Biografie

Achille Castiglioni

Achille Castiglioni

Architetto e designer, è nato a Milano nel 1918. Dal 1945 ha svolto un'attività professionale varia ed intensa, in particolare nel campo della progettazione architettonica, dell'arredamento e di allestimenti di mostre. Ha sempre operato in stretta collaborazione col fratello Pier Giacomo (scomparso nel 1968); ad essi, per un periodo limitato, si è associato il fratello Livio. Nel campo dell'industrial design si è particolarmente impegnato sia con la realizzazione di molteplici oggetti per la produzione di serie, sia sul piano dello studio e della ricerca, partecipando attivamente alla vita culturale dell'Adi, di cui è stato nel 1956 uno dei fondatori. Dal 1947 è stato presente alla Triennale di Milano. Dal 1971 è stato incaricato presso la facoltà di Architettura del Politecnico di Torino di "Progettazione Artistica per l'industria". Ha vinto il "Compasso d'oro" negli anni 1955, 1960, 1962, 1964, 1970, 1979.

È morto il 2 dicembre 2002 a Milano, a seguito di una brutta caduta verificatasi nel suo studio.

Sull'importanza e la responsabilità dei complessi problemi del design, Achille Castiglioni ha sempre avuto, per ricchezza di esperienze e saldezza di preparazione, una visione netta e cosciente.

<<La progettazione di un oggetto di serie industriale è anzitutto un processo integrale di continua partecipazione umana e di scelte che devono precedere e condizionare ogni metodologia settoriale: un'operazione di cultura, prima che una classificazione strumentale....

....È difficile dare una esatta definizione di industrial designer, ma credo che risulti chiaro quello che io definisco un vero industrial designer: colui che, lavorando in gruppo progetta e realizza oggetti veri per dei bisogni reali. Il suo lavoro è produrre oggetti di grande serie per la comunità: molto diverso da quello dell'artista che produce opere rare per sé o destinate a una élite...

Sgabello Mezzadro, Zanotta 1969

...I vari tentativi di dare definizioni sulla parola design sono quasi sempre inutili, ma è altrettanto vero che inquadrare, anche solo con labili confini, un'area di progettualità èabbastanza importante per combattere almeno la maniacale visione totalizzante del design di oggi: tutto, ovunque, è sempre design, dalla moda, all'architettura, dall'urbanistica, alla grafica, all'engeneering, ecc. Sostanzialmente invece si tratta di occuparsi seriamente e con caratteristiche non effimere del progetto di produzione, nel nostro ambiente artificiale, o meglio di accettare la sfida del progetto del futuro nostro artificiale.

La ricerca di progetto e l'esperienza estetica che la conclude e ne consente l'individuazione da parte del pubblico e della critica, non coincidono con l'esperienza di un'élite, ma è un atto compiuto dalla collettività nel conoscere tutto ciò che la circonda. I fatti estetici entrano nella progettazione anche attraverso la partecipazione di tutti gli operatori che concorrono alla realizzazione del prodotto che è il risultato di un'operazione culturale in quanto sintesi e non accumulo di tutte queste esperienze.

Esistono diversi comportamenti progettuali.

Un primo fattore di diversità nasce dalle diverse esperienze che informano il progetto. Diversi atteggiamenti progettuali nascono anche, se non soprattutto, dalle diverse condizioni oggettive in cui ci si trova a operare; la più importante delle quali può essere il rapporto con l'industria, rapporto non sempre agevole fra l'intenzionalità del progettista e la volontà della produzione.

Spesso chi produce cerca di realizzare oggetti che, comunque, siano finalizzati solamente ad accrescere il coefficiente di gradimento in una logica di sempre crescente consumismo.

Il progettista che si adegua a questo comportamento non progetta per la qualità dell'esistenza, ma per il solo profitto, quindi senza far nessuno sforzo per modificare in positivo l'ambiente.

Invece un corretto comportamento progettuale pone sempre il progettista in posizione più contestativa che di accettazione delle premesse di produzione della committenza (sia pubblica sia privata). Quindi il comportamento del progettista di fronte a questi problemi è quello di stimolare la committenza alla critica e alla verifica delle premesse di produzione e renderla compartecipe in tutto il processo di ricerca.

Va sottolineata quindi la considerazione che il progetto è, o deve essere, sempre negazione o contestazione dell'esistente. Si può secondo me affermare che la qualità, anche soprattutto in termini sociali, del progetto può essere commisurata alla sua capacità di essere innovativo.

Dove l'essere innovativo non intende (anzi esclude) la futile ricerca della novità formale o commerciale a ogni costo (sempre fine a se stessa), bensì la ricerca di un qualche livello di reale invenzione. E quell'atteggiamento che da qualche semiologo viene definito come lo scarto di norma; ovvero il progetto tende sempre ad andare oltre le soglie di aspettativa sia del committente sia del mercato. Una ricerca di qualità (e sono convinto che sia importante ribadirlo) non vie mai impostata dai dati emersi dalle ricerche di mercato: queste riflettono soprattutto immagini consolidate e non daranno mai luogo a un progetto innovativo.

È corretto comunque sempre parlare di forma espressiva, con questo intendo che l'oggetto (e anche l'arredo) si concretizzano in una forma espressiva della funzione che è in atto nel momento in cui fermi la ricerca; cioè la materializzazione di una forma espressiva quale sintesi della ricerca operativa della funzione individuata.

Condiera in vetro e acciaio inossidabile, Alessi 1984

Il ruolo del progettista si configura quindi con quello di un continuo ricercatore, e la sua attività si evolve nei metodi con l'evolversi delle situazioni politiche, economiche, produttive. In conclusione si può affermare che il design non è una disciplina ma è un atteggiamento risultante da una formazione personale di critica umanistica, di critica tecnologica, di critica economica e di critica politica. Ne deriva che il progetto come tale si può quindi definire un sistema di scelte successive.

All'interno di questa definizione l'individuazione del componente principale di progettazione è quel momento specifico di ricerca che praticamente racchiude la volontà di dar risposta a una determinata caratteristica funzionale piuttosto che a una determinata caratteristica formale, piuttosto che a una determinata ricerca di tipo espressivo-comunicativo>>.



Si è spento, a 84 anni, Achille Castiglioni


Ha Lasciato la scena uno dei maestri storici del design industriale. È morto il 2 dicembre 2002 a Milano, dove era da tempo ricoverato a seguito di una brutta caduta verificatasi nel suo studio. I funerali si sono tenuti mercoledì 4 dicembre, in forma riservata. Castiglioni è stato sepolto all'abbazia di Chiaravalle.

Attivo da sempre, aveva di recente vinto, in gruppo con Michele De Lucchi (a pari merito con Norman Foster) il concorso internazionale i per i nuovi piloni dell'Enel.




Sono previsti un rivestimento con impiallacciatura in legno e supporti per la posa di uccelli

Sono previsti un rivestimento con impiallacciatura in legno e supporti per la posa di uccelli

Nato a Milano nel 1918, dove si laureò al Politecnico, Castiglioni entrò giovanissimo, solo ventiduenne, nella storia del design presentando assieme ai fratelli Livio e Pier Giancomo e a Luigi Caccia Dominioni, alla settima Triennale di Milano (1944), l'RR126, (al quale il Museo di Castelvecchio di Verona ha dedicato una mostra dal 7 dicembre al 9 marzo 2003) un apparecchio radio rivoluzionario perché concepito per una produzione industriale su vasta scala.

Realizzò anche preziose architetture: chiese (San Giuliano a Milano), edifici come ristoranti, cinema, musei (la Permanente), arredi come quello esemplare per la Birreria Splugen di Milano.

Titolare della cattedra di Arredamento e Disegno Industriale al Politecnico di Milano, fu tra i fondatori dell'Associazione del Disegno Industriale.

Vinse il Compasso d'oro negli anni 1955, 1960, 1962, 1964, 1970, 1979

Ma furono soprattutto le soluzioni di arredo a renderlo celebre a livello internazionale, tanto da meritarsi nel 1997 la più grande antologica che il Museum of Modern Art di New York (Moma) abbia mai dedicato a un designer italiano.

Sull'importanza e la responsabilità dei complessi problemi del design, Achille Castiglioni ha sempre avuto, per ricchezza di esperienze e saldezza di preparazione, una visione netta e cosciente.

<<La progettazione di un oggetto di serie industriale è anzitutto un processo integrale di continua partecipazione umana e di scelte che devono precedere e condizionare ogni metodologia settoriale: un'operazione di cultura, prima che una classificazione strumentale....

....È difficile dare una esatta definizione di industrial designer, ma credo che risulti chiaro quello che io definisco un vero industrial designer: colui che, lavorando in gruppo progetta e realizza oggetti veri per dei bisogni reali. Il suo lavoro è produrre oggetti di grande serie per la comunità: molto diverso da quello dell'artista che produce opere rare per sé o destinate a una élite...

...I vari tentativi di dare definizioni sulla parola design sono quasi sempre inutili, ma è altrettanto vero che inquadrare, anche solo con labili confini, un'area di progettualità èabbastanza importante per combattere almeno la maniacale visione totalizzante del design di oggi: tutto, ovunque, è sempre design, dalla moda, all'architettura, dall'urbanistica, alla grafica, all'engeneering, ecc. Sostanzialmente invece si tratta di occuparsi seriamente e con caratteristiche non effimere del progetto di produzione, nel nostro ambiente artificiale, o meglio di accettare la sfida del progetto del futuro nostro artificiale.

La ricerca di progetto e l'esperienza estetica che la conclude e ne consente l'individuazione da parte del pubblico e della critica, non coincidono con l'esperienza di un'élite, ma è un atto compiuto dalla collettività nel conoscere tutto ciò che la circonda. I fatti estetici entrano nella progettazione anche attraverso la partecipazione di tutti gli operatori che concorrono alla realizzazione del prodotto che è il risultato di un'operazione culturale in quanto sintesi e non accumulo di tutte queste esperienze.

Esistono diversi comportamenti progettuali.

Un primo fattore di diversità nasce dalle diverse esperienze che informano il progetto. Diversi atteggiamenti progettuali nascono anche, se non soprattutto, dalle diverse condizioni oggettive in cui ci si trova a operare; la più importante delle quali può essere il rapporto con l'industria, rapporto non sempre agevole fra l'intenzionalità del progettista e la volontà della produzione.

Spesso chi produce cerca di realizzare oggetti che, comunque, siano finalizzati solamente ad accrescere il coefficiente di gradimento in una logica di sempre crescente consumismo.

Il progettista che si adegua a questo comportamento non progetta per la qualità dell'esistenza, ma per il solo profitto, quindi senza far nessuno sforzo per modificare in positivo l'ambiente.

Invece un corretto comportamento progettuale pone sempre il progettista in posizione più contestativa che di accettazione delle premesse di produzione della committenza (sia pubblica sia privata). Quindi il comportamento del progettista di fronte a questi problemi è quello di stimolare la committenza alla critica e alla verifica delle premesse di produzione e renderla compartecipe in tutto il processo di ricerca.

Va sottolineata quindi la considerazione che il progetto è, o deve essere, sempre negazione o contestazione dell'esistente. Si può secondo me affermare che la qualità, anche soprattutto in termini sociali, del progetto può essere commisurata alla sua capacità di essere innovativo.

Dove l'essere innovativo non intende (anzi esclude) la futile ricerca della novità formale o commerciale a ogni costo (sempre fine a se stessa), bensì la ricerca di un qualche livello di reale invenzione. E quell'atteggiamento che da qualche semiologo viene definito come lo scarto di norma; ovvero il progetto tende sempre ad andare oltre le soglie di aspettativa sia del committente sia del mercato. Una ricerca di qualità (e sono convinto che sia importante ribadirlo) non vie mai impostata dai dati emersi dalle ricerche di mercato: queste riflettono soprattutto immagini consolidate e non daranno mai luogo a un progetto innovativo.

È corretto comunque sempre parlare di forma espressiva, con questo intendo che l'oggetto (e anche l'arredo) si concretizzano in una forma espressiva della funzione che è in atto nel momento in cui fermi la ricerca; cioè la materializzazione di una forma espressiva quale sintesi della ricerca operativa della funzione individuata.

Il ruolo del progettista si configura quindi con quello di un continuo ricercatore, e la sua attività si evolve nei metodi con l'evolversi delle situazioni politiche, economiche, produttive. In conclusione si può affermare che il design non è una disciplina ma è un atteggiamento risultante da una formazione personale di critica umanistica, di critica tecnologica, di critica economica e di critica politica. Ne deriva che il progetto come tale si può quindi definire un sistema di scelte successive.

All'interno di questa definizione l'individuazione del componente principale di progettazione è quel momento specifico di ricerca che praticamente racchiude la volontà di dar risposta a una determinata caratteristica funzionale piuttosto che a una determinata caratteristica formale, piuttosto che a una determinata ricerca di tipo espressivo-comunicativo>>.