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Telemaco Signorini
(Firenze, 1835 - 1901)
Fu avviato all'arte dal padre, Giovanni, un modesto pittore della corte del Granduca. Dopo aver frequentato i corsi di disegno dal nudo all'Accademia di Belle Arti fiorentina, e dopo aver dipinto dal vero con Odorado Borrani e Vincenzo Cabianca, iniziò a frequentare il Caffè Michelangelo, accostandosi a Saverio Altamura, che impostò in quegli anni in Toscana la pittura di macchia. Nel 1858 si recò a La Spezia alla ricerca di un ambiente visivo che gli rendesse più facile, nel diretto rapporto con il “vero”, la definizione di quel netto contrasto tra luce e ombre capace di individuare la macchia come elemento grammaticale dell'opera.

Telemaco Signorini
Sulle colline a Settignano, 1885
Olio su tela - Dim: 37 x 50 cm
Collezione privata
Nel 1859 partecipò agli eventi militari partendo per il fronte e al ritorno dalla guerra, nel 1860, sperimentò con Cabianca un metodo scientificamente analitico per la resa pittorica dei valori cromatici e luminosi, dipingendo dal vero nella campagna di Montelupo e a La Spezia e ritornando sui luoghi delle battaglie dell'anno precedente.

Telemaco Signorini
Processione a Settignano, 1880
Olio su tela
Nel 1861 a Parigi conobbe personalmente l'anziano Corot e si interessò alla
pittura di paesaggio. Nello stesso anno e fu l'ultima volta, si recò a Castiglioncello con Martelli, Abbati e Tedesco, in occasione della prima visita alla tenuta. Nel 1862, stimolato da Diego Martelli, consolidò l'amicizia con Silvestro Lega e Odoardo Borrani, insieme ai quali dipinse a Pergentina e divenne il maggior
rappresentante dei Macchiaioli. Nel 1865 si impegnò con energia anche nel tema
sociale, con il famoso dipinto del Salone delle agitate in S. Bonifazio,
ambientato in un manicomio di Firenze.
Nel 1867 fondò, con il critico Diego Martelli, “Il Gazzettino delle Arti e del
Disegno” per cui collaborò attivamente.
Nel 1871 si recò a Roma e a Napoli con Adriano Cecioni e Giuseppe De Nittis.
Signorini soggiornò più volte a Parigi e a Londra a partire dal 1873.
Anche in Italia si sostò da una città all'altra, finché nel 1896 fissò quasi la
sua residenza a Riomaggiore.
Fu anche buono scrittore e polemista. La sua opera più interessante come narratore
Caricaturisti e caricaturati al caffè Michelangelo venne pubblicata a Firenze
nel 1893.
Finissimo incisore all'acquaforte e a puntasecca, illustrò i libri di Diego
Martelli.
Morì a Firenze il 10 febbraio 1901.