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Titolo: Camarina città greca. La tradizione scritta
Autore: Marina Mattioli (raccolta delle fonti e commento) - Università degli Studi di Milano
Editore: Led
Collana: Studi e Ricerche
Pagine: 240
Illustrazioni: tavole fuori testo
Formato: 17x24 cm
Anno: 2002
Codice ISBN: 88-7916-159-8
Prezzo (di copertina): 22,00 Euro

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SOMMARIO:
Introduzione - Pindaro - Erodoto - Tucidide - Polibio - Diodoro Siculo - Fonti storiche parallele - Camarina e la spedizione ateniese di Lachete e Careade (427 a.C) - Fonti su Calatino e il saltus Camarinensium - Altre fonti sulla geografia di Camarina - Detti proverbiali relativi a Camarina e ai Camarinesi

Il volume comprende una raccolta delle testimonianze di storici, eruditi e poeti su Camarina. Suddivise in base al criterio cronologico e seguite dalla traduzione, esse sono corredate da un commento volto ad inserirle nel contesto specifico e in quello più complesso dalla storia della città. La cronologia evidenzia la continuità di interesse nei confronti della polis siceliota, come dimostra il rilievo dato dagli storiografi al ruolo politico-strategico attivo di Camarina, e il formarsi di tradizioni, anche proverbiali, ad essa relative. Alcuni argomenti sono trattati in capitoli a parte per la ricchezza della documentazione, che offre spunti di analisi su questioni poco indagate e di interesse per la ricerca. Dall’analisi delle fonti scaturisce l’immagine di una polis che, nel difficile contesto delle influenze e delle alleanze in Sicilia, giocò fin dalle sue origini la carta dell’autonomia, e per questo fu temuta e conquistata, ma sempre considerata un elemento indispensabile agli equilibri della regione.


INTRODUZIONE
Di Federica Cordano
Con questo lavoro Marina Mattioli colma una lacuna fortemente sentita da tutti coloro che si occupano della storia antica della Sicilia, e non solo. Infatti, il grande arricchimento della documentazione archeologica ed epigrafica di Camarina, avvenuto negli ultimi decenni, richiedeva un approfondimento della tradizione antica relativa a questa città. La Mattioli ha risposto a questa esigenza non solo raccogliendo e traducendo con precisione e competenza le testimonianze letterarie, ma le ha pure ben commentate, calibrandone un diverso rilievo, a seconda degli autori e del contenuto, e segnalando nei commenti gli opportuni rinvii interni.
La storia di Camarina si rintraccia nelle opere dei più importanti storici greci, scortati da tante fonti minori, fra le quali spiccano i commenti antichi al grande poeta Pindaro, che ne è il più antico testimone, avendo visto di persona la città ricostruita per la "terza" volta intorno al 460 a.C.; nell'XI libro della Biblioteca storica di Diodoro Siculo leggiamo le interessanti modalità con le quali è avvenuta la ripopolazione della città dopo la caduta dei tiranni.
Le tre antiche fondazioni di Camarina si trovano elencate e datate da Tucidide, che ci informa anche della prima ribellione della colonia alla madrepatria Siracusa, che l'aveva dedotta nel 598 a.C.; tale argomento, che è strettamente legato a quello del rapporto con le popolazioni locali, è sviluppato negli -"scolii" a Pindaro e da Filisto, autore al quale la Mattioli ha giustamente dedicato delle speciali pagine. La "seconda" fondazione è quella compiuta da Ippocrate, tiranno di Gela intorno al 492 a.C., e per la storia di Camarina sotto i tiranni Geloi ci soccorre Erodoto con l'excursus siciliano del VII libro delle sue Storie.
Un altro grande capitolo delle vicende dei Camarinesi è quello che li ha visti coinvolti nella politica occidentale di Atene: alla prima spedizione, quella del 427 a.C. è riservato un capitolo a parte, nel quale è discussa l'ampia documentazione che abbiamo in proposito; nella cosiddetta "pace" di Gela, 424 a.C., Camarina svolge un ruolo importante, testimoniato da Tucidide e da Polibio, con l'acquisto del territorio di Morgantina. La seconda spedizione ateniese (415-413 a.C.) è naturalmente narrata nei libri VI e VII di Tucidide, ma accanto ad essi si deve leggere il XIII di Diodoro, al quale si deve ricorrere necessariamente per l'avanzata dei Cartaginesi del 406 a.C. e per le alterne vicende nei rapporti con quei barbari che, come tutti sanno, verranno combattuti da Dionisio I, il nuovo tiranno di Siracusa. I capitoli diodorei sulla migrazione dei Camarinesi che fuggono verso Siracusa con mogli e figli, spaventati dall'arrivo dei Cartaginesi, costituiscono una pagina veramente drammatica della letteratura antica.
Anche per i coinvolgimenti di Camarina nelle vicende riguardanti i Dionisii e Dione siamo dipendenti da Diodoro; ed ancor più per la importante vicenda del riassetto civico e territoriale, da parte del corinzio Timoleonte, della Sicilia greca, importante per i riscontri che di questa ricostruzione si hanno a Camarina, sia sul piano urbanistico che su quello archeologico in genere, ed in particolare nei contratti di compravendita registrati su piombo.

Dal 259/258 inizia la storia "romana" di Camarina, questa volta con l'aiuto del I libro di Polibio, nel quale leggiamo anche di due naufragi della flotta romana avvenuti, nel 255 e nel 249, nelle acque prospicienti la città; la pericolosità di esse è del resto testimoniata dai locali rinvenimenti subacquei appartenenti a varie epoche.
In qualche modo quest'argomento introduce ai capitoli che la Mattioli ha riservato alle fonti strettamente geografiche relative a Camarina, ed in particolare alla tradizione romana su Calatino e la posizione strategica della città sulla via "Selinuntina", interessante sia per i Romani che per i Cartaginesi.
Infine, una trattazione a parte meritava pure la tradizione proverbiale su Camarina, e non solo sulla palude, che in età classica e tardo classica ha assicurato ai posteri la notorietà del nome.


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