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Grande successo di critica e di vendite per la Nuova Rivista OP della Editrice Compositori.
Su archimagazine presentiamo qui il primo numero dedicato al Quadracci Pavilion, Milwaukee Art Museum di Santiago Calatrava.
Titolo: OP/0 Santiago Calatrava. Quadracci Pavilion, Milwaukee Art Museum
A cura di: Umberto Trame
Editore: Editrice Compositori
Collana: OP Opera Progetto
Lingua: Italiano e Inglese
Formato: 24 x 32 cm
Pagine: 112
Illustrazioni: illustrato
Legatura: brossura
Anno: 2001
ISBN: 88-7794-312-2
Prezzo (di copertina): 30,00 Euro
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Il volume illustra il percorso progettuale e realizzativo dell'addizione al
Milwaukee Art Museum di Santiago Calatrava. Il nuovo padiglione tende ad
aspetti figurativi, simbolici, astratti pur all'interno di un chiaro
riferimento tipologico definito da un sistema di tre gallerie espositive. L'uso
espressionistico delle forme e delle tecnologie dei materiali si combina con
una ricerca di complessità funzionali del museo. Una lunga intervista e i saggi
critici rivelano una nuova maturità nella composizione e articolazione degli
spazi e nel contemperare l'intima vocazione di scultore-architetto ai valori e
ai caratteri del luogo.

SOMMARIO - CONTENTS
Un artefice nella tradizione / A craftsman in the tradition
IL LUOGO - THE PLACE
Le Bateau Blanc
PROGETTO / THE PROJECT
Dialogo con Santiago / Interview with Santiago
OPERA - THE WORK
Ponte / Bridge
Giardino / Garden
Vela / Sail
Portfolio
Auditorium
Giftstore
Gallery
Reception hall
Garage
ALTRO DA SÉ / REFLECTIONS
Colloquio con il committente / Interview with the client - Umberto Trame
Il Quadracci Pavilion del Milwaukee Art Museum / The Quadracci Pavilion of the Milwaukee Art Museum Yago Bonet
Tecnica e poetica / Technique and poeties - Umberto Barbieri
La forma della tecnica: gesto e figura / The form of technique: gesture and shape - Manfred Sundermann
Natura e architettura in movimento / Nature and architecture in motion - José Charters Monteiro
Biografia / Biography
Milwaukee Art Museum


UN ARTEFICE NELLA TRADIZIONE
Umberto Trame
Quando struttura e forma sono inseparabili,
gli edifici non hanno solo bellezza, ma anche verità.
Sono fedeli al loro scopo, ai loro mezzi, ai loro tempi.
Pier Luigi Nervi
Come spesso avviene ho conosciuto l'opera e la persona di Santiago Calatrava nei saggi critici apparsi sulle riviste, nelle pubblicazioni e nei cataloghi delle mostre prima ancora di un incontro diretto e di una visita a qualcuna delle sue opere. L'ammirazione e la "simpatia" per i risultati del suo lavoro mi hanno fatto da prima pensare alla ripresa di un discorso sulla forma e sul costruire più volte nella storia interrotto e, con il prevalere del movimento moderno e del razionalismo europeo, raramente ripreso:
- il prevalere delle linee curve in tensione, utilizzate non come forme geometriche statiche, ma come figure dinamiche, il prodotto di una sequenza di punti o di forze; meglio, del movimento di un punto o di una forza nello spazio; linee dal cui sdoppiamento, moltiplicazione ed organizzazione in sistemi vengono concepite superfici e strutture; linee che evocano o contengono un movimento;
- una sorta di empatia verso i materiali da costruzione, prima ancora che verso le forme della natura, che conduce ad una sapienza nella scelta, nell'uso, nella modellazione dei materiali e nella loro combinazione - acciaio, legno, vetro, cemento armato - che deriva da una conoscenza quasi tattile del materiale e delle sue disponibilità alla forma che solo l'artigiano possiede;
- un interesse alla definizione ed al controllo di ogni più piccolo particolare dell'opera legato ad una intenzionalità poetica prima ancora che ad una necessità tecnica;
- un'idea per così dire "eroica" del proprio lavoro condotto in cosciente isolamento percorrendo una ricerca sulla forma ab initio, libera da ogni imitazione, e da ogni legame con la tradizione, ma fortemente ancorata alle condizioni delle tecniche moderne.
Un discorso sulle forme e sul costruire che rimanda ai movimenti d'avanguardia europei sorti alla fine del XIX secolo e all'opera di alcuni dei maestri dell'art nouveau. Ad Henry Van de Velde, al valore innovativo e per così dire catartico delle nuove forme - la linea trasmette la forza e l'energia di db che l'ha tracciata - prodotte dall'artista per la modifica dell'ambiente e per la costruzione della città; alla riscoperta dell'ornamento strutturale, non applicato ma funzionalmente legato al progetto e all'ideazione dell'opera, piuttosto che all'evoluzione del razionalismo strutturale espresso da Auguste Perret e da quanti si rifacevano a un'architettura legata all'interpretazione del gotico insegnata da Cholsy. A Joseph Maria Olbrich, al naturalismo e al simbolismo del periodo della Secessione e dei progetti per Darmstadt caratterizzati da una sperimentazione sui materiali e da una perfezione realizzativa che meglio di ogni altra cosa rappresentano l'utopia dell'immaginario artistico, di una vita intesa come opera d'arte totale, libera dal dominio della necessità, piuttosto che al mai abbandonato classicismo del suo maestro Otto Wagner. Ma soprattutto a Victor Horta in cui la ricerca del nuovo linguaggio, pur partecipando del clima generale, per così dire "sentimentale" e vitalistico delle teorie estetiche di fine secolo, viene rigorosamente condotta attraverso la costruzione di una serie di principi compositivi relativi sia al carattere fondativo della metrica proporzionale, utilizzata per la definizione degli ambienti e delle loro parti, sia al colloquio strutturale tra i materiali. Nelle congiunzioni tipiche di Horta, tra ferro e pietra, ferro e legno, pietra e legno, le deformazioni dei materiali tese ad accogliere il materiale complementare mostrano una variabilità discreta, riferita all'azione elementare delle forze che agiscono sui materiali stessi: la compressione, la flessione, la torsione, così da renderle evidenti.
L'opera di Calatrava per molti aspetti non è lontana dalle istanze e dalle motivazioni che hanno originato tale linguaggio, sia per ammissione dello stesso Calatrava, particolarmente attento verso i movimenti d'avanguardia di fine Ottocento, sia soprattutto per il carattere della sua ricerca formale. Questa, tuttavia, può esser tanto più facilmente fraintesa quanto più si separa in essa la conoscenza, l'intuizione e la sensibilità statico-strutturale da una ricerca appa-rentemente libera ed ingenua sulle forme. Perciò occorre anzitutto liberarsi da alcuni equivoci o semplificazioni nelle quali l'opera di Calatrava potrebbe indurci.
L'equivoco del naturalismo
"Sembra tuttavia chiaro che la gran parte dei riferimenti o ispirazioni di Calatrava per le sue strutture vengano dal mondo organico, e per di più da un'area particolare e ristretta. Per questo architetto il grande stimolo e ispirazione sono le ossa e la loro articolazione sotto la carne, gli organi ed i tessuti connettivi di organismi animali complessi. Le ali, così presenti nelle fantastiche coperture per stazioni aeroportuali e ferroviarie sono realmente un sottoinsieme delle articolazioni dello scheletro. Sono concepite come una ragnatela ossea su cui è posato un tessuto o copertura". Altrove, con un giudizio meno passionale e immediato di quello appena citato di Robert Harbison, José Luis Gonzales Cobelo riprende il tema del naturalismo sottolineando come "la grammatica formale di Calatrava è organica non nel senso che riproduce forme di fossili, animali o vegetali, ma poiché applica soluzioni strutturali già verificate dalla natura, come lo sdoppiamento di ossa nelle membrature, la complementarità strutturale di ossa e muscoli, o i giochi di articolazione degli scheletri dei vertebrati, il cui studio porta all'isomorfìsmo funzionale degli organi naturali".
In realtà questo rapporto con la natura ed i fatti organici è in Calatrava ancora più lontano e mediato; esso costituisce come una sorta di velo dietro il quale l'architetto si ripara per non svelare totalmente la logica di un processo creativo, ma anche per la difficoltà di spiegare fatti che appartengono all'intuizione, a quella che Nervi chiamava "sensibilità statica", ad una componente originale e non trasmissibile dell'arte.
Negli schizzi che accompagnano la formazione di un progetto, ma anche in quelli più "meditati" del Libro segreto3, il riferimento alla...




OPERA PROGETTO è una rivista internazionale di architettura
contemporanea. Una rivista di settore pensata dagli architetti per gli
architetti.
Ogni numero di OPERA PROGETTO presenta un'opera di recente realizzazione
documentandone:
- il luogo, inteso non solo come spazio fisico ma soprattutto come luogo
culturale, ideale e storico che sottende alle scelte architettoniche;
- il progetto, ovvero l'itinerario ideativo, interpretato attraverso un
articolato dialogo con l'autore;
- l'opera realizzata, illustrata da un'ampia documentazione originale, grafica
e fotografica;
- l'altro da sé, il significato dell'opera in relazione con le arti e la
città, la società, la natura.
Direttore editoriale: Umberto Trame
Direttore scientifico: Gabriele Cappellato
Caporedattore: Nicola Marzot
Editorial Board
S. Umberto Barbieri, Olanda
Michel Desvigne, Francia
Manfred Sundermann, Germania
Elia Zenghelis, Belgio
Art Director: Lisa Marzari
Segreteria di redazione: M. Giovanna Pezzoli
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