Moda, Design, Grafica

Titolo: Cose da museo. Avvertenze per il visitatore curioso
Autore: Andrea Perin
Editore: Elèuthera Editrice
Pagine: 136
Anno: 2007
Codice ISBN: 978-88-89490-33-4
Prezzo (di copertina): 12,00 Euro

Clicca per procedere all'acquisto

Chi non è stato almeno una volta in un museo, questa autorevole istituzione dove si viene a contatto con i valori universali dell'arte e della cultura? Alcuni lo vivono come un luogo imperdibile della propria formazione culturale e civica, altri (i più) come un dovere noioso da risolvere in fretta. Eppure questa percezione sta cambiando rapidamente. Basti una cifra per rendersene conto: in trent'anni gli Uffizi di Firenze sono passati da 50.000 a 1.500.000 visitatori. Un dato sorprendente che segnala come questa prestigiosa, e un po' polverosa, istituzione non sia più il tempio laico della cultura alta, ma rientri a pieno titolo nel circuito consolidato  del tempo libero e del consumo di massa. In un percorso che accompagna il visitatore lungo i vari livelli che compongono il museo, dalla biglietteria alla contemplazione dell'opera d'arte, il volume soddisfa, con competenza e arguzia, le curiosità dei visitatori più avvertiti, quelli che non si fermano davanti all'opera esposta ma vogliono sapere cosa c'è dietro: perché quell'oggetto entra nel museo e un altro no? che uso viene fatto dei soldi del biglietto? i musei definiscono o mistificano i concetti di autenticità e bellezza? L'obiettivo è quello di scomporre l'istituzione museo e metterne a nudo i meccanismi di funzionamento, invitando il visitatore a non accontentarsi della semplice emozione visiva ma a guardare dietro la cornice, per una visita più smaliziata e meno noiosa.


INDICE
Introduzione - 9
I. In cerca del capolavoro - 14
II. Soli o accompagnati - 19
III. L'ingresso - 25
IV. Il biglietto - 29
Il bookshop - Intervista a Laura Bassi - 35
V. Vietato toccare - 40
Il custode museale - Intervista a Fabio Pasi - 45
VI. Di fronte all'opera - 49
VII. Dietro all'opera - 85
VIII. Acquisti, donazioni e saccheggi - 92
IX. Cosa mi rappresenta? - 101
La guida - Intervista a Mileto Benvenuti - 105
X. Il linguaggio dell'allestimento - 109
XI. Lo spazio invisibile - 116
Il boom delle mostre - 119
XII. Divagazioni finali - 122
Appendice - Cinema e altro - 127
Riferimenti bibliografici - 133

Andrea Perin, architetto museografo, vive a Milano. Per mestiere cura l'allestimento di mostre (tra le ultime, Io sono Bororo, Genova, 2004-2005 e Maestri della scultura in legno nel Ducato degli Sforza, Milano, 2005-2006) e di musei (tra gli altri, il Museo Archeologico Nazionale di Vigevano e della Lomellina). Per passione si occupa di tradizioni alimentari, soprattutto quelle lontane nel tempo, e di canto sociale, interesse che condivide con il Coro di Micene di Milano di cui è membro dal 1993.


Da Panorama.it 11 Febbraio 2008
Cose da museo: avvertenze per il visitatore curioso
Il museo: un'istituzione antica ma spesso ancora poco conosciuta come invece meriterebbe in un paese come il nostro che da solo secondo l'Unesco ospita un terzo dell'intero patrimonio artistico mondiale. A dissezionare questo topos della cultura contemporanea ci prova adesso l'architetto-museografo Andrea Perin che con il suo Cose da museo-Avvertenze per il visitatore curioso, edito da Eleuthera, offre al lettore le istruzioni per l'uso.

Perché ha scritto questo libro?
Quello che mi ha sempre colpito quando si parla di musei è che si passa sempre da un estremo all'altro. Per qualcuno il museo è un tempio della cultura, per qualcun altro addirittura luogo della noia, dove si va perché si deve ma se si può evitare è meglio. Ecco, io volevo fornire al lettore gli strumenti per giudicare e capire come funziona il museo come istituzione, mostrandone le motivazioni che ne giustificano l'esistenza, e spiegando come si scelgono le opere esporre, con che criterio, da dove arrivano, che fine fanno i soldi che si pagano per il biglietto.

Negli ultimi 30 anni si è assistito ad una sorta di boom dei musei. Un esempio per tutti gli Uffizi. Boom di visitatori, intendo. Perché? E i musei sono cambiati veramente?
Secondo me il boom è legato all'invenzione del tempo libero. Fino a 30 anni fa la maggior parte delle persone passava il tempo a lavorare. Liberare il tempo, limitare il lavoro alle 8 ore al giorno per 5 giorni a settimana ha fatto sì che un sacco di gente avesse adesso nuovi spazi della propria giornata a disposizione.
I musei si sono dovuti adeguare. Mentre prima erano frequentati tutto sommato da un'élite culturale, adesso il pubblico si aspetta anche di divertirsi al museo oltre che di trovare una facilità di conoscenze e apprendimento.

Quali rimangono i punti critici dei nostri musei?
Ce ne sono tanti. Secondo me tra i più rilevanti c'è la capacità di comunicare. Molto spesso accade che la gente esca dal museo e ne sappia quanto prima. La parte che nel museo dovrebbe essere dedicata alla spiegazione è sempre limitata, si fa fatica a capire bene. Molto spesso, per esempio nelle Pinacoteche, c'è solo il nome del pittore e il titolo dell'opera. E francamente è un po' poco.

Un fenomeno degli ultimi anni è quello delle mostre-evento che attirano migliaia di visitatori. Una bella operazione di marketing per riempire luoghi che altrimenti non visiterebbe nessuno?
Dipende. C'è un aspetto che è stato definito mostrismo che è una delle poche occasioni in cui l'arte può fornire una rete economica per chi organizza le mostre. Diciamo che ci sono mostre serie, con uno studio scientifico dietro, con opere che altrimenti sarebbe difficile vedere e sono dunque mostre molto importanti. Ci sono però anche le mostre furbe, che non mantengono le promesse che fanno, quelle che dicono che ci sono 100 capolavori e poi non è vero, quelle che ti presentano il nome altisonante e poi in realtà c'è ben poco.

Può farci un esempio?
C'è stata una mostra dedicata a Caravaggio a Milano. È ovvio che se la presenti come una mostra di Caravaggio, ma dell'autore ci sono solo 4 o 5 tele, succede che il visitatore ha la sensazione di essere stato attirato ma non soddisfatto.

Il suo museo ideale?
Il mio museo ideale è quello con poche opere esposte, una grande rotazione dei pezzi in magazzino e una grande capacità di comunicazione di quanto esposto, con racconti e percorsi che il pubblico può scegliere. Oggi il modello più innovativo resta per me quello delle British Galleries del Victoria & Albert Museum di Londra perché c'è un'interattività molto forte con il pubblico. C'è la possibilità di toccare le ceramiche, che da noi di solito è vietato, si può indossare un'armatura, e le informazioni che vengono offerte sono importanti, perché un conto è vedere un'armatura, un conto è indossarla e sentirne il peso. Ma è un esperimento molto anglosassone, non so se sarebbe possibile in Italia.