Titolo: Il giardino e il fantastico
A cura di: Paola Maresca
Editore: Angelo Pontecorboli
Contributi di: Franca B. Bessi, Massimo Becattini, Maurizio Oddo, Paola Maresca, Luigi Zangheri, Mariella Zoppi
Collana: Quaderno n. 1 - Giardino e Architettura
Formato: 20x20 cm
Pagine: 96
Illustrazioni: illustrato
Anno: 2005
Codice ISBN: 88-88461-54-X
Prezzo (di copertina): 12,50 Euro
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Premessa
II Giardino e il fantastico
Se il fantastico abbraccia molte forme ed espressioni, nel giardino, si traduce in elaborazioni dal raro fascino in una continua mimesi tra artificio e realtà, ed è anche questo che distingue il concetto del fantastico nel giardino dove l'intreccio complesso di miti, sogni e suggestioni crea una sequenza cangiante di spazi. Così il giardino appare una sorta di diorama che scorre davanti agli occhi con lo stesso incanto della pellicola cinematografica.
A partire dalle prime raffigurazioni del Paradiso Terrestre il giardino si colloca nei territori sfumati dei sogni, nell'immaginario collettivo i giardini pensili di Babilonia, dove la storia s'intreccia con la leggenda, si declinano secondo il canone della meraviglia. Relegato al mondo dei miti ma non per questo meno suggestivo è il giardino delle Esperidi, protetto da un magico drago. Così come nel mondo greco e romano la cultura neo pagana si rivela nello spazio del giardino e orane sottile linfa riaffiora ancora nei giardini rinascimentali e manieristi in uno scenario di frutti e fiori dove le ambiguità delle metamorfosi vegetali si declinano secondo la grammatica degli elementi e la catena delle corrispondenze alchemiche. Il giardino si riveste di magia nel manierismo dove automi semoventi ed altre meraviglie esaltano il rituale del mistero. Nel mondo incantato dei giardini di Heidelberg, realizzati dall'architetto alchimista Salomon De Caus per Federico V, re di Boemia ed elettore palatino, la meraviglia celebra la sua apoteosi nelle intriganti grotte, dove si muovono statue parlanti, che si aprono su uno scenario di complessi labirinti.
E se il frivolo rococò trasforma il giardino in uno scenario di un'ipotetica commedia dell'arte, dove la trasgressione si fa regola e insieme gioco compiaciuto, nel secolo dei Lumi parchi e giardini diventano palcoscenico di un mondo più grande dove i vari paesi del mondo s'incontrano in una sorta di mixture che sfuma nel territorio dell'immaginifico e dell'irreale. Il gusto per l'esotico introduce, infatti, nei giardini la moda bizzarra di attingere al repertorio tipologico architettonico più vario ed esotico per la realizzazione dei vari manufatti e fabriques in un complesso intreccio tra cultura e natura. Il parco assume allora una dimensione onirica nella spettacolare scenografia e nell'assoluta libertà creativa. Allusivo, ma mai didascalico, invita alla meraviglia con ironia intrecciata di poesia, in una sorta di competizione per stupire sempre di più con l'invenzione di uno spazio scenico dal complicato intreccio semantico. Pagode cinesi, minareti, castelli medievali, templi greci affollano senza un apparente ordine lo spazio di parchi e giardini che si librano sopra i confini della realtà e della ragione guadagnandosi il nome di Folies. Una sorta di gabinetto delle meraviglie en plein air nella ricerca del raro e dell'eccezionale dove ogni stile corrisponde ad una precisa costruzione. Così sempre nel segno dell'immaginifico serre si trasformano in eccezionali contenitori per ritrovi ed esposizioni, dove all'ombra della lussureggiante vegetazione in un mondo di sogno si svolge la vita mondana.
Il giardino trova ancora un suo spazio fantastico nella mente folle del Re Ludwig di Baviera. L'universo onirico di Ludwig darà corpo a progetti di fantastiche architetture, dove il re rivestirà insieme il ruolo di sapiente committente ed eccentrico ideatore. Il giardino d'inverno realizzato nella Residenza a Monaco di Baviera si declina con grandi accorgimenti scenografici sul registro finzione realtà. La grande serra in vetro e acciaio, che s'innalzava come etereo labirinto sul tetto del salone delle feste, ospitava sullo sfondo di una grande tela dove era raffigurato un palazzo mongolo e un immenso Himalaia, un vero e proprio giardino in miniatura dove il re amava perdersi cullato dalle musiche di Wagner.
Ma d'altra parte come in un complesso gioco di specchi il giardino con i suoi magici scenari fonte d'ispirazione di molti artisti, affascinai dalle ombre sottili e i colori cangianti.
Rosseau e Diderot amavano passeggiare tra 1e grandi aiuole del Jardin du Luxemburg a Parigi che Watteau aveva immortalato nelle sue tele. Gerard de Nerval, Chateaubriand, Lamartine Verlaine, De Musset, Chopin e ancora Geòrgie Sand faranno di questo giardino il luogo di ritrovo prediletto. Victor Hugo lo immagina come sfondo alle vicende dei personaggi del suo romanzo "I Miserabili", mentre si racconta che lo stesso Balzac fosse solito passeggiare lungo i cancelli in vestaglia da camera e con un candelabro in mano. Anche tutti i primi ricordi dell'infanzia di Andrè Gide sono legati al Jardin du Luxemburg, come confessa lo scrittore nel suo romanzo autobiografico "Se il grano muore", dove le impressioni di infanzia si mescolano a quelle del grande giardino, meta consueta delle passeggiate con il padre alla luce del tramonto. Il giardino dei giochi e delle passeggiate diventerà poi luogo di piacevoli incontri del giovane scrittore che amava intrattenersi e passeggiare con il giovane Pierre Louys, futuro scrittore, il pittore Jacques Emile Bianche e Paul Valery.
La raffinata sensibilità di artisti, poeti e scrittori trova infatti nel giardino uno scenario ideale alle proprie creazioni. Giardini immaginali fanno da sfondo a fiabe incantate o a suggestive avventure. Alice, attraverso lo specchio magico, penetra nel giardino dei paradossi e l'orto botanico dei ragazzi della Via Pal si trasforma in una rigogliosa giungla salgariana.
Tutte le inquietudini del secolo dei Lumi traspaiono in una lettera dove lo scrittore inglese William Beckford (17601844), famoso autore di romanzi gotici, uno dei personaggi più singolari del dandismo inglese, racconta una visita, compiuta in compagnia del grande architetto Ledoux, in un parco nei dintorni di Parigi, ove la finzione letteraria riscopre immagini nascoste nello spazio del giardino. Nel silenzio mobile e inafferrabile la visita assume tutti i contorni di una sorta d'itinerario iniziatico in una ragnatela d'armonie nascoste. Lo scrittore e il giovane architetto inoltratisi nel giardino "penetrarono in un edifìcio in cui si susseguivano diversi spazi scarsamente illuminati […] poi un vestibolo abbastanza signorile in cui un enorme cacatua sembrava dormire su una gruccia. Da lì entrarono in un salone dalla magnificenza quasi regale […]. Vi trovarono un vecchio sinistro e cerimonioso che li invitò ad accostarsi ad una vasca, in fondo all'acqua apparvero forme cadaveriche e semoventi che fecero agghiacciare di paura il nostro inglese. Vincendo la sua angoscia, questi salì per una scala con la quale Ledoux aveva brillantemente imitato la scala del Bernini in Vaticano. Quella scala li condusse in una tribuna protetta da grate da cui giungevano gli echi di una maestosa melodia […].Ledoux gli disse allora che aveva appena intravisto delle cose indicibili ma che era libero di rifiutarne la rivelazione".
Nel parco di villa Borghese lo scrittore inglese Hawthorne descrive, nel suo romanzo" Il Fauno di Marmo", il primo appuntamento dei due giovani protagonisti: Donatello e Miriam, funestato dalla presenza del cupo personaggio che perseguita misteriosamente la giovinetta. L'ambigua vicenda, che si svolge nel segno di un destino ineluttabile e maligno, disvela, tra ambiguità e mistero, il senso di una natura atavica e pagana che fa da cornice preziosa all'intero romanzo.
E ancora Horace Walpole, parafrasando con eleganza il gusto per l'insolito e il curioso, in uno dei suoi "Racconti Geroglifici" "Mi-Li: Una fiaba Cinese" racconta con divertita ironia alcune delle bizzarrie allora in voga nella realizzazione dei giardini. Nel fantastico mondo di Serendipity il principe Mi-Li sogna uno splendido giardino con "un ponte sotto il quale non scorresse acqua; una tomba, circondata da cipressi; tassi e larici, in cui nessuno fosse mai stato sepolto né potesse mai essere sepolto; rovine che fossero in quantità maggiore dello stesso monumento andato in rovina; un passaggio sotterraneo in cui si trovassero cani con gli occhi di rubini e smeraldi e, infine, una riserva di fagiani cinesi, molto più bella di quelle che si trovavano negli sterminati giardini di suo padre, che dominava un panorama stupendo".
Paola Maresca
SOMMARIO
Premessa, II Giardino e il fantastico
Mariella Zoppi, Miti e artifici di giardini perduti
Luigi Zangheri, Leonardo Fibonacci in giardino
Paola Maresca, Giardini di sogno
Massimo Becattìni, Cinema e giardino
Maurizio Oddo, Giardini e fantastico
Paola Maresca, Sotto il segno del fantastico
Franca B. Bessi, Le rose del barone Ricasoli
D giardino fantastico di Sharon Stepman, II verde è trasparente?
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