|
|
|
L'architettura come continuità tra artigianato & industria In riferimento alla mostra 1925 /1955 ARCHITETTURA IN LIGURIA di Brunetto De Batté Immaginiamo per un attimo di compiere un viaggio attraverso il tempo e la Liguria, di città in città, di paese in paese, tra il ‘25 e il ’55 (1) tracciando una mappa mentale degli sviluppi urbani e dei manufatti architettonici che hanno , in questa striscia di terra tra mare e cielo, modificato nel tempo il profilo ed anche il rapporto con il mediterraneo… Adesso proviamo ancora ad immaginare il paesaggio-territorio che si trasforma man mano con fasi crescenti e sotto la spinta dell’idea di modernità si dispongono nel paesaggio edifici, quartieri, siti industriali, modificando tettoniche, rapporti, rettificando strade sull’infilata della ferrovia. Se ci spostiamo rapidamente in ambito europeo e precisamente all’Esposizione Internazionale delle Arti Decorative di Parigi del ‘25 possiamo osservare lo scambio storico, … si apre il nuovo e si afferma il decò; in questa esposizione viene siglata l’apertura del "nuovo mondo del progetto" (pensiamo ai padiglioni di Le Corbusier (L’Esprit Nouveau) ed di Melnikov) (2); la Liguria partecipa, ed è lì presente in una sua nicchia di ascolto. |
|
Casabella 234 |
C. N. Greco |
Questo arco di tempo, che viene suggerito come osservazione definita e lenticolare, ha diverse motivazioni e ragioni per comprendere (al di là delle solite città che offrono avvenimenti mirabolanti Milano/Roma- come se tutto accadesse lì ) una eredità significativa di una prima parte del novecento costruito dove si può registrare il passaggio di figure, che attestano con opere un intenso momento di fervore culturale (non si può dimenticare l’intensa attività di editoria (Vitali&Ghianda che tra vari titoli darà luce ad amate l’architettura di Giò Ponti, la nascita e di riviste: CittàSpazio sino a Spazio&Società) e di scambi, veri e propri trattati d’architettura come lo straordinario museo ipogeo del tesoro di S. Lorenzo di Albini (opera mirabile riconosciuta come gemma incastonata di pregio internazionale), i restauri e gli ampliamenti di Palazzo Rosso e Bianco (3), l’edificio rigoroso depositato da un Michelucci ( ‘48/’50)(4) , Le significative ville tra Bordighera (5) ed Arenzano ed a levante (6) di Giò Ponti (oggi come in un parco-museo ad Arenzano si ritrovano tutte le prestigiose firme del design milanese come Zanuso, Gardella, Magistretti, Rovera, Caccia Dominioni …ovviamente stiamo parlando degli anni 55 e la sua coda nello sviluppo delle riviere che accoglievano un nuovo flusso residenziale turistico …). |
|
F. Albini |
M. Labò |
Negli stessi anni nel mondo della casa popolare attraverso l’INA CASA, preceduta dal pianofanfani, si sperimentavano modi d’abitare in nuove parti di città e qui abbiamo significative esperienze con i quartieri di Forte Quezzi detto il Biscione (7) e il complesso in Villa Bernabò Brea (1950-53) (8).Questi eventi, hanno movimentato visite di cultori, urbanisti e sociologi e nonché architetti da tutte le parti del mondo. Sempre negli anni di soglia del boom economico che caratterizzarono gli anni ’50 /’60 , ritroviamo Quaroni ( realizzazione della Chiesa della Sacra Famiglia 1956/59 a Genova pregevole giunto urbano che unisce due strade in dislivello oltre un progetto sempre di chiesa a San Gottardo) (9) , Libera (progetto della Cattedrale , realizzato con varianti da Galeazzi tra il 1961/63 a La Spezia) (10) , Moretti con un progetto di edificio in Via San Giuseppe a Ge 1959 (11) , Scarpa con i concorsi per un museo archeologico di storia naturale e di etnografia della biblioteca e della casa della cultura a La Spezia in zona Castello(1955 )e per il Teatro Carlo Felice (1963/76 prima e seconda fase 72/77) (12) … Questi ultimi due contributi aprono lo sguardo all’archivio ideale dei progetti non realizzati che risulta sempre un altro grande patrimonio, non trascurabile & separabile dal costruito, dove scenari di un immaginario in divenire favoriscono una visione, portando l’immagine del territorio ad incorporazioni e sovrapposizioni tra possibile e reale; in questa proiezione l’utilizzo dei disegni diviene fondamentale strumento per ricomporre i passaggi di autorevoli architetti che sino ad oggi hanno depositato tracce, idee, soluzioni come "tentativi" investigando ed indagando attraverso proposte e progetti in una ipotizzata mutazione rinnovata di parti urbane (Boffill a Savona , Secchi & Gregotti a La Spezia (13) , Porta&MacchiCassia ad Arenzano con la stecca C1, Wachsmann (14 ), Mangiarotti ( 15 ), De Carlo (16), Kaerl Teige (17),Portmann (18), Koolhaas- Smest – Solà Morales(19), e Bohigas, i concorsi internazionali del Priamar, del ponte Parodi, di Piazza Dante(20) …e quelli per i monumenti al marinaio e per piazza Brin a La Spezia (21). Questo mondo non è indifferente al costruito è come un’altra eredità parallela, un bagaglio d’idee di ipotesi che in nodi urbani non risolti si ripropongono sempre nel tempo come ipotesi di verifica. È in questa prospettiva che ritroviamo le suggestive ipotesi di Renzo Picasso (22) che pur partendo dal ’19 accompagna il periodo in questione con evoluzioni, proposte e modificazioni di una città come Genova che si disponeva sempre più come trampolino europeo per le americhe (per questo la Stazione Marittima di Vietti ‘ ne diventava realmente il cardine). Partendo dall’oggi si registrano presenze che hanno disegnato il presente con firma e facendo il giro del mondo attraverso le immagini sigillate sulle riviste d’architettura come il Carlo Felice di Aldo Rossi, la Facoltà di Architettura di Gardella, Lo Stadio e Ansaldodi Gregotti, il complesso baxie a Spotorno di Gambirasio, palazzo di giustizia a Savona di Ricci, Herzog & De Mouron ad Imperia, il grattacielo di Bega, il complesso residenziale di Rizzo, S.O.M., Piano, Consuegra, VanBerkel & Bos nel porto di Genova, … tanto per dar traccia in questo sguardo all’indietro a parte la figura di Daneri (23) il resto della critica ufficiale ha teso un velo non comprendendo appieno altre figure (24) come figli di un dio minore (ma è oltremodo interessante rilevare che il trofeo bandito dalla rivista Modo per il referendum popolare "cento progetti da ricordare" segnalava tre opere genovesi). Con questa ricognizione si tende a disvelare il complesso tessuto fatto di ricche sfumature e d’intrecci (che varrebbe la pena di allargarla a tutta l’Italia per correggere la visione di scala di un’architettura pensata e costruita per un paesaggio e non che l’oggetto ne diviene esso stesso attrazione di paesaggio), dove figure come Labò dovrebbero essere rilette oltre ché come intellettuale ,anche come fine architetto (Museo d’arte orientale E. Chiossone in Villetta di Negro ‘48/’53) o un personaggio di valore come Morozzo della Rocca (un po’ tanto dimenticato) che nei suoi edifici dimostra la sapienza linguistica della contaminazione e del dialogo con il contesto, come si può rilevare nei suoi pregevoli edifici (Uffici del Comune di via Amba Alagi a villa Ollandini) e Fuselli (25) oltre ad altri ancora da indagare (Bellati, Braccialini, Castello, Crippa, Contri, Costa, Crosa di Vergagni, Dazzi, Diulgheroff, Fagioli, Fera, Fineschi, Greco, Grossi Bianchi, Haupt, Invernizzi, Minoletti, Rosso, Oliva,Viale, Zappa …) Già Paolo Cevini (26) in architettura anni trenta traccia un recupero da Labò a Daneri, utilizzando una sistemazione storica e strumentale per riportare su un piano di temporalità il giudizio, parallelamente, dopo un anno, il testo Balletti/Giuntoni (27 )si allarga alle dinamiche urbane… Un altro sguardo potrebbe portare ad altra valutazione. La scuola genovese mannoniana di archeologia&restauro assieme alla scuola di Pisa aveva già ribaltato il concetto di datazione degli edifici, e se il costruito antico genovese & ligure risulta strutturalmente differente da altri ambiti regionali, dovrebbe indurci a pensare strumenti di misura e di valutazione corrispondenti al nuovo; l’impianto urbano e l’attacco a terra degli edifici ha condizionato e condiziona a soluzioni "ibride" (pensiamo alla casa del soldato di Sturla o la maggior parte degli edifici di Morozzo compreso il piede del grattacielo del Piacentini-Invernizzi). Il giunto, le soluzioni cerniera, il costruire come "l’importance des merveilles" (dipinto esplicativo di René Manritte del ’27) limita quel senso diffuso d’epoca del linguaggio come figurazione "metafisica" aulica, come l’esatta atmosfera dechirichiana, ma la complessità, la tortuosità, il concetto di assestamento in conformità, il mimetismo camaleontico, il rapporto con il paesaggio e la natura anche costruita, il senso della molteplicità & pluralità, anticipa qui in Liguria tutte quelle premesse insite nel superamento del razionalismo funzionale che diventerà moda comportamentale nell’ambito borghese lombardopiemontese (il neoliberty) (28) che straordinariamente diverrà campo di sperimentazione tra Arenzano e la riviera di ponente. Se adottiamo questo sguardo diverso si rivalutano non monografie, ma tematiche più complesse che abbiamo già trovato negli schizzi di Le Corbusier, Taut, Asplund, …Pikionis… il progetto dell’ascolto del segno breve, accurato, dove il senso non si risolve nell’oggetto architettonico ma nella dissoluzione dell’ambiente. Ci sono architetture organiche, con spazi a sequenza sensibili, ma non facilmente fotografabili a scena fissa… qui si apre la questione di fortunosi edifici fotogenici a sfavore dei precedenti nella maggioranza dei casi veramente più interessanti (29). Questa ricognizione del patrimonio collocato sul territorio è una presa di conoscenza & censimento del valore da dover gestire come eredità con problemi di riconversione, conservazione, manutenzione, restauro e trasformazione (pensiamo al Guggenheim Museum di New York del ‘ 43 integrato con necessità di espansione negli anni ‘90) o eventuale ricostruzioni (come i Padiglioni di Mies, Le Corbusie e Melnikov) .Questo orizzonte è un modo di rivalutare parti di città, anche così definite periferiche in una visione di città contemporanea complessa dove "il nuovo del ‘900" diventa un elemento significante storico monumentale rappresentativo della città contemporanea che dinamicamente implode e si trasforma attraverso tensioni e relazioni nel territorio ribaltandone l’uso, le percorrenze, gli ingressi, le funzioni produttive…nell’alternarsi della costa tra uso industriale a turistico. Il contenitore ‘25/’55 rappresenta una sospensione di tempo dove il rapporto tra progetto e la produzione stabiliva ancora un senso di continuità tra artigianato & industria; nella produzione edilizia le maestranze coltivavano la continuità della tradizione con posa in opera ad arte, con specializzazioni che nello specifico andavano dal marmista, allo stuccatore, al fabbro…e dove il pezzo disegnato rientrava in una dialettica tra produzione specifica e progetto, in un accrescimento reciproco delle parti (progetto/realizzazione)e in una tensione di qualità di durata nel tempo, si accumulavano stazioni, poste, colonie, case comuni, stabilimenti balneari ed industriali, palazzi, …parti i città. L’arresto della guerra e l’immediata ricostruzione come rinascita segna la ripresa sino al momento dell’accelerazione economica e al benessere (dal neorealismo alla dolce vita). Con l’avvento dei media più diffusi, telefono ma soprattutto la televisione (lascia o raddoppia & altre trasmissioni) il paese cambia, anche per una maggiore mobilità (ferro + gomma) dalla Vespa e Gilera alla fiat 600 (30). dalla topia alla atopia poniamo in evidenza alcuni esempi: Pasolini Ragazzi di vita, Levi- strass tristi tropici, Heisenberg natura e fisica moderna, Marcuse eros e civiltà, Merleau- Ponty le avventure della dialettica, inizio della POP ART, CINETISMO a Parigi, Xenakis MATASTASIS… Il diffondersi di nuovi strumenti per comunicare e spostarsi sempre più in modo individuale mette in crisi il linguaggio dell’architettura, la sua temporalità, il concetto di scena fissa che semplicemente si può rilevare nel design, delle insegne alle luci notturne ,oltre alla segnaletica tutto si sovrappone come soprascrittura… in questo si pone la questione tra linguaggio e comunicazione, tra figura ed immagine tra significato e senso. Da questo periodo (1955) e con tempi diversi nel nostro paese e nel nostro territorio il pensiero tra idea di città di tradizione e corrispondente architettura si contrappone al progetto di design, i concetti di ubiquità&luogo s’intrecciano in una spirale che porta ai nostri giorni. La lettura & letteratura di questo periodo ha certamente in una prima esplorazione una visione sospesa ad ampio orizzonte dove tutto si dispone su di un piano, ma entrando negli ambiti si individuano gli insiemi, i sistemi di "famiglie" e parentele, si entra in una dinamica di tempo, si avverte che nella contemporaneità del novecento il tempo registra una unità di misura aggiuntiva allo spazio ("Spazio tempo ed architettura"). Questo strumento dimensionante determinerà il tempo d’uso, il limite di scadenza di un edificio, la sua finitudine, la finalità o flessibilità della funzione, la dissoluzione della tipologia nella perdita della definizione in merito dello open space, al distacco tra interno ed esterno. Entrare nello specifico di città in città, e isolare i temi, generare una molteplicità di letture permette di restituire un ipertesto anche pluridisciplinare per capire e comprendere la straordinaria coesione del senso urbano, un coro, una moltitudine di voci che tra progetto & realizzazione contribuiscono ad un’immagine immaginata che ci consegna come figura un paesaggio costruito di notevole pregio. Il gioco è più complesso che in altri paesi, qui ogni movimento dev’essere studiato, il tutto s’intreccia su di una impalcatura come una catasta di bacchette di Shanghai …basta un movimento sgarbato e tutto si disincastella e rovinosamente quel funambolesco equilibrio costruito sul costruito nel tempo crolla …. la mostra è una polaroid sul nostro territorio per cogliere in un attimo la ricchezza aggiunta del novecento, per intervenire, vivere e conservare conversando. Vorrei chiudere con una frase di Labò trovata in appunti, che sono pubblicati qui accanto, in mezzo a riviste che ho in qualche modo ereditato…"il principio attivo che conduce alla buona forma è di natura morale ed estetica" … Note: Articolo inserito il 20 aprile 2004 |