Expo Hannover 2000: fare di un Expo una Fiera non significa fare di una Fiera un Expo
Prosegue, con la serata di lunedì 9 marzo dedicata all'EXPO di Hannover, la
serie di incontri dedicati alle occasioni del passato per immaginare il futuro:
il post EXPO 2015 di Milano.
Andrea Kerbaker ha esordito ricordando i prossimi incontri che si concluderanno
con la mostra e il dibattito finale in Triennale il 3 giugno.
Pierluigi Panza, del Corriere della Sera, ha presentato gli ospiti ed il tema
della serata, ricordando che l' Expo di Hannover, dedicata a 'Umanità Natura
Tecnologia', è stata la prima ad essere autorizzata dal "Bureau
International des Expositions" nell'utilizzo di edifici esistenti, in
specie la struttura della Fiera del '46.
Ha quindi introdotto l'intervento del vicesindaco di Hannover Hans Mönninghoff.
La continuità amministrativa di Hannover è ben illustrata dal vicesindaco.
Definisce infatti l'attuale amministrazione, di cui fa parte in qualità di
tecnico per l'ambiente dal 1986, "maggioranza conservativa" pur
essendo composta da una compagine socialdemocratica per il 40% e verde 14%.
Non è un dettaglio, se pensiamo che il concorso per il Masterplan è del '92 e
che è stato accompagnato da un referendum tra la popolazione che, per il
risicato risultato, 51,5% favorevoli e 48,5% contrari, ha spinto
l'amministrazione a cercare consenso attraverso un programma di sostenibilità
per l'intera città.
I numeri sono importanti: 1,8 miliardi di Euro il costo di gestione, 4,8
miliardi spesi per le infrastrutture di cui 76 milioni stanziati dal Comune.
Tre i punti sostanziali dell'intervento:
- Città giardino concepita attraverso 76 interventi limitrofi al centro urbano
e dedicati allo svago
- Costruzione del quartiere ecologico Kronsberg composto da 3.000 unità e
connotato da alto grado di progettazione ecosostenibile
- Massiccio intervento sulle infrastrutture e sistemi di trasporto: ovvero su
aeroporto, stazione ferroviaria, 260km di nuove tratte, 144 nuovi treni urbani
oltre che strade.
I risultati sono definiti positivi: un significativo miglioramento ambientale
dovuto alla qualità del trasporto pubblico e un 44% di aumento del traffico
turistico tra il 1999 e il 2007.
Per quanto riguarda l'organizzazione dell'area Expo, essa è composta da 3 aree
per complessivi 144 ettari di estensione:
- 100 ettari sono l'esistente area della fiera, la più grande d'Europa ed oggi
in deficit proprio per questa eccessiva estensione.
Importante sottolineare che in occasione dell'Expo decise di non fare fiere per
il periodo coincidente, cosa che Milano a sua detta non intende fare e che
proprio per questo sembra giustificare l'estensione dell'area di nuova
realizzazione
- 14 ettari per la nuova Piazza posta a cerniera con il Parco commerciale.
Attorno ad essa sono stati costruiti gli edifici poi conservati, composti da
strutture per uffici ed università per circa 6.500 presenze, oltre alla
struttura per eventi da 12.000 posti
- 28 ettari di nuovo parco commerciale con i nuovi 26 padiglioni nazionali, di
cui 10 ancora esistenti e 5 utilizzati
- Il tutto circondato da circa 35.000 posti auto
Altro intervento importante è l'Expo-quartiere di Kronsberg, costituito da
nuove costruzioni residenziali per 3.000 abitanti esemplari dal punto di vista
ecologico, collocate in area attigua all'Expo. Costruzioni a basso consumo
energetico, raccolta di acqua piovana, piccole reti di teleriscaldamento, 2
impianti eolici per la produzione di energia, per un complessivo abbattimento
del 75% del CO2 rispetto a costruzioni convenzionali.
A seguire Michele Arnaboldi presenta il piano di cui è risultato estensore a
seguito di un concorso ad inviti bandito nel '92.
Descrive le caratteristiche della regione che ne hanno guidato i principi
progettuali: edifici in mattoni e numerosi parchi disegnati molto presenti
nella vita della regione.
Il sito della Fiera così come gli appariva nel '92 viene illustrato come un
area senza confine e piuttosto disordinata, circondata da parcheggi per ben
60.000 (!) posti auto.
Essa appariva insomma come un area senza limite e in costante cambiamento, una
sorta di cantiere continuo.
Vi era poi l'area di Kronsberg, dove, nelle previsioni iniziali, l'intervento
residenziale doveva essere per 40.000 abitanti –più del doppio di quanto poi
realizzato- e caratterizzato dal disegno del parco a mo' di cresta della
collina alta 60 metri, a costituire l'emergenza ambientale dell'area rispetto
al suo intorno pianeggiante.
Nel '94 si è proceduto alla stesura del Masterplan, in cui si sono modificate
le superfici interessate all'intervento e dove la cittadella disegnata
precedentemente veniva meno.
Ad essa si sostituiva un disegno in cui gli spazi pubblici avrebbero dovuto
dare la regola alla distribuzione dei padiglioni nazionali, che non dialogano
fra loro per intrinseche ragioni di coordinamento non solo amministrativo e di
cui quindi non si può avere un controllo formale.
Ciò che rimane oggi del disegno previsto, è ancora la vaghezza di definizione
dei suoi limiti.
Nell'operazione compiuta tuttavia riconosce come aspetto positivo
l'ottimizzazione delle infrastrutture; come criticità forse il controllo delle
dimensioni.
Un monito, questo, che l'architetto rilancia sulle future edizioni.
A quest'intervento è seguita quindi la proiezione della campagna fotografica
compiuta da Claudio Gobbi sull'area della piazza e soprattutto dei padiglioni
nazionali rimasti. Il risultato è indubbiamente piuttosto duro.
Di questo paesaggio risente senz'altro l'intervento di Pierluigi Nicolin, che
gli ha ricordato le foto di Basilico sulle aree dismesse di Milano. Il suo
intervento è "un esercizio di immaginazione per svincolarsi dal modello
Fiera", la cui rappresentazione fotografica rappresenta una sorta di
terrificante destino.
Nicolin immagina tre scenari possibili:
- Salone del Mobile: Expo e Fuori Expo. Il salone, ovvero come si sa fa per una
settimana della città uno spettacolare luogo di incontro. Il centro è
paradossalmente fuori (salone), imprendibile per la sua ricchezza e autoproduzione
- Expo come fatto a scala nazionale: Milano come Aeroporto per un viaggio
enogastronomico verso sud, nel solco del tradizionale 'viaggio in Italia'
- Expo come spazio sensoriale: modello esperienziale. Meno architettura si fa e
meglio è, nel senso di rendere immateriale l'esposizione e per sinestesia
coinvolgere tutti i sensi, sotto l'egida di più tecnologia meno spazio eroso.
Panza quindi apre agli interventi del pubblico, tra cui quello già programmato
dell'architetto Margherita Lusvardi, che fu architetto di contatto locale per
la realizzazione del padiglione italiano. Esperienza difficile, essendoci
voluto 1 anno per le approvazioni, giunte a febbraio 2000, e soli 3 mesi per la
costruzione. Singolare il fatto che pur essendo stato regalato alla città di
Bari per la Fiera del Levante, questa ha declinato l'offerta per le eccessive
spese di rimontaggio.
È quindi intervenuto il prof. Battisti che, riprendendo il filo della proposta
già formulata in occasione della scorsa presentazione di Expo Lisbona,
corroborato dalle immagini proiettate oggi di Hannover, vede l'urgenza di
ribaltare la formula prospettata per Milano, le cui conseguenze sarebbero
nefaste.
La realizzazione nelle emergenze di eccellenza della città di interventi
ecosostenibili è l'opportunità per costituire l'armatura della città
metropolitana. Per questo sposa il terzo scenario proposto da Nicolin, ovvero
offrire al visitatore un soggiorno qualitativamente sostenibile, nello sviluppo
del suo itinerare.
Paolo Favole chiede invece ragione del problema delle affluenze, immaginate
straordinarie anche per Hannover, spesso utilizzate per giustificare
dimensionamenti speculativi.
La replica di Hans Mönninghoff è netta: non si rende giustizia all'Expo di
Hannover mostrando i 4 ruderi rimasti.
I risultati infrastrutturali sono evidenti sulla qualità di tutta la città.
Tuttavia la visita anche ad altri siti che hanno ospitato Expo dà voce ad
aspetti comuni di cui bisogna tener conto per le edizioni future.
Non ultima la stima delle visite, utilizzata certamente a legittimare l'operazione.
Nel caso di Hannover su 35 milioni di visite stimate, si è arrivati a 16
milioni reali.
Numeri di questo tipo rendono a suo dire necessaria una struttura
centralizzata, essendo impossibile mantenere il controllo di 120.000 presenze
medie giornaliere con operazioni di decentramento diffuso su tutta la città.
Infine spiega che i padiglioni non sono i protagonisti dell'Expo: il
padiglione africano, per esempio, era un involucro anonimo il cui allestimento
interno invece lo ha reso straordinario quanto non documentabile nella campagna
fotografica oggi rappresentata.
Le conclusioni di Franco Raggi sono tese a sottolineare la grande capacità
organizzativa di Expo Hannover, che ha lasciato alla città notevoli opere
infrastrutturali e ha gestito l'intera operazione facendo, 8 anni prima, un
concorso internazionale per il masterplan oltre che un referendum popolare.
'Mentre da noi a 6 anni dall'apertura... nulla: abbiamo ancora la brochure
fatta per aggiudicarsi l'EXPO pensata vagamente in un'area agricola di noti Developer.'
Sottolinea come vi sia un aspetto anacronistico delle Expo, strumenti inventati
un secolo fa quando il sapere e l'informazione, le merci e le relazioni
viaggiavano in modo diverso.
La domanda oggi è: Quale Expo, per chi e per cosa e quale è la funzione della
architettura in questa operazione mediatica?
Secondo Raggi l'architettura è uno strumento obsoleto e spuntato che sollecita
virtuosismi e bizzarrie per colpire l'immaginario, lasciando poi sul campo
rovine patetiche di un luna park dell'assurdo.
Appunto i resti di queste imbarazzanti "olimpiadi della architettura"
che le foto di Gobbi ad Hannover hanno impietosamente mostrato.
Da qui bisogna partire per inventare un diverso modello di Expo, un modello
"leggero" che usi strutture esistenti, promuova il restauro di aree
abbandonate, e se deve costruire lo faccia con l'animo neutrale della scatola
leggera facilmente montabile e smontabile, oppure riutilizzabile.
Purtroppo il modello finora suggerito a Milano è quello trionfalistico delle
torri, dei padiglioni roboanti e del nuovo quartiere fieristico.
Prossimo appuntamento dunque per venerdì 27 marzo per Expo Siviglia 1992 con Gae
Aulenti, Augusto Cagnardi ed Enrique Soler.
Modera Giangiacomo Schiavi, campagna fotografica di Claudio Sabatino
Francesco de Agostini