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Titolo: Civiltà greca nel Lazio preromano
Autore: Emilio Peruzzi
Editore: Olschki
Collana: Accademia toscana di scienze e lettere "La Colombaria" - Serie Studi, vol. 165
Pagine: 196
Formato: 17x24 cm
Illustrazioni: 9 figure nel testo e 16 tavole fuori testo
Anno: 1998
Codice ISBN: 88-222-4602-0
Prezzo (di copertina): 25,00 €

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Il volume reca gran numero di nuove infomazioni su problemi di storia, religione, poesia, archeologia e linguistica del Lazio protostorico, che impongono di riconsiderare in una prospettiva nuova le origini della civiltà romana e di rivedere molte idee correnti sul valore della tradizione.

Questo volume (come altri studi dell’autore nel corso di un trentennio) è fondato sulla tradizione che Romolo avrebbe appreso a Gabii le lettere greche (Dionigi 1.84). Tale pretesa leggenda ha recentemente trovato conferma a Gabii in una tomba del periodo Laziale IIB (830-770 a.C.) con la scoperta di un vasetto perforato che reca in lettere greche il grido bacchico euoin. Sempre a Gabii, un vasetto del sec. VII con l’epigrafe latina saluetod tita prova la continuità della scrittura nel Lazio protostorico. L’interpretazione di tita come t’th "nutrice’, nome delle baccanti che imitando le nutrici del dio allattavano i cerbiatti (Euripide, Bacch. 699-702), attesta fra i latini di Gabii il culto bacchico, di cui sono documento anche le iscrizioni falische del sec. VII che invocano sia euios (Eáiow, cioè Dioniso) sia leper "Liber" e menzionano sociae appartenenti ad un’associazione di baccanti.

Si ravvisano le "patere forate" rituali di cui parla Festo (p. 298 L. ) nelle numerose patere come il celebre piatto di Capena con gli elefanti, nelle quali la posizione decentrata dei fori è in rapporto con l’inclinazione data al recipiente per farne colare il liquido. Analogamente, si riconoscono strumenti per la libazione domestica negli enigmatici vasetti miniaturistici perforati, dei quali si chiarisce il funzionamento secondo il principio di Torricelli, già descritto da Empedocle (fr. 100 Diels). Al culto di Dioniso si attribuisce anche il primitivo trionfo romano ricordato da Plutarco (Rom. 16) come una ouatio, che già gli antichi ritenevano processione dionisiaca. La venerazione dei vasetti dionisiaci (Apuleio, apol. 27 e 55) spiega l’origine delle singolari "iscrizioni parlanti".

L’uso dell’alfabeto greco documentato a Gabii prima della nascita di Roma dà consistenza alle notizie sulla scrittura nella città di Romolo, che qui si esaminano nelle loro implicazioni culturali. Ma soprattutto attesta nell’entroterra laziale, ancor prima della fondazione di Pithekoussai (Ischia, ca. 775 a.C.), una significativa presenza di greci, che non sono quelli pitecusani perché scrivono da sinistra a destra (direzione che nel sec. VII caratterizza anche le epigrafi falische e quasi tutti gli alfabetari d’Etruria).

Il volume reca gran numero di acquisizioni su problemi di storia, religione, poesia, archeologia e linguistica del Lazio protostorico, che impongono di riconsiderare in una prospettiva nuova le origini della civiltà romana e di rivedere molte idee correnti sul valore della tradizione.


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