Arte

Maestri del '900. Da Boccioni a Fontana
La collezione di un raffinato cultore dell'arte moderna

MartRovereto
Dal 13 ottobre 2007 al 20 gennaio 2008

Cinquanta capolavori dell'arte moderna italiana, da Boccioni a Balla, Carrà, Savinio, Sironi, Fontana e due sale intere dedicate rispettivamente a de Chirico e Morandi, questo è il "tesoro" della splendida raccolta d'arte di Luigi Ferro.
Il Mart lo espone, per la prima volta nella sua completezza, dal 13 Ottobre 2007 al 20 Gennaio 2008, grazie al generoso deposito a lungo termine, voluto dagli eredi per continuare a far vivere la sua passione per l'arte.
Con l'arrivo di questo nuovo deposito, il percorso museografico permanente dedicato al 900 italiano del Mart, acquista nuova qualità artistica e ulteriore completezza storica.
Le opere collezionate da Luigi Ferro - uomo d'impresa che a partire dagli anni Ottanta ha affidato all'arte un fortissimo desiderio di elevazione spirituale - sono tutte di eccezionale valore.
Non sono state collezionate in base ad un progetto storico-critico preciso, ma piuttosto sull'onda di trasporti emozionali ed istintivi: la figlia Camilla ricorda a questo proposito un'illuminante frase del padre, dopo l'acquisto di una tela: "Questo quadro appaga la mia anima: finalmente, adesso che è mio, posso emozionarmi ogni giorno".
Ogni nuovo dipinto entrato in collezione, ha dato avvio ad un cammino di conoscenza, artistica ma anche spirituale, a proposito del quale la figlia Camilla, nel suo scritto in catalogo, parla di "intelligente passione", consapevolmente perseguita dal padre in contrapposizione al collezionismo speculativo.
Il percorso espositivo mostra come il collezionista abbia maturato negli anni un gusto molto selettivo, arrivando a dare alla sua raccolta un indirizzo artistico coerente, al cui centro sta sicuramente la passione per la più innovativa pittura figurativa italiana del primo 900, ma anche l'approdo, negli anni estremi, al concettuale di Fontana, una scelta sicuramente foriera di una svolta consapevole verso la più recente contemporaneità.
L'esplodere delle "emozioni", che la famiglia Ferro ricorda come la scintilla che lo faceva avvicinare ad ogni nuova opera, rispondeva alla sua esigenza di ritirarsi nell'intimità di un mondo fatto di bellezza e armonia, ma anche di quesiti complessi e di fughe nella più spericolata creatività: la costruzione passo dopo passo della sua raccolta non fa che riflettere questa sua esigenza.
Tutto ciò è del resto dimostrato dalla presenza di alcuni capolavori del futurismo, ma anche dalla scelta dei pittori di Novecento, che include tra gli altri autori ben al di sopra della retorica del ventennio, come Morandi, Guidi, de Chirico, de Pisis, Savinio.
Luigi Ferro era dotato di una straordinaria capacità nella quale si esprimeva anche al meglio il carattere dell'uomo d'impresa conquistato dall'arte: quella di riconoscere immediatamente la qualità e rarità di un'opera. E fu proprio grazie a quest'intuito che poté aggiungere alla propria collezione lo splendido dipinto di Sironi Il Pescatore (1925), una tela sparita dal mercato fin dalla data della sua esecuzione e che appena gli venne segnalata in vendita nel 2000 in una casa d'aste svizzera, egli decise di acquistare comprendendone immediatamente il valore.
Una segnalazione a parte meritano due importanti nuclei, particolarmente illuminanti per il percorso artistico dei due maggiori rappresentanti del 900 italiano, quello di Giorgio de Chirico e quello di Giorgio Morandi. Di entrambi sono presenti in collezione ben otto opere.
Le preziose testimonianze di Camilla Ferro chiariscono bene quale fosse il posto di questi due artisti nel pantheon pittorico del padre: "Comperare l'Autoritratto (1924) di Morandi - diceva Luigi Ferro - è stata una delle cose più belle che ho fatto nella vita".
Ed a proposito di de Chirico, sempre la figlia Camilla ricorda il padre immobile per ore davanti ai Cavalli in riva al mare, 1924 o ai Mobili nella valle, del 1927.
L'allestimento del Mart valorizza appieno questi due importantissimi nuclei, dove fanno mostra di sé, oltre alle tele ricordate, Fiori di campo,1913, la Natura morta con pere del 1924 e tre Paesaggi di Giorgio Morandi. L'acquisto delle otto tele di Giorgio de Chirico, tra le quali spicca per il suo valore assoluto di "classica modernità" il grande dipinto Figure mitologiche del 1927, rappresenta secondo Gabriella Belli "la frontiera più avanzata della lunga e appassionante vita di Luigi Ferro collezionista. Del resto, quale artista meglio di de Chirico avrebbe saputo farlo sognare, con la complessità e l'arguzia che a lui tanto piacevano?"
Uscendo dall'ambito domestico e approdando alle sale del Mart, grazie alla generosità degli Eredi, il sogno del collezionista diventa sogno condiviso con il pubblico.

A cura di: Gabriella Belli
Comitato curatoriale: Beatrice Avanzi, Elisabetta Barisoni, Nicoletta Boschiero, Margherita de Pilati, con la collaborazione di Lara Sebastiani