Architettura

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Architettura vs paesaggio. Oltre l'ipermuseo: il Paul Klee Zentrum di Renzo Piano

di Elena Manzo*

È da poco terminato il Paul Klee Zentrum, il museo privato destinato all'opera del grande pittore, realizzato alla periferia di Berna dal Renzo Piano Building Workshop in collaborazione con ARB architects. A sostenere l'impresa è stata la Fondazione Maurice E. & Martha Müller, committente dell'intero centro culturale: un enorme spazio espositivo di oltre 4.000 mq, suddiviso in tre padiglioni a guscio, ognuno dei quali ospita le testimonianze di ciascuna delle altrettante specifiche tappe caratterizzanti l'iter professionale dell'artista tedesco e della sua maturazione; a questi grandi contenitori sono anche affiancati un auditorium, stands per bookshops, bar, sale congressi e aree interattive per bambini.

Fotografia di Michel Denancé

Fotografia di Michel Denancé
Courtesy Renzo Piano Building Workshop

La costruzione era stata prevista già agli inizi degli anni Novanta per contenere la preziosa collezione di Paul Klee, formata da oltre 4.000 opere, donate da Paul-Klee Stiftung e dagli eredi del figlio Felix Klee, cioè circa la metà della sua intera produzione. Un programma tanto ambizioso quanto affascinante, che doveva competere e dialogare con quelle strutture museali monografiche sorte recentemente e dedicate ai grandi maestri delle avanguardie e del moderno.
Si è tuttavia dovuto attendere quasi dieci anni per vedere compiuta quell'idea già avanzata al comune svizzero e, poi, concretizzata da Livia, la vedova di Felix, in una esplicita richiesta. Alla base del progetto doveva esserci un principio fondativo, sotteso e inoppugnabile, che spostava in primo piano nuovamente l'estetica del contenuto a dispetto della tensione contemporanea all'Ipermuseo, il cui esempio più popolare resta sempre l'icona del Guggenheim di Bilbao1. Protagonista doveva tornare l'opera d'arte e, quindi, l'artista, mentre larchitettura 'doveva solo accompagnare il fruitore nel percorso di conoscenza della più ampia porzione della vastissima produzione di Klee. Nonostante ciò l'edificio andava a inserirsi in un brano periferico della città di Berna e, pertanto, sarebbe stato difficile resistere alla tentazione di ridisegnare quel frammento urbano con un forte segno di intervento per la riqualificazione dell'area.

Fotografia di Michel Denancé

Fotografia di Michel Denancé
Courtesy Renzo Piano Building Workshop

La risposta dello studio di Renzo Piano a questa moltitudine di stimoli e sollecitazioni, talvolta contraddittori, è stata la discreta sagoma esterna della copertura, morbidamente fluttuante nelle tre onde dei padiglioni, tra il giallo dei campi circostanti. E', questa, l'unica emergenza del museo visibile sul territorio, poiché l'intera struttura si sviluppa al di sotto di questo organico e compatto guscio di legno, tagliato trasversalmente da sezioni luminose e trasparenti di vetro, dietro le quali ci sono i settori per il transito e la fruizione del pubblico. Le sale espositive, infatti, sono dislocate al di sotto della linea di terra, confondendosi con le viscere del sottosuolo: sono ambienti purissimi nel bianco asettico dei settori parietali e nell'essenzialità degli arredi.
Nulla qui resta, dunque, dell'inquietudine tecnologica della vivace e allegra scatola cromatica del Centre National d'Art et de Culture George Pompidou, che più di trentacinque anni prima aveva imposto la figura di Renzo Piano all'attenzione internazionale2. Più noto come Beaubourg, la "Casa della Cultura" parigina, completata insieme a Richard Rogers tra il 1972 e il 1977, con l'esuberante cromatismo dei grossi tubi sospesi tra le travi d'acciaio e ghisa e con la flessibilità di un impianto composto da una sorta di doppia pellicola strutturale avvolgente gli spazi espositivi, aveva legato l'architetto genovese all'onirico mondo delle architetture disegnate degli anni sessanta e alle utopie degli Archigram e dei Metabolist.

Fotografia di Michel Denancé

Fotografia di Michel Denancé
Courtesy Renzo Piano Building Workshop

Da allora, però, a dispetto di tanti suoi colleghi a lui coetanei, un continuo processo di rinnovamento intorno a pochi, chiari e costanti temi progettuali gli ha consentito di non scivolare nella pericolosa tentazione di un manierismo autoreferenziato. Il Paul Klee Zentrum, infatti, con indubbia originalità continua e sviluppa quella linea tracciata negli anni ottanta dal Menil Collection di Houston nel Texas fino al museo della Fondazione Beyeler di Basilea, il quale è stato terminato nel 1997, proprio quando a Berna si iniziava a discutere sulla sede per la collezione del pittore tedesco. Inoltre, con altrettanti inediti accenti espressivi, rilegge ed enfatizza il tema del topos e del rapporto con dell'ambiente naturale, già conosciuto in tanti precedenti progetti di Renzo Piano, basti pensare al villaggio tecnologico del Centro Jean Marie Tjibaou per la cultura Kanak a Nouméa, nella Nuova Caleidonia3.
Differenti gli ambiti etnici, diverse le latitudini geografiche e divergenti le evocazioni sottese tra quest'ultimo intervento e quello più recente di Berna, poiché se l'uno è quasi un'architettura effimera, ma con la forza della memoria storica che celebra in ogni sua parte la tradizione più profonda del popolo malesiano, l'altro è il monumento alla creatività e allintelletto de'll'infaticabile pittore tedesco. Un fil rouge, tuttavia, accomuna queste opere e le lega alle altre ed è l'accostamento dicotomico tra i materiali indigeni di uso comune e quelli legati alle più avanzate tecnologie, nell'obiettivo di dimostrare come "modernità" possa significare soprattutto la capacità di "reinventarsi" inedite strutture ricorrendo a materie semplici come il legno, il cotto o la pietra, ma supportate dalle più ardite sperimentazioni scientifiche e dell'ingegneria.

Fotografia di Michel Denancé

Fotografia di Michel Denancé
Courtesy Renzo Piano Building Workshop

Fotografia di Michel Denancé

Fotografia di Michel Denancé
Courtesy Renzo Piano Building Workshop

Di legno, infatti, è la copertura; ma, pur essendo di memoria antica, il legno è qui impiegato nella sua attualissima espressione lamellare, mentre i grandi archi generatori delle cupole sono come tagliati dai piani di vetro, acciaio e tiranti, in cui ricompare il tema costante dello snodo tecnologico, come risposta "futuribile" nella costante ricerca di soluzione alla continuità, sia in termini spaziali che formali.
Abbandonata la gioiosa inquietudine tecnologica del Beaubourg, la forma generale dell'involucro esterno scaturisce da un processo di metamorfosi con la natura e di mimesi tra le curve delle montagne circostanti; mentre, all'interno, dislocate nelle basamento dei padiglioni-hangar, le sale espositive, rigorosamente minimaliste, si sviluppano in una graduale sequenza che accompagna il visitatore, inducendolo alla concentrazione estetica con la loro semplice essenzialità del white cube. Si innesca, così, un duplice rapporto osmotico di trasfigurazione formale - tra l'architettura e l'ambiente circostante - e di empatia, tra il fruitore e l'opera d'arte. Il Paul Klee Zentrum, tuttavia, è molto di più di questo, perché, pensato per essere principalmente un centro di studio e di ricerca, non perderà mai la sua potenzialità di rinnovamento tematico e di sollecitazione al lavoro artistico e intellettuale, sicché il visitatore sarà invogliato a ritornare più e più volte, come si fa con una biblioteca.

Fotografia di Michel Denancé

Fotografia di Michel Denancé
Courtesy Renzo Piano Building Workshop

A livello percettivo, come si è detto, il manufatto architettonico rifugge la spettacolarità della forma esterna, nonostante ciò innesca dei links territoriali tra la città antica, quella storicamente stratificata, la periferia in sviluppo, le arterie di scorrimento automobilistico e le montagne circostanti, la cui forza attrattiva è tale da diventare un fattore determinante nella ritematizzazione del luogo4. Resta quindi "un'idea urbana" alla base della complessa semplicità dell'architettura e la meticolosità di un artefice che persegue con scrupolosità il recupero del ruolo del cantiere e del rapporto delle maestranze, secondo un processo di continua sintesi tra ideazione, conoscenze scientifico-teoriche, esperienze empiriche e gestione del cantiere stesso5.


*Elena Manzo, Architetto, Professore Associato di Storia dell'Architettura presso la Facoltà di Architettura "Luigi Vanvitelli" della Seconda Università di Napoli

Note:
1Per maggiori approfondimenti sul tema dell'Ipermuseo, recentemente al centro di un vivace dibattito, tra i numerosi saggi dell'ampia letteratura al riguardo, si rimanda a I musei dell'iperconsumo, atti del Convegno Nazionale (Milano Triennale di Milano 2002), Skira, Milano 2002. Si veda anche il numero monografico di "Area", nov.-dic. 2002, n. 65 e in particolare i saggi di F. Purini, Gli ipermusei e L. Basso Peressut, Polarità mussali; M. Casamonti, L'Architettura è un'arte: il museo contemporaneo come affermazione di una evidente tautologia, in G. Celant (a cura di), Arti & Architettura 1968/2004. Scultura, pittura, fotografia, design, cinema e architettura: un secolo di progetti creativi, catalogo della mostra (Genova, Palazzo Ducale, 2 ott. 2004 – 13 febbr. 2005), Skira, Milano 2004, vol. II, pp. 461-464. Riferimenti più ampi sono in L. Basso Peressut (a cura di), I luoghi del museo: tipo e forma fra tradizione e innovazione, Editori Riuniti, Roma 1985 e in A. Piva, Musei 2002. Alla ricerca di un'identità, Marsilio, Venezia 1995; inoltre, cfr. Z. Bauman, Modernità liquida, Laterza, Roma-Bari 2002.

2In particolare, per quanto riguarda il Centre National d'Art et de Culture George Pompidou, Jean Baudrillard enfatizza lo spostamento del rapporto tra fruitore ed opera d'arte verso l'indotto commerciale, anche in relazione al concetto di non-luoghi, adducendo come esempio significativo proprio il museo parigino di Renzo Piano e ricorrendo alla metafora da lui definita come "effetto Beaubourg. Cfr. J. Baudrillard, Simulacri e impostura. Bestie, Beaubourg, apparenze e altri oggetti, Cappelli, Bologna 1980.

3Sul Centro Jean Marie Tjibaou per la cultura Kanak cfr. Renzo Piano. Progetti e architetture 1987-1994, con testo di V. Magnano Lampugnano, Electa, Milano 1994, pp. 210-215; F. Irace, Renzo Piano a Noumèa. Centro Culturale Jean Marie Tjibaou, in "Abitare", maggio 1998, n. 373, pp. 155-161.

4Sulle possibili declinazioni del museo contemporaneo e sulle relazioni tra architettura e museo, percezione e fruizione, visitatore e opera d'arte cfr. anche R. Schaer, L'invention des musées, Gallimard-Réunion des Musées nationaux, Paris 1993.
5In viaggio con Piano, in "Domus", maggio 2005, n. 881



Credits
1999-2005
Zentrum Paul Klee

Bern, Switzerland

Client: Maurice E. and Martha Müller Foundation

Renzo Piano Building Workshop, architects - B.Plattner, senior partner in charge in collaboration with ARB, architects (Bern)

Design team: M. Busk-Petersen, O.Hempel (architects in charge) with A.Eris, M.Prini, L.Battaglia, J.Moolhuijzen (partner) and F.Carriba, L.Couton, S.Drouin, O.Foucher, H.Gsottbauer, F.Kohlbecker, J.Paik, D.Rat, A.Wollbrink; R.Aebi, O.Aubert, C.Colson, F.de Saint-Jouan, P.Furnemont, Y.Kyrkos (models)

Consultants: Ove Arup & Partners, B+S Ingenieure AG (structure); Ove Arup & Partners, Luco AG, Enerconom AG, Bering AG (services); Emmer Pfenninger Partner AG (façade engineering); Grolimund+Partner AG (bauphysik); Müller-BBM (acoustics); Institut de sécurité, Hügli AG (fire prevention); M.Volkart (food service); Schweizerische Hochschule für Landwirtschaft, F.Vogel (landscaping); Coande (signage)


Scheda Tecnica
Projet: Paul Klee Zentrum Berne, Suisse

1. Client
Maurice E. et Martha Müller
Foundation Berne

2. Maître d'ouvrage délégué
Renzo Piano Building Workshop
in collaboration with Arb, architects

3. Programme
Présentation de l'œuvre de Paul Klee dans un vaste "centre" grâce à la donation de Livia Klee et au dépôt permanent d'Alexander Klee. Mise en valeur de l'œuvre artistique, pédagogique et théorique de Paul Klee: salles d'exposition, musée des enfants, salles de séminaires, atelier et restauration, auditorium Expo Klee: 1650m²
Expo Temporaire: 800m²
Auditorium 300 places
Surface brut :16000 m2
surface paysage : 60 000 m2

5. Délais prévisionnels
1997 : donation de Livia Klee et prêt permanent de Alexander Klee enrichissent considérablement la collection de la fondation Klee créée en 1947.Cette collection représente le fonds le plus important du monde consacré à Paul Klee et représente 40% de l'œuvre répertorié dans les catalogues (envitron 10 000 œuvres).
1998 : don de Maurice et Martha Müller + offre de 2 terrains à Schongrun.
1999 : avant projet
octobre 2001 : travail terrassement
mai 2002 : gros œuvre
21 juin 2003 : pose de la première pierre
juin 2005 : ouverture
2006 : date butoir pour l'ouverture liée à la donation de Livia Klee

6. Mission RPBW

7. Principaux sous-traitants:
Consultants: Ove Arup & Partners; B+S Ingenieure AG; Luco AG;
Enerconom AG; Bering AG; Grolimund+Partner AG; Müller–BBM
Institut de sécurité; Hügli AG; M.Volkart; Hochschule für Landwirtschaft; F. Vogel;
Coande, Schweizerische Hochschule für Landwirtschaft, Emmer Pfenninger Partner AG

8. Autres professionnels participant à l'étude:
Walz, Ludwig & Weiler

9. Principales options architecturales et techniques
Le Zentrum Paul Klee symbolisé par 3 articulations qui s'engrènent dans le terrain
Géométrie ondulée du toit
Façade vitrée de 150 m
1100 tonnes d'acier
250.000 m3 terre
10.000 m3 béton