Design

Monica Armani: la leggerezza del rigore

di Paola Jori

In questi anni il design è stato il veicolo di una certa educazione estetica che ha coinvolto un ampio numero di persone, ormai perfettamente in grado di riconoscere ed apprezzare un manufatto "ben disegnato". L’oggetto d’uso è, per sua natura, complesso, denso di significati e porta in sé riverberi che gli saranno propri nel momento in cui entrerà nel vissuto. La storia degli oggetti rientra infatti in una più generale storia della cultura, secondo una prospettiva antropologica che ha il suo fulcro nella produzione delle cose e nel loro stesso senso. Disegnare un mobile, come un utensile significa dunque costruire qualcosa con cui sia possibile stabilire rapporti non soltanto di uso e funzionalità, ma anche di natura psicologica, simbolica e poetica; permette di esaltare quei valori culturali che consentono di uscire dalle rigide classificazioni formali. Questo ci aiuta a considerare che l’estetica delle cose educa a vivere consapevolmente ed in sintonia con la propria storia.

Monica Armani, PU.03.10

Monica Armani, PU.03.10

Il campo di interessi e di operatività del designer è oggi dilatato ad ampio raggio, poiché sempre più vasta è la gamma dei prodotti chiamati a rispondere alle crescenti esigenze dell’uomo, che vanno a combinarsi con un’allargata offerta di tecnologie innovative all’interno dei processi produttivi. La sua sfera di competenza spazia necessariamente dal tradizionale campo della progettazione dell’oggetto, al controllo del suo impiego, per finire addirittura alla sua dismissione. Il designer è chiamato inoltre ad individuare le proiezioni future delle necessità e, in base a queste, a pianificare i nuovi obiettivi calibrati sulle innovazioni della produzione.

Monica Armani, PU.01.12

Monica Armani, PU.01.12
Le cose durano più della gente
Things last longer than people

In questo universo sorprendentemente vasto e sfaccettato, non si può che rimanere affascinati dall’immensità del possibile creativo che si concretizza in immagini, gesti, pensieri e linguaggi. Di fronte alla massa dei prodotti del nuovo design, risulta tutt’altro che facile identificare attualmente uno stile, una linea pressoché univoca che coincida con un’idea portante, riconducibile ad una regola estetica. Le forme sono tante: paiono moltiplicarsi costantemente, smentirsi a vicenda; contraddittorie e provocatorie. Per questo, entrando nell’universo creativo di Monica Armani, si avverte la sensazione di poter alleggerire la complessità di questo momento.

Monica Armani, OF.01.23

Monica Armani, OF.01.23

La sperimentazione su alcune forme, su alcuni elementi, sembra tagliare trasversalmente architettura e design, campi nei quali il suo lavoro è equamente ripartito. Esiste infatti una sostanziale contiguità tra i ruoli di disegnatore industriale e di architetto: solo la scala d’intervento appare diversa, l’atteggiamento progettuale è invece analogo. Il suo fare si manifesta immediatamente coerente e fedele ad un’idea, da un lato, d’inseparabilità dai caratteri naturali e storici dello spazio fisico in cui ogni suo intervento viene a collocarsi, dall’altro del destino di diretta incidenza sulla qualità stessa del vivere e del realizzarsi delle persone. Tali sono le note distintive riscontrabili in una continuità di lavoro condotto lontano da rumori polemici come da eccessivi radicalismi di posizione, fissato bensì nell’approfondimento di uno studio preciso e puntuale, mai enfatizzato ma semmai vissuto, delle forme, dell’ergonomia, della trattazione della luce, protagonista assoluta delle sue ispirazioni architettoniche. L’innovazione, pensa Monica Armani, passa attraverso la coscienza del proprio passato e della propria storia.

Monica Armani, OF.05.06

Monica Armani, OF.05.06

Inequivocabile è l’influenza che il razionalismo ha avuto nel suo agire, aria respirata in casa prima, nello studio paterno poi ed infine zoccolo fondamentale della sua successiva formazione, arricchita dalle esperienze maturate presso importanti studi di architetti americani. Una condotta basata su una rigorosa armonia d’estetica ed efficienza, di rispondenza dell’oggetto alla propria funzione, senza tuttavia cadere mai nel paradosso secondo il quale la forma migliore è quella prodotta dal perfetto adeguamento del prodotto al suo impiego, come se la tecnica potesse sottrarre una forma al flusso della storia. Senza piegarsi alle esigenze di un mero linguaggio espressivo o alle elaborazioni di una geometria eccessivamente mentale, quali quelle di un razionalismo, appunto, troppo incline a soluzioni di un rigore al limite dell’astrazione, Monica Armani si affida ad alcune linee guida di una personale ricerca che propugna un’architettura pura e pulita. Nel design ravvisa valide esplorazioni condotte secondo una sintassi essenziale, da cui derivano i tratti distintivi delle sue creazioni: volumi ridotti a nude superfici, regolarità in contrasto col concetto di simmetria, perfezione del dettaglio opposta all’apparato decorativo, uso del bianco come sinonimo di purezza e lucentezza. La severità dei mezzi, l’essenzialità delle forme, l’eleganza ricercata delle proporzioni, il gusto dei particolari uniti all’impiego di materiali moderni e costantemente testati paiono ispirati da una sorta di necessità e spontaneità di dialogo ricettivo con i contesti. Sorprende la libertà con la quale nelle sue creazioni, orientate prevalentemente alla disamina di un sistema di piani di appoggio e di sedute, riesce a combinare un intero repertorio di forme geometriche, in cui vanno ad articolarsi spazi più complessi. È questa l’idea fondante di Progetto 1, il cui elemento essenziale è un tavolo che, sviluppato modularmente, dà vita ad infinite configurazioni elaborate sul piano orizzontale e, in forma di prototipo, anche verticale. Armani applica dunque il suo principio a pochi tipi fondamentali che adatta a diverse funzioni. Volumi ridotti ad un’associazione di superfici e di piani si configurano quali sintesi di tecnica ed arte, scaturite dalle esigenze funzionali in stretta simbiosi con la tecnologia moderna. Contenitori, panche, divani, basi per computer e penisole divengono soggetti di un arredo che rifugge da ogni complessità ed incoerenza, basato sul nitore e la chiarezza dei significati, pensato per un impiego agevole, mobile, in armonia con la vita che li deve animare. Esaminando Progetto 1 ed ora, embrionalmente, Progetto 2, si può capire come dalla ripetizione di un modulo si possa evolvere una sorta di versatilità, di opportunità infinite, come cioè un progetto non sia mai effettivamente concluso, ma vi si possa, al contrario, aggiungere sempre qualcosa.

L’allestimento proposto alla Galleria Civica di Trento, fusione di pensieri elaborati ora concretamente ora mentalmente, ribadisce quell’atto di continuità culturale che regola costantemente il procedere di Monica Armani, nell’affermazione di una coscienza del presente come eredità viva del passato, e del passato come valore perenne della continuità della storia.



Periodico trimestrale della Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento

Pubblicazione originale sul n. 2 di luglio - settembre 2002 di Work
periodico trimestrale della Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento


Monica Armani the lightness of rigour
by Paola Jori

In recent years design has become a conveyer for a certain type of education in aesthetics and has attracted a great number of people who are now perfectly capable of recognising and appreciating a "well designed" object. An object designed for use is by nature very complex, full of significance and it carries echoes of what it will become the moment it is used. The history of objects represents one of the greatest histories of our culture, and from an anthropological point of view, it has its basis in the manufacture of objects and their use. Designing furniture or a utensil means creating something that in the future will establish a functional, psychological, symbolic and poetic relationship with its user. By understanding these cultural values we can avoid strict formal classification, and be allowed to consider how the aesthetics of objects teaches us how to be more aware and in tune with our own history.

In addition, the interest in design and its use has spread to a wide variety of fields because the range of products called upon to fulfil human needs is ever-increasing as is the range of innovative technological production processes on offer.

A designer today has many roles: from traditional planning to control over the way the object is used and its size. A designer is also called upon to identify any future needs, to set himself new objectives in line with these, and to formulate new objectives based on the technologies available to him.

In this surprisingly vast and faceted field, we cannot but be fascinated by the immense creative possibilities which give shape to images, gestures, thoughts and languages. Faced with the large amount of objects created by new design it is far from easy to identify one particular style or line, which coincides with a fundamental aesthetic rule. There are many forms, which seem to constantly multiply, contradict each other and provoke. For this reason, when we enter Monica Armani’s creative world, we get the feeling that the complexities of this day and age have been alleviated.

Her experimentation with certain forms and elements appears to transversally cross both architecture and design, the two lines of work which Monica Armani equally embraces.

There is a strong contiguity in her work as industrial designer and architect. The scale of the objects might appear different, but the planning stage is the same. Her work is coherent and faithful to an idea: on the one hand the inseparable relationship between the natural and historical characteristics of the physical space in which her work will be placed, and on the other, the impact these objects will have on the quality of people’s lives and expectations.

These are the characteristics which we can find in all aspects of her work, which she carries out as far from controversy and radical measures as possible. She bases her work on an in-depth and accurate study, which is never emphasised but rather experienced, of forms, ergonomics, use of light, which distinguishes her architectural inspirations. Monica Armani believes innovation derives from the awareness of one’s past and one’s history. The influence of functionalism in her work is unequivocal. Her formation started first at home, and later by working in her father’s studio. She then pursued her interest in functionalism through her studies and her work experience at important architectural studios in America.

Monica Armani manages to blend aesthetics with efficiency, to ensure that an object fulfils its function, without ever falling into the trap of solely adapting an object to its use. She is aware that by doing so, aesthetics would be denied its important place in history. Without submitting to the requirements of a purely expressive style or to excessive mental geometric elaborations, such as those of funcionalism, which is too inclined towards severe solutions which reach the point of abstraction, Monica Armani relies only on a few personal guidelines which promote pure and clean lines in her architectural projects. In design, on the other hand, she recognises the need for essential syntax which distinguishes her creations: volumes reduced to naked surfaces, regularity in contrasts with the concept of symmetry, the perfection of details as opposed to decorative elements, the use of white as synonym of purity and brightness. The severity of the means, the essentiality of her forms, the refined elegance in the proportions she uses, the taste for detail together with the use of continuously tested modern materials seem inspired by a need for spontaneity and receptive dialogue between different areas.

It is surprising to note that the freedom which she adopts in her creations, mainly aimed at leaning and seating surfaces, can be adapted to more complex spaces through the use of a whole repertoire of geometrical forms. This is the basic idea of Progetto 1 (Project 1), where the essential element is a table, and which when modularly developed, gives life to an infinite amount of elaborate horizontal and prototype-like vertical configurations. Armani therefore applies her principle to a few but fundamental objects, which she adapts for different functions. Reduced volumes, applied to surfaces and planes, epitomise her art and technique, and stem from a strict symbiosis between the functional needs of the object and modern technology. Containers, benches, couches, computer desks and counters become the subject of designs which move away from complexity and incoherence and are based on purity and clarity of meaning. These objects are created with ease of use and versatility in mind, so as to be consistent with the needs of the user. By examining Progetto 1, and the beginning of Progetto 2, you can see how many infinite and versatile combinations can be arrived at by the reconfiguration of a single module, like a never-ending project to which something can always be added.

The installation presented at the Galleria Civica in Trento, which represents a fusion of elaborate ideas, some of which have been realised and others which are still in the planning stage, again follows on from the concept of cultural continuity which constantly dominates the work of Monica Armani. This represents a clear statement of her vision of the present as being inherited from the past, and of the past as being a perennial value in the continuity of history.