Titolo: Lezioni sul Pensiero Post-freudiano. Maestri, idee, suggestioni e fermenti della psicoanalisi del Novecento
Autore: *Enrico Mangini - Università degli Studi di Padova
Editore: Led
Collana: I Manuali
Pagine: 712
Formato: 17x24 cm
Anno: 2003
Codice ISBN: 88-7916-202-0
Prezzo: 54,00 Euro
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Testi di: G. Amadei - G. Bartoli - M.V. Costantini - C. Esposito - I. Facchin - E. Ferruzza - G. Gigli - R. Jaffè - F. Lemmi - C. Lombardo - A. Macchi - E. Mangini - F. Mariani - L. Marino - E. Mercuriali - S. Mondini - S. Motta - C. Nicolini - V. Nuzzaci - F. Onofri - V. Pezzani - A. Racalbuto - R. Reichmann - A. Spanicciati - G. Stella
Questo libro è l'ideale prosecuzione di un percorso iniziato con le Lezioni sul pensiero freudiano e sue iniziali diramazioni ed ha l'ambizione di descrivere, in uno stile che ripercorre quello delle "lezioni", l'evoluzione del pensiero psicoanalitico del Novecento. Il suo punto di partenza è il primo gruppo di pionieri che si sono formati intorno a Freud e che hanno seguito, ampliato e in alcuni casi contraddetto le teorie del maestro. Di questi so- no stati presi in considerazione Karl Abraham, che spostò l'interesse sul preedipico e sulle prime fasi delle sviluppo libidico affettivo, Otto Rank, che per primo abbinò i temi dell'arte e della mitologia con la psicoanalisi, elaborando quel trauma della nascita che lo porterà distante da Freud, Sandor Ferenczi coraggioso esploratore dell'inconscio che, attraverso luci ed ombre, riuscì ad anticipare innovazioni e contraddizioni della psicoanalisi con- temporanea, e infine Carl Gustav Jung, artefice della prima eresia e della prima importante scissione nel movimento psicoanalitico dopo Adler. Sono poi trattati gli autori e le correnti di pensiero che hanno caratterizzato la psicoanalisi in questo secolo. In primo luogo la Psicologia dell'Io, con Hartmann e Anna Freud, che incentrò la sua attenzione sulle funzioni dell'Io, le sue difese e l'adattamento e la Scuola interpersonale di Sullivan e Fromm che piegarono ulteriormente la psicoanalisi verso le relazioni interpersonali a partire dalle patologie gravi e valorizzarono il contesto sociale. Inoltre Melanie Klein, Donald Winnicott e Wilfred Bion che, da punti di vista diversi, rivitalizzarono con i loro originali contributi teorici il pensiero psicoanalitico, fino agli altri "teorici delle relazioni oggettuali" e della psicologia del Sé. Per ogni autore, oltre a una parte biografica, ci si sofferma sulla sua opera e sul ruolo avuto dal suo pensiero nel cambiamento che si è attuato nel pensiero psicoanalitico, progressivamente passato dal modello pulsionale freudiano a un modello relazionale. Non vengono poi dimenticati i contributi che alla psicoanalisi sono venuti dai paesi latini, dalla Francia, all'Italia, ai paesi dell'America Latina. La parte centrale del libro è dedicata alle applicazioni che il pensiero psicoanalitico ha avuto nella clinica, per cui vengono trattate la psicoanalisi del bambino e dell'adolescente, l'infant observation, ed alcune psicopatologie che hanno occupato sempre più spazio rispetto alle nevrosi negli studi degli psicoanalisti: la patologia psicosomatica, borderline e psicotica. Vengono infine trattate le tendenze della psicoanalisi contemporanea e gli attuali fermenti quali la teoria del campo, l'impostazione ermeneutica, e le correnti intersoggettive. Il libro si conclude prendendo in considerazione alcuni problemi aperti al nuovo millennio che interesseranno la psicoanalisi futura: questioni che riguardano l'integrazione tra i modelli in psicoanalisi (particolarmente tra il pulsionale e il relazionale), il rapporto tra psicoanalisi e scienza, in particolare verso la psicologia cognitiva e altri modelli extra-analitici della mente, e le prospettive della ricerca in psicoanalisi, questioni aperte e intese proprio come possibilità della psicoanalisi di interloquire con altri ambiti scientifici e culturali del mondo moderno.
SOMMARIO:
Introduzione
Parte I. La prima cerchia di allievi: sviluppi futuri e divergenze
1. Karl Abraham, esploratore del pre-edipico
2. Otto Rank, il trauma del figlio adottivo
3. Sandor Ferenczi, luci ed ombre di un ricercatore
4. Karl Gustav Jung, l'eretico
Parte II. Correnti di pensiero e autori:
5. La psicologia dell'Io, Heinz Hartmann e Anna Freud
6. La psicoanalisi interpersonale, Harry Stack Sullivan e Erich Fromm
7. Melanie Klein, demiurgo del mondo interno
8. Il gruppo kleiniano
9. Wilfred R. Bion, un filosofo della scienza per la psicoanalisi
10. Donald W. Winnicott, una mente indipendente
11. Altri teorici delle relazioni oggettuali, W.R.D. Fairbairn - M. Balint - H. Guntrip
12. La psicologia del Sé, Heinz Kohut
13. Jacques Lacan, genio e sregolatezza
14. Il modello misto, Jacobson - Ogden - Bollas
15. Otto Kernberg, teorico delle relazioni internalizzate strutturanti
16. Il narcisismo visto da due autori francesi, Bela Grunberger e André Green
17. La psicoanalisi in Italia, appunti per una storia
Parte III. Sviluppi e applicazioni della clinica psicoanalitica:
18. Nascita della psicoanalisi infantile attraverso il conflitto Anna Freud - Melanie Klein
19. Infant Observation
20. Teorie della separazione e dell'attaccamento, Mahler, Spitz, Bowlby, Stern
21. Adolescenza tra conservazione e rivoluzione
22. Corpo e mente in psicoanalisi, la questione della psicosomatica
23. La psicoanalisi e il borderline
24. Psicoanalisi e psicosi
Parte IV. Alcune questioni teoriche ed epistemologiche della psicoanalisi contemporanea:
25. Pulsione e relazione, inconciliabilità o integrazione?
26. Tendenze della psicoanalisi contemporanea, teoria del Campo, teorie narrativo-ermeneutiche, teorie intersoggettive
27. Psicoanalisi e scienze cognitive
28. Psicoanalisi e ricerca empirica
(dall'Introduzione e dal Cap 26)
INTRODUZIONE
Enrico Mangini
Dopo anni di isolamento scientifico incominciò a formarsi attorno a Freud un gruppo di esponenti, non solo di ambito medico ma anche letterario, provenienti da varie parti d’Europa e destinati ad apportare notevoli contributi all’evoluzione del pensiero psicoanalitico. Tutti questi intellettuali furono attratti verso le teorie di Freud dopo aver letto i suoi lavori sull’isteria e L’interpretazione dei sogni. Grazie a loro, il pensiero di Freud sopravviverà al suo fondatore e diventerà il pensiero psicoanalitico del Novecento, portato poi avanti dalle successive generazioni di analisti fino ai giorni nostri. Possiamo datare l’inizio di questo cammino all’anno 1902, quando si formò attorno a Freud la cosiddetta ‘Società del mercoledì’, dal giorno della riunione che si teneva nella sua casa, i cui primi frequentatori furono Alfred Adler, Max Kahane, Rudolf Reiter e Wilhelm Stekel. A questo primo nucleo si unirono via via nuovi adepti: Paul Federn, Philipp Frey, Max Graf, Edward Hitchmann, Fritz Wittels, e poi ancora Adolf Deutsch, Max Eitingon, Otto Fenichel, Ernest Jones, Hugo Heller, Hans Sachs, Isidor Sadger e Maximilian Steiner. Con Sigmund Freud, padre della psicoanalisi e maestro, molti di loro instaurarono una relazione con forti componenti transferali, intensa e profonda, quasi sempre conflittuale e ricca di tensioni affettive verso gli altri ‘fratelli’. Fu proprio questa particolare vicenda umana e intellettuale, oltre al genio personale, a influenzare l’opera e le idee di questi intellettuali, che furono uomini prima ancora che psicoanalisti. E questo libro dedica i suoi primi capitoli a quattro di questi ‘pionieri’, artefici non sempre consapevoli e iniziatori del successivo sviluppo del pensiero psicoanalitico. Questi pionieri furono: Karl Abraham, Sandor Ferenczi, Otto Rank e Carl Gustav Jung.
Da questa prima cerchia di allievi foriera di tutti gli sviluppi futuri del pensiero psicoanalitico, dal cui alveo si dipartono correnti di pensiero e autori protagonisti sia di dirompenti divergenze teoriche sia di fedele continuità con il pensiero del Maestro, nasceranno la Psicologia dell’Io, la Psicoanalisi interpersonale, la Psicologia del Sé, e la psicoanalisi si estenderà dalla Vienna dei primi del Novecento in tutta l’Europa, negli Stati Uniti e in America Latina. I grandi protagonisti di questa diffusione furono Heinz Hartmann, Stack Sullivan, Melanie Klein, Anna Freud, Donald Winnicott, Wilfred Bion, Heinz Kohut e Jacques Lacan. Da loro nasceranno anche tutte le applicazioni della psicoanalisi ad altre aree del sapere, dalla medicina e dalla psichiatria – con gli studi sulle psicosi, sulle situazioni borderline, sulla psicosomatica e sulle psicoterapie – alla psicoanalisi del bambino e dell’adolescente, al rapporto tra psicoanalisi, arte e letteratura fino ai rapporti con le scienze cognitive, l’epistemologia e la ricerca scientifica.
Questo libro, che parte dalle Lezioni sul pensiero freudiano – e non a caso è fatto insieme a tanti amici psicoanalisti e giovani collaboratori – vuole ripercorrere l’avventura psicoanalitica del Novecento attraverso le idee degli allievi, e degli allievi degli allievi di Freud, cercando di dare una panoramica di quanto è accaduto e sta accadendo alla psicoanalisi, scienza sempre viva, mai separata dalla clinica, dal rapporto con il paziente e dal pensiero di chi ogni giorno opera con lui nella stanza di analisi. Psicoanalisi che, allo stesso tempo – per riprendere le parole di Pontalis 1 – non è né può essere del suo tempo, tant’è anacronistica e intempestiva. Ma, in fondo, crediamo forse che la psicoanalisi ai tempi di Freud fosse qualcosa di più di un corpo estraneo nella società viennese di inizio secolo? Allora, se riconosciamo che anche adesso sembra appartenere ad un ‘altro tempo’ rispetto alle caratteristiche narcisistiche e di immagine di questi tempi moderni, forse vuol dire che lo spirito originario psicoanalitico è rimasto tale, nonostante i molteplici tentativi di fare della psicoanalisi una addomesticata psicologia generale. Questo libro, nato da un desiderio che si colloca lungo un fantasma delle origini del pensiero psicoanalitico, nelle successive articolazioni a intravederne le possibilità future, è la testimonianza di un movimento dialettico tra tradizione e innovazione, storia e riscrittura, ricostruzione e interpretazione. E poi ecco che nel corso di una seduta come tutte le altre si produce una rivelazione nei due protagonisti, si apre una porta, sorgono delle parole mai udite, un’emozione sconosciuta, che ci trasportano al di là delle frontiere del nostro abituale campo affettivo, del nostro personale codice mentale, del nostro vocabolario privato, della nostra geografia interna, ecco che un pensiero che ignoravamo prima che si formulasse viene da non si sa dove, e allora l’analisi è la giovinezza stessa (Pontalis, 1997, tr. it. 1999, 34-35).
Capitolo 26.
TENDENZE DELLA PSICOANALISI CONTEMPORANEA
Teoria del campo, teorie narrativo-ermeneutiche, teorie intersoggettive
Enrico Mangini - Cristiano Lombardo
In questo capitolo ci proponiamo di passare in rassegna gli sviluppi più recenti e le sollecitazioni che animano la psicoanalisi attuale. Non si sa se queste tendenze si consolideranno fino a sostituire il paradigma originario, non si sa se rimarranno ‘tendenze’, tensioni teoriche, se troveranno una maggior sistematizzazione e consenso o se rappresenteranno soltanto delle ‘meteore’ destinate infine a scomparire. Certamente è possibile riconoscere in esse una derivazione, un legame storico, teorico e metodologico con precise correnti del pensiero psicoanalitico postfreudiano. E possiamo dire che per gran parte di esse il punto di partenza è una critica e un tentativo di superamento del paradigma pulsionale e dei suoi derivati tecnici (teoria del transfert, misura dell’interpretazione, setting interno dell’analista). Insomma queste tendenze nascono fondamentalmente da una impossibilità di integrazione tra il punto di vista pulsionale e relazionale 1. Eppure, la storia del pensiero psicoanalitico, e forse quella di ogni analista, è mossa da una inalienabile spinta teoretica che si pone dialetticamente rispetto al lavoro clinico. Quindi la storia del pensiero psicoanalitico è la storia di un pensiero in continuo movimento. Non vi è dubbio sull’influenza che il pensiero kleiniano ha avuto nel ‘dopo Freud’ – un esempio sta nel fatto di come le ‘posizioni’ kleiniane abbiano stimolato la teorizzazione di un funzionamento ancora più primitivo che Bleger (1967) ha chiamato ‘posizione gliscro-carica’ e Odgen (1989) ‘posizione contiguo-autistica’ – e quanta diffusione incontrerà il pensiero di Bion nell’area latina, grazie al contributo clinico e teorico di alcuni autori, argentini di adozione ma europei di nascita, come i Baranger, Racker e Grinberg, e infine come la scuola britannica, pur nelle differenze marcate che esistono tra Fairbairn, Winnicott e Bion, abbia dato vita a un’attenzione per le ‘relazioni oggettuali’ che si è diffusa nel mondo psicoanalitico dopo la Seconda Guerra Mondiale, e che attualmente imprime il suo marchio alla psicoanalisi. Né la psicoanalisi nordamericana può essere identificata soltanto con la Psicologia dell’Io dato che, anche nel confronto con la Psicologia del Sé di Kohut, con la psicologia interpersonale di Sullivan e con l’approccio etologico e cognitivo comportamentale, ha finito col mostrare una tendenza all’eclettismo e al pragmatismo, evidente nell’approccio intersoggettivo e contestualista. Si tenga anche conto del fatto che, in seguito agli studi sull’identificazione e sulla controidentificazione proiettiva, nati da esperienze cliniche con i pazienti narcisistici, borderline e psicotici, si è andata via via strutturando una nuova concezione del setting analitico inteso come campo – in senso fisico – di forze in gioco, in cui si trovano simmetricamente immersi i membri della coppia analitica. La metafora dello specchio opaco, segno della radicale asimmetria tra analista e paziente, verrà sostituita, soprattutto tra gli autori nordamericani, dall’imago di un analista meno neutrale e più partecipante, uno psicoanalista che, sulla scia di una valorizzazione del controtransfert, può in certi casi ‘agire’ all’interno del setting (enactment), fino a rivelare e mettere in gioco delle parti di sé (self-disclosure). Per non parlare della tendenza ‘ermeneutica’ diffusasi in diversi campi culturali, e che è diventata in psicoanalisi una modalità di lettura che trasversalmente interessa anche approcci teorici differenti, ma che hanno tutti in comune il porsi in opposizione con l’originaria propensione scientista mutuata dall’ambito biologico e comunque medico-scientifico della psicoanalisi dei tempi di Freud. Non che questo approccio non esista più nella psicoanalisi attuale, anzi è rappresentato da una tendenza che fa della ricerca e della validazione del metodo analitico la sua punta di diamante 2. Resta il fatto che l’ermeneutica in psicoanalisi, sulla scia dei primi lavori di Spence e Schafer, ha introdotto l’idea che vi sia una pluralità di significati nelle narrazioni del paziente rispetto a un (presunto) senso unico che emergerebbe da una lettura e da una ‘traduzione’ deterministica dei suoi derivati dell’inconscio, mettendo dunque l’accento sui mille possibili racconti e le mille possibili verità che possono scaturire dalla cura. Un breve capitolo come questo non potrà dare che una visione necessariamente parziale dei fermenti e delle tendenze teoriche della psicoanalisi attuale; abbiamo scelto di tracciare sommariamente alcune di queste tendenze, consapevoli di dare solo alcune suggestioni che diano l’idea della vivacità del dibattito psicoanalitico che, dopo cento anni di psicoanalisi, non si è affatto attestato su posizioni definite e dogmatiche.
Per un’analisi della psicoanalisi attuale come integrazione tra pensiero freudiano ‘pulsionale’ e contributi freudiani e postfreudiani ‘relazionali’ vedasi in questo volume il contributo di Agostino Racalbuto Pulsione e relazione, inconciliabilità o integrazione? (cap. 25).
*Enrico Mangini è medico specialista in psichiatria e in neuropsichiatria infantile. È ricercatore presso il Dipartimento di Psicologia dello sviluppo e della socializzazione e docente di Psicologia dinamica nella Facoltà di Psicologia dell.Università di Padova, membro associato della Società psicoanalitica italiana (S.P.I.), autore di numerose pubblicazioni di argomento psicoanalitico e di psicoterapia psicoanalitica.
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