Architettura

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Nicolai Ouroussoff boccia la nuova sede del New York Times di Renzo Piano

Il critico di architettura Nicolai Ouroussoff ha pubblicato il 20 novembre 2007, sul New York Times, una critica severa sulla Nuova sede del New York Times di Renzo Piano.

Afferma Ouroussoff:
"Scrivere sull'edificio del proprio datore  di lavoro è un compito difficile. Se l'amo, il lettore mi sospetterà di piaggeria; se l'odio, sto solo gloriando la mia indipendenza.
Me la caverò in questo modo: come impiegato, sono incantato del nostro nuovo edificio sulla Eighth Avenue; è un paradiso rispetto alla sede storica, la struttura neogotica alla 43rd Street.
Aveva il suo fascino sentimentale ma era un luogo deprimente e anacronistico per lavorarci tra recinti di scrivanie e pile di giornali ingialliti;
come critico mi chiedo: cosa fa grande un  grattacielo a New York? È la sua capacità di colpirci al cuore. Lo cerchiamo tra lo skyline, lo riconosciamo e lo ancoriamo psicologicamente alla vita della città. La Torre di Renzo Piano è improbabile che ci ispirerà qualche genere di sentimento di questo tipo. Nonostante i grandi sforzi dell'architetto, gli schermi paiono piatti e senza vita nello skyline. Nonostante tutte le buone intenzioni dell'architetto, la facciata appare piatta e senza vita. L'uniformità delle sbarre che l'attraversano le danno un'aria quasi minacciosa, resa ancora più intensa dal grigio della struttura portante che impedisce qualunque gioco di luci e ombre".

Ouroussoff è più clemente con l'atrio e gli interni, "dove l'edificio prende vita e tutte le migliori qualità di Piano sono messe in evidenza: il fine senso delle proporzioni, i dettagli strutturali e il senso di responsabilità civica".



La nuova sede è stata inaugurata ufficialmente ieri lunedì alla presenza dell'architetto genovese e di un parterre di ospiti di rilievo.

Presenti tutte le grandi firme del giornale, da Thomas Friedman a Maureen Dowd, e i volti della politica newyorkese, dal governatore Eliot Spitzer al senatore dello Stato, Chuck Schumer (grande assente invece la senatrice e candidata alle presidenziali Hillary Clinton, probabilmente impegnata per la sua campagna elettorale). Con un commosso discorso, l'editore del giornale Arthur Sulzberger ha dedicato la nuova sede al padre, Arthur Ochs, che all'età di 81 anni e nonostante l'Alzheimer, ha presenziato alla cerimonia su una sedia a rotelle.

Nonostante la dura critica, Ouroussoff non ha comunque mancato di trovare un nesso tra le linee del grattacielo e l'essenza stessa del quotidiano che ospita. La trasparenza è la caratteristica principale della nuova sede, permette di vedere chiaramente il movimento al suo interno, che idealmente rappresenta il libero flusso di informazioni di cui il giornalismo ha bisogno come della linfa. Dalle linee diritte, ispirate alla metà del secolo scorso, sorge invece un senso di nostalgia che sembra rivolgersi ad un'epoca - quella del movimento dei diritti civili, della guerra in Vietnam e del Watergate - in cui il giornalismo americano era considerato all'apice, un esempio incontrastato di imparzialità e coraggio. "L'edificio rappresenta entrambi questi sentimenti: l'asserzione nostalgica dei più alti valori del New York Times, e nel contempo il futuro incerto che ha di fronte.