Titolo: Gio Ponti. La Villa Planchart a Caracas
A cura di: Antonella Greco
Editore: Edizioni Kappa
Lingua: in italiano e spagnolo di Antonella Greco, Hannia Gomez, Fulvio Irace,
Letizia Frailich Ponti
Pagine: 195
Illustrazioni: 142 foto a colori
Formato: 30 x 26 cm
Anno: maggio 2008
Prezzo (di copertina): 40,00 Euro
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Monografia
Gio Ponti. Villa Planchart a el Cerrito, 1953-1957
Prima di tutto l'impressione: la sensazione di fresco profumo in tutta la casa,
di vento, di brezza odorosa che passa dal giardino alle fessure delle pareti
dalle aperture al patio, a noi. Una frescura da brivido al di sopra della
città: calda affannata, complessa, densa.
Totalmente aperte alle montagne intorno. Di giorno verdi di notte illuminate di
lucine sospese.
Uno strano vascello, Villa Planchart, che ha affrontato oceani e superato
tempeste per arrivare col suo carico speciale di storia, di arte, di riti e di
miti così diversi dal primitivo barbarico della terra venezuelana, come dal
mito macchinista, del moderno che invadeva Caracas dagli anni Trenta, come un
pezzo di America e di terra di conquista.
Tanta esuberanza di decorazione, tanto eccesso di linee e di colori, tanto
horror vacui, diremmo, dà una somma algebrica neutra, di lusso, calma e
voluttà.
Postmoderno potremmo dire, con una sua qualità eccelsa di giocosa avventura di esperimento
formale, allegro, affaccendato ed infantile nello stesso tempo.
Esempio eccelso di quell'esportazione così pontiana , di amare l'architettura.
Molte riviste avevano declinato la fede di Ponti nell'arte e nell'architettura
anche nei periodi tragici come durante la guerra ed il dopoguerra, anche la
committente Anala Planchart si fece affascinare.
Infatti la sua casa si adatta subito alle pagine di Domus, così affascinante,
aperta, colorata e complessa com'è.
Niente di spagnolo ma bensì una casa trasparente, trafitta da migliaia di punti
di vista, da simmetrie giocose, da aperture che si riflettono in altre
aperture, un labirinto, un ‘esperienza percettiva che moltiplica la visione, il
panorama i fiori, gli alberi e gli uccelli. Una casa di contraddizione un
progetto surrealista.
La stanza si affaccia sul patio e non ha una convenzione di parete, aperta su
ciottoli del patio, orchidee e elementi scultorei di Melotti, sulla cascatella
e sullo stagno. Giochi di parole incongruenze giochi di bianco e nero come nel
domino e dei dadi, sedie di Fornasetti. C'è tutto nella Villa Planchart.
Non stupirebbe poi questa cura maniacale del dettaglio nella villa Planchart se
si pensasse ad un architetto amorosamente presente in cantiere… l'Anomalia è
che la villa sia stata costruita per lettera, per telefono, per telegramma, su
fogli dipinti, da sogni sognati, da modelli al vero.
Ma chi pensava la casa poteva vederla crescere; e mai chi la vedeva crescere la
vedeva pensare nello stesso momento.
Una sorta di destino caleidoscopico e borghesiano. Un esercizio surrealista, un
cadavere squisito di aggiunte successive che magicamente componeva la sinfonia
di insieme. Un gioco suggestivo e reso possibile dall'alchimia di una
committenza discreta ed innamorata della cultura occidentale e da un poeta
lieve affaccendato e gentile.
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