Arte

I colori della rosa. Purezza e Passione nell'Arte dal 400 ad oggi

Caraglio (Cn) - Il Filatoio Rosso
Dal 28 giugno al 25 ottobre 2009

Mistica e carnale, simbolo della Passione ma complice di ben altre passioni.
Attributo di Venere così come della Vergine Maria. Se abbinata a Santa Rita ricorda un grande miracolo, ma per i veneziani è semplicemente il “bocolo”, strumento per innamorati un po' sognatori. Ha dato il nome alla pia tradizione del Rosario ma per Carlo Magno era un fiore tanto bello e perfetto da decretarne ufficialmente la coltivazione nei giardini di tutto il suo Impero.

Vincenzo Migliaro - Estasi, olio su tela, cm 38,7x48 Varese - Collezione privata - Courtesy: Bologna, Bottegantica

Agostino Arrivabene - Corona Santa, 2008 - Olio su tela cm 80x90 - Piacenza, collezione privata

Giovanni Stanchi - Rose in un paesaggio, olio su tela, cm 54x74 - Legnano, Collezione Romigioli

Giacomo Balla - Rose ardenti, 1938 - Olio su tela cm, 81x99 - Collezione Terrazzi


Giovanni Boldini - Beatrice Susanne Henriette van Bylandt, 1901 - Olio su tela, cm 52,5x55,5 - Genova, Raccola Frugone

Giuseppe Maria Crespi - Donna con rosa e gatto - Olio su tela, cm 67x56,5 - Bologna, Pinacoteca Nazionale

Gabriella Rivalta - Spilla Rosa Miniata, 1985 - Smalto a fuoco su oro

Vincenzo Irolli - Tra le rose - Olio su tela, cm 76x6.1 Bologna - Collezione privata - Courtesy: Bologna, Bottegantica


Francois Boucher - La giardiniera - Olio su tela - Roma, Galleria nazionale d'arte antica

Antonio Bottinelli - La primavera - Marmo, cm 65x45x29 - Genova, Galleria d'Arte Moderna

Antonio Donghi - Il giocoliere - Olio su tela, cm 116x86,5 - Collezione Unicredit Group

Francesco Trevisani - Cleopatra, 1700-1710 c. - Olio su tela, cm 100x75 - Roma, Collezione Fabrizio Lemme

Tutti, almeno una volta nella vita, l'abbiamo offerta, o ricevuta, rigorosamente rossa, si trattasse di dichiarare la nascita di un amore o di riprenderne le fila dopo un qualche incidente di percorso.
È un simbolo così forte di bellezza ed eternità che non pochi grandi uomini e meravigliose donne l'hanno tanto amata da volerle dare i loro nomi e cognomi. È lei, la rosa, non a caso “la Regina di tutti i fiori”.

Dal 28 giugno e sino alle brume autunnali il culto della rosa avrà un suo tempio: il Filatoio Rosso di Caraglio, luogo di singolarissima malia, la “casa delle seta” che sembra uscita dalla fantasia di un cartonista hollywoodiano e che invece da tre secoli domina l'ingresso della Val Grana, una delle meravigliose valli che portano l'estremo cuneese a lambire il Parc Natural de Mercantour, nella contigua Francia.
Di mostre dedicate alla rosa nel mondo se ne propongono oltre 20 mila ogni anno ma nessuna potrà mai essere come quella di Caraglio. Qui infatti la rosa trionferà non come piccolo arbusto da inserire nel proprio giardino ma come oggetto-soggetto della grande arte e delle arti cosiddette applicate, in un sontuoso, fantastico excursus che partirà dal tardo Medio Evo per confluire all'oggi. Avremo rose dipinte, scolpite, trasformate in gioielli o in vetrate, persino in poltrone, rose protagoniste di pale d'altare, di quadri intimamente devozionali, di allegorie e baccanali, soggetto di pannelli decorativi per privatissimi boudoir, ma anche di piatti, servizi da té, argenterie preziose, stoffe…

Andreina d'Agliano e Alberto Cottino, curatori della grande mostra, hanno dovuto scegliere precise linee di lavoro: il tema della rosa nell'arte è talmente vasto da rischiare di ridurlo a genericità. Di qui la scelta di individuare precisi ambiti di ricerca, corredandoli con opere di altissima qualità, veramente emblematiche del tema di sezione in sezione individuato. Determinante, per garantire il livello davvero altissimo alla mostra, è stata la collaborazione “nel nome della rosa” di molti tra i maggiori musei italiani e non solo.
Il percorso segue un ordine tematico e cronologico. Si parte dal tema della “Rosa Mistica” ricordando come la rosa del Paradiso Terrestre fosse senza spine, cresciute solo dopo la cacciata di Adamo. Se il colore rosso ricorda il sangue di Cristo, i cinque petali e le spine richiamano la sua Passione e morte. Senza spine è la rosa bianca che rappresenta la purezza virginea della Madre di Dio. Ma, nella tradizione ebraica, la stessa rosa, bianca e senza spine, arrossisce di vergogna e mette gli aculei dopo aver assistito alla disobbedienza di Adamo.
Dalla rosa mistica alla rosa profana. Ed ecco il fiore accompagnare il ritratto di dame, simbolo della vanità e della bellezza, a richiamare Venere e Amore, talvolta fiore singolo tenuto in mano, più spesso profluvio di fiori, tanto da dare alla rosa e non alla dama il vero ruolo di protagonista.
La rosa è sempre stata caricata di significati allegorici ed eccola come Flora o come simbolo della caducità della bellezza. Ambivalente fiore: la rosa è rinascita, sbocciare di nuove forze e memento dell'ineluttabilità della morte, dell'Amor Sacro e dell'Amor Profano, come nell'omonima opera di Tiziano.
Ma l'esplosione della rosa, la “rosamania” collettiva risale all'Ottocento ed è vera, piacevole epidemia: naturale che la pittura, ma anche le arti decorative ne siano influenzate, con esiti spesso altissimi. Si amano i fiori e si indaga il loro linguaggio simbolico, fattori, entrambi, che portano ad un aumento dell'elemento floreale sia nei mobili sia nelle arti applicate. In pittura la rosa viene associata alla passione giungendo, verso il finire dell'Ottocento, ad una pittura che suscita visioni oniriche animate di enigmi e mistero, con un simbolismo estetizzante che si avvale di elementi decorativi naturalistici e floreali, di rose in particolare.
Un capitolo della mostra è dedicato, non a caso, all'art nouveau che, come il successivo dèco affonda le radici in un naturalismo che ha nei fiori prototipi amatissimi Lo si evidenzia nelle arti applicate dove l'attenzione al magnifico fiore non mostra cedimenti continuando anche oggi ad influenzare designers e stilisti.
Tutto per la gioia degli infiniti adepti del meraviglioso, coinvolgente, eterno culto del più bel fiore del mondo.


La mostra, curata da Andreina d'Agliano e Alberto Cottino in collaborazione con Roberta Orsi Landini e Carlo Sisi, è organizzata dall'Associazione Culturale Marcovaldo in collaborazione con la Regione Piemonte, il Comune di Caraglio e la Fondazione Filatoio Rosso.

L'evento è reso possibile grazie al sostegno della Compagnia di San Paolo, della Fondazione CRC e al contributo della Fondazione CRT.


I molti petali di una grande mostra trasversale
Non è una mostra di rose bensì sulle rosa, sul suo significato e uso nell'arte lungo un arco di più di cinque secoli, per rispondere a domande che forse talvolta sono state poste sulla profusione o presenza di questo fiore in sculture e dipinti ma anche tappezzerie ceramiche e gioielli.

La mostra che apre al Filatoio di Caraglio, a cura di Andreina d'Agliano e Alberto Cottino, è stata concepita in maniera che si può definire “trasversale”, compiendo un viaggio diviso a tappe in cui vengono esaminati i diversi significati e motivi che convalidano la presenza di questo elemento iconografico esemplificato in diverse sezioni di un percorso di grande originalità.

Si viene invitati in mostra da una stanza con un turbinio di rose proiettate sulla parete che fanno da sfondo agli abiti di Cappucci e Fendi, prima di esser introdotti nella sezione dedicata alla rosa mystica, uno dei più noti e importanti attributi mariani, qui documentato dalla deliziosa Madonna dell'Umiltà del raro aurifex e pittore abruzzese Nicola da Guardiagrele (ante 1422), proveniente dagli Uffizi di Firenze e dalla Madonna del Museo Civico di Torino, attribuita a Fermo Tizoni da Caravaggio (fine XV secolo). La figura della Vergine è in questo quadro rappresentata con la siepe di rose sullo sfondo, esemplificazione dell'Hortus Conclusus, memoria del giardino chiuso del Cantico dei Cantici, a cui dedica proprio un saggio in catalogo Margherita Azzi Visentini. La presenza della rosa nell'Hortus Conclusus assume un valore anche cristologico, a causa delle spine riferimento alla corona indossata sa Cristo durante la Passione.

Vanno segnalate in questa sezione due importanti opere dedicate alla Madonna del Rosario, la cui liturgia fu introdotta dai cisterecensi nel XIII secolo ma rinforzata da papa San Pio V che dopo la battaglia di Lepanto inserisce la festa nel calendario liturgico (7 ottobre): le pala tardo cinquecentesca del marchigiano Simone de Magistris e del secentista genovese Giovan Battista Paggi sono esemplificative di questa tematica.

Una tela seicentesca della cerchia di van Dyck raffigura la Madonna della rosa, la cui diffusione fu ampia soprattutto nel XVII secolo. Uno splendido esempio di Jan Brueghel, proveniente dal Museo Liechtenstein di Vienna, completa la serie. La ‘sezione religiosa' è anche corredata con alcune tele raffiguranti Santa Rosalia (Anton Maria Vassallo, XVII secolo; Genova, Galleria Nazionale di Palazzo Spinola) .
Simbolo della Vergine, la rosa trionfa sui paramenti liturgici barocchi. Realizzata con le tecniche più sofisticate di ricamo, appare fra serti e ghirlande fiorite riprodotta realisticamente. Alcuni paliotti d'altare e vestimenti ecclesiastici, splendidi per ricchezza di decorazione e disegno – molti provenienti da conventi e chiese genovesi – esemplificano in mostra questa produzione. Fra questi va citato lo splendido paliotto su disegno di Domenico Piola, proveniente dal museo diocesano di Genova.

Dalla rosa mistica si passa alla rosa come attributo femminile, e il fiore è motivo che ritorna in ritratti e figure allegoriche, dall'imponente Maria Farnese di Nicolas Régnier (1638 circa) all'inedito capolavoro firmato da Pierre Subleyras (Maria Luisa di Borbone), grande riscoperta proposta in mostra, al magnifico ritratto di Maria Cristina di Borbone di Elizabeth Vigée Le Brun (Napoli, Capodimonte), ad altri ritratti settecenteschi (Giuseppe Duprà, Stern). Una doverosa citazione, poi, ai due straordinari momenti del Settecento rappresentati dalla Donna con rosa e gatto di Giuseppe Maria Crespi (Bologna, Pinacoteca Nazionale) e dalla La piccola giardiniera di François Boucher (Roma, Galleria Nazionale di Palazzo Barberini), che impreziosiscono la mostra e con cui idealmente si chiude questa sezione: il primo è un'intensa e misteriosa raffigurazione di una ragazza che mostra una rosa con cui accarezza un gattino, simbolo evidente di caducità ma forse anche pregna di altri significati, un quadro denso di contrasti luministici e profondi contenuti, mentre il secondo rappresenta una piacevole e leggiadra fanciulla in un delizioso contesto agreste e primaverile, allietata da colori chiari e sereni. Due estremi opposti di un secolo complesso come il Settecento, accomunati entrambi dall'evidenza data alle rose, uno dei fiori più amati in pittura.

Non mancano però grandi autori dell'Otto e Novecento, secoli in cui la rosa viene associata ancora alla figura femminile, alla caducità della natura umana, emblematica di passioni, visioni oniriche o significati misteriosi.

Fra le opere più significative, ricordiamo “Alaide in giardino” di Cristiano Banti, proveniente dalla Galleria di Arte Moderna di Palazzo Pitti, il “Giocoliere” di Antonio Donghi, della collezione dell'Unicredit e lo splendido “Autoritratto con rosa” di De Chirico, da collezione privata.

Misticismo, passione e ovviamente naturalismo: a questa sezione appartengono una serie di opere che riproducono la rosa in modo fedele e meticoloso, opere con incisioni acquerellate di grande pregio, proveniente dalla Biblioteca Nazionale di Firenze, fra cui le magnifiche “Roses“ di Redouté, o la splendida opera “Rose Bianche” di Georg Friedrich Waldmueller del Liechtenstein Museum, o ai quadri di Maurizio Bottoni, pittore botanico contemporaneo che alle rose ha dedicato tempo ed attenzione.

Ma un lavoro trasversale sulla rosa non sarebbe completo senza esaminare il vasto repertorio delle arti decorative, che fin dal XVII secolo hanno visto la rosa trionfare: oltre ai paramenti sacri seicenteschi, in cui questo fiore veniva abbondantemente usato, un vero trionfo della rosa si avrà soprattutto a partire dal Settecento, che oltre che nei ritratti femminili, la vide motivo protagonista in arredi, porcellane e abiti.

Come motivo di tessuti di abbigliamento la rosa non appare prima del secolo XVIII, in cui conquista il ruolo da protagonista. La rosa è ora il fiore di Venere e rosa è il colore dell'Aurora, che schiude alla luce un mondo nuovo alla cui costruzione le donne desiderano partecipare. Fondamentale nella vita culturale del tempo e in quella della corte, la figura femminile afferma la funzione civilizzatrice di Amore e Bellezza. Madame de Pompadour e le regine d'Europa si fanno ritrarre in abiti rosa e/o decorati con rose. Anche la figura, disegnata dalla linea sartoriale, con la gonna ampia decorata con applicazioni e ruches ricorda una rosa rovesciata.
Rosa è anche il filo che lega l'Oriente all'Occidente. Il gusto per l'esotico determina un cambiamento di cromia, di valori estetici e di disegno nella produzione tessile e nella moda, che porta in primo piano le tonalità delicate. Anche gli uomini del Settecento si vestono di rosa.

Il rosa sarà anche il colore dominante di splendide porcellane: basti pensare al color rosa introdotto nella porcellana di Sèvres , di cui figura una splendida brocca dipinta a nastri proveniente da Palazzo Pitti e già parte della collezione della Duchessa di Parma, come pure va menzionato il servito in porcellana di Vienna a forma di rose, proveniente dal Museo di Arti Applicate di Vienna o la splendida zuppiera di Cozzi con rose applicate, del Museo Civico di Torino.

Anche i mobili settecenteschi sono dominati dal motivo della rosa, dipinta sui mobili laccati veneziani, di cui è presente in mostra uno splendido esempio di culla proveniente dal Museo di Ca' Rezzonico di Venezia oppure lavorati in volute o disegnate su superfici impiallacciate.

La rosa emerge nelle arti decorative anche nel secolo XIX, divenuta emblema della fragilità della donna e della sua incapacità di autodeterminazione, soggetta a tutte le incongruenze e i pericoli delle passioni. Il colore rosa, delicato ed incerto, sparisce quindi dal guardaroba maschile. Mai passata di moda nella decorazione tessile per arredamento ed abbigliamento, la rosa torna a fiorire in forme nuove e stilizzate negli anni Venti del XX secolo, simbolo ora di una femminilità assertiva e di una seduzione fondata sulla parità dei sessi.

Troviamo la rosa, nel ricco repertorio floreale di fine Otto-primi Novecento, utilizzata maggiormente dall'asimmetrica e fluttuante Art Nouveau che dalla più stilizzata Art Déco, sebbene in tono minore rispetto all'iris, al giglio, al papavero o alla margherita. Inoltre, mentre l'Art Nouveau, figlia di un naturalismo descrittivo e sensuale, proveniente dal Simbolismo e dal Giapponismo, tende a una resa precisa e realistica e, quindi, di più facile identificazione, l'Art Déco generalizza, nel sua stilizzazione, l'elemento floreale, la cui identificazione precisa si fa più difficile: le rose potrebbero essere anche camelie o peonie, la soda compattezza, la geometrizzazione delle corolle e dei petali le spoglia del naturalismo per trasformale in eleganti e raffinati elementi decorativi. Tuttavia, sia nel primo che nel secondo periodo, la rosa compare su ceramiche, vetri, bronzi, gioielli, stoffe, mobili, pochoirs, portando con sé gli antichi simboli e significati. La usa Galileo Chini nell'eleganti maioliche preraffaellite prodotte a Firenze a fine ‘800 e in quelle più klimtiane di San Lorenzo in Mugello, la usa in Francia la Scuola di Nancy e, soprattutto, Gallé con le struggenti e decadenti Roses de France miracolosamente plasmate in pasta di vetro e applicate su vasi e coppe. A Murano sono il motivo prediletto delle invenzioni a murrine degli Artisti Barovier e dei Fratelli Toso, a Milano e a Roma ornano a profusione le belle vetrate a piombo che rallegrano le costruzioni liberty della buona società, come quelle provenienti dal Casino delle Civette di Villa Torlonia. E così le ritroviamo nei bei mobili di Issel e di Quarti, nei raffinati e smaglianti pochoirs di Lepape, Iribe, Barbier e Brunelleschi.

Un panorama completo non poteva mancare senza prendere in esame il gioiello, ornamento raro e prezioso della figura femminile: rappresentante soprattutto la produzione Otto e Novecentesca, la sezione del gioiello prende in esame la lavorazione del corallo, ampiamente presente in mostra con esemplari della collezione Ascione di Napoli. Non mancano inoltre significativi esemplari di oreficeria popolare del museo Leone di Vercelli, mentre la miglior oreficeria valenzana del XX secolo è raffigurata da spille e boccioli di rosa ornati di brillanti e rubini.
Non manca in mostra un omaggio al contemporaneo, con la presenza dell'opera “Strange Contract” di Donald Baechler, dal MART di Rovereto o le tre rose in bianco e nero “Rosa Rosita e Rossella” di Aleksandra Mir, eseguite dopo la sua presenza durante la Biennale di Venezia del 2006.

La mostra è corredata da un catalogo edito da Silvana editoriale, che è completo di diversi saggi scritti da un comitato scientifico di alto profilo: Margherita Azzi Visentini, Lia Lenti, Gianni Venturi, Carlo Sisi, Roberta Orsi Landini, Alberto Cottino, Andreina d'Agliano, Marzia Cataldi Gallo, Maria Grazia Massafra, Elena Accati, Carla Cerutti, Laura Casprini, Carla Pinzauti.

Informazioni

I colori della rosa. Purezza e Passione nell'Arte dal 400 ad oggi


Luogo: Caraglio (Cn) - Il Filatoio Rosso
Via Matteotti, 40 - 12023 Caraglio (Cn)

Periodo: dal 28 giugno al 25 ottobre 2009

Orari: dal 28 giugno al 30 agosto: da giovedì a sabato 17.00-22.00; domenica e festivi 10.00-14.00 - 17.00-22.00; dal 3 settembre al 25 ottobre: da giovedì a sabato 14.30-19.00; domenica e festivi 10.00-19.00

Ingresso: biglietto intero 7,00 Euro; biglietto ridotto 4,00 Euro (7-14 anni; maggiori 65 anni; soci Marcovaldo; soci ACLI; Unitre Savigliano e Racconigi; docenti di Lettere, Architettura e Belle Arti; possessori Conti Correnti Genius e Re-Play di UniCredit Banca, soci Touring Club); ingresso gratuito: fino a 6 anni, giornalisti, residenti in Caraglio (domenica mattina), possessori di Abbonamento Musei Torino Piemonte in corso di validità, possessori di Tessera Artea

Info: numero verde della Regione Piemonte 800 329 329
Prenotazioni: Associazione Culturale Marcovaldo, tel. 0171 618260