Titolo: Visioni e costruzioni. Marketing del progetto da Assisi a Pechino
Autore: Salvatore Cozzolino
Editore: Alinea Editrice s.r.l.
Illustrazioni: immagini in bianco e nero e a colori
Pagine: 112
Formato: 22 x 28 cm
Anno: 2008
Codice ISBN: 978-88-6055-162-7
Prezzo di copertina: 18,00 Euro
Prezzo archimagazine (sconto del 15%): 15,30 Euro
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Prendendo spunto dagli sfondi degli affreschi di Assisi, incredibilmente
analoghi alle architetture di alcuni maestri contemporanei, si può ripensare a
Giotto, artista-manager, come anticipatore dell'attuale figura di progettista
internazionale ricercato dai budget per le sue creazioni spiazzanti.
L'architetto ubiquo del terzo millennio interpreta con abili landmark le
necessità strategiche dello sviluppo economico ed urbano, ma forse, troppo
coinvolto nel flusso della comunicazione globale, smarrisce il senso di
responsabilità sociale del progetto, che invece induce a rapporti equilibrati
tra opera e cultura tecnica locale, tra esigenze espressive e sostenibilità dei
processi e sicurezza nella costruzione. Lo spirito del cantiere medievale, armonica
corrispondenza di etica, tecnica ed estetica, può essere un riferimento per una
generazione di creativi responsabili?
SOMMARIO
Esiste il grande capo di Assisi?
La questione dell'attribuzione degli affreschi della Basilica Superiore;
Giotto, una vera artistar
Il talento artistico e il manager;
Yes logo
L'architetto ubiquo del terzo millennio;
Disegno consapevole
La Responsabilità Sociale del Progetto;
I carpentieri del Beijing National Stadium
Tecnologie manodopera attrezzature;
La costruzione del Vulcano Buono
Spazio e storia nel Golfo di Napoli;
Modernismi nel XIII secolo
Un architetto visionario tra gli allievi di bottega;
Corrispondenze da Assisi
Semplice, imperfetto e quotidiano, quindi grazioso;
Appendice;
Bibliografia essenziale.
RECENSIONE
Da oltre un secolo gli storici dell'arte sono divisi sulla opportunità o
meno di attribuire a Giotto di Bondone l'esecuzione degli affreschi della
Basilica Superiore di Assisi. Nel 1998 un violento sisma fa crollare parte
della Basilica e danneggia i dipinti. Alla fine di un eccellente processo di
recupero, Bruno Zanardi, restauratore e profondo conoscitore dell'opera,
stabilisce, sulla base di un complesso studio delle tecniche di realizzazione,
delle giornate lavorative, delle analogie con opere coeve, che le scene
raffiguranti santi e miracoli furono il frutto del lavoro di ben tre diversi, e
in parte sconosciuti, maestri della pittura, ma che, incredibilmente, nessuno
degli affreschi fu realizzato da Giotto.
Dal 1991, Salvatore Cozzolino rimirando tra i fedeli si accorge della presenza
di strane figure di edifici che punteggiano i fondi di alcune scene del
grandioso ciclo sulla vita di S. Francesco, la sua indagine è basata
esclusivamente sui caratteri formali di quelle architetture di fantasia,
probabilmente eseguite da un giovane allievo di bottega, che sembrano ispirare
l'opera di qualche importante architetto contemporaneo.
Il volume è un singolare percorso che, a sette secoli di distanza, mette
insieme le riflessioni sui cantieri della complessa esecuzione della pittura a
fresco nel Medioevo e le spettacolari architetture per i Giochi Olimpici di
Pechino 2008, la sintesi di spiritualità e di manualità degli architetti del
XIII secolo e il mercato contemporaneo del progetto architettonico che produce
opere-manifesto, autoreferenziali e indifferenti al territorio.
Come chiarisce lo stesso autore i ragionamenti da architetto che egli fa sugli
affreschi, non rappresentano una nuova interpretazione della storia dell'arte
duecentesca, ma possono far emergere spunti utili al lavoro quotidiano dei
progettisti. La splendida e ricca avventura professionale di Giotto,
infaticabile animatore di cantieri e imprenditore sofisticato della propria
arte, appare assimilabile al successo mediatico ed economico dei famosi
architetti di oggi, attesi come star dello spettacolo in tutte le città, ma
forse troppo supini nel riproporre i propri segni territoriali in tutto il
mondo. L'interesse per le metodologie dei grandi cantieri medievali, capaci di
gesti tecnici mirabili che parlavano al mondo intero, sta anche nell'aver
anticipato lo status dell'architetto (e dell'artista) del terzo millennio che
rincorre ubiquo gli incarichi più ricchi e prestigiosi, ma mentre le botteghe
ricomponevano all'interno le molteplici maestrie e risolvevano in uno sforzo
corale di inventio razionale e di sapienza artigiana ogni problema di tecnica
esecutiva, i protagonisti dello star system internazionale si limitano alla riproposizione
di landmark troppo simili a tutte le latitudini e sfuggono programmaticamente
alla ricerca di relazioni con il contesto e alla verifica del cantiere.
La tesi di fondo del libro si può riassumere nel ritenere la bottega di Giotto,
e dei maestri suoi contemporanei, il primo esempio di laboratorio progettuale
“moderno” organizzato in società di capitali fondata su un'altissima capacità
professionale al pari delle attuali società di progettazione, ma operante sulla
base di una limpida visione etica ed estetica della concretizzazione tecnica.
Una visione totalizzante che oggi appare sfumata oppure offuscata dal gesto
creativo tout court e che alimenta, soprattutto nelle nuove generazioni di
progettisti, la necessità di una rincorsa ossessiva alla mirabilia formale,
scevra di riscontri in corso d'opera e insensibile alle aspirazioni e alla
cultura della comunità a cui l'edificio è destinato.
A fronte di una maggiore visibilità e considerazione dell'architettura presso
la collettività, sarebbe quindi maturo il tempo di un ripensamento dei compiti della
disciplina del progetto verso un rinnovato impegno sociale con la
consapevolezza del destino civile dell'architettura, probabilmente rivedendo
verso una maggiore autenticità, l'impegno per la sostenibilità ambientale
dell'opera, per la salute di chi costruisce e di chi abita, per il benessere
diffuso, per la congruità dei budget.
Nei paesi europei, e in Italia principalmente, caratterizzati da scarsità di
risorse e da forte concentrazione demografica la qualità del progetto urbano
concorre allo sviluppo civile purché si alimenti delle dinamiche sociali e si
renda consapevole del proprio destino di attività complessa fatta di
comunicazione pesante e di costruzione poetica.
Secondo l'autore urge uniformarsi ad un comportamento etico nella professione di
architetto che adotti scelte compatibili con la esigenze sociali e ambientali,
che utilizzi mezzi e procedure di qualità anche superiore a quelle normalmente
imposte per legge, che implichi gesti responsabili verso i manufatti urbani
circostanti e gli individui in qualunque modo impegnati dall'opera:
realizzatori materiali e fruitori finali dei componenti edilizi.
La Responsabilità Sociale del Progetto diventa il quadro di riferimento per
questa nuova sensibilità operativa dei progettisti nel tentativo di superare
sia l'indifferenza professionale, sia l'impotenza derivante da posizioni di
integralismo ecologista. La R.S.P., al pari della più nota Responsabilità
Sociale di Impresa, propugnata dalle Nazioni Unite e, più recentemente
dall'Unione Europea, potrebbe rappresentare il punto di vista della cultura
architettonica sugli sviluppi futuri della “costruzione consapevole”.
Tra i must di questo orientamento progettuale si devono citare il rapporto con
i materiali e le tecnologie del luogo, l'attenzione alla salute degli operatori
edili e al risparmio energetico, la previsione della manutenzione e della
gestione dell'opera in rapporto con la congruità della spesa e con il tempo di
uso del bene, il controllo dell'obsolescenza del manufatto coordinata con
l'impatto dei componenti alla fine del ciclo di vita, l'incidenza dell'opera
sulla cultura e le aspirazioni della collettività alla quale è destinata la
costruzione. “La Responsabilità Sociale del Progetto può diventare la
piattaforma di idealità, ben ancorate all'economia del prodotto-progetto, su
cui convocare le nuove generazioni di progettisti se, dopo il sogno formalista
degli ultimi anni, si vorrà conservare un carattere di necessità per la
disciplina”.
Il volume analizza le corrispondenze figurative tra le sagome tracciate sugli
affreschi della Basilica di Assisi e le architetture di alcuni protagonisti
dell'architettura contemporanea proponendo, tra l'altro, un ardita analogia tra
l'opera rigorosa di Aldo Rossi e le spericolate forme di Ettore Sottsass.
In coda al testo sono disponibili due appendici sui cantieri del National Stadium
di Herzog e De Meuron, in costruzione per Pechino 2008, e del Vulcano Buono
ormai quasi completato a Napoli su progetto di Renzo Piano. La documentazione
fotografica, raccolta personalmente dall'autore, e i commenti sulle tecniche di
cantiere, rappresentano un utile approfondimento alle tesi esposte ed un
esercizio raro nel trattare i temi dell'architettura costruita.
Salvatore Cozzolino, Master presso la Scuola Internazionale Domus Academy.
Architetto e designer, svolge attività progettuale dal 1981 realizzando edifici
pubblici, styling per macchine elettroniche, parchi e arredo urbano,
allestimento di spazi collettivi. Ha pubblicato saggi e articoli sul tema del
progetto occupandosi prevalentemente di ricerche sul rapporto tra tecnologie
innovative e processo inventivo. Ha collaborato e insegnato al Corso di
Perfezionamento e alla Scuola di Specializzazione in Disegno Industriale di
Napoli. Attualmente insegna progettazione alla Facoltà di Architettura della
Seconda Università di Napoli.
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