Arte

Il Quattrocento a Roma. La rinascita delle arti da Donatello a Perugino

Roma - Museo del Corso
Dal 29 aprile al 7 settembre 2008

Il Museo del Corso della Fondazione Roma, presieduta dal Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele, promuove, in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Romano, la prima grande mostra dedicata al Quattrocento romano: Il Quattrocento a Roma. La Rinascita delle Arti da Donatello a Perugino.

Bartolomeo di Giovanni (attivo tra la fine del XV e l'inizio XVI secolo) - La pace tra i Romani e i Sabini, 1488 circa - Tempera su tavola, 70 x 155 cm - Roma, Galleria Colonna, sala della Colonna Bellica

Beato Angelico (Vicchio del Mugello, 1385 circa - Roma, 1455) - Nascita di san Nicola, Vocazione, Elemosina alle tre fanciulle povere, 1447 (?) - Tempera su tavola, 340 x 600 mm - Città del Vaticano, Musei Vaticani, Pinacoteca Vaticana

Manifatture spagnole (fine del XV - inizio del XVI secolo) - Pavimento del palazzo di Venezia - Maiolica a lustro, 195 x 140 cm Colori: cobalto, rosso, giallo a lustro metallico - Roma, Museo Nazionale del Palazzo di Venezia

Gaspare Moroni - Medaglia annuale di Innocenzo X Pamphilj (1644-1655) emessa nel 1647 per la ristrutturazione della basilica di San Giovanni in Laterano - Argento, medaglia originale coniata; AE, 35 mm - Roma, collezione Fondazione Roma

Antonio del Massaro detto il Pastura (Viterbo, 1440/1450 - ante 1516) - Eterno Padre e cherubini - Tempera su tavola, 50 x 100 cm - Roma, chiesa di Sant'Agostino


Johann Wilhelm Baur (attribuito) (Strasburgo, 1607 - Vienna, 1642) - Piazza Navona intorno al 1630 - Olio su tela, 101,2 x 135,3 cm - Roma, Museo di Roma, Gabinetto Comunale delle Stampe

Jan Both (Utrecht, 1610-1652) - Veduta di ponte Milvio, 1636-1640 - Calcografia, acquaforte; misure matrice: 198 x 277 mm; stampa: 202 x 280 mm - Roma, Museo di Roma, Gabinetto Comunale delle Stampe

Michelangelo Buonarroti (attribuito) (Caprese, 1475 - Roma, 1564) - Studio di figure panneggiate - Sanguigna, matita a lapis su carta, 338 x 217 mm - Firenze, Casa Buonarroti

Benozzo di Lese detto Gozzoli (Firenze, 1420 - Pistoia, 1497) - Due nudi in un paesaggio con due cani, 1448-1450 - Disegno a penna, acquerello marroncino e rossiccio, biacca su carta gialla, controfondato, 175 x 230 mm - Firenze, Galleria degli Uffizi, Gabinetto Disegni e Stampe

Alessandro Strozzi - Pianta di Roma, 1474 - Penna su carta, 220 x 265 mm - Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana


Bottega Della Robbia (seconda metà del XV secolo) - Tondo robbiano - Maiolica, diametro 63,5 cm; spessore 3 cm Colori: bianco, azzurro, giallo, ramina e bruno - Roma, Museo Nazionale del Palazzo di Venezia

Melozzo da Forlì (Forlì, 1438-1494) - Angelo che suona la viola - Affresco staccato, 114 x 91 cm - Città del Vaticano, Musei Vaticani, Pinacoteca Vaticana

Filippo Lippi (Firenze 1406 circa - Spoleto 1469) - Annunciazione con due devoti - Olio su tavola, 155 x 144 cm - Roma, Galleria Nazionale d'Arte Antica, Palazzo Barberini

Lorenzo da Viterbo (1444 - dopo il 1473) - Madonna con il Bambino e i santi Michele e Pietro, datato 1472 - Tempera su tavola, 124  x  128 cm - Roma, Galleria Nazionale di Arte Antica, Palazzo Barberini

Antonio Pisano detto Pisanello (1394 circa - 1455) - Testa di donna (frammento) - Affresco staccato, 17 x 24 cm - Roma, Museo Nazionale del Palazzo di Venezia


Beato Angelico (Vicchio del Mugello, 1385 circa - Roma, 1455) - Volto di Cristo (frammento) - Affresco staccato, 37 x 29 cm - Roma, Museo Nazionale del Palazzo di Venezia

Brocchetta, Siena, metà del XV secolo - Brocchetta ansata a pancia ribassata, collo allungato con bocca espansa e nel frontale placchetta a rilievo inserita a barbotine; maiolica dipinta in bicromia; altezza 18,5 cm - Borgo San Lorenzo, collezione Frizzi Baccioni

Calco con il Passaggio del Danubio (dalla colonna Traiana), 1861 - Gesso alabastrino, 180 x 312 x 75 cm - Roma, Museo della Civiltà Romana

Filippo Lippi (Firenze 1406 circa - Spoleto 1469) - Madonna con il Bambino, datato 1437 - Tempera su tavola, 114 x 65 cm - Roma, Galleria Nazionale dArte 'Antica, Palazzo Barberini

Artista romano (XVI secolo) - Marco Aurelio - Bronzo parzialmente dorato, altezza 356 mm - Ferrara, Musei Civici di Arte Antica

"Questa nuova esposizione del Museo del Corso - dichiara il Prof. Emanuele - intende fare luce su un periodo ed un contesto per troppo tempo trascurati dagli studiosi che, non senza ragione, si sono concentrati su Firenze e sui geni che in quel secolo stavano aprendo una nuova era per l'arte dell'intera Europa. Approfondendo e valorizzando quanto stava contestualmente accadendo a Roma, il Museo del Corso vuole offrire nuovi e fondati spunti per capire la grande rinascita dell'Urbe, che nel XV secolo visibilmente inizia, e che si completerà splendidamente nel secolo successivo". "Volgendo lo sguardo al passato, il Museo del Corso - conclude il Presidente - si conferma centro di produzione di iniziative di alto spessore culturale, volte ad indagare le radici profonde della nostra civiltà, per poter meglio comprendere i fenomeni, non solo culturali, che attraversano la società di oggi. Da questa mostra parte una nuova occasione di approfondimento scientifico e culturale, indispensabile per poter comprendere in modo integrale la storia del Rinascimento italiano, e destinata a restituire maggiore dignità e peso al contributo di Roma allo splendore del Rinascimento".
In mostra oltre 170 opere, tra plastici, arredi sacri e civili, ceramiche, sculture, disegni, medaglie papali e quadri, provenienti dai principali musei italiani e stranieri, tra i quali: i Musei Vaticani, il British Museum, lo Stiftung Museum Kunst Plast di Düsseldorf, il Skulpturensammlung und Mueseum für Byzantinische Kunst di Berlino, Il percorso presenta un'indagine approfondita sugli aspetti sociali, urbanistici, religiosi ed artistici della Roma del XV secolo, che trova la sua massima espressione nei capolavori dei grandi artisti che vi operarono: Mantegna, Perugino, Piero della Francesca, Pinturicchio, Donatello, Michelangelo, Filippo Lippi, solo alcuni degli artisti in mostra.
Accanto alle prestigiose opere e testimonianze dell'epoca, due elementi di assoluta novità corredano l'esposizione: una grande tavola multimediale di Roma quattrocentesca, con cui il pubblico può interagire ed esplorare nel dettaglio edifici e monumenti della Roma dell'epoca, e la ricostruzione tridimensionale della Cappella Carafa di Santa Maria Sopra Minerva, realizzata dall'Enea che, per la prima volta, ha applicato la tecnologia con radar ottico a colori (solitamente utilizzata per indagini spaziali) ad un monumento artistico. Grazie a questa tecnologia, il visitatore può fruire di una visione nitida e ravvicinata degli affreschi del Lippi, conservati nella Cappella Carafa e scarsamente visibili dal vivo, fino a percepirne i minimi dettagli.
Arricchirà la mostra, a partire dal 20 maggio, il capolavoro di Piermatteo d'Amelia, "Madonna con Bambino", del quale si erano perse le tracce da oltre venti anni. L'opera, sottoposta a lungo restauro, verrà presentata al pubblico per la prima volta dopo il suo ritrovamento proprio in occasione di questa mostra.
L'esposizione è a cura di Claudio Strinati, Soprintendente del Polo Museale Romano, e di Marco Bussagli, docente presso l'Accademia di Belle Arti di Roma, e si avvale del coordinamento di Maria Grazia Bernardini della Soprintendenza del Polo Museale Romano.


SEZIONI DELLA MOSTRA
La mostra si snoda attraverso cinque ampie sezioni:
1. La città
L'esposizione si apre con una ricognizione storica sull'aspetto urbanistico e architettonico di Roma nel Quattrocento, con la documentazione del tessuto viario, delle mura, delle case, singole o a schiera, degli edifici di servizio (per esempio lo Spedale di Santo Spirito), delle dimore nobiliari, come il Palazzo di papa Barbo, delle grandi basiliche romane, alcune delle quali riprodotte in plastico.

2. I Papi. Fede, arte e potere
La città rappresentava la più importante meta del Cristianesimo occidentale, da quando l'Europa aveva perduto i Luoghi Santi di Gerusalemme e, soprattutto, da quando si era concluso nel 1377 il periodo avignonese con il ritorno del Papa sul colle Vaticano. Questo mutamento politico e storico, coincide con lo sviluppo delle arti a Roma nel Quattrocento ad opera dei papi, a cominciare dal pontificato di Martino V (1417-1431). Una rassegna dei ritratti e delle imprese dei pontefici, che si sono avvicendati sul trono di Pietro fino alla fine del XV secolo, restituisce il giusto ruolo ad una figura che aveva già una dimensione mondiale rispetto ai destini politici e religiosi dell'Europa. Sono documentate in mostra le figure di Martino V (1417-1431), Eugenio IV (1431- 1447), Niccolò V (1437-1455), Pio II (1458- 1464), Paolo II (1464-1471), Sisto IV (1471- 1484), Innocenzo VIII (1484-1492), Alessandro VI (1492-1503).

3. Vita civile e religiosa
La sezione successiva è dedicata alla vita quotidiana, con le stoviglie, i mobili e gli arredi delle dimore di allora, con strumenti musicali e "vesti" per la guerra. Un grande ruolo ebbe, infine, la devozione che la mostra documenta con una sezione dedicata agli arredi sacri, come reliquari, croci astili e stendardi processionali, ai pellegrinaggi e al culto del Santo Volto, emblema stesso della città.

4. Lo scrigno dell'antico
Meta indiscussa di tutti gli artisti del Rinascimento, Roma era la città che permetteva di tornare indietro nei secoli, osservando e studiando le meraviglie prodotte dall'arte del passato anche solo passeggiando per le strade o sedendosi sui rocchi di colonna per osservare i resti del Foro, il Colosseo, l'arco di Costantino; tutti edifici che puntualmente ispiravano le grandi opere di allora. La ricognizione sui tesori dell'antichità che Roma offriva agli occhi degli artisti offriva inesauribili spunti d'ispirazione e di riflessione. Non è un caso che sulle rive del Tevere Leon Battista Alberti abbia scritto il De statua (1450) e il De re aedificatoria (1443-1452) negli anni di papa Niccolò V Parentuccelli (1447-1455) e che, in quegli stessi anni, si dedichi alla Descriptio Urbis Romae (1447), che potremmo definire come la prima topografia moderna della città, premessa indispensabile per la celebre Lettera a Leone X di Raffaello (1513) che ritornò sull'argomento il secolo successivo.
Quasi un museo a cielo aperto, Roma insegnava agli uomini del Quattrocento quali fossero le basi stesse del "rinascimento" delle arti, passate adesso dal calligrafismo del Gotico fiorito, di cui Pisanello è l'ultimo esponente, alla plastica bellezza di un Mantegna o di un Piero della Francesca, illuminata dall'esperienza dell'antico.

5. La rinascita delle arti
Il ritorno dei papi a Roma dopo Avignone non ebbe solo un'immensa portata religiosa, ma si rivelò, come era stato in precedenza e come sarà successivamente, un formidabile "motore" culturale intorno al quale ruotarono gli artisti più importanti del secolo. Meta ambita da tutti gli artisti della penisola e dell'Europa, Roma nel Quattrocento assiste ad una fioritura delle arti che la mostra vuole documentare tanto in pittura quanto in scultura. Così, i pittori che si possono ammirare nelle sale del Museo e che hanno partecipato alla rinascita della Roma artistica, dopo la lunga parentesi avignonese sono Masolino, Gentile da Fabriano e Pisanello. Ci sono inoltre grandi nomi come Filippo Lippi, Beato Angelico, Benozzo Bozzoli che hanno lasciato tracce del loro passaggio a Roma, insieme a Benedetto Bonfigli e Piero della Francesca la cui opera oggi è ridotta solo alla volta della Cappella di San Pietro e Paolo in Vincula a Santa Maria Maggiore. Accanto ai grandi artisti, come Mantegna, Pinturicchio e Filippino Lippi, sono documentati pure pittori di estrazione locale e di formazione tardo-gotica Leonardo da Roma, Antonio da Viterbo e Bartolomeo di Tommaso, per dimostrare quale fosse il tessuto culturale sul quale andava a sovrapporsi la nuova arte rinascimentale. Infine, sono presenti in esposizione le opere dei pittori che hanno risentito della lezione di Piero, come Antoniazzo Romano e, da caposcuola, Melozzo da Forlì. Accanto alla pittura, però, è documentata anche la scultura con originali e riproduzioni fedeli dei grandi monumenti romani, come il celebre Ciborio detto di Sisto IV, il Monumento funebre a Paolo II e i grandi scultori di allora come Mino da Fiesole, Andrea Bregno e Antonio del Pollaiolo autore della Tomba di Sisto IV (1471-1484), documentata con le incisioni dell'epoca.
Negli ultimi anni del Quattrocento rivestì ruolo da protagonista anche il Pinturicchio, che dipinse in Vaticano, a Santa Maria in Aracoeli, a Santa Maria del Popolo e a Palazzo Colonna. Il secolo si chiude con l'arrivo di Michelangelo che eseguì due superbi capolavori, il B a c c o e la Pietà. Il catalogo, edito da Skira, è un cofanetto in due volumi, un oggetto prezioso ed un importante strumento di studio e conoscenza.


La Fondazione Roma è un ente privato che opera a sostegno del progresso economico e sociale della collettività. Essa trae origine dal solidarismo cristiano che in Europa ha dato vita ai primi esempi di welfare state, ed è soggetto attivo nella storia delle opere generate dallo slancio verso le persone più bisognose e verso le necessità del territorio. Senza soluzione di continuità storica, si inserisce tra il Monte di Pietà di Roma, istituito nel 1539 al fine di sconfiggere l'usura, e la Cassa di Risparmio di Roma, che non a caso lo incorporò nel 1937. L'identità di oggi è quella di una moderna operating foundation che agisce, secondo principi di solidarietà e sussidiarietà, a sostegno di cinque settori di grande rilevanza sociale: Sanità - Arte e cultura - Istruzione - Ricerca scientifica e Assistenza alle categorie sociali deboli. La Fondazione Roma recepisce ed applica il modello delle "Fondazioni Aperte", che persegue come strategia operativa e con appassionato entusiasmo, anche attraverso preziose sinergie con gli stakeholder del territorio di riferimento, dando risposte in modo efficiente, flessibile, dinamico e trasparente alle esigenze della collettività.

La cultura come linguaggio universale: Il progetto della Fondazione Roma
Il Museo del Corso nasce dall'esigenza, avvertita dal Presidente della Fondazione Roma, Prof. Avv. Emmanuele F.M. Emanuele, che questa antica istituzione capitolina divenisse protagonista anche nel campo culturale, attraverso un progetto ambizioso e permanente, capace di comunicare in modo visibile e concreto la sua spiccata vocazione sociale, che consiste, oltre che nell'intervento a sostegno delle grandi emergenze del territorio, rappresentate dai problemi nella sanità, nella ricerca scientifica, nell'istruzione e nel volontariato, nel puntare decisamente sulla cultura e sulle arti, come strumenti per impostare un leale ed aperto confronto con le culture e le civiltà degli altri popoli.
La specifica connotazione sociale del Museo del Corso si esprime, fin dalla sua istituzione, nel tentativo di sensibilizzare e di diffondere l'arte come strumento di comunicazione, di confronto e di crescita intellettuale e spirituale in particolare tra i giovani, gli anziani, i disabili e le categorie meno fortunate, attraverso iniziative espositive e di approfondimento storico e scientifico, in grado di aumentare la comune consapevolezza dell'appartenenza ad una storia e ad una civiltà che hanno contribuito in misura rilevante al progresso dell'umanità.
Il progetto culturale che fa da file rouge all'attività del Museo del Corso si lega a questa vocazione sociale, per aggiungere ad essa l'apertura verso civiltà, popoli, culture, storie diverse dalla nostra, la voglia di conoscere di più e meglio il linguaggio artistico con cui essi si sono espressi e fissati nel tempo, nella convinzione che da questo confronto possa scaturire un fecondo arricchimento reciproco, fatto di slanci di comprensione e di ammirazione per quanto fatto da ciascuno, in grado di superare barriere e pregiudizi storici, culturali, ideologici e religiosi. In tal modo, la cultura diviene, al contempo, strumento di inclusione sociale, in grado di rafforzare il senso di appartenenza e di combattere con il potere della bellezza e della conoscenza l'oscurità dell'ignoranza e dell'emarginazione. Ogni persona creativa, custode di energie positive che riesce a comunicare all'esterno, in qualsiasi parte del mondo viva, concorre alla composizione del grande mosaico che rappresenta i passi compiuti dalla comunità umana.
La consapevolezza di appartenere ad una precisa storia culturale genera, quando è vera, e quando non viene strumentalizzata per fini di meschino orgoglio nazionalistico e partigiano, la voglia di conoscere e la curiosità di scoprire l'altro da sé, come altri popoli, in un determinato periodo e contesto, hanno manifestato il proprio desiderio di felicità e di libertà. Il Museo del Corso, attraverso le esposizioni già realizzate con le più importanti istituzioni culturali nazionali e del mondo (il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia di Madrid, il Museo di Stato di San Pietroburgo, il Museo del Cremlino di Mosca, il Louvre, il Palace Museum di Pechino), e con quelle programmate si è scelto il difficile compito di generare e di stimolare questa preziosa curiosità intellettuale nel maggior numero di persone possibile, al di là delletà, del' grado di istruzione, del contesto sociale, ritenendo questa una vera e propria missione educativa e formativa, che ha l'obiettivo ambizioso di contribuire a plasmare le coscienze, aprendole alla realtà della nostra storia ed allo stupore verso la bellezza, ovunque essa si manifesti.
L'ambizioso percorso teso a conoscere ed a valorizzare il patrimonio artistico e culturale espresso dalle diverse civiltà che hanno popolato il Mediterraneo, articolato nella realizzazione di un volume che racconta le affinità e le divergenze espressive di quelle culture con il contributo sinergico e fecondo di studiosi arabi, musulmani e cristiani, israeliani e turchi, greci ed africani, nonché nella costituzione di una Fondazione per lo sviluppo economico, culturale e sociale del Mediterraneo, per l'ideazione e la realizzazione di iniziative e progetti condivisi, diretti all'affermazione di una comune identità mediterranea, è una testimonianza eloquente di questo progetto culturale.
La mostra si colloca all'interno di questa linea programmatica, proponendosi di approfondire la conoscenza di un periodo assai complesso della nostra storia, ma popolato da geni assoluti, che avrebbero dato vita a quella nuova temperie universalmente nota col nome di "Rinascimento", valorizzando il contributo ad esso offerto dal contesto politico-culturale proprio della Città Eterna.


Cappella Carafa
Nell'ambito della mostra "Il Quattrocento a Roma. La rinascita delle arti. Da Donatello a Perugino", allestita nelle sale del Museo del Corso, verrà mostrato per la prima volta il modello tridimensionale digitale della Cappella Carafa, di Santa Maria Sopra Minerva a Roma, ottenuto con una tecnica di ripresa assolutamente innovativa ed originale, basata sull'impiego di un radar ottico a colori sviluppato presso il Centro di ricerche ENEA in Frascati.
Il dispositivo impiegato è in grado di fornire immagini tridimensionali a colori con risoluzioni assai superiori ai dispositivi convenzionali conosciuti; questo permette applicazioni in ispezioni visive e metrologia utili nel campo dei beni culturali, finalizzate alla manutenzione, al monitoraggio del degrado, alla diagnosi e al supporto ad operazioni di restauro. Questo sistema è stato inventato dai ricercatori del laboratorio di Visione Artificiale della divisione Tecnologie Fisiche Avanzate del Centro ENEA di Frascati ed è coperto da numerosi brevetti ENEA nazionali ed internazionali. La finezza del dettaglio registrato nelle tre dimensioni spaziali è così elevata da permettere misure di particolari su affreschi ed intonaci dell'ordine di frazioni di millimetro senza alcun ausilio di ponteggio, in quanto la macchina è pienamente efficiente alla distanza di parecchi metri. In questo modo è possibile procedere all'analisi di dipinti su pareti o volte di chiese, altrimenti ispezionabili tradizionalmente solo con l'impiego di impalcature o macchine ingombranti necessarie per una ispezione ravvicinata.
Possono così, per esempio, essere monitorate a distanza anomalie caratteristiche dei dipinti parietali come rigonfiamenti sub-millimetrici dovuti ad infiltrazioni di umidità o le lente migrazioni di colore su punti particolari della superficie affrescata dovuti agli attacchi di agenti inquinanti. La figura mostra un particolare della volta della Cappella Carafa ripreso col radar a colori ITR100. Il radar ottico tridimensionale impiegato nella ripresa delle immagini esposte è denominato ITR100 ( Imaging Topological Radar ) ed impiega tre fasci laser di lunghezze d'onda corrispondenti ai tre colori primari (RGB) e modulati ad altissima frequenza. Questi fasci sono tali da permettere il raggiungimento dei limiti estremi di qualità dell'immagine possibili nel campo dell'ottica: questo è il motivo dell'accuratezza dei dettagli che possono, ad esempio, essere forniti ad un restauratore per il monitoraggio dei colori o per operazioni di riparazione e manutenzione delle opere d'arte. Nell'immagine qui riprodotta, si può apprezzare un particolare della volta della Cappella Carafa, dal quale emergono, grazie al sistema impiegato, alcuni difetti dell'intonaco ed alcuni graffi che, nelle immagini originali (registrate con files molto ‘pesanti' dal punto di vista computazionale), possono essere misurati, in estensione e profondità, con grande dettaglio, come se ci si trovasse in una posizione molto ravvicinata, mentre la postazione ITR100 era collocata a ben 12 metri di distanza dalla volta.
Per ogni elemento dell'immagine il radar ottico fornisce, oltre alle coordinate spaziali, anche i tre valori di riferimento (tonalità, saturazione e luminosità) che identificano in modo univoco il suo colore esprimibile poi in valori numerici e diagrammatici grazie a particolari tecniche conosciute nell'analisi colorimetrica, in modo da poter essere analizzate e caratterizzate tra i molti milioni di colori registrabili dal sistema. L'accuratezza spaziale dei dettagli e l'identificazione del colore per ogni singolo pixel (in questo caso se ne possono contare ben 600.000.000) permettono di reperire tutta quella grande messe d'informazioni sullo stato della volta necessarie alla pianificazione di un eventuale intervento di restauro, inclusa la possibilità, con ulteriori sviluppi e applicazioni, di integrare in un contesto multimediale dati complementari sulla superficie in esame come termografie, analisi spettroscopiche, radiografie.

Informazioni

Il Quattrocento a Roma. La rinascita delle arti da Donatello a Perugino


Luogo: Roma - Museo del Corso
Via del Corso, 320 - Roma

Periodo: dal 29 aprile al 7 settembre 2008

Orari: tutti i giorni dalle 10 alle 20, giovedì e venerdì dalle 10.00 alle 23.00. Lunedì chiuso

Ingresso: intero 9,00 Euro, ridotto 7,00 Euro; scuole: gratuito

Catalogo: Skira

Info: tel. 06 916508451