Nuovo balzo dell'inflazione a novembre: +2,4% in Italia. L'allarme dei sindacati
Rainews24 - 30 novembre 2007
L'inflazione a novembre è salita al 2,4% contro il 2,1% di ottobre, ai massimi dal giugno 2004. Lo comunica l'Istat aggiungendo che su base mensile i prezzi sono aumentati dello 0,4%.
Volano i prezzi degli alimentari
Volano i prezzi degli alimentari e in particolare del pane, con una impennata del 12,4% e quelli dei carburanti e di tutto il comparto energetico. Questo il quadro che emerge dai dati resi noti oggi dall'Istat che ha comunicato la stima provvisoria dell'inflazione salita al 2,4% a novembre.
La spinta maggiore è arrivata dal comparto dei beni che ha registrato aumenti del 2,5% tendenziale contro il 2% di ottobre. In particolare i prezzi degli alimentari sono saliti del 3,7% su base annua contro il +3,4% di ottobre. Spicca l'aumento di pane e cereali (complessivamente +7,1%) con un aumento addirittura del 12,4% su base annua per il pane e del 7,7% per la pasta. Andando poi al comparto energia, l'aumento congiunturale e'
stato dell'1,8%, quello tendenziale del 5,1%, piu' in dettaglio la benzina è aumentata del 2,2% sul mese e del 9,8% sull'anno, il gasolio del 3,1% sul mese e dell'11,2% sull'anno.
Inflazione nella zona euro: +3%
Nuovo balzo dell'inflazione nell'area euro che raggiunge in novembre il 3% su base annua. Ne da' notizia Eurostat, nella prima stima pubblicata oggi a Lussemburgo. A fine agosto, l'indice dei prezzi al consumo era ancora all'1,7%. In settembre il primo balzo al 2,1, seguito da un secondo in ottobre che ha portato il tasso al 2,6%.
L'allarme dei sindacati
"L'inflazione galoppa e le famiglie non riescono più a tenere il passo". Lo afferma il segretario confederale dell'Ugl Paolo Segarelli, che aggiunge: "L'ennesima impennata dei prezzi di beni di prima necessità e di quelli energetici che inevitabilmente si ripercuotono nelle tasche dei cittadini, dimostrano l'impossibilità di rinviare oltre interventi seri sui prezzi e sui salari".
"Si è innescato un circolo vizioso per cui i prezzi aumentano e i salari perdono potere d'acquisto - conclude Segarelli - è tempo di mettere mano a una politica dei redditi che, anche con una riduzione del fisco, garantisca un aumento reale dei salari e allo stesso tempo attivare meccanismi di controllo sui prezzi per frenare questo effetto moltiplicatore che dal produttore al consumatore vede lievitare i prezzi in modo esorbitante".