Architettura

Conversazione con Claudio Caramel

di Ivana Riggi

(…) Uscire dalla città, a piedi, è faticosissimo. T'investe la lava bollente del brutto, del rumore, strade sopra strade, tremendi ponti di ferro, treni, camion, Tir, corsie con sbarramenti, impraticabili autostrade, un vero teatro di guerra (…). Quanto riportato è un periodo tratto dal libro “Un viaggio in Italia” di Guido Ceronetti, un itinerario percorso dall'autore lungo tutta l'Italia degli anni '80… Purtroppo ancora oggi, sollevando il naso per aria, ci accorgiamo delle brutture che ci circondano che “riempiono gli spazi” in termini “quantitativi” ed a tutti i costi, dimenticando il ruolo importante dell'architettura ed il significato di quella “bellezza intelligente”  in grado di persistere nel tempo …
Intervisteremo l'Architetto padovano Claudio Caramel che attraverso i suoi interventi ha sicuramente contribuito ad evitare il nutrimento, aimè, di quella “zona ancora deserta della coscienza umana”.

Abitazione privata, 2005 - Foto della zona pranzo ripresa dal salone. Nella parete di fondo che contiene nicchie luminose sono celati deumidificatori e canalizzazioni dell'aria per il ricircolo ed il raffrescamento. Il riscaldamento invece è ottenuto grazie all'utilizzo di pannelli radianti sotto il terrazzo veneziano grigio eseguito in opera

Abitazione privata, 2005 - Foto della zona pranzo ripresa dal salone. Nella parete di fondo che contiene nicchie luminose sono celati deumidificatori e canalizzazioni dell'aria per il ricircolo ed il raffrescamento. Il riscaldamento invece è ottenuto grazie all'utilizzo di pannelli radianti sotto il terrazzo veneziano grigio eseguito in opera

Mansarda - Da questa foto scattata prima dell'inserimento degli arredamenti si nota la pulizia compositiva del salone ristrutturato, con camino centrale. Non sono visibili elementi tecnologici di alcun tipo. Il camino centrale assolve anche funzioni illuminotecniche verso l'alto, verso il basso e dai fianchi. Il mobile sospeso sulla destra contiene l'home theatre a scomparsa e tutte le centraline del sistema audio-video della casa. Il riscaldamento è a pannelli radianti a basso spessore sotto il pavimento, l'impianto elettrico utilizza alcuni principi della domotica; la casa è dotata di rete wireless

Mansarda - Il corridoio di distribuzione della zona notte eseguito in opera oltre alle porte di accesso a tre camere, uno spogliatoio e due bagni ed ai guardaroba diventa elemento centrale di distribuzione tecnologica degli impianti, contiene l'illuminotecnica e tutte le canalizzazioni dell'area anche verso il salone (vedi cornice illuminata sulla parte alta della foto)



Mansarda - Il salone arredato con in primo piano il camino passante in pietra di Vicenza e sullo sfondo in alto la fascia contenente la canalizzazione dell'aria, elementi illuminotecnici a luce puntuale o continua, le casse di diffusione del suono dell'impianto audio-video del salotto

Abitazione al piano terra di un palazzo antico - La foto ritrae dalla veranda pranzo la piccola corte-campiello interna su cui affaccia parte della casa. La veranda è realizzata totalmente in vetro ed è elettrificata per i sistemi di filtraggio della luce e del calore regolabili sia automaticamente che manualmente

Abitazione al piano terra di un palazzo antico - Una parte del corridoio verso le camere padronali realizzata su disegno esecutivo in olmo rigato. Anche in questo caso le pareti in legno contengono i deumidificatori, le canalizzazioni dell'aria e le illuminazioni

Negozio Alessi Mobili, Bassano del Grappa - Il negozio visto dalla strada con le lunette-insegna illuminate a led cambio colore

Negozio Alessi Mobili, Bassano del Grappa - Attacco a terra della parete curva


Negozio Alessi Mobili, Bassano del Grappa

Flagship Store Morellato, Milano - Una grande parete in palissandro trattato ad olio espone e contiene tutti i gioielli. Volumi tridimensionali di varie dimensioni e profondità, tagli di luce blu, linee orizzontali e piccoli fasci di luce bianca compongono e caratterizzano l'immagine di Morellato

Centro Servizi Interporto, Padova - Facciata dell'edificio

Centro Servizi Interporto

Mensola Hang, Desalto - Sistema componibile, affiancabile, capace di contenere, tenere, appendere in tutti gli ambienti della casa e dell'ufficio: salotto, cucina, studio, bagno. Serve come supporto tecnologico, è elettrificata, nella sua gola corrono fermalibri, porta CD, portapenne, ganci, contenitori e tante altre cose


Onix e Amarillo, Morellato Design - Onix è una lamiera di acciaio inox leggermente piegata. Da un foglio nasce un vassoio, dalle due pieghe i manici, un pezzo unico di acciaio inalterabile, ma leggero e luminoso con i suoi riflessi impreziositi da due ellissi di onice. Amarillo è un centrotavola per la frutta o il pane, concepito come un origami o un fiore i cui petali stanno insieme grazie ad una vitina d'oro a testa tonda

Edificio per uffici, Padova - Premio Architettura Città/Territorio Oderzo 1999

Dipartimento di ingegneria Ambientale “Image”, Università di Padova - L'intervento riguarda un complesso polifunzionale in grado di soddisfare sia le esigenze attuali che la previsione di sviluppo futuro del Dipartimento

Progetto Lavazza - Tazzina da caffè

Caffè Diemme

Architetto, oggi l'architettura  può condurre alla felicità sociale ed a quali problemi è tenuta a rispondere?
L'architettura deve rispondere anche a problemi sociali, ma sarebbe veramente troppo, davvero troppo pensare di poter condurre alla “felicità sociale”. Ricordo benissimo una lezione all'università tenuta dal prof Ceccarelli, che già alla fine degli anni 70 diceva: “…bisognerà ripensare le città e le periferie, immaginando che nei primi anni del secolo futuro esse verranno invase da migliaia e migliaia di lavoratori stranieri…”. Ecco che si capisce dove sta la problematica sociale a cui rispondere con l'urbanistica e l'architettura. Poi però ricordo anche una conversazione privata col grande Gino Valle che, in seguito alla presentazione di un suo grande progetto in Comune, mi disse: “Decidono tutto loro, noi architetti non contiamo più niente, siamo alla fine del processo di trasformazione della città. Prima ci sono i terreni, la rendita urbana, le leggi, i piani urbanistici, gli appalti, le volontà politiche, gli interessi, i costruttori, i confinanti, i vincoli … Fare architettura è sempre più complesso, è sempre più difficile. Siamo dei mediatori culturali, fare architettura è una difficile mediazione tra tante e complesse istanze diverse, il luogo e il contesto, la città, l'applicazione delle leggi, il rispetto delle norme, il committente e i suoi interessi, l'interesse della collettività, i denari e i budget, la tecnica e le strutture, la terra, i flussi, la funzionalità dell'edificio, i vigili del fuoco, i portatori di handicap, gli impianti, il condizionamento, l'aria, le facciate, le finestre, i rivestimenti. E il vento, e le finiture, e gli interni. Lo spazio. Il distributivo. Il contesto, l'intorno, la città, le strade, i marciapiedi, il traffico, i trasporti. La storia. La gente. I flussi variabili e quelli commerciali. Il funzionamento, che tutto funzioni. Il tempo.
Lo spazio e il tempo … Bisogna chiedersi: quali sono le priorità?
Bisogna riuscire a mediare perché le priorità dell'architettura restino quelle vere e non vengano sopraffatte da altre meno importanti per noi, per la città, per la società …”


Il linguaggio progettuale contemporaneo è cambiato? Se sì come: in meglio, in peggio… per farla breve, lei è “contento”?
Senta, devo essere chiaro: come si fa ad essere contenti in un periodo come questo? Lo diceva già Pasolini moltissimi anni fa che questo modello di sviluppo non andava bene… non si tratta di essere contro il progresso ma contro uno sviluppo dominato dalle leggi di un mercato sovralimentato, un turbocapitalismo sprecone e truffaldino che da venti, trent'anni distrugge per il profitto di pochi e che ci ha portato alla crisi mondiale di questo periodo in modo diretto, provocando a cascata degrado culturale, degrado sociopolitico ed in conseguenza anche degrado nella qualità architettonica. Ormai da molti anni si costruisce troppo e molto spesso si costruisce male, con poca coscienza e poco rispetto per il territorio e le risorse del territorio. Io vivo a Padova, in pieno “nordest”, nel pieno centro di quella regione che una volta e più giustamente si chiamava Triveneto, dove Palladio ha lasciato i suoi edifici e dove oggi centinaia di “ville venete” si incontrano casualmente tra i capannoni prefabbricati e semantizzati dalle immagini e scritte pubblicitarie… questa è l'immagine del diverso linguaggio architettonico tra oggi ed il passato. Certo qualche buona opera viene fuori anche oggi, ci sono molti bravi architetti, ma il diffuso costruito è altro ed è lo specchio di un'epoca miope. Oggi, nel magma commerciale del consumo, i ragazzi non vogliono più imparare a fare i mestieri, che so il falegname o il pittore decoratore perché non è “figo”, e così pian piano si perdono i saperi e la cultura di un fare sedimentato nei secoli che è il nutrimento della buona architettura. Oggi, nel tempo dell'immediatezza del tubo catodico, si perde il valore stesso del tempo, ma il tempo serve per maturare una buona idea, una buona costruzione, un buon massetto, un buon intonaco, come un buon vino. Oggi, nel tempo dell'appariscenza, l'architettura deve svettare, proporsi in modo potente fino a raggiungere l'arroganza, bisogna cercare l'opera d'impatto ed indimenticabile, quando invece, da sempre, la buona architettura ha cercato anche la semplicità e la sicurezza di un linguaggio sintetico e quindi ancora più incisivo. Oggi, nel tempo dell'omologazione istantanea provocata dai media, i grattacieli vengono su storti, svergolati, ricurvi e sfidano le leggi della gravità, altro principio basilare dell'architettura quello della gravità, non del peso ma della gravità, perché si devono mostrare prepotentemente al di fuori dell'omologazione e le società che li commissionano fanno a gara a chi lo fa più strano e più innovativo rischiando a volte di esagerare.


Uno dei nostri cantautori italiani e “collega”, Edoardo Bennato, ritiene che si debba comporre una sorta di “architettura mentale” che stimoli i cittadini ad indagare su ciò che li circonda… Lei come la costruirebbe?
Pur essendo d'accordo sul concetto io direi che oggi più che costruire bisognerebbe abbattere, riqualificare, riconvertire, ristrutturare con al centro del pensiero l'esigenza prioritaria della sostenibilità e del risparmio energetico. Rifare le zone industriali con tetti verdi e pannelli solari, sui vialoni impiantare microgeneratori eolici e alberi, negli spazi di risulta intorno ai capannoni e fuori dai parcheggi fare piccoli boschi e orti; bisognerebbe costruire nuove microreti nei quartieri con piccole centrali e produzione di energia dal sole sui tetti, rigenerare i quartieri partendo proprio da un nuovo accordo sociale tra gli abitanti che si mettono insieme per risparmiare e produrre energia rinnovabile, che si mettono insieme per raccogliere l'acqua piovana e che si mettono insieme per farsi recapitare direttamente a casa buoni prodotti agricoli di stagione a km 0, che si mettono insieme per i micronido e per le residenze degli anziani in quartiere sul modello dei paesi nordeuropei…


Architettura e politica convergono o divergono? Quali sono, a suo giudizio, le responsabilità dell'una e quali quelle dell'altra?
L'architettura e l'architetto ormai da tantissimo tempo vengono dopo. Le decisioni sul territorio e sulle leggi che regolamentano il modo di costruire le prendono i politici e i potentati economici, prima. Si fa una modifica al regolamento ed improvvisamente vengono fuori migliaia di tetti curvi a botte sopra i condomini, si fa un'altra modifica e spuntano abbaini sui tetti a falde delle nuove bifamiliari, appuntiti il più possibile per guadagnare cubatura… quindi anche gli architetti hanno le loro responsabilità (anche se in Italia solo il 10 per cento del costruito è progettato dagli architetti). Basta pensare a come certa urbanistica male applicata abbia prodotto periferie derelitte fatte di casette a cinque metri dal confine, l'una addosso all'altra, disordinate, costruite e progettate quasi sempre al risparmio e male… basta pensare a come son venute su le fabbriche e con quale qualità progettuale e costruttiva sono state pensate… basta pensare alla densità del costruito basso e informe che allora si capisce come la gente sia spaesata ed insicura in quartieri dove non puoi camminare o andare in bicicletta. Quartieri pensati, e male, solo per le auto che adesso sono molte di più delle case e dei garage che le devono contenere. Allora questa crisi, spero, potrà trasformarsi in un'occasione per ripensare tutto e per riportare le cose alla normalità, bisogna rifondare un semplice concetto di normalità anche nel progettare: fare muri, finestre, tetti, fare case che non consumano ma che producono energia, fare giardini e viali alberati, fare strade per i pedoni e le biciclette e lasciar fuori, magari sottoterra le macchine…


Esiste qualcosa che influenza fortemente la sua progettualità?
Certo, tantissime cose. Il mio modo di concepire l'architettura è fortemente influenzato in primo luogo da alcuni principi “etici” che sarebbe troppo lungo qui descrivere, poi dal contesto e dal luogo, dalla luce e dalla materia, dalla pioggia e dal vento; fortemente dallo studio e dalle emergenze del passato che per me sovrastano totalmente quelle del presente. Intendo dire che potrei studiare sempre Brunelleschi e Borromini, Michelangelo e Palladio, ma anche Scarpa e Albini, Le Corbusier e Breuer, Calabi e Gardella, Mies e Wright e sarei comunque sempre aggiornato e ben influenzato.


In diverse occasioni ha definito “viaggi” le sue esperienze progettuali; me ne racconterebbe qualcuna che l'ha segnata particolarmente come professionista e come uomo?
Tutti i lavori per me sono ugualmente importanti: un piccolo oggetto di design, un piccolo appartamento, una villa, un edificio. Ogni lavoro ha la sua storia e i suoi protagonisti che non sono solo il committente e il progettista, ma le imprese, gli artigiani, gli ingegneri, gli idraulici, gli elettricisti, i posatori, i pittori, i serramentisti e molti altri. Un opera è sempre corale, fin dagli albori del progetto che ovviamente si confronta con una specie di intelligenza collettiva sedimentata e la storia. Dall'idea si passa alla realizzazione ed al plasmare la materia alla ricerca dello spazio, che è la vera dimensione cognitiva con cui l'architetto deve confrontarsi, ma per giungere alla realizzazione di quello spazio, un insieme complesso e variegato di conoscenze interagiscono tra loro e portano al risultato. Ogni progetto è un viaggio con le sue difficoltà e le sue gioie. Potrei dirle che negli ultimi anni ho fatto un lungo viaggio con Tobia Scarpa ed il prof Turrini per progettare il nuovo centro servizi dell'Interporto di Padova, una lama di 74 m per 74 per 12 di profondità dove corrono insieme tecnica ed invenzione, materia antica e innovazione tecnologica, ma anche poesia e luce, un edificio vivo. Dal 1995 al 97  ho fatto un altro lungo viaggio per progettare un piccolo oggetto: la tazzina Lavazza; per ogni casa che realizzo m'incammino coi miei committenti in un percorso di approfondimento e di ragionamento che mi affascina sempre; ho avuto l'opportunità di risanare una casa magnifica di Calabi o di confrontarmi con l'architettura rurale oppure di pensare ad una barca per un signore che va in pensione e vuole fare il giro del mondo. Ma sempre, in ciascuno di questi piccoli viaggi, è necessario sforzarsi per mantenere costante la qualità e l'intensità d'approccio, l'approfondimento ed una certa leggerezza, magari cercando anche di togliere, di eliminare e di sintetizzare difendendosi dal bombardamento di cose immagini oggetti materie dell'appariscenza che non sempre portano a buoni risultati. E soprattutto, ad ogni viaggio, imparare. Non so proprio a che risultati mi abbia portato la mia idea di architettura, ma so che per tutti già partire con il giusto atteggiamento è già un bel partire. Vorrei riuscire a migliorare la mia capacità di sintesi e continuare a lavorare pensando allo spazio, e vorrei continuare il più possibile a lavorare con persone che sanno fare il loro mestiere, con bravi colleghi, con bravi artigiani, con bravi collaboratori per cercare di dare un piccolo contributo a quella cultura collettiva di cui parlavo prima.


NOTE BIOGRAFICHE
Claudio Caramel, architetto e designer, vive a Padova.

Tra i suoi progetti architettonici più noti:
Edificio per uffici a Padova (Premio Architettura città Oderzo 1999); Dipartimento di ingegneria ambientale Image - Università di Padova 2000-2002; Centro servizi  interporto Padova 2003-2005 (incarico congiunto con Tobia Scarpa); Alessi mobili Bassano del Grappa; Jole Film - Padova 2005 (per l'attore Marco Paolini); Flagship Store Morellato - Milano 2005.

Tra le opere più conosciute quelle per le aziende:
Lavazza, Morellato, Kleis, Even, Panasonic, Desalto…
Si evidenziano:
Lo shaker progettato per Lavazza insieme a F. Adrià presentato alla mostra D-Day  al Pompidou di Parigi nel 2005.
Il  premio “Best System” Colonia 2005 “Interior Innovation Award” per Hang di Desalto.
Altre opere sono state presentate a Tokio e sempre a Parigi ed in numerose mostre sul design sia in Italia che all'estero.

Tra le pubblicazioni a lui dedicate:
“Giacomo, Angelo, Sergio, Claudio Caramel attraverso il '900” di Virginio Briatore (Ed. Archivolto - 1996);
“Claudio Palmi Caramel - Architettura e design 1995-2005” (ed. Idea Architecture books)
“Trecase” (ed. Electa - 2006) di Claudio Caramel ,a cura di Laura Lazzaroni, con testi di Tobia Scarpa e David Chipperfield.

Le sue opere sono state documentate e pubblicate nelle principali riviste quali Interni, Abitare, Casabella, CasaVogue, Case da Abitare e molte altre.

Tra gli scritti di suo pugno:
“La casa di Jaco” (E-book - 1999)
Pubblica spesso articoli e piccoli saggi ed ha collaborato con alcune riviste tra cui Modo.
Invitato a numerose conferenze e congressi ha tenuto lezioni o seminari anche in varie Università tra cui IUAV e IUAV claDIS, Accademia di Bolzano, IED Roma.


Info:
Studio arch. Caramel
Claudio Palmi Caramel
www.claudiocaramel.it

Arch. Ivana Riggi
progettare@simail.it