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Grande successo di critica e di vendite per la Nuova Rivista OP della Editrice Compositori.
Su archimagazine presentiamo qui il terzo numero dedicato al Walt Disney Concert
Hall di Frank Gehry.
Titolo: OP/2 Frank O. Gehry: WDCH - Walt Disney Concert Hall Los Angeles
A cura di: Nicola Marzot, Federico Zignani
Editore: Editrice Compositori
Collana: OP Opera Progetto
Fotografie: Federico Zignani
Lingua: Italiano e Inglese
Formato: 24 x 32 cm
Pagine: 136
Legatura: brossura
Illustrazioni: illustrato
Anno: 2004
ISBN: 88-7794-412-9
Prezzo (di copertina): 30,00 Euro
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La Walt Disney Concert Hall di Frank O. Gehry è l'espressione architettonica
matura di una ricerca linguistica fortemente orientata in senso plastico-scultoreo
e che adotta per una sintassi additiva assimilabile a un lavoro di collage. Il
volume illustra il progetto nel suo itinerario ideativo attraverso un
articolato dialogo con l'architetto e l'opera realizzata grazie a un'ampia
documentazione originale, grafica e fotografica.

PER UNA NUOVA MEMORIA COLLETTIVA
Adriano Cornoldi
II monumento perduto
Al di là dello stupore che provocano per la loro spettacolarità
"totale" - uno scenario che investe forme, strutture, materiali,
colori - le opere di Gehry non si prestano a una facile decifrazione: in taluni
suscitano sconcerto, in altri irrazionale esaltazione, in altri ancora diffidenza
o, peggio, fastidio.

Quelle reazioni sono poi amplificate dai caratteri eccezionali, per contenuto e
dimensione, degli edifici in questione. Come avviene per ogni fatto singolare,
al clamore e all'entusiasmo si accompagnano le critiche, che nel nostro caso
spaziano ad ampio raggio; questa non sarebbe architettura seria ma, volta a
volta, improprio sconfinamento nella land art, pura esercitazione plastica,
semplice questione di design, stravagante gioco di facciate all'insegna dello
spreco: inesportabile prodotto del consumismo americano, surrogato di castelli
per paesaggi senza storia, sostituto di cattedrali per luoghi senza
religione... Di fatto, per noi abitatori della città europea, al cospetto delle
solenni volumetrie con cui siamo soliti identificare i nostri capisaldi urbani,
le masse ammucchiate, accartocciate, fracassate che configurano quegli edifici
possono facilmente evocare immagini di distruzione: il cumulo di rocchi
crollati di un tempio greco, le teste mozzate di Guernica, le putrelle contorte
di Ground Zero, le macerie nel reportage di qualche guerra in corso.
Oppure, per noi fruitori di territori anonimi, assuefatti al conformismo della
mediocrità, quelle immani moli sinuose possono apparire quali sconcertanti
dorsi di mostri tornati in vita dalla Preistoria o dal futuro. Ma pure, a noi
cittadini sradicati e nomadi di una inospitale periferia globale, quelle
costruzioni così protese all'esterno possono apparire come rassicuranti
approdi: rifugio ospitale, festoso spettacolo, luccicante - luna park.

I messaggi dunque sono incredibilmente molteplici e contraddittori: c'è chi vi
legge un'idea di architettura come gioco sapiente, o come fatto ludico; chi
piuttosto vi ravvisa la catastrofe della città contemporanea, o quanto meno
l'impossibilità di monumenti che la legittimino.
Significativi precedenti
Se a prima vista quest'architettura appare eccezionalmente insolita e, secondo
i punti di vista, variamente fuorviante piuttosto che innovativa, variamente
inquietante piuttosto che esaltante, quanto più ci si sofferma a riflettervi
tanto più vi si riconoscono legami con una vastissima rete di riferimenti di
sicuro valore.

Alcuni risalgono a momenti diversi della storia, segnati da una comune ansia di
sperimentazione, da una comune esigenza di rottura con la dominante rigidità
delle regole compositive: le fantasie tardoantiche di Petra, o la tormentata
dinamica barocca di Borromini e di Neumann, o, pensando alle avanguardie
europee del Novecento, le esplorazioni costruttiviste di Tatlin e Melnikov,
futuriste di Sant'Elia, puriste di Le Corbusier, espressioniste di Mendelsohn e
Scharoun, dadaiste di Duchamp. Sono nello stesso tempo presenti richiami alle
varie forme dell'architettura organica negli Stati Uniti, dal plasticismo di Schindler
alla mistura di flessuosità e spigolosità dell'ultimo Wright, dagli zoomorfìsmi
di Bruce Goff ai biomorfìsmi di Paolo Soleri.

Ma l'architetto mostra di aver ben guardato e tratto profitto da ogni ricerca volta
in genere a superare le stereometrie dell'ortodossia funzionalista e modernista
(nondimeno con il grande merito di non avere ceduto alle tentazioni dello
storicismo postmodernista): dall'uso delle geometrie deboli, spezzate, di Aalto,
a quelle forti, diagonali, di Kahn; dalle volumetrie mistilinee di Venturi ai
"fuori piombo" di Stirling. Di quest'ultimo - negli anni Ottanta
protagonista numero uno nel mondo, da cui Gehry ha raccolto il testimone -
progetti come quelli universitari per Leicester, Cambridge e Oxford
costituiscono eloquenti precedenti. Ritroviamo anche il riflesso di suggestioni
di altra e varia derivazione, come i richiami alle capovolte composizioni e ai
paesaggi senza gravità di Chagall e in genere al fantasioso immaginario della
cultura ebraica dell'Europa orientale, da cui l'architetto proviene e di cui
rievoca ad esempio con nostalgico humour le memorie della cucina tradizionale
attraverso le sue grandi dorate variazioni sul tema del Gefilte Fisch.

Più ancora dell'architettura, il mondo a cui attinge a piene mani è quello
delle arti visive, dove la mancanza di vincoli pratici libera ogni energia alla
creatività. In proposito è soprattutto evidente il collegamento con le varie
sfaccettature della multiforme neoavanguardia nordamericana a partire dalla Pop
Art: Gehry ha letteralmente collaborato, fra gli altri, con Richard Serra, Claes
Oldenburg e Coosje van Bruggen.
A monte della sua progettazione, più che un pensiero esplicito si coglie
l'incolmabile desiderio di appropriarsi e rielaborare qualunque possibile
sollecitazione provenga dal mondo delle espressioni visive, siano esse
indifferentemente architettura, pittura, scultura, arti applicate, artigianato,
disegno industriale, grafica.

Connessioni specifiche si possono riscontrare con il cinema di fantascienza.
Relazioni sono anche individuabili con i caratteri di astrazione e spezzatura
della ricerca musicale e poetica contemporanea. Ma non solo di suggestioni
artistiche si tratta. Anche le scienze .matematiche e naturali offrono
suggerimenti decisivi e fra loro interconnessi: le molteplicità formali,
strutturali e materiche di Gehry derivano in buona parte da esplorazioni
incrociate nel mondo della biologia e in quello della geometria. Vengono in
mente sofisticate operazioni interdisciplinari come quella dell'architetto Le Corbusier
e del musicista matematico Xénakis per il padiglione Philips alla Esposizione
Universale di Bruxelles del 1958; ma più in generale vediamo la ripresa di
volumi e superfici polimorfi tratti dalla biologia ed elaborati col computer.
Non vi è dubbio che, indipendentemente dal giudizio di valore, l'opera di questo
autore si collega come probabilmente nessun altra agli ultimi avanzamenti in
ogni campo della conoscenza e dell'arte.

La riscoperta del contesto
Quella ricchezza di riferimenti è nondimeno solo la componente
"colta" delle sollecitazioni rielaborate dall'architetto. Esse in
realtà provengono tanto dalla tradizione, dagli studi e dalle esperienze
personali quanto dalla realtà esterna, quella in genere della città
contemporanea e quella particolare di ogni specifico sito.
Se infatti l'isolata e sommaria considerazione di un'opera come la Walt Disney
Concert Hall può far pensare a Gehry quale autore di oggetti pur sapienti
tuttavia pensati in sé, ingegnose astronavi capitate a caso in un luogo
qualsiasi, ben altre indicazioni offre il percorso seguito dall'architetto
dagli inizi della sua produzione fino alle prove più recenti.
E, cosa che rende più interessante quest'analisi, scopriamo che nella
cronologia dei progetti il nostro auditorium, pur da poco completato, è stato
pensato a partire dal 1987, prima cioè di realizzazioni strettamente e
straordinariamente legate ai rispettivi contesti come Bilbao, Praga, Berlino.
SOMMARIO / CONTENTS
5 - Per una nuova memoria collettiva / For a new collective memory - Adriano
Cornoldi
IL LUOGO / THE PLACE
17 - Nuovo eclettismo a Downtown Los Angeles fra restauro e innovazione / New Eclecticism
in Downtown L. A.: Restoration and Innovation - Giovanna Franci e Federico Zignani
30 - Vie di accesso all'opera /
Access routes to the work
PROGETTO / THE PROJECT
35 - Dialogo con Frank O. Gehry / Interview with Frank O. Gehry
OPERA / THE WORK
46 - Viste complessive / Overall views
58 - Ingresso principale / Main entrance
64 - Area biglietterie / Box offices
68 - Attesa concerti / Pre-Concert Foyer
74 - Founders Room
78 - Foyer Est / East Foyer
82 - Foyer Ovest / West Foyer
86 - Sala concerti / Concert Hall
94 - Anfiteatro per i ragazzi / Children's amphitheatre
98 - Uffici, ristorante,
bookshop / Offices, Restaurant, Bookshop
ALTRO DA SÉ / REFLECTIONS
104 - Colloquio con il committente / Interview with the client
110 - Un ventre per la drammaturgia frattale / Experimenring a new fractal dramaturgy
- Carlo De Pirro
APPARATI / REFERENCES
117 - Scheda tecnica / Technical information
124 - Cronologia / Timeline
125 - Biografia di Frank O. Gehry
/ Frank O. Gehry's Biography
130 - Bibliografia (a carattere monografico) / Bibliographv (monographic)
OPERA PROGETTO è una rivista internazionale di architettura
contemporanea. Una rivista di settore pensata dagli architetti per gli
architetti.
Ogni numero di OPERA PROGETTO presenta un'opera di recente realizzazione
documentandone:
- il luogo, inteso non solo come spazio fisico ma soprattutto come luogo
culturale, ideale e storico che sottende alle scelte architettoniche;
- il progetto, ovvero l'itinerario ideativo, interpretato attraverso un
articolato dialogo con l'autore;
- l'opera realizzata, illustrata da un'ampia documentazione originale, grafica
e fotografica;
- l'altro da sé, il significato dell'opera in relazione con le arti e la
città, la società, la natura.
Direttore editoriale: Umberto Trame
Direttore scientifico: Gabriele Cappellato
Caporedattore: Nicola Marzot
Editorial Board
S. Umberto Barbieri, Olanda
Michel Desvigne, Francia
Manfred Sundermann, Germania
Elia Zenghelis, Belgio
Art Director: Lisa Marzari
Segreteria di redazione: M. Giovanna Pezzoli
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