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Titolo: Archeologia del museo
A cura di: Fiamma Lenzi, Andrea Zifferero
Editore: Editrice Compositori
Formato: 17x24 cm
Pagine: 588
Legatura: brossura
Anno: 2004
ISBN: 88-7794-413-7
Prezzo di copertina: 42,00 Euro
Prezzo archimagazine (sconto del 30%): 29,40 Euro

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I caratteri originali del museo e la sua documentazione storica fra conservazione e comunicazione

Gli atti del convegno internazionale svoltosi in occasione del Salone del Restauro di Ferrara. Un confronto fra le diverse tendenza della museografia contemporanea per riflettere sulla 'archeologia del museo' come elemento di valorizzazione e di coniugazione fra passato e futuro.

Premessa
Sfogliare Archeologia del museo potrebbe assomigliare ad un'esplorazione della Galleria dell'Evoluzione, in cui rintracciare i mutamenti occorsi alla specie museo.
In effetti, scorrere i testi e le immagini di questo libro è compiere un excursus all'interno della museografia/logia otto-novecentesca, non limitata alla semplice presentazione dei progetti di allestimento nel momento della loro prima realizzazione, ma mirata piuttosto a testimoniarne la dinamica, che evidenzia il farsi del museo, il ripensare continuo dei criteri espositivi e conservativi, in ottemperanza alle esigenze di conoscenza e di comunicazione che pubblici sempre più esigenti richiedono, in accordo con il progresso delle conoscenze in materia di conservazione e di sicurezza e alle sollecitazioni imposte dalle nuove tecnologie.
Il volume di atti è il frutto del convegno Archeologia del museo, organizzato dall'Istituto per i Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna, in occasione dell'edizione 2002 del Salone del Restauro di Ferrara. Sono stati raccolti più di cinquanta contributi, di cui una decina a carattere teorico e d'inquadramento generale sull'evoluzione e le prospettive della museografia contemporanea in ambito europeo e nazionale, e quaranta interventi d'illustrazione di casi di studio puntuali.
I testi e le immagini pubblicate ci rimandano una molteplicità di esempi, sia settoriali: musei d'archeologia, di storia, d'arte, di scienze, ecc., sia di diversa entità dimensionale, sia di varia collocazione geografica e differente titolarità. Ne risulta una mappatura ricca e composita per un atlante della museografia italiana in grado di rinviarne un'immagine il più possibile variegata e significativa.
Soprattutto, il volume fa emergere con evidenza il tema della tutela degli allestimenti storici nel momento in cui si rende necessario un aggiornamento delle esposizioni. Si tratta, sovente, di splendide testimonianze della concezione estensiva ottocentesca e novecentesca che, a giusto titolo, meritano di essere preservate quale parte integrante del museo, di cui evidenziano la filosofia costitutiva e l'identità peculiare.
L'Istituto desidera esprimere viva riconoscenza a tutti i relatori per i loro pregevoli saggi, che concorrono a donarci un quadro vivo, esauriente e anche minuzioso dell'evoluzione verificatasi nel mondo dei musei dall'origine ai giorni nostri, e ringraziare i curatori, che con competenza e passione hanno organizzato in modo organico la ricca messe d'informazioni e di sapere che la generosità di tutti gli studiosi partecipanti al convegno ha apportato.
Confidiamo che il volume possa contribuire a documentare lo sviluppo degli studi sui musei e anche a mantenere alto l'interesse sui progressi e i problemi posti dalla conservazione degli allestimenti storici.

Laura Carlini
Responsabile del Servizio Musei e Beni Culturali


Introduzione
Processi sempre più rapidi di trasformazione e di attualizzazione del museo e dei suoi servizi culturali, difficilmente controllabili negli effetti a lungo termine, stanno ormai troppo spesso attenuando l'attenzione sul fatto che in molti casi si tratta di organismi viventi dalla storia davvero lunga, talora secolare, e molto sedimentata. In quanto tali, essi costituiscono un vero e proprio palinsesto di linguaggi museografici di rimarchevole valore documentario.
A questi fenomeni non sembrano sfuggire neppure i musei nati o rifondati negli ultimi 40-50 anni. Sino a ieri considerati espressione di moderne concezioni museografìche, essi rischiano forse più di altre realtà, maggiormente consolidate in termini storici, di cadere sotto i colpi del rinnovamento e della sostituzione, senza lasciare alcuna traccia di sé e di ciò che hanno rappresentato nel loro tempo e per il loro pubblico.
Grava sui musei una sorta di eterna, quasi congenita, contraddizione. Il moltiplicarsi degli sforzi verso orizzonti sempre più "sociali" non pare riuscire a sgretolare definitivamente il diffuso luogo comune dei musei come ricettacoli di polverose dismissioni di una realtà in continuo divenire. La sopravvivenza di questa radicata convinzione e il passaggio - con ritmi a dir poco incalzanti - dall'era industriale alla società dell'informazione pretendono dunque che si ponga al primo posto del loro ragionare e del loro operare l'aziendalistico modello della "qualità totale", ovvero il soddisfacimento tout court del "cliente".
All'altro capo sta la non meno profonda certezza, coltivata individualmente da ciascuno di noi, ma al tempo stesso parte viva dell'intero corpo sociale, dei musei come luoghi per eccellenza della memoria e della identità. Per dirla con Andrea Emiliani, all'interno della "prima triade del pensiero illuminista (la biblioteca, l'archivio, il museo)... [questi ultimi sono ancora] . ..stabilmente tra noi, a garantire più forte d'ogni altra tensione, la. volontà di essere della comunità, il significato e l'indirizzo stesso del suo cammino"-'. Non può certo trascurarsi il fatto che negli ultimi decenni le politiche museali sono entrate stabilmente a far parte delle politiche del governo locale e che sempre più la progettazione museale si occupa e si preoccupa di far sì che le aree, sottoposte senza tregua a processi incalzanti di urbanizzazione e di sviluppo, mantengano i caratteri originari e conservino la propria memoria, per contrastare i fenomeni inarrestabili di omologazione, di abbandono, di scadimento qualitativo.
Per molte realtà territoriali i processi di modernizzazione hanno significato una cancellazione, talora progressiva, ma in qualche caso addirittura istantanea e brutale, della propria memoria. Per contrasto, la perdita dell'identità territoriale, divenuta sempre più labile e incerta sotto i colpi delle grandi trasformazioni economiche, ha raggiunto uno dei picchi forse più alti proprio nel momento in cui l'innalzamento delle condizioni generali di vita, la diffusione delle infrastrutture e l'espandersi delle attività industriali e artigianali si offrivano come gli elementi d'elezione del costituirsi di nuove comunità locali - più ampie e composite - che di un'identità comune e di valori riconosciuti e riconoscibili avrebbero appunto avuto bisogno per riannodare il filo della memoria.

Se è vero, dunque, che di una società - o, perlomeno, di una considerevole parte di essa - i musei disegnano l'immagine e l'identità per ogni tempo, interpretando e comunicando ciò che fummo ieri e siamo oggi, ma anche ciò che vogliamo essere domani, ben difficilmente si potrà separare il "passato conservato", dal "passato rappresentato", così come l'unicità di un individuo dipende, insieme, dai suoi geni e dalla personalità che il background sii ha conferito. L'intreccio di contenuto / contenitore / forma è - che lo si voglia o no - intrinseco al progetto stesso del museo e, quindi, alla sua essenza più vera, quella da cui ha tratto spirito e forza vitale. Questa essenza non può mai dirsi del tutto scomparsa; si è forse talora smarrita o il tempo l'ha offuscata e allontanata da noi, tuttavia continua a suggellarne il carattere. Ammodernato o aggiornato che sia, sulla linea d'orizzonte del museo rimangono, ineludibili, a contrassegnarlo per sempre l'identità originaria e la vocazione con La quale ha visto la luce. Che siano poi l'esclusività e le personalizzazioni del collezionismo piuttosto che il complotto del positivismo e dell'estetica crociana per farne il luogo della vera conoscenza e della vera scienza, lo sforzo enciclopedico di racchiudervi un intero universo disciplinare oppure la celebrazione del contributo dato all'Unità nazionale, l'autoaffermazione della società che lo esprime, o l'incarnazione della politica di una classe dirigente oppure ancora, viceversa, l'espressione di culture subalterne - se è concesso dirlo - poco importa. Nel senso che, allontanato ogni possibile, astorico e aprioristico atteggiamento conservativo, occorrerà comunque ammettere che con questo "vissuto" si deve necessariamente fare i conti, per quanto radicale si presenti il rinnovamento o arduo l'obiettivo di avvicinare e far comprendere al pubblico allestimenti ormai storicizzati.
Il tema del rapporto fra passato, presente e futuro delle istituzioni museali, così complesso e ricco di implicazioni, è stato posto al centro di una serie di intense considerazioni sull'oggetto "museo", ripensato nella sua cifra stilistica e architettonica, negli aspetti espositivi e nei criteri di allestimento adottati, nella cospicua mole di materiali documentari e didattici prodotti nel tempo - testimonianze preziose dell'avvicendarsi delle "forme" e degli 'usi" culturali, sociali e perfino economici di questi organismi e del loro patrimonio.
Il confronto dialettico fra le varie e talora contrastanti linee di tendenza della museografia, italiana e non, stimola, nella prima parte del volume, la riflessione sulla "archeologia del museo", intesa come elemento di valorizzazione e di coniugazione fra passato e futuro. Museologi e conservatori si interrogano su quali vie stanno imboccando i musei e verso quali obiettivi tendono nell'ambito delle nuove politiche culturali, ma anche quali saranno le prassi operative e le strategie del museo contemporaneo/futuro, visto con gli occhi delle diverse museologie.
Con l'idea che - al pari dell'uomo del Petrarca - il museo per oggi e per domani dovrebbe essere un soggetto "simul ante retroque prospiciens", dovrebbe cioè guardare avanti, non trascurando di volgersi contemporaneamente all'indietro, ci si è inoltre proposti di verificare se e come sia possibile preservare, recuperare e comunicare al pubblico il "vissuto" del museo, senza venir meno alle istanze di attualizzazione, così da trasformare il passato in una opportunità ulteriore di conoscenza, capace di costituire una vera e propria risorsa aggiuntiva rispetto alle potenzialità già in sé racchiuse nei beni musealizzati.
Una vasta rassegna di exempla ricostruisce, nella seconda parte del volume, la ricchezza e la varietà delle fisionomie che i musei hanno via via assunto col tempo e sottolinea l'importanza della loro identità culturale nel cuore stesso della società: prestigiosi musei municipali e realtà di provincia, "minori" solo in termini puramente geografici, avanguardistiche istituzioni dalla storia più che secolare e nuove fondazioni, che nel territorio hanno rintracciato il proprio "passato", grandi musei universitari di marca positivista - meravigliosi e al tempo stesso difficilissimi -, musei che narrano la storia di "appena" ieri, dimore di artisti e connoisseur, luoghi del potere, manierismi collezionistici alla Guatelli, ecomusei.
Il dipanarsi della narrazione si accompagna ad una straordinaria galleria iconografica che, come un grande "Repertorio delle forme", rivisita - veridico e immediatamente perce-pibile - il camminino museografìco compiuto. Abituati come siamo a leggere i musei soprattutto attraverso le raffigurazioni dei loro capolavori o di segmenti omogenei del patrimonio, è davvero un'occasione rara, anche per gli operatori del settore, cogliere in un fluire quasi fìlmico, e nella fisica tangibilità del "com'era e dov'era" restituita dalle immagini, la molteplicità dei manifestarsi del museo, ove si sono mescolati insieme le raffinate lezioni scarpiane e gli affastellati accrochage settecenteschi, il rigore razionalista e le calde atmosfere d'antan di luoghi che furono "case di uomini" prima ancora di essere "case di memoria collettiva", gli innumerevoli tentativi, talvolta falliti o rimasti ingiustamente nell'ombra, di restituire significato e dignità a linguaggi museografici ormai incapaci di parlare ad un pubblico, nel frattempo divenuto diverso.
Con mutar d'accenti e di sfumature, la carrellata di esperienze raccolte ribadisce quanto sia viva nei musei la consapevolezza che, nella storia degli uomini e delle idee che stanno sul medesimo sfondo, negli accadimenti del territorio di riferimento, nelle proprie stagioni museografiche e nei caratteri storici derivanti, nelle iniziative di salvaguardia e di recupero della notevole documentazione storica, realizzata durante le abituali attività educative e di ricerca, sia possibile trovare incentivi allo sviluppo innovativo e al rafforzamento dei programmi e dei servizi destinati al pubblico.
La molteplicità di esperienze mostra, infine, come non esista e non debba esistere un'unica soluzione, da proporre come "ricetta" rischiosamente omologante, ma un'infinità di tragitti e di vie, in grado di esplorare tutti i livelli e tutte le opzioni, affinché il passato possa "trasfondersi" nel futuro, in una nuova visione del museo che ne garantisca la ridefinizione e la riprogettazione in piena sintonia con la stagione odierna e con quella che verrà.
E mentre è un piacere ringraziare i molti Colleghi, che con il loro pensiero e con i loro scritti hanno letteralmente "costruito" questa impresa, profondendovi spesso sentimenti nutriti ben oltre le scelte di campo professionali, vogliamo fare anche nostra la frase - ricordata da uno degli autori del volume - che Tomasi di Lampedusa pone in bocca al principe di Salina.
"Affinché tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi".

Fiamma Lenzi


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