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Incontro con Tony Fretton Ho incontrato Tony Fretton nel suo studio in Old Street a Londra, subito dopo il primo attacco americano all’Afghanistan. La prima cosa che ho pensato è stata: Così si può arginare il momento tragico che stiamo vivendo, con la cultura e un lavoro serio. In questo studio il fragore delle bombe è lontano, ma non è un ritirarsi, al contrario qui si lavora per la civiltà. Mi è venuto incontro un uomo con un maglione grigio senza camicia (a Londra nessuno porta la camicia sotto il maglione). Sono entrato in un open space, al centro una tavolata con alcuni computers e pochi collaboratori. Intorno, molti plastici, alcuni raffinati e altri di studio; pochi disegni e poco disordine. Libri e riviste erano pile poggiate sul pavimento. Mi ha offerto tè indiano, patatine e orange-juice. Ha parlato di molte cose, con un tono pacato, mostrando foto e plastici. Il mio inglese mi ha fatto cogliere i punti fondamentali. Uno. Che un architetto è prima un architetto e poi un politico. Direi, per esempio, che individuiamo lo sfondo sociale osservando i fenomeni, e li portiamo all’attenzione delle persone attraverso gli edifici, o che attraverso gli edifici e gli oggetti facciamo una politica libertaria. Il tema corre in tutte le sue architetture; a partire dalla Lisson Gallery che diventa seme di qualità per il contesto urbano, fino agli appartamenti di Groningen dove il tema centrale è l’uso e le modificazioni che gli utenti ne fanno. |
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Appartamenti in Groningen |
Appartamenti in Groningen |
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Gli edifici che più ho amato sono presenti in questo lavoro: il Palazzo Ducale di Urbino, le case Olandesi e Fiamminghe dove le finestre vanno oltre la muratura, la Maison Clarté di Le Corbusier a Ginevra, Villa Malcontenta di Palladio e molti edifici di Alvaro Siza e altri architetti di oggi. Per me l’architettura del passato e del presente coesistono nel presente, sempre rivelando le proprie radicalità e capacità di parlare del cuore dell’esperienza umana. Tutto il suo lavoro è sotteso da una continua tensione tra il linguaggio progettuale e, mi sembra di capire, i capisaldi del proprio patrimonio storico di riferimento e di formazione. L’architettura italiana del 400 e del 500 in primo luogo. Tre. Che non ha molti soldi. E questo lo rende simpatico e vicino agli sforzi che tanti architetti in silenzio fanno per mantenere una cifra di qualità che spesso non viene valutata. Mi ha mostrato i suoi ultimi progetti ed ha usato spesso la parola abstraction. Intorno al plastico del progetto per l’ampliamento di un edificio esistente su una collina, ha spiegato come il progetto sia nato in rapporto alla percezione dell’architettura dai vari punti di vista e si spostava a distanza per mostrare sul plastico lo scorcio che si sarebbe colto nella realtà. Di qui le ragioni delle scelte progettuali, come la struttura estradossata aggiunta, definita da vetrate - per cogliere la vita degli interni, uffici, cucine...- o come la ricostruzione mimetica, io credo di tipo concettuale, di una parte dell’edificio, così da realizzare una sorta di porticati sovrapposti.
Lisson Gallery a Londra Poi mi ha mostrato il plastico di una piccola Galleria dove il tema è la copertura e la luce che vi filtra attraverso i lucernari. Il tema è ricorrente nei progetti di Fretton, dalla Lisson al Centre for Visual Arts: luci tagli e ombre, che sfumano i contorni dei muri, smaterializzano gli angoli e gli spigoli, come in un quadro. Un altro plastico rappresentava la sezione di uno spazio a tutta altezza, circondato da ballatoi: il tema è proprio il vuoto illuminato dall’alto, indipendente dalla funzione; una sorta di flessibilità luminosa.
Lisson Gallery a Londra L’ultimo lavoro di Fretton è una casa in Tite street, nel quartiere di Chelsea, nel cuore di Londra. Una grande e rara occasione progettuale. In quella strada hanno vissuto Whistler e i pittori dello stesso movimento estetico che proprio lì è nato, e Oscar Wilde. Ci si arriva dal Tamigi, passando per un ponte che sembra una macchina da festa, di sapore orientale. Un riflesso dolce sull’acqua. Si deve amare il fiume come una donna per fare un ponte così.
Casa in Tite Street Si saluta Sheradzade e si incontra Palladio. Come tutti i progetti di Fretton, il corto circuito avviene tra la concezione moderna e i riferimenti storici. Ne viene fuori un’opera complessa, dove la manipolazione della materia storica è raffinata e sottile. La casa è un blocco monolitico in Rosso di Francia, con la facciata su Tite street articolata intorno ad una edicola centrale, memoria esplicita delle logge italiane. L’edicola poggia su un basamento trilitico, con due vetrate ai lati e la porta scorrevole centrale, anch’essa in Rosso di Francia. La composizione è simmetrica, all’improvviso le carte vengono rimescolate e la simmetria viene negata da un apertura al secondo livello, posta solo su un lato. Il coronamento superiore è più libero, il materiale è diverso, vari setti si accordano con i camini dell’intorno, e dal lato del giardino si coglie un grande blocco di vetro, dalla geometria deformata.
Casa in Tite Street Gli infissi sono in bronzo. Sul giardino, la casa si apre, maggiormente in alto. Compare il metallo del ballatoio e appare la stessa finestra maliziosa, a rompere una simmetria, già di per sé meno rigorosa. Materiali e disegno dei dettagli rendono la casa elegante e al tempo stesso solida e austera. Gli interni sono bianchi, sobri e luminosi. E come sempre, gli angoli sono soffusi. Si deve amare la strada, la città e l’architettura come una donna per fare una casa così. L’intervista: DV Che cosa è Londra per te? TF DV TF Nella casa a Londra, completata questo anno, la facciata determina relazioni più sfumate tra la strada e gli interni, come nel palazzo veneziano, che consente sia una connessione sia un’intimità. L’edificio di Groningen, anch’esso completato di recente, si avvicina a tipologie che sono sempre esistite nella città da secoli, che producono alcune libertà di modificazione da parte degli utenti e relazioni con gli spazi pubblici intorno. Tutti questi edifici sono nel solco di una condivisa consapevolezza e una comune intesa che produce i principi della pubblica attività sociale. DV TF DV TF DV TF DV TF DV TF DV TF DV Di questo oggi abbiamo bisogno. Londra, 8.10.2001 |