Elenco dei libri disponibili nella stessa sezione

Titolo: La Bottega di Bartolomeo Della Gatta. Domenico Pecori e l’arte in terra d’Arezzo fra Quattro e Cinquecento
Autore: Nicoletta Baldini
Editore: Olschki
Collana: Fondazione Carlo Marchi - Studi, vol. 18
Formato: 21,5 × 30
Illustrazioni: con 141 tavole fuori testo di cui 18 a colori
Pagine: 442
Anno: 2004
Codice ISBN: 88-222-5405-8
Prezzo (di copertina): 125,00 €

Clicca per procedere all'acquisto

Discepolo del Verrocchio e compagno a Roma, sui ponteggi della Sistina, di Perugino, Ghirlandaio, Botticelli e Signorelli, Bartolomeo - uno dei massimi esponenti della cultura figurativa tardoquattrocentesca - per quanto di natali e di formazione fiorentini, svolse la sua attività prevalentemente ad Arezzo. In questa città, per i molteplici incarichi ricevuti, fu ben presto coadiuvato da una bottega, il cui più fecondo rappresentante, Domenico Pecori, continuò, anche dopo la morte del maestro, a soddisfare la committenza cittadina e dei suoi dintorni.

Discendente da una famiglia fiorentina di orafi, dopo aver svolto il suo tirocinio artistico nella bottega di Andrea del Verrocchio, Bartolomeo della Gatta (1448-1502) esercitò la sua duplice attività di pittore e di religioso dell’ordine camaldolese, soprattutto ad Arezzo, dove si stabilì a partire da circa il 1470, forse per i buoni uffici di Lorenzo il Magnifico, il quale, anche attraverso esponenti di spicco della cultura figurativa fiorentina (quale appunto Bartolomeo) intese migliorare i rapporti con l’aristocrazia e le più importanti famiglie di una città che era stata a lungo ai margini del dominio. Presente a Roma, nel 1482, sui ponteggi della Cappella Sistina - insieme a Pietro Perugino, Sandro Botticelli, Luca Signorelli e Domenico Ghirlandaio - , dopo il rientro dall’Urbe vide accrescersi notevolmente le commissioni a lui affidate dalle più importanti istituzioni laiche e religiose di Arezzo e del suo contado. In seguito a questi molteplici incarichi ricevuti Bartolomeo della Gatta fu ben presto coadiuvato da una bottega, il cui più fecondo rappresentante, Domenico Pecori, continuò, anche dopo la morte del maestro, a soddisfare la committenza di Arezzo e dei suoi dintorni.


www.archimagazine.com       -       È vietata la riproduzione anche parziale

Torna su