Casa per tutti. Concorso internazionale per la progettazione di un modulo abitativo d'emergenza
Nuda vita
Casa per tutti
Casa per tutti
Concorso internazionale per la progettazione di un modulo abitativo d'emergenza
La Triennale di Milano con il patrocinio del Politecnico di Milano bandisce
un concorso pubblico internazionale finalizzato alla selezione di una serie di
progetti di moduli abitabili, capaci di offrire una soluzione possibile alle
emergenze abitative delle aree metropolitane e delle aree colpite da calamità
improvvise.
La partecipazione è aperta a tutti i giovani progettisti che alla data del 31
Gennaio 2008 non abbiano compiuto il quarantesimo anno di età e siano in
possesso di una laurea specialistica o equivalente in Architettura, Design,
Ingegneria.
Del progetto vincitore verrà realizzato un modello in scala 1:1 che sarà
esposto nel parco della Triennale di.
I progetti premiati e quelli segnalati saranno esposti in mostra mentre tutti i
progetti presentati al concorso saranno resi noti attraverso il sito della
Triennale.
Il concorso mira a promuovere la ricerca sulla casa per l'emergenza con lo
scopo di raccogliere e mettere a confronto progetti per un diverso modello
costruttivo, sociale ed economico dell'abitazione e degli insediamenti.
Ai progetti in concorso è richiesto di identificare i connotati tipologici,
morfologici e tecnologici di un modulo flessibile in grado di adattarsi
facilmente alle diverse necessità dell'abitare e altrettanto in grado di
relazionarsi con i paesaggi naturali e costruiti.
Conforme ai criteri della sostenibilità, il modulo deve essere ad alto
rendimento energetico, ecologico ed integrabile nelle reti; particolarmente
curato per contribuire all'efficienza ambientale complessiva (in termini di uso
del suolo, impatto ambientale, utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, ecc.)
e di costo contenuto grazie all'uso di processi di costruzione seriali che
potranno essere mutuati anche da tecniche di intervento e di prodotto di
settori diversi da quello delle costruzioni residenziali.
Al fine di individuare e selezionare i progetti vincitori, è stata istituita
una apposita giuria composta da Raffaele Pugliese (presidente); Gabriele Del
Mese; Fulvio Irace; Carlos Sambricio; Cino Zucchi.
Il bando, la domanda di partecipazione, la documentazione di supporto, potranno
essere scaricati all'indirizzo www.triennale.it .
Fulvio Irace
Carlos Sambricio
La Triennale di Milano è la più antica e ancora l'unica istituzione
nazionale italiana dedicata all'architettura e al design. Stabilitasi nel 1933
nel Palazzo dell'Arte di Giovanni Muzio, ha ospitato in quasi un secolo di
attività le più importanti manifestazioni di architettura del XX secolo. Nel
corso delle sue venti Edizioni, la Triennale infatti ha visto la presenza dei
principali esponenti dell'architettura europea, da Le Corbusier ad Alvar Aalto,
da Terragni ad Albini, a Fuller, a Rossi, a Piano, etc.
Il 1 maggio del 1933 la V Triennale aprì al pubblico il suo nuovo Palazzo con
una mostra dedicata al tema dell'abitazione: sulla scia del Weissenhof di
Stoccarda, l'architettura veniva mostrata in scala reale, sotto forma di
ambienti completamente arredati e di vere e proprie abitazioni costruite nel
giardino del Parco retrostante.
Fu un'edizione memorabile che ancor oggi costituisce una tappa del Moderno in
Italia.
Questa tradizione fu ripresa dalle successive edizioni, fino all'VIII, la prima
dopo la seconda guerra mondiale, che si tradusse nella costruzione del
quartiere-modello del QT8, sotto la regia di Piero Bottoni.
La mostra Casa per tutti vuole riallacciarsi a questa tradizione,
rilanciandola alla luce della cultura contemporanea dell'abitare. Il messaggio
- che coincide con il congresso internazionale degli architetti (UIA) che si
terrà a Torino nel luglio 2008 - contiene l'invito esplicito agli architetti a
tornare ad occuparsi di un tema che è stato centrale nel periodo tra le due
guerre e che è ritornato cruciale nella attuale crisi della metropoli
postmoderna.
Negli ultimi decenni, a giudicare dalla Biennali, dalle riviste e dai media,
l'architettura d'autore si è concentrata soprattutto su edifici connessi alla
cultura dell'intrattenimento, come musei, sale da concerto e mediateche.
Architetture straordinarie che hanno consentito ai loro progettisti di
affermarsi nel sistema delle Archistar come stilisti di linguaggi esotici e
sorprendenti, ma tutto sommato complici di una riorganizzazione sociale che ha
ritenuto prioritario, rispetto ai bisogni elementari, l'affermazione di bisogni
tipici delle società opulente della postindustrializzazione.
Niente è stato prodotto invece di significativo sul piano dell'housing e sulla
comprensione di come si siano modificati i bisogni urbani a seguito della
frammentazione delle società e dell'irruzione di soggetti estranei alle culture
locali, come i flussi delle emigrazioni. Ad una società ordinata per classi si
è sostituita una società ordinata per gruppi: fenomeno che è stato ben compreso
dall'industria della moda, ad esempio, che forse per la sua particolare
sensibilità ai cambiamenti veloci ha saputo interpretare questa nuova e
sfaccettata realtà.
Il razionalismo degli anni 30 del XX secolo aveva sviluppato un sapere
scientifico sulla casa fondato sull'assimilazione dell'abitare a una funzione
meccanica. Come l'industria produceva automobili, così una nuova industria
edilizia avrebbe potuto produrre case come automobili, in serie. Era il trionfo
della casa-tipo corrispondente alla classificazione della società per tipi
economici. Ad essa corrispondeva la definizione di uno standard abitativo -
l'existenz minimum, il minimo di spazio necessario per abitare dignitosamente -
in cui si esprimeva l'esigenza di dare una risposta precisa al tema
dell'eguaglianza sociale: a quella, cioè, che Le Corbusier chiamava “la casa
dell'uomo”.
Oggi quest'approccio non aiuta a spiegare la composizione fluida della società
e un riflesso evidente è nell'incapacità dei vari pubblici a riconoscersi nelle
forme dell'abitare offerte dal mercato.
A ciò si deve aggiungere l'aumentata consapevolezza di una svolta nel mondo
delle costruzioni che tenga conto della limitatezza delle risorse, della
necessità di una compatibilità ambientale tra edificio e natura, del bisogno di
“inventare” tipologie” dello spazio più flessibili e effimere, secondo bisogni
e culture dei suoi fruitori.
Nasce da queste considerazioni la mostra “CASA PER TUTTI “.
L'idea sostanzialmente è di affiancare a una mostra per “esempi” storici, una
sezione sulla contemporaneità che presenti e spieghi tutte le più diverse
soluzioni di un abitare temporaneo, dalle case d'emergenza alle case
autoprodotte, a quelle per utenti speciali (case per studenti, case per
ragazze, case per nomadi, case per operai, la casa-abito, etc,), comprese le
investigazioni di artisti che hanno posto tale tema al centro del loro lavoro.
La mostra - che in realtà sarà un laboratorio di nuove proposte- pone al centro
i nuovi bisogni che emergono dalle domande di socialità di comunità o singoli
espropriati degli elementari diritti all'abitare che Zygmunt Barman ha definito
in un suo recente studio le “vite di scarto”.
Si vuole insomma dare una risposta progettuale - e propositiva - al bollettino
di guerra scandito quotidianamente dalle cronache delle nostre città, dalla
rivolta delle banlieu francesi alla caccia al rom delle nostre.
In questa sezione saranno documentati i casi più interessanti di sperimentazione,
dal guscio architettonico all'abito-guscio agli attrezzi per abitare. Il
momento più eclatante dell'esposizione però sarà la costruzione in scala reale
di nuovi modelli di architetture d'abitare, affidate ad altrettanti autori,
individuati come capofila di tendenze o linee di ricerca più sperimentali.
Massimiliano Fuksas, MVRDV, Kengo Kuma, Alejandro Aravena, etc. sono stati
contattati per un modello di casa la cui realizzazione sarà curata dalla
Triennale nel giardino dietro il Palazzo.
Durante il periodo dell'esposizione, in collaborazione con il Politecnico di
Milano e la sezione italiana di Architetti Senza Frontiere , negli spazi di
Triennale Bovisa il professor Camillo Magni della facoltà di Architettura
Civile coordinerà con gli studenti il workshop “Costruire con la gente”: una
settimana di lavoro per sperimentare i processi costruttivi più adatti alle
realtà dei paesi in via di sviluppo.
Un'ultima -ma non meno importante - realizzazione sarà quella scaturita dalla
selezione delle proposte attivate da un bando di concorso destinato ai giovani
architetti under 40, cui la Triennale vuole dare il massimo risalto
internazionale attraverso anche l'esposizione dei lavori migliori, scelti da
una giuria internazionale.
Case Rapide
Teresa Feraboli
La sezione vuole indurre a riflettere sulla problematicità dell'abitare
provvisorio, sottolineando come questo tema sia sempre stato centrale nella
coscienza degli architetti, degli organismi di governo e delle diverse
istituzioni europee tra cui la Triennale di Milano che ha svolto un ruolo di
fondamentale importanza nella divulgazione presso il grande pubblico di tali
idee. Nasce così la volontà di dimostrare come almeno dall'inizio del
Novecento, progettisti, politici, tecnici ed amministratori i si siano
impegnati nello studio di abitazioni prefabbricate, pensate sia per l'emergenza
che per la vita quotidiana, secondo due principali vie di attuazione: l'una
volta a restituire monoliticità alla costruzione finale; l'altra fondata sulla
possibilità di costruire e smontare rapidamente l'alloggio trasferendolo su
sedimi diversi. E' proprio questa seconda tendenza ad alimentare le costruzioni
di emergenza attuali: rapidità di costruzione, economia di materiali,
serialità, trasportabilità e leggerezza tornano quali indispensabili
caratteristiche della prefabbricazione leggera.
Viene, dunque, proposta una selezione delle esperienze più significative
compiute dai maestri del Moderno - Le Corbusier, Prouvé, Aalto, Markelius,
Gropius e Wachsmann - nel momento dell'urgenza causata dalla seconda guerra
mondiale e negli anni della ricostruzione. Accanto ad esse vengono esposti
alcuni progetti fondati sull'impiego della casa prefabbricata per la vita
quotidiana che vanno dal Baukaro System di Scharoun alla casa smontabile di
Griffini e Faludi presentata alla Fiera di Milano nel 1932. Viene, infatti,
esaminato in parallelo il costituirsi di una coscienza dell'abitare mobile e
prefabbricato in Italia che, a partire dai primi del Novecento, trova il suo
culmine nelle abitazioni studiate per le colonie in Africa Orientale Italiana
(Pagano, Masera, Piccinato) e per l'emergenza postbellica (Ponti, Canella,
Ciocca, Bottoni), cui segue il rallentamento conseguente all'istituzione del
Piano Ina-Casa. É proprio la Triennale di Milano, nella sua X edizione, a
riportare in auge il tema della prefabbricazione della casa nelle sue
potenzialità attraverso gli esempi d'autore di Ponti e Baldessari, e avviando
una nuova stagione di collaborazioni con le imprese costruttrici che porta alla
realizzazione di fortunati prototipi tra i quali spiccano Guscio di Menghi e la
Capanna Minolina di Minoletti. Sullo sfondo, la continuità delle
sperimentazioni finlandesi che, grazie ai progetti di Gullichsen e Pallasma,
Ruusuvuori, Suuronen alimentano sia la linea di applicazione dei materiali
tradizionali, sia l'ispirazione utopica generata dall'introduzione dei nuovi
materiali plastici.
Kit Houses
Jeffrey Schnapp
La sezione americana della mostra Casa per tutti è incentrata su due
argomenti:
la storia della casa prefabbricata in America, dai kit-houses della Sears
Roebuck dell'inizio del '900 ai lavori degli anni 40 e 50 di architetti come
Richard Neutra e di costruttori come Joseph L. Eichler, alla ripresa attuale
della prefabbricazione (OMD, Rocio Romero, Steve Glenn, Marmol Radzinger,
Michelle Kaufmann);
la storia degli approcci industriali all'edilizia abitativa durante il '900,
comprese le mobile homes, le ruolottes (Airstream), le case della WPA, della
TVA e dell'esercito per i periodi bellici e posbellici, e la costruzione su
vasta scala di sobborghi ideali come Levittown (William Levitt).
In quanto autore di una vasta gamma di proposte che si ricollegano ad ogni
momento del percorso novecentesco dell'edilizia abitativa americana, R.
Buckminster Fuller servirà da collant di questa visione panoramica: Fuller
quale ideatore delle varie prototipiche 4D Dymaxion House della fine degli anni
'20, quale creatore delle Dymaxion Deployment Units e della Wichita House
(ambedue degli anni '40), quale ideatore della Standard of Living Package della
fine di quello stesso decennio, contenente l'intero arredo e mobiliario
necessari per una famiglia di sei persone, e quale creatore e ispiratore di
un'ampia genealogia di strutture geodetiche, dalla Triennale Dome (1954) alle
Plydomes (1957) alle irregolari cupole geodetiche della controcultura degli
anni '60 e '70. La sezione verrà suddivisa in sei parti: Esordi - la "kit
house" da Sears a Weyerhauser (1900-1940); La casa mobile (dall'Airstream
al mobile home); R. Buckminster Fuller, poeta della tecnologia ; Il sobborgo
infinito: case rapide durante e dopo la Guerra (le case TVA e WPA; Levittown);
American modern (Neutra, Eichler); Controarchitetture (Drop City, Domebooks, la
Whole Earth Catalogue); e Rinascite della prefabbricazione (Romero, Siegal,
Glenn, Radzinger,
Kaufmann).
Utopie e nuovi materiali
Federico Ferrari
Il Living Pod concepito dal gruppo Archigram nel 1966 rappresenta una delle
icone del positivismo e della fiducia nel futuro che caratterizzano il decennio
dell'immaginazione al potere. Una capsula abitabile ad alto contenuto
tecnologico emblematica di un'utopia di società in cui i tradizionali concetti
di insediamento e di territorio vengono consapevolmente svalutati in favore di
una concezione del vivere fatta di movimento, nomadismo e provvisorietà. Il
tema del ruolo salvifico della tecnologia, già caro alle avanguardie e costante
della cultura anglosassone, viene evocato per rivendicare la propria coerenza
con la tradizione modernista. La rottura radicale rispetto al passato operata
dal Movimento Moderno non sarà in nessun modo contestata dalle diverse figure
che si propongono un suo “superamento”: dalla Plug-In City degli Archigram alla
Nakagin Tower di Kisho Kurokawa, dalla città cibernetica di Nicolas Schoffer
alla “ville flottante” di Paul Maymont, sino ad arrivare ai reticoli a capsule
residenziali agganciate di Yona Friedman, la carica visionaria del progetto
risulta semmai potenziata, nutrita da un immaginario “futuribile” che
estremizza la vena utopica già presente nelle prefigurazioni razionaliste. Una
mutazione radicale dell'habitat umano la cui formalizzazione passa
necessariamente attraverso l'estetica della nascente industria aerospaziale e
la ricerca su nuove componenti, come le materie plastiche e sintetiche. Dal
Living Pod del 1966 alla Plug-In City del 1964, dal “Cushicle” del 1966 a
Milano-gram del 1968 gli Archigram mostrano di saper interpretare come nessun
altro il passaggio epocale verso una società informatizzata, prefigurando concetti
come le reti e i flussi ben prima dell'avvento di internet.
La cultura italiana si mostra particolarmente attrezzata a recepire questo
messaggio, soprattutto in ragione della forte tradizione nel campo
dell'industrial design. Le reciproche influenze fra architettura e ricerca
tecnologica - strettamente connessa con il tema della prefabbricazione su larga
scala - hanno peraltro in ambito lombardo una robusta tradizione, considerando
anche il ruolo decisivo come tramite tra mondo produttivo e professionale che
ebbe la Fiera di Milano.
Concepita da Marco Zanuso nel 1972, in occasione della mostra “Italy: the new
domestic landscape”, l'unità di emergenza per Fiat-Anic indaga il tema della
prefabbricazione applicato alla capsula abitativa trasportabile e si colloca
nella scia di analoghe sperimentazioni compiute oltreoceano da Buckminster
Fuller. Un analogo approccio si può osservare in altre realizzazioni dello
stesso Zanuso, come il sistema “Spazio” prodotto per Volani nel 1986 e in
diversi progetti di Alberto Rosselli, tra cui occorre menzionare la “Casa
Mobile”, prototipo presentato anch'esso alla mostra newyorkese del 1972.
L'ipertrofia dimensionale alla macroscala e la ricerca sperimentale alla
microscala individuano due feconde linee di tendenza del ventennio a cavallo
del 1970: apparentemente opposte, ma profondamente speculari e necessarie l'una
all'altra, sono entrambe debitrici di un rinnovato interesse per la tecnologia
come paradigma interpretativo della modernità e in questo assolutamente coerenti
con la rottura operata dal razionalismo negli anni venti. Il contributo
italiano in tal senso, che vede in Marco Zanuso, Alberto Rosselli, Roberto
Menghi e Joe Colombo una selezione rappresentativa, è stato forse troppo
frettolosamente dimenticato, di volta in volta ridotto al mero aspetto
ingegneristico o al campo dell'industrial design. Al contrario, la risoluzione
di problemi circoscritti, in cui l'aspetto tecnologico di dettaglio diventa
elemento decisivo per il progetto, può essere considerata una delle maggiori
lezioni che l'architettura italiana ha consegnato alla modernità, ben
testimoniato ancor oggi da figure come quella di Renzo Piano.
Micro/Macro
Matteo Agnoletto e Silvia Berselli
La sezione propone una riflessione su due risposte al tema dell'abitare,
apparentemente opposte ma in realtà complementari: l'unità d'abitazione alla
piccola scala dell'alloggio individuale e quella alla grande scale
dell'intensivo metropolitano.
I casi studio si suddividono dunque in due sezioni sulla base della scala
dimensionale dell'architettura, secondo un criterio derivato dalle riflessioni
teoriche del moderno, ed adottate in una nuova accezione: dalla cellula minima
della Maison Domino di Le Corbusier, eccellente prototipo di micro-house, si
sviluppa per aggregazione il grande contenitore dell'Unitè d'Habitation di
Marsiglia, esempio paradigmatico del concetto di macro-house.
Tra questi due estremi si sviluppa una grande quantità di soluzioni che, a
livello più basso coincidono con la casa-mobile e addirittura con la casa-abito
ritagliata sul corpo.
Tra le recenti filiazioni con la lunga tradizione dell'avanguardia
architettonica i progetti delle unità mobili olandesi degli Atelier Van Lieshut
e quelle americane di Andrea Zittel, le caseabito del giapponese Kosuke Tsumura
e dell'anglo-francese Lucy Orta testimoniano lo sviluppo specifico intrapreso
dall'architettura sul tema della “casa per tutti”. Tra i numerosi esempi
individuati nel settore delle micro-houses trovano spazio anche la casa
intelligente realizzata con materiali innovativi, come i padiglioni in plastica
di Kengo Kuma e di Cliostraat, oppure con elementi prefabbricati, come le case
nei container recuperati di Robert Lacey. La volontà di proporre
sperimentazioni per riflettere sui modi innovativi dell'housing attraversa
ricerche ulteriori come il padiglione gonfiabile di Altro_Studio, la
casa-parassita di Njiric, le capanne sull'albero di Baumraum, testimoniando un
impegno nel conferire pari dignità a stili di vita differenti da quelli
consolidati all'interno della nostra società. Sull'altro versante, le grandi
concrezioni residenziali che avevano popolato l'Europa della ricostruzione
postbellica, come l'Unité di Le Corbusier o il Corviale in Italia, la necessità
di ridurre il consumo del territorio in Oriente attraverso le strutture ad alta
densità abitativa per la baia di Tokyo (Kenzo Tange) o analoghe esperienze
americane dei progetti di Cesar Pelli e Moshe Safdie, ricompaiono oggi sotto
una nuova veste: non più agglomerati insalubri, ultimo rifugio per un'umanità
logora e indifferente alla carica utopica del progetto, ma accattivanti
artefici del paesaggio urbano, come la “balena” dei Cie sui canali di Amsterdam
o i blocchi colorati degli MVRDV a Madrid, immagini di una nuova collettività,
fino alle residenze temporanee per studenti di Steven Holl in America e il
nuovo complesso di Building Store di OMA a Singapore.
Emergencies
Gabriele Neri
Se all'alba del Terzo millennio il concetto di Emergenza sembra essere più
relativo che mai - dalla homelessness urbana ai disastri naturali che
colpiscono il pianeta, fino a tutte quelle situazioni di marginalità che
affliggono anche i paesi più sviluppati -, la dignità indissolubilmente legata
all'idea di Casa rappresenta anche oggi uno degli obiettivi primari per
l'Architettura.
Alla richiesta di protezione dagli agenti atmosferici, sicurezza per gli
abitanti ed economicità - i tre intaccabili comandamenti di un'architettura
dell'emergenza - gli architetti rispondono cercando di sviluppare un surplus
finalizzato alla minimizzazione delle privazioni patite dagli utenti. I
progetti esposti nella sezione “Emergencies” mostrano come questo surplus può
essere formale, tecnologico, legato ad uno specifico materiale, ad una tecnica
costruttiva o ad una particolare attenzione verso le culture locali, aprendo
numerosi interrogativi sul ruolo della tecnologia e sull'interpretazione di
basic need, concetto alquanto soggettivo da cui traspaiono i condizionamenti
socio-culturali dei singoli progettisti.
Alcuni di questi progetti saranno realizzati in scala reale, appositamente per
la mostra, da architetti di tutto il mondo (gli Huts dei Madhousers, la Pallet
House di I-Beam Design, la UDome di World Shelters, le architetture di terra di
Nader Khalili, ecc.). Dalle Archistars a Brad Pitt, dalle ONG
all'autocostruzione degli Slums, questa sezione cerca di delineare un panorama
estremamente eterogeneo, per il quale sono necessarie strategie diversificate
in continuo aggiornamento.
Eni partecipa al progetto della Triennale di Milano “Casa per tutti”
Eni è una delle società energetiche integrate più importanti del mondo,
quotata alla Borsa di Milano e al New York Stock Exchange.
Eni è presente sulla scena internazionale fin dalla metà degli anni Cinquanta
del secolo scorso e oggi opera in oltre settanta Paesi. L'esperienza di
lavorare e abitare in condizioni difficili, non solo dal punto di vista dei
contesti climatici - spesso estremi - ma anche delle forme di convivenza fra
culture diverse, a terra e in mare, sulle navi e le piattaforme, fa parte della
storia di Eni da lungo tempo.
Ne discende un tratto distintivo che accompagna l'azienda fin dai tempi di
Enrico Mattei: l'impegno per lo sviluppo sostenibile delle proprie attività,
che le è valso nel 2007 l'ingresso nei due principali Indici di Sostenibilità,
il Dow Jones Sustainability Index e il FTSE4GOOD. Fa parte della visione di
sostenibilità di Eni la convinzione che esista una correlazione positiva fra
creare valore e perseguire rapporti intensi e costruttivi con le comunità e i
territori nei quali si opera.
E' in quest'ottica che Eni ha condiviso da subito l'insieme di idee,
prospettive e suggestioni che stanno alla base del progetto “Casa per tutti” ed
ha deciso di contribuire alla sua realizzazione, mettendo a disposizione il
proprio bagaglio di esperienze e competenze e consolidando ulteriormente i
rapporti di collaborazione con La Triennale.
Nell'ambito della Mostra, Eni esporrà testimonianze del proprio modo di
“abitare il mondo”, attraverso testi, immagini e video che mostrano i vari modi
in cui l'abitazione provvisoria si inserisce in diversi contesti ambientali e
culturali. Lo farà attraverso immagini e filmati appartenenti al proprio
Archivio Storico, che mostrano le condizioni del lavoro e dei rapporti con le
comunità in diverse parti del mondo fin dagli anni cinquanta, e attraverso
fotografie contemporanee, scattate dalle donne e dagli uomini di Eni che
operano in diversi Paesi. Eni contribuirà anche alla riflessione e al dibattito
sul tema che si svilupperà all'interno dei convegni e dei seminari previsti
dall'iniziativa.
Il futuro dell'abitare provvisorio sarà rappresentato dal prototipo
dell'architetto Cino Zucchi, a cui Eni ha cercato di trasmettere la propria
esperienza e le proprie esigenze: per quanto provvisorio, “l'abitare” deve
favorire il benessere delle persone, ricreare una comunità e inserirsi nel
territorio in modo efficiente, anche dal punto di vista energetico.
L'efficienza energetica è infatti per Eni uno dei temi chiave dello sviluppo
sostenibile ed è stata oggetto di un'ampia campagna di informazione e
formazione lanciata nel 2007, Eni 30 PER CENTO.
La partecipazione di Eni all'iniziativa Casa per Tutti, così come la campagna
30 PER CENTO, testimoniano l'impegno nel trasferire esperienze e favorire il
dialogo fra le imprese, le istituzioni culturali e i cittadini.
Informazioni
Casa per tutti
Luogo: Milano - Triennale
Viale Alemagna, 6 - 20121 Milano
Periodo: dal 16 maggio al 14 settembre 2008
Coordinamento: Fulvio Irace e Carlos Sambricio con Matteo Agnoletto, Silvia
Berselli, Teresa Feraboli, Federico Ferrari, Gabriele Neri, Jeffrey Schnapp
Progetto dell'allestimento: Cliostraat
Progetto grafico: GrafCo3
Catalogo: Electa