Indice degli articoli


Alla ricerca dell'espressione
di Riccardo Dalisi

Il numero lo si coglie con un atto intuitivo.
Che cosa c’è di più saggio? Il numero.
Che cosa c’è di più bello? L’armonia.
Due definizioni mistiche basilari dei Pitagorici.

Consideriamo per un attimo il disegno di Le Corbusier per la villa a Carthage:



Le Corbusier, Villa a Carthage

Le Corbusier, Villa a Carthage

La regolarità, la rigorosa scansione geometrica, le proporzioni armoniche di questo progetto sono scambiate per logiche derivazioni di un pensiero razionale. Dubito molto che il tutto funzioni così bene e che gli utenti non si siano lamentati: quel disegno è anzi molto lontano dalle esigenze della funzione. Ad un esame superficiale si potrebbe dire che l’esigenza dell’immagine purista e geometrica sia estranea ed insensibile all’aspetto emotivo. Qui appare l’esigenza di un momento contemplativo, platonico. Gli storici hanno frainteso l’armonia interna, il misterioso contenuto numerico che regge l’oggetto e ne regola i rapporti interni ed esterni, scambiando questi principi col pensiero razionale. Un approfondito ed appassionante studio sui pitagorici è stato fatto da uno dei grandi filosofi del nostro secolo. "Platone poteva, certo, dire legittimamente: "l’uguaglianza geometrica ha un gran potere e sugli dèi e sugli uomini". La definizione dell’amicizia, in un’altra espressione dello stesso passo, "l’amicizia unisce il cielo e la terra, gli dèi e gli uomini", ha esattamente lo stesso senso.

Come la scritta sulla porta della scuola: "non si entra qui se non si è Geometri", l’altra formula di Platone, "Dio è un perpetuo Geometra", è senza dubbio a doppio senso, e si riferisce insieme all’ordine del mondo e alla funzione mediatrice del verbo. Insomma, l’apparizione della geometria in Grecia è la più sfolgorante delle profezie che hanno annunciato il Cristo". (Simone Weil, Intuizioni precristiane)

Erroneamente si è pensato a tante espressioni creative come a momenti del tutto irrazionali e dettati dal puro istinto, solo perché‚ appaiono con il profilo contorto di una pietra. Anche le forme geometriche più pure e cristalline hanno origine da un momento prerazionale. Non a caso i Pitagorici mettono all’origine del mondo il fuoco.

"Nei numeri, la più semplice tra le cose matematiche - dice in sostanza Aristotele - i Pitagorici credettero di scoprire, molto più che nel fuoco, nella terra o nell’acqua, un gran numero di analogie con ciò che esiste o avviene nel mondo. Essi furono indotti ad ammettere che gli elementi dei numeri fossero gli elementi di tutto ciò che esiste e che l’universo intero fosse armonia e numero. Una tendenza religiosa assai antica, che non può fare meraviglia di trovare nel Pitagorismo primitivo, attribuiva a certi numeri un valore sacro, una virtù misteriosa" (da Leon Robin, Storia del pensiero greco, Einaudi).

L’interesse di tutto il pensiero contemporaneo per i presocratici coincide con l’interesse per quel legame tra logicità del razionale e fonte irrazionale, extrarazionale di ogni impulso vitale e della stessa origine del pensiero. Agli albori del Movimento Moderno, con John Ruskin, ad esempio, vediamo l’incertezza del pensiero: "Si penserà che in qualche modo ho limitato con avventatezza gli elementi del bello architettonico alle forme imitative. Non intendo asserire che ogni felice disposizione di linee è suggerita da un oggetto naturale, ma che tutte le linee belle sono adattamenti di quelle che sono più comuni nel mondo esterno; e che a seconda della complessità delle loro aggregazioni, la somiglianza all’opera della natura, come modello e aiuto, dev’essere più da vicino perseguita e più chiaramente osservata, e che oltre un certo punto, ed è un punto molto basso, l’uomo non può avanzare nell’invenzione della bellezza senza imitare direttamente le forme della natura" (da John Ruskin, Le sette lampade dell’Architettura, Jaca Book, Milano 1988).