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Grande successo di critica e di vendite per la Nuova Rivista OP della Editrice Compositori.
Su archimagazine presentiamo qui il secondo numero dedicato al Mart di Mario Botta.
Titolo: OP/1 Mario Botta. MART Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto
A cura di: Gabriele Cappellato
Editore: Editrice Compositori
Collana: OP Opera Progetto
Lingua: Italiano e Inglese
Formato: 24 x 32 cm
Pagine: 124
Legatura: brossura
Illustrazioni: illustrato
Anno: 2002
ISBN: 88-7794-351-3
Prezzo (di copertina): 30,00 Euro
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Il museo, nella sua architettura, deve avere una forma efficace per rivelare al
pubblico i suoi contenuti ed è quindi necessario che ci siano una forma e un
linguaggio codificati capaci di una trasmissione organizzata di questi valori
simbolici.
Il volume illustra il progetto nel suo itinerario ideativo attraverso un
articolato dialogo con Mario Botta, e l'opera realizzata grazie a un'ampia
documentazione originale, grafica e fotografica.

SOMMARIO / CONTENTS
Introduzione / Introduction - Gillo Dorfles
IL LUOGO / THE PLACE
Genesi della città / Genesis of the city - Giulio Andreolli
Vie di accesso all'opera / Access routes to the work
PROGETTO / THE PROJECT
Dialogo con Mario Botta / Interview with Mario Botta
OPERA / THE WORK
Ingresso / Entrance
Corte centrale / Central courtyard
Portfolio
Foyer accesso alle sale espositive / Foyer to the exhibit halls
Spazi espositivi / Exhibit halls
Allestimenti / Installations
Biblioteca / Library
Sala conferenze / Conference room
Uffici / Offìces
Archivio / Archives
Biglietteria Bookshop Guardaroba / Ticket office Bookshop Cloakroom
ALTRO DA SÉ / REFLECTIONS
Colloquio con il direttore / Interview with the director
Spedizione su Mart / Expedition to MART - Pierluigi Cerri
APPARATI / REFERENCES
Scheda tecnica / Technical information
Cronologia / Timeline
Biografìa di Mario Botta / Mario Botta's biography
Bibliografia (a carattere monografico) / Bibliography (monographic)


INTRODUZIONE
Gillo Dorfles
Commentare l'ultima realizzazione di Mario Botta che è il Mart, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto vuol dire fare qualche considerazione sul costruire, sul linguaggio, sulle forme espressive dell'architetto ticinese.
Si potrebbe cominciare col dire: finalmente un museo dedicato all'arte contemporanea realizzato espressamente in Italia. Il primo caso, direi, perché l'ultimo museo, così a memoria, è quello di Gamberini a Prato, che è stato costruito ormai sedici anni fa e che comunque non aveva raggiunto compiutamente la sua funzione. Quindi finalmente un museo, ma non solo, finalmente un'opera di architettura contemporanea di grande interesse, di cui in Italia si sentiva la mancanza. In Italia, infatti, si vedono poche realizzazioni nuove, soprattutto pochi musei nuovi, questione che richiama l'annoso problema della committenza, o di carenza di una committenza illuminata, che grava sul nostro paese e certamente non perché manchino architetti: Renzo Piano ha dato dimostrazione a Roma di poter fare una grande opera pubblica praticamente analoga al museo. Sempre lui ha progettato a Houston, negli Stati Uniti, la Collezione De Menil e il Museo Beyeler di Basilea. Gae Aulenti ha realizzato moltissimi interventi museali certamente interessanti. Credo invece che, purtroppo in Italia, più ancora che la mancanza di soldi, manchi nelle amministrazioni pubbliche buon senso, volontà e cultura architettonica.
Detto questo, il Mart mi pare di estremo interesse per tre ragioni: la prima architettonica, la seconda urbanistica, la terza stilistica. Perché architettonica? Perché evidentemente Mario Botta ha ormai una sua posizione internazionale indiscutibile e quindi la sua architettura è un'espressione a sé stante, con caratteri molto precisi e che, oltre tutto, nell'ambiente di Rovereto crea un punto di riferimento di prim'ordine.
Urbanistica: per una ragione specifica di questo museo, cioè perché il rischio nella sua realizzazione era quello di invadere la città, di brutalizzare il tessuto così esile di un nucleo come Rovereto, il che sarebbe stato assolutamente dannoso. Invece trovo che l'ubicazione del museo tra due cortine di fabbricati preesistenti, che rendono il suo ingresso quasi clandestino, sia stata, da un punto di vista urbanistico, una prova di straordinaria coerenza, non soltanto, ma anche di modestia. In questo modo infatti l'architetto ha rinunciato all'effetto, al colpo d'occhio del grande museo visibile e ha optato per la funzionalità e la perfezione dell'opera senza oltraggiare o invadere il tessuto urbano preesistente.
Quanto allo stile, questo mi pare forse l'argomento più importante perché riguarda propriamente l'espressività di Mario Botta. Credo che si possa effettivamente parlare di stile perché, se c'è una cosa che distingue Botta, è quella di non essere succube ne del post-modernismo né del proto-razionalismo né del decorativismo, ma di avere una sua cifra molto precisa, molto austera, alle volte anche troppo forse, ma che indubbiamente non è confondibile con quella di altri architetti o con la moda corrente. Ovviamente alcuni nomi come quelli di Kahn, degli Smithson o di Wright possono affacciarsi alla mente;
dal mio punto di vista, però, lo stile di Botta è qualcosa di assolutamente a sé e come tale alcuni critici, forse non a torto, hanno parlato di una simpatia di Botta per il romanico. Non so se questa sia un'osservazione giusta, quello che è certo è che la grande tradizione barocca, borrominiana, che avrebbe potuto influenzare Botta data la comune origine ticinese dei due architetti, in questo caso non c'è stata. L'architettura di Botta è anzi decisamente anti-barocca.
A proposito poi della diverse questioni della qualità, dell'economia, della durata, è interessante valutare i limiti dell'architetto in un progetto. In un caso come questo la funzione dell'architetto è fondamentale perché questo è evidentemente un edificio fatto per durare, non effimero, e proprio la sua mole, la sua grandezza, la sua imponenza dimostrano che questa è una architettura che sfida il tempo, che non è fatta per trasformarsi come molte architetture di oggi, che invece nascono deboli e sono perciò propense ad accrescersi per successive manipolazioni.
Questa creazione di Botta è invece un blocco monolitico destinato ad essere punto di riferimento sia per la città sia per la cultura, perché credo che la sua simbologia e la sua distribuzione spaziale siano tali da inserirlo nell'immaginario collettivo; la sua mole poi dimostra chiaramente di non prevedere un invecchiamento rapido. Oltre a questo, la capacità dell'architetto è stata quella di aver saputo far coincidere le esigenze di un museo come tale (quindi spazi espositivi studiati in maniera molto calibrata e funzionale), con la possibilità di allargare o ridurre attraverso pareti divisorie mobili, spazi che possono essere facilmente cambiati e modulati. Tutto ciò permette un'elasticità spaziale interna e una piena agibilità, che per esempio, non accade nel famoso e lodato Museo Guggenheim di Frank O. Gehry a Bilbao.
Il Mart risponde perfettamente alla funzione espositiva e, oltre a ciò, la sua tipologia adempie a una funzione "rappresentativa" che è data dal suo ingresso sommesso, ma nello stesso tempo chiaro ed evidente, legato com'è alla grande rotonda di apertura. Questa è praticamente una piazza interna ed è un artificio molto efficace perché porta la levità e la spazialità esterna verso l'interno, caratteristica che dovrebbe essere costante nell'architettura.
Oltre a questo nel Mart si possono individuare alcune costanti del linguaggio dell'architettura di Botta, che anzi troviamo polarizzate e moltiplicate, come il cerchio, che abbiamo già ammirato nelle varie chiese o nelle abitazioni diverse costruite in Ticino. Il cerchio molto spesso viene modificato, altra cosa importantissima nel modo di esprimersi di Botta, ovvero il cerchio si trasforma in ellisse, o viceversa l'ellisse in cerchio o ancora il cerchio come forma morbida si irrigidisce diventando triangolo come nel tetto della Cattedrale di Evry. Questa manovrabilità delle forme geometriche è ciò che, credo, distingue Botta e lo preserva da un'eccessiva geometrizzazione. In altre parole, alcuni suoi edifici sono forse troppo monumentali o massicci come la Banca del Gottardo o il Centro commerciale di Piazzale alla Valle a Mendrisio. In questo edificio è invece riuscito a far confluire e nello stesso tempo dialogare le varie geometrie ottenendo una maggiore leggerezza e originalità.
Nel museo questa levità è ottenuta soprattutto grazie al fatto che il grande cerchio della rotonda viene a inserirsi dentro al rettangolo spezzato dell'edificio per cui, nei vari piani, la presenza delle merlettature permette di dare una maggiore spazialità esterna alle sale di esposizione che si prospettano sull'esterno-interno del grande cilindro di ingresso.
Un'altra questione è poi la forte "volontà progettuale" che emerge sempre dai disegni e dalle costruzioni di Botta; vale a dire il desiderio di lasciare un segno, di sperimentare forme o materiali diversi. Quando ho visto a Venezia, alla Fondazione Querini Stampalia, la sua grande mostra sono rimasto molto impressionato dall'incisività del segno, dalla qualità disegnativa da "artista", dalla sua capacità di progettare attraverso il disegno trasformando successivamente l'architettura in materia. Arriverei a dire che nei disegni c'è una leggerezza e fantasiosità che negli edifici costruiti si perde proprio per l'imponenza e la qualità massiccia degli stessi. Credo invece che il disegno sia una delle costanti che Botta dovrebbe continuare a mantenere perché è la peculiarità che gli permette di mostrare come….





OPERA PROGETTO è una rivista internazionale di architettura
contemporanea. Una rivista di settore pensata dagli architetti per gli
architetti.
Ogni numero di OPERA PROGETTO presenta un'opera di recente realizzazione
documentandone:
- il luogo, inteso non solo come spazio fisico ma soprattutto come luogo
culturale, ideale e storico che sottende alle scelte architettoniche;
- il progetto, ovvero l'itinerario ideativo, interpretato attraverso un
articolato dialogo con l'autore;
- l'opera realizzata, illustrata da un'ampia documentazione originale, grafica
e fotografica;
- l'altro da sé, il significato dell'opera in relazione con le arti e la
città, la società, la natura.
Direttore editoriale: Umberto Trame
Direttore scientifico: Gabriele Cappellato
Caporedattore: Nicola Marzot
Editorial Board
S. Umberto Barbieri, Olanda
Michel Desvigne, Francia
Manfred Sundermann, Germania
Elia Zenghelis, Belgio
Art Director: Lisa Marzari
Segreteria di redazione: M. Giovanna Pezzoli
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