Basilicata, l'Università a misura di parente. Faide, trucchi e sprechi
Di Paolo Bracalini
Il Giornale - 30 ottobre 2007
Difficile da trovare nelle classifiche dei migliori atenei, l'università della Basilicata
compare invece in abbondanza nei faldoni delle Procure. Sperperi incredibili,
come le serre per la facoltà di agraria costate 7.5 milioni e mai utilizzate,
sprechi di finanziamenti post-terremoto, irregolarità nella gestione dei fondi Ue,
omonimie nel corpo docente e un discutibile rapporto professori-alunni
soprattutto in facoltà come chimica, dove ci sono 37 tra professori e
ricercatori per 35 iscritti totali, più docenti che alunni: quando si dice
l'università a misura di studente.
L'ultimo caso è scoppiato per via di una lettera anonima, arrivata nelle redazioni dei
quotidiani locali due settimane fa. Una missiva che disegna un quadro fosco
sugli «intoccabili» che farebbero il bello e cattivo tempo nell'ateneo gestendo
cattedre, assunzioni, contratti esterni. Allegate alla lettera 6 pagine di
tabelle con accoppiati i nomi di docenti e amministrativi variamente
imparentati tra loro. Nuova parentopoli? «Solo fango» ha risposto il rettore
Mario Tamburro, chimico politicamente schierato a sinistra e dominus dell'Unibas.
«Sono qui da un anno, non mi si può accusare di eventuali parentopoli che avrei
ereditato. Io faccio di tutto per contrastare queste situazioni. Quanto ai
coniugi professori, be', che c'è di scandaloso? Nelle aule universitarie
nascono spesso degli amori». Sarà, eppure nell'ateneo di Potenza succedono
strane cose. Fino a poco tempo fa a dirigere il dipartimento di geologia non
c'era un geologo, ma un virologo, il professore Pasquale Piazzolla, si dice
molto amico del rettore.
Poi, c'è un «Master di viticultura ed enologia» che è coordinato da un professore
dell'università della Basilicata. Niente di strano, se non fosse che il
contratto di «tutoraggio scientifico» per il master, incarico da 16mila euro,
sia andato al figlio dello stesso coordinatore. Ma al Master hanno avuto contratti
di collaborazione anche altre persone senza alcun legame di parentela con il
coordinatore. Per esempio? Il marito della segretaria del direttore
amministrativo, la figlia della responsabile del personale e il nipote di un
professore dell'Unibas.
Nell'università di Potenza c'è spazio per far carriera, ma alcune sono molto più rapide delle altre. Per essere più precisi si chiamano «progressioni verticali» le
promozioni istantanee di parte del personale. Per le ultime 113 «progressioni
verticali» decise dal vertice dell'Ateneo, racconta il Quotidiano della
Basilicata, c'è un esposto alla Procura e alla Corte dei conti. Si calcola che
quelle promozioni siano costate circa 179mila euro all'Ateneo, in barba a una
legge del 2001 e alla proposta di «fabbisogno» formulata da una Commissione
nominata dalla stessa Università.
Poi c'è il caso della professoressa Albina Colella, geologa di fama, allontanata
dall'Ateneo in seguito ad una denuncia del rettore, all'epoca suo preside di
facoltà. Colella è sempre stata molto critica rispetto alla gestione geoambientale
del territorio lucano, settore che però genera finanziamenti e una valanga di
consulenze ai suoi colleghi dell'Unibas dai vari enti pubblici preposti, su
tutti la Regione Basilicata e l'Autorità di bacino. È tuttora indagata dalla
Procura di Potenza, e perciò il Tar ha appena respinto il suo ricorso per
rientrare in sevizio, malgrado la decisione opposta del massimo organo
accademico, il Consiglio universitario nazionale (Cun). Motivazione: il
processo penale è ancora pendente. Eppure risulta che nell'ateneo lucano
insegnino docenti condannati in primo grado o rinviati a giudizio. Accanimento?
Per Colella c'è di più. «Una ritorsione» scrive il pm De Magistris, che nel
fascicolo Toghe lucane si occupa anche del suo caso e del comitato d'affari che
gestiva appalti e consulenze tra politici, professionisti e professori.
L'origine di una guerra che andrebbe individuata nella nascita del Dipartimento
di geologia, voluto da Colella ma osteggiato da docenti legati al dipartimento di
Ingegneria e da gruppi di pressione di area Ds e Rifondazione, perché avrebbe
abbattuto i prezzi delle consulenze legate al business dell'acqua e del
monitoraggio ambientale. «In campo geoambientale ci sono enormi finanziamenti
di ricerca - spiega Colella al Giornale - che ovviamente stimolano gli appetiti
dei gruppi politicamente più forti. La giunta di centrosinistra tende a
concentrare i finanziamenti su alcune strutture a scapito di altre
scientificamente altrettanto valide, che vengono penalizzate». In Basilicata
tutto il settore Ambiente e gli affari connessi da anni sono in mano ai Ds, con
briciole alla Margherita. Un circuito chiuso che ruoterebbe attorno
all'Istituto di metodologie avanzate del Cnr, presieduto da Vincenzo Cuomo,
docente a Potenza, e con al vertice Bernardo de Bernardinis, da sempre legato
all'ex governatore ds della Basilicata Filippo Bubbico, al centro
dell'inchiesta di De Magistris.