestazione e le tematiche
trattate, quali l'architettura partecipata e la Bioarchitettura, si riporta la
nota al convegno redatto dall'arch. Maria Grazia Santoro.
Confronto tra le esperienze di Dalisi e Kroll - Maria Grazia Santoro
Al dibattito in corso a livello internazionale sulla qualità
dell'Architettura e sul ruolo delle professioni che intervengono nei processi
di trasformazione e di gestione del territorio Lucien Kroll e Riccardo Dalisi
offrono un contributo rilevante indicando strade nuove all'architettura
contemporanea, che, permeata da utopie funzionalistiche e ricerche formali,
continua a produrre squallide periferie.
Lucien Kroll e di Riccardo Dalisi da tempo praticano processi progettuali
innovativi ed originali ; la loro formazione, la loro storia, il loro percorso
culturale, sono sostanzialmente differenti , identici sono però i loro
obiettivi che confluiscono nella promozione di una nuova alleanza tra la
società e lo spazio che questa costruisce intorno a se.
Nel processo ideativo preliminare alla progettazione l'architetto, nella
generalità dei casi, tende ad individuare le esigenze più probabili dei
fruitori dell'opera da realizzare al fine di pianificare i bisogni e
concretizzare il suo lavoro con la formulazioni di soluzioni standardizzate ed
ordinate.
E' proprio quest'ordine, a parere di Kroll, che “monopolizza il potere
decisionale e struttura in gerarchie. Applicato all'urbanistica e
all'architettura diventa avversario dell'umanesimo e dell'ospitalità e consente
di mantenersi indifferenti ai disastri portati dall'inquinamento e dallo
spreco. Non è un caso che l'Ordine sia sempre e solo singolare; più ordini
confliggono e questo fa istantaneamente disordine… L'ordine è un controsenso
che opprime la ricchezza degli essere umani e disperde la complessità della
società.”
Alla base dell'architettura partecipata di Kroll la considerazione della
complessità del processo progettuale in dipendenza della complessità della
società, la necessità di “ un urgente contr-ordine, inizialmente sul piano
affettivo e razionale, quindi nel quadro politico, nella sperimentazione e
nell'azione. In pratica è urgente far conoscere (là dove vige ignoranza e
silenzio: stampa, formazione, informazione…) le vere modalità di partecipazione
(non la demagogia delle consultazioni a posteriori o la geopolitica brutale e
muta) e sperimentare prototipi capaci di innescare processi cognitivi. Perchè
l'architettura e l'urbanistica sono chiamate a preparare le condizioni della
complessità, alla maniera di un giardiniere che predispone il terreno per farvi
attecchire piante non tutte uguali, creando in questo modo le premesse per
l'instaurarsi di un microcosmo di mutue incidenze… Quando un progettista chiede
agli abitanti di una comunità di dargli una mano non fa dell'assistenzialismo,
mette semplicemente in pratica l'idea formulata da Ernst Haekel nel 1866:
l'ecologia è "semplice scienza delle relazioni". Il grado zero
dell'urbanizzazione ecologica è allora la relazione con l'utente... Questo
significa partecipazione degli abitanti, che sono l'unico fine possibile
dell'architettura .”
Per Kroll la partecipazione dei fruitori ai processi ideativi di trasformazione
dell'ambiente è il primo requisito dell'ecologia e compito dell'architetto è
l'interpretazione delle esigenze degli abitanti al fine di produrre una sorta
di progetto sociale , un "modello pensato per rompersi, pedagogico
,capace di modificarsi secondo le decisioni che via via il progetto sociale
svilupperà”.
In sostanza, per Kroll, l'Architetto svolge un'attività sociale; l'impegno
sociale dell'Architetto non è separato dal lavoro, è impegno all'interno degli
spazi operativi della propria professione le cui azioni conducono, sia per le
risorse utilizzate che per i processi attivati, a modifiche dell'ambiente ed al
condizionamento dell'uomo; in quest'ottica è un obbligo la garanzia dell'alta
qualità ambientale di qualsiasi intervento progettuale.
Lucien Kroll con l'allestimento del padiglione francese alla X Biennale di
Venezia, dove una ventina di studenti delle scuole di architettura francesi per
tutta la durata della Biennale hanno abitato il padiglione costruendovi i loro
spazi vitali e di relazione, ha dimostrato con dirompenza che l'architettura
non la fa l'edificio ma le persone, attraverso le relazioni che esse
stabiliscono tra loro e con l'edificio stesso; i suoi interventi progettuali
sono sparsi per il mondo e testimoniano la sua capacità, in situazioni sempre
difficili, di realizzare Architetture di grande qualità risanando
concretamente periferie degradate e centinaia di metri di "case a
stecca", progettando fianco a fianco con dei non architetti , ossia con
gli utenti.
Il percorso culturale e formativo di Kroll è parallelo allo sviluppo in Europa
della Bioarchitettura i cui principi sono sviluppati in Italia da Ugo Sasso,
fondatore, insieme a Wittfrida Mitterer, dell'Istituto nazionale di
Bioarchitettura di cui Kroll è socio onorario.
Diverso è il percorso culturale e formativo di Riccardo Dalisi.
Dalisi all'inizio degli anni '70 è un giovane docente alla facoltà di Architettura
di Napoli non indifferente alle idee ed alle iniziative rivoluzionarie dei suoi
studenti spesso impegnati a sostenere sottoproletari senzatetto nell'
occupazione di case popolari. E' in questo ruolo che rivoluziona completamente
le metodologie della progettazione e la consolidata impostazione dei corsi
universitari di composizione : conduce gli allievi che seguono il suo corso
universitario al Rione Traiano per progettare un asilo sul posto ed insieme
agli studenti ed ai bambini - utenti;
coinvolge nel processo progettuale “il bambino del sottoproletariato
napoletano, inteso quale energia intellettuale incontaminata, con la forza
della curiosità e del gioco allo stato nascente”.
L'esperienza del Rione Traiano è stata l'occasione per Dalisi per dialogare
con la cultura e la creatività di base, per creare un rapporto interattivo tra
informazione e risposta creativa di ritorno,per approcciare una metodologia di
fruizione e di produzione artistica non elitaria .
Quest'esperienza durò circa cinque anni suscitando l'interesse di soggetti con
competenze disparate (architetti, antropologi, sociologi, operatori culturali,….),
modificando la qualità della vita di un pezzo del quartiere, facendo scaturire
la vita sociale da gesti architettonici.
Sulla rivista “ Casabella” Dalisi chiarisce che “ Se 'partecipazione'
significa 'rapporto', l'architettura di partecipazione nasce nel momento in cui
si costituisce come occasione e strumento di rapporti sociali. A tal fine oltre
l'uso tutto può divenire strumento di partecipazione: la costruzione, la
progettazione, le analisi preparatorie, le decisioni sui contenuti e gli obiettivi
della architettura… La partecipazione è una finestra spalancata nel mondo che
rinnova il senso stesso dell'architettura, che modifica i modi della ricerca e
mentre richiede strumenti nuovi, cambia i tempi e i metodi delle analisi, dei
progetti, del costruire. La partecipazione nasce prima della stesura di un
progetto e si protrae, a costruzione finita, nelle vicende dell'uso, nelle
numerose tappe della gestione formale ed organizzativa dello spazio fisico”.
Il trasferimento nell'ambito dell'architettura del tema della “decrescita,”
già affrontato in altri settori da Serge Latouche e da Raimon Panikkar, conduce
Dalisi ad ipotizzare il compito dell'architetto di intervenire su tutti gli
aspetti del mondo circostante dando vita ad una sorta di nuovo ‘Rinascimento'
del pensiero, dei valori e delle opere mirando a reintegrare il delicato
equilibrio uomo/natura ed ispirando un nuovo approccio ‘naturale' in cui il
verde diviene materiale costruttivo integrante. Per ridurre in modo sensibile i
pericoli di un tracollo ecologico - sostiene Dalisi - non basta puntare
esclusivamente sul risparmio energetico, ma occorre riappropriarsi del giusto
rapporto tra spazio umano e spazio naturale, ritornare a “far fiorire”
l'architettura e prestare una nuova attenzione a ciò che in prima battuta è
erroneamente considerato rifiuto.
Il processo di sperimentazioni ben presto conduce Dalisi ad utilizzare “
l'architettura ed il disegno per fare incursioni (consistenti) nella scultura,
nella pittura, nella psicologia, nel teatro, nella politica, nel mondo del
lavoro, scavalcando con disinvoltura i confini” e l'esaltazione del ruolo della
manualità lo conduce a sviluppare i primi comportamenti teorici e sperimentali
di preludio al suo impegno nel mondo del design.
Nel 1997, in collaborazione con la C.N.A. di Napoli, la Soprintendenza ai beni
architettonici ed ambientali, ed il Comune di Napoli, coinvolge gli artigiani
di Rua Catalana per l'allestimento di questa strada con le sculture e i lumi
da lui disegnati e realizzati impiegando manodopera locale e materiali poveri
.
Dalisi ha sempre amato lavorare con materiali poveri, come cartapesta, legno
abbandonato, ferro grezzo, latta, rame, in cui individua un grande valore
comunicativo e una preziosità intrinseca e propone un ritorno alla manualità in
contrasto con la meccanizzazione e l'omologazione produttiva. Dalisi introduce,
nel design il folclore, la manualità artigianale, i materiali antichi. Nei suoi
progetti, ha sempre concepito spazi modellati sulle forme viventi e sull'idea
di trasformazione; "forse la più famosa delle metamorfosi è quella che ci
racconta Collodi, di Pinocchio nel paese dei balocchi", ama ribadire
Dalisi che ha applicato la sua idea - guida nell'architettura aperta di scuole
e case, come nella progettazione di mobili e oggetti d'uso comune. Il suo nome
si associa immediatamente all'invenzione poetica di oggetti e arredi che
rievocano l'infanzia, la poetica del quotidiano, la libera espressione
dell'arte.
(arch. Maria Grazia Santoro)
Con il patrocinio de:
Città di Aversa
Istituto Nazionale Bioarchitettura - Sezione di Caserta e Potenza
Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Caserta
Ordine degli Ingegneri di Caserta