Titolo: Le riforme del lavoro. Dalla Finanziaria 2007 al Protocollo sul Welfare
A cura di: Adalberto Perulli
Editore: Halley Editrice srl
Testi di: Cesare Damiano, Tiziano Treu, Aris Accornero, Roberta Bortone, Mimmo Carrieri, Carlo Dell'Aringa, Giampiero Falasca, Donata Gottardi, Franco Liso, Mariella
Magnani, Angelo Pandolfo, Adalberto Perulli, Franco Scarpelli, Valerio Speziale
Collana: Eli, diretta dal Ministro del lavoro Cesare Damiano
Pagine: 240
Anno: ottobre 2007
ISBN: 978-88-7589-308-8
Prezzo (di copertina): 23,00 Euro
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Una novità Halley Editrice di particolare valore e importanza per il contesto in cui si inserisce. Si tratta di:
"Le riforme del lavoro" volume a cura di Adalberto Perulli,
terza uscita della collana Eli diretta dal Ministro del lavoro Cesare
Damiano e dal senatore Tiziano Treu, volume che analizza e descrive
le modifiche alla normativa lavoristica approntate a seguito del Protocollo
d'intesa tra Governo e parti sociali del 23 luglio 2007.
Si prevede l'eliminazione di alcuni istituti simbolo della precarietà (il
lavoro a chiamata), rinviando alle parti sociali il destino della
somministrazione a tempo indeterminato; si prefigura l'adozione di una serie di
misure migliorative della disciplina dell'apprendistato, basate sulla
fissazione di standard nazionali di qualità della formazione e sul
rafforzamento del ruolo dell'autonomia collettiva; si prosegue l'azione di
contrasto all'uso fraudolento del lavoro autonomo nella versione a progetto, e
si riaffermano le principali novità che l'esecutivo ha messo in campo in questa
prima difficile fase di attuazione del programma. Soprattutto, siglando
un'intesa dai forti connotati acquisitivi, si apre finanziariamente la via -
non semplice, né priva di difficoltà - della riforma degli ammortizzatori
sociali, da realizzare sulla base di linee direttrici condivise (sistema
universalistico delle tutele, sinergia con le politiche attive del lavoro,
potenziamento dei servizi per l'impiego, secondo una logica di welfare to
work).
Questi i temi affrontati nel testo e nel convegno che si svolgerà a Roma il
giorno 8 ottobre (in allegato il programma completo).
Con la stipula del Protocollo del 23 luglio 2007 il Governo e le parti sociali
hanno imboccato la strada della correzione, e anche in prospettiva della ampia
rivisitazione di alcuni spezzoni della Riforma del 2003, ma ne hanno nella
sostanza confermato l'impianto. Si tratta di un primo passo verso forme di
regolazione sociale post-fordista della flessibilità che, riabilitando la
prassi dei protocolli trilaterali, riannoda i fili della critica in chiave
progressiva: si prospetta l'eliminazione di alcuni istituti simbolo della
precarietà (il lavoro a chiamata), rinviando alle parti sociali il destino
della somministrazione a tempo indeterminato; si prefigura l'adozione di una
serie di misure migliorative della disciplina dell'apprendistato, basate sulla
fissazione di standard nazionali di qualità della formazione e sul
rafforzamento del ruolo dell'autonomia collettiva; si prosegue l'azione di
contrasto all'uso fraudolento del lavoro autonomo nella versione a progetto, e
si riaffermano le principali novità che l'esecutivo ha messo in campo in questa
prima difficile fase di attuazione del programma. Soprattutto, siglando
un'intesa dai forti connotati acquisitivi, si apre finanziariamente la via -
non semplice, né priva di difficoltà - della riforma degli ammortizzatori
sociali, da realizzare sulla base di linee direttrici condivise (sistema
universalistico delle tutele, sinergia con le politiche attive del lavoro,
potenziamento dei servizi per l'impiego, secondo una logica di welfare to
work).
Questi i saggi all'interno:
1. L'attuazione del programma de L'Unione di Cesare Damiano
2. La precarietà del lavoro: argini, alternative, rimedi di Aris Accornero
3. Una lettura di genere del Protocollo del 23 luglio 2007 di Roberta Bortone
4. La concertazione rivisitata. Spunti a partire dal Protocollo 2007 di Mimmo Carrieri
5. Il dibattito sulla flessibilità. Il ruolo delle politiche del lavoro e delle
relazioni sindacali di Carlo Dell'Aringa
6. Dal Protocollo un rilancio dell'apprendistato? di Giampiero Falasca
7. Diritto del lavoro e riforme: l'agenda europea di Donata Gottardi
8. Brevi appunti sugli ammortizzatori e sui servizi all'impiego nel Protocollo
del 23 luglio 2007 di Franco Liso
9. La difficile (ma inevitabile) strada del pragmatismo nelle politiche del
lavoro. Il mercato del lavoro di Mariella Magnani
10. La riforma degli ammortizzatori sociali: passi in avanti e nella direzione
giusta di Angelo Pandolfo
11. La regolazione del lavoro parasubordinato di Adalberto Perulli
12. Lotta al lavoro nero e insicuro, “buona impresa”, precarietà: una nuova via
per le politiche del lavoro di Franco Scarpelli
13. La legge delega sul Testo Unico sulla sicurezza del lavoro e le altre
disposizioni in materia di Valerio Speziale
14. Nuovo patto fra le generazioni e lotta alla precarietà di Tiziano Treu
In appendice conclude il Protocollo su previdenza, lavoro e competitività per
l'equità e la crescita sostenibili che il Governo ha siglato con le parti
sociali il 23 luglio 2007.
Il mercato del lavoro italiano è stato oggetto negli ultimi anni di una serie
di riforme, che hanno profondamente inciso sulla sua fisionomia, sulla funzione
dei principali istituti, sui meccanismi e sugli orientamenti della regolazione.
Dosi di maggiore flessibilità, soprattutto nell'articolazione tipologica della
fattispecie di subordinazione - ampiamente rivisitata in chiave deregolativa e
inutilmente moltiplicatoria - sono state accompagnate da un progressivo aumento
della presenza privata sui meccanismi di incontro tra domanda e offerta, da una
fluidificazione dei processi di circolazione e segmentazione dell'impresa e
delle sue componenti, dall'introduzione di nuovi strumenti - come la
certificazione dei contratti di lavoro - volti a rafforzare l'autonomia
individuale, mentre sul piano dei rapporti collettivi la scommessa della
bilateralità si è coniugata con una problematizzazione del ruolo sindacale
nella gestione del mercato del lavoro, tanto a livello micro (nella funzione autorizzatoria
e regolativa dei singoli istituti) quanto a livello macro (nella promozione di
prassi di concertazione sociale).
Durante la precedente legislatura il governo di centro destra ha varato la c.d.
Legge Biagi (legge n. 30/2003, seguita dal d.lgs. n. 276/2003), che ha
suscitato molte critiche ma anche ampi consensi, specie per la crescita
dell'occupazione che ne sarebbe conseguita e per la maggiore razionalità e
fluidità che la riforma avrebbe comportato nell'utilizzo del fattore lavoro in
condizioni di accentuata competitività e turbolenza dei mercati. Le critiche
hanno riguardato sia il merito che il metodo con cui la riforma è stata
realizzata: da un lato l'accentuata frammentazione del mercato del lavoro ha
spinto il sistema verso una flessibilità eccessivamente piegata verso le
esigenze organizzative e di risparmio dei costi dell'azienda, e non adegua tamente
regolabile e controllabile in sede sindacale nonostante una generosa quanto
ambigua serie di rinvii alla contrattazione collettiva, tanto da far parlare,
da parte della dottrina più radicale, di una tendenza alla mercificazione e precarizzazione
del lavoro. In effetti, ed a prescindere da ogni faziosità ideologica, la
Riforma del 2003 sembra centrata sull'idea di flessibilità intesa non già come
mera “tecnica” nell'ambito di un disegno di ricomposizione sistemica del lavoro
“in generale” bensì quale criterio della regolazione e al tempo stesso valore
presupposto. Una flessibilità, per di più, a senso unico, che si limita a
decostruire le rigidità senza porsi il problema di ricostruire un quadro
organizzato, e possibilmente coerente, di “regole sulla flessibilità”,
disegnando i tratti di un mercato del lavoro fortemente segmentato, in cui
ampie fasce di lavoratori restano ai margini del sistema produttivo, confinate
in circuiti di precarietà che si riflettono nel livello di protezione sociale,
nell'investimento in formazione, nella capacità di mantenimento
dell'occupazione e nei percorsi di crescita professionale. Istituti quali la
somministrazione a tempo indeterminato e il lavoro a chiamata, pur ampiamente sottoutilizzati
dal sistema delle imprese, sono apparsi l'emblema di questa deriva, mentre la
stessa anima “laburista” della riforma, relativa alla
regolazione-trasformazione delle collaborazioni coordinate e continuative in
lavoro a progetto non ha certo risolto il grande problema di una ridefinizione,
estensiva secondo alcuni, modulare secondo altri, delle tutele lavoristiche
oltre la classica distinzione tra subordinazione e autonomia.
L'altra metà della luna, vale a dire la riforma del sistema degli
ammortizzatori sociali, è poi rimasta totalmente sulla carta, accentuando il
disagio di chi lamentava, oltre ad una diminuzione dei diritti del rapporto, la
totale assenza dei propagandati - ma ancora inesistenti - diritti sul mercato.
Mentre altri paesi europei si sono mossi in direzione assai diverse rispetto
alla filosofia della legge n. 30/2003 (dalla Spagna, che ha realizzato una
ampia riforma sociale caratterizzata in senso maggiormente garantistico e
centrata sulla lotta al precariato, alla Francia che ha resistito alla
introduzione di contratti molto flessibili, come il contrat premiere embauches
e il contratto di lavoro unico), la Commissione europea riapriva la questione
della modernizzazione del diritto del lavoro in una prospettiva di sostanziale
riduzione degli indici di protezione dell'impiego, valorizzando ampiamente la
critica economica standard alle rigidità del diritto del lavoro ed ai suoi
effetti disfunzionali su competitività e occupazione. In questa prospettiva i
sistemi tradizionali di diritto del lavoro, centrati sulla tutela dei rapporti
di lavoro standard, costituiscono fattori che scoraggiano i datori di lavoro
dall'assumere durante i periodi di ripresa economica, riducono il dinamismo del
mercato del lavoro, generando una profonda spaccatura tra insiders (lavoratori
integrati con un posto di lavoro stabile) ed outsiders (i disoccupati, le
persone separate dal mercato del lavoro e quelle che si trovano in situazioni
di lavoro precarie o informali). Questa situazione potrebbe migliorare -
secondo quanto sostenuto dalla Commissione - se si riducessero le tutele del
lavoro standard, vale adire le protezioni di origine sia legale che
contrattuale che disciplinano il rapporto di lavoro a tempo indeterminato. In
particolare, ciò che si raccomanda agli Stati è di rivedere “la disciplina dei
licenziamenti per quanto attiene ai termini di preavviso, i costi o le
procedure di licenziamento individuale o collettivo o la definizione di
licenziamento abusivo”; ciò che si auspica, in sostanza è la sostituzione delle
discipline protettive (ed il controllo giudiziario circa la legittimità del
recesso) con forme di monetizzazione suscettibili di quantificazione
anticipata.
Ma l'Italia, nel frattempo, aveva cambiato maggioranza politica.
Il programma dell'Unione, risultata vincente, prometteva un “superamento” della
Legge Biagi e degli eccessi di flessibilità introdotti negli ultimi anni, in
una prospettiva, quindi, ben diversa da quella auspicata dai tecnocrati di
Bruxelles. Del resto, sin dai suoi primi atti il Governo ha dato segnali di
discontinuità rispetto al recente passato: brandendo la spada della repressione
della irregolarità, con un incremento dell'attività ispettiva e di controllo,
accompagnata da provvedimenti incentivanti mirati a favorire l'emersione del
lavoro nero e da una filosofia regolativa di responsabilizzazione dell'impresa
lungo l'intera struttura reticolare delle organizzazioni produttive;
testimonianza di questa rinnovata attenzione alla tutela del lavoro irregolare
è il filo rosso che parte dal decreto Bersani e passando dalla Legge
Finanziaria 2007 giunge sino alla recente legge delega n. 123/2007, volta a
garantire l'effettività della normativa a tutela della sicurezza e salute nei
luoghi di lavoro.
Tuttavia, nonostante questi indubbi progressi, è sul “superamento” della Legge Biagi
(e quindi sulla stessa attuazione del programma di governo) che si è aperto un
vivace dibattito politico-sindacale, polarizzato attorno alle tesi
dell'abrogazione, da un lato, e della manutenzione migliorativa dall'altro, che
è sfociato nella stipula del Protocollo del 23 luglio 2007, cui è seguita una
forte critica da parte della sinistra radicale, e anche, in parte, sindacale.
Il governo e le parti sociali hanno imboccato la strada della correzione, e
anche in prospettiva della ampia rivisitazione di alcuni
spezzoni della Riforma del 2003, ma ne hanno nella sostanza confermato
l'impianto. Anzitutto l'intesa ha un forte valore simbolico in sè, connotandosi
in termini innovativi rispetto alla precedente esperienza concertativa. Si
tratta di un primo passo verso forme di regolazione sociale post-fordista della
flessibilità, che riabilitando la prassi dei protocolli trilaterali - degradata
a mero “dialogo sociale” dal precedente esecutivo -, riannoda i fili della
critica in chiave progressiva: si prospetta l'eliminazione di alcuni istituti
simbolo della precarietà (il lavoro a chiamata), rinviando alle parti sociali
il destino della somministrazione a tempo indeterminato; si prefi-gura l'adozione
di una serie di misure migliorative della disciplina dell'apprendistato, basate
sulla fissazione di standard nazionali di qualità della formazione e sul
rafforzamento del ruolo dell'autonomia collettiva; si prosegue l'azione di
contrasto all'uso fraudolento del lavoro autonomo nella versione a progetto, e
si riaffermano le principali novità che l'esecutivo ha messo in campo in questa
prima difficile fase di attuazione del programma. Soprattutto, siglando
un'intesa dai forti connotati acquisitivi, si apre finanziariamente la via -
non semplice, né priva di difficoltà - della riforma degli ammortizzatori
sociali, da realizzare sulla base di linee direttrici condivise (sistema
universalistico delle tutele, sinergia con le politiche attive del lavoro,
potenziamento dei servizi per l'impiego, secondo una logica di welfare to
work).
La prospettiva delle riforme riparte quindi da questo testo; e il volume che
presentiamo vuol essere un primo contributo di ELI all'analisi e alla ricerca
critica e costruttiva, nella consapevolezza che la regolazione del mercato del
lavoro e la lotta contro la precarietà rappresentano una priorità dell'agenda
politica, in Italia come nel resto d'Europa.
Gli autori
Cesare Damiano Ministro del lavoro.
Aris Accornero Professore emerito di sociologia industriale, Università La
Sapienza - Roma.
Roberta Bortone Professore associato di diritto del lavoro, Università La
Sapienza - Roma.
Mimmo Carrieri Professore straordinario di sociologia economica, Università di
Teramo.
Carlo Dell'Aringa Professore ordinario di Economia Politica, Facoltà di
Economia e Commercio, Università Cattolica - Milano.
Giampiero Falasca Dottorando di ricerca, Università di Pavia.
Donata Gottardi Professore ordinario di diritto del lavoro, Università di
Verona, Parlamentare europea.
Franco Liso Professore ordinario di diritto del lavoro, Università La Sapienza
- Roma.
Mariella Magnani Professore ordinario di diritto del lavoro, Università di
Pavia.
Angelo Pandolfo Professore straordinario di diritto del lavoro, Università La
Sapienza - Roma.
Adalberto Perulli Professore ordinario di diritto del lavoro, Università Ca' Foscari
- Venezia.
Franco Scarpelli Professore ordinario di diritto del lavoro, Università Milano
Bicocca.
Valerio Speziale Professore ordinario diritto del lavoro, Università di
Pescara.
Tiziano Treu Professore ordinario di diritto del lavoro, Università Cattolica
del Sacro Cuore - Milano; Presidente XI Commissione Lavoro Senato.
La collana Eli. Europa, Impresa, Lavoro diretta dal Ministro del Lavoro
Cesare Damiano e dal Senatore Tiziano Treu, edita da Halley Editrice, intende
promuovere un'ampia riflessione sui grandi temi del lavoro e dei diritti
sociali: analizzarne i cambiamenti di fondo, formulare ipotesi di politica del
diritto e di politica legislativa utili per la formulazione di una proposta
complessiva di governo della materia lavoristica nella società contemporanea,
all'interno di una prospettiva politica e sociale riformista. La collana, a
cura di Adalberto Perulli, traduce dunque gli scopi fissati dall'Associazione Eli,
un'associazione senza fini di lucro volta a promuovere lo sviluppo della
ricerca e degli studi nei campi delle politiche del lavoro e previdenziali,
delle relazioni industriali, della fomazione, dell'economia secondo una
impostazione tesa alla valorizzazione del lavoro in tutte le sue forme in un
quadro di sviluppo economico di qualità.
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