Architettura

Articoli riguardanti Mario Bellini
La biografia di Mario Bellini
Riapre la National Gallery of Victoria (Melbourne - Australia), firmata da Mario Bellini
Progetto del Nuovo Polo Esterno - Fiera Milano
La nuova biblioteca di Torino di Mario Bellini [Filippo Palladino]
Progetto CMR e Mario Bellini progettano Tianjin
Il progetto di Mario Bellini per la Natuzzi Americas Headquarter [Marcello Silvestro]
Cittanova a Modena: progetto di Mario Bellini con la consulenza di Tiziano Lugli

Progetto* del Nuovo Polo Esterno - Fiera Milano

Mario Bellini Associati

© Mario Bellini Associati

© Mario Bellini Associati

PREMESSA GENERALE
La enorme quantità di aree coperte e scoperte richieste da un progetto di questa scala (forse il più grande polo espositivo del mondo) a fronte dell’area disponibile, relativamente scarsa, è il principale fattore che rende così difficile e delicata la definizione progettuale del nuovo Polo esterno di Fiera Milano.
La prevista organizzazione di grandi padiglioni espositivi lungo i due lati di un asse connettivo orientato da Est-Ovest, appare ottimale. Essa è chiaramente dettata dalle premesse economiche, quantitative, funzionali e logistiche adottate da Fiera e dagli oggettivi e severi vincoli infrastrutturali, dimensionali e di forma imposti dall’area prescelta.

Configurazioni radicalmente alternative a questo logico schema non ci sono parse praticabili e tanto meno convenienti, anche se – ad una analisi attenta – l’impianto proposto da Fiera presenta alcune rilevanti criticità che riteniamo debbano essere risolte e che ci sembra possibile risolvere al meglio, senza compromettere quelle premesse, anzi proprio valorizzandone le potenzialità di grande progetto territoriale e imprenditoriale.

© Mario Bellini Associati

© Mario Bellini Associati

Esaminiamo ora, in ordine di importanza, i punti emersi della nostra analisi:


PROGETTO FIERA

A - Il percorso dei visitatori lungo l’asse Est-Ovest
Concepito come una "perfetta macchina espositiva" per gestori e operatori, il progetto Fiera sembra avere sottostimato (o più semplicemente non essere riuscito a risolvere adeguatamente) le aspettative del visitatore in quanto essere umano, sensibile alla qualità e al comfort ambientale, ovvero al suo benessere psicologico. Irrinunciabili valori, questi, che contribuiscono direttamente al prestigio e all’immagine dell’Ente e alla fidelizzazione di utenti e operatori.
Problematica appare infatti la scelta di evitare le interferenze con gli attraversamenti logistici portando i visitatori a servirsi di un tunnel sotterraneo per i loro spostamenti lungo l’asse principale Est-Ovest.
Asse che – una volta riemersi a livello di terra – risulterebbe comunque frammentato in numerose porzioni tra le incombenti reception pluripiano, le testate ceche degli enormi padiglioni e i citati attraversamenti carrai, così da non riuscire a percepirne e goderne la cospicua dimensione, perdendo un prezioso ausilio all’orientamento oltre che una figura simbolica memorabile.

© Mario Bellini Associati

© Mario Bellini Associati

B - Dieci padiglioni monoplanari
La scelta progettuale di situare la totalità dello spazio espositivo in dieci grandi padiglioni monoplanari, è teoricamente corretta ma – in un impianto di tale vastità – configura un’offerta di spazi sin troppo uniforme, dilata le distanze di percorrenza dell’intero sistema, brucia una addizionale e rilevante quantità della già scarsa superficie libera a danno della preziosa area per parcheggi (che risulterebbe così sensibilmente deficitaria rispetto le quantità desiderate), impedisce la formazione di una adeguata area per esposizioni all’aperto e la costituzione di una ragionevole riserva per future espansioni o trasformazioni o, nel frattempo, per ulteriore verde attrezzato e/o parcheggio addizionale.
Più in generale si percepisce una sensazione di intasamento per un impianto che pare nascere già soffocato dentro i confini immodificabili della sua stessa cintura di infrastrutture.

C - Caratteristiche del padiglione espositivo
All’interno dei padiglioni le scelte strutturali non appaiono ottimali per quanto riguarda i tempi di montaggio e i costi: l’insieme di pilastri e copertura risulta infatti assai complesso e intrinsecamente molto pesante.
La presenza di otto pilastri nel mezzo della maglia modulare espositiva insieme con il posizionamento trasversale del muro tagliafuoco di compartimentazione, disturbano la libertà di gestione e allestimento degli stand - la prima - la flessibilità di azzonamento di manifestazioni diverse - l’altra - mentre penalizzano entrambe inutilmente il coefficiente di rendimento tra superficie lorda costruita / superficie vendibile netta. Ciò contribuisce a un addizionale aggravio di costi e comunque sottrae ulteriore superficie libera alle importanti funzioni prima ricordate.

D - valutazione architettonica
Ben risolto nei suoi aspetti strettamente funzionali, logistici e impiantistici, il progetto Fiera, forse anche a causa dei limiti di tempo e di ambito in cui è stato concepito, oltre alle criticità prima ricordate presenta notevoli carenze di carattere propriamente architettoniche. Carenze che segnaliamo solo alla fine per pudore di architetti, ma che ragionevolmente avrebbero meglio dovuto aprire l’elenco.
Quand’anche la "macchina espositiva" fosse risultata perfetta (priva cioè degli inconvenienti di cui ai punti B) e C) e soprattutto A)), anche la sola ipotesi di poterla separare dalla dimensione della qualità architettonica sarebbe risultata di una grave ingenuità, avrebbe significato cioè l’imperdonabile perdita di una delle più grandi occasioni per la cultura territoriale e imprenditoriale della Grande Milano.
E’ inutile d’altronde ricordare il ruolo che la Città e l’Architettura hanno da sempre nell’esprimere, rappresentare e registrare le aspirazioni, le realizzazioni e le conquiste della nostra civiltà.

© Mario Bellini Associati

© Mario Bellini Associati

LA NUOVA PROPOSTA PROGETTUALE
GENERALITÀ
Scopo della nostra proposta progettuale è quello di risolvere gli aspetti critici prima analizzati operando solo le varianti e le implementazioni necessarie, ma con l’aspirazione a conseguire una sostanziale trasformazione: miglioramenti nei risultati prestazionali e superiori livelli di vivibilità ambientale, di qualità architettonica e di potenziale interattività coi visitatori e con la città. Tutto ciò senza appesantire il conto economico reale, rispettando la tempistica richiesta e mantenendosi sostanzialmente fedeli allo schema Fiera e facendo anzi tesoro della vasta e affidabile quantità di know how in esso contenuta (L’impianto generale, le infrastrutture e la logistica, la dotazione di servizi, la loro funzionalità e il loro dimensionamento, il layout e il dimensionamento degli impianti ecc…)
Ora prima di passare all’esame delle varianti e delle migliorie contenute nella nostra proposta riteniamo utile fare precedere una riflessione di carattere più generale sul ruolo dei grandi impianti espositivi e sulle loro prospettive nella società e nelle città di oggi e di domani.

CRITERI ISPIRATORI – UN PROGETTO APERTO
L'orizzonte concettuale in cui si muove il progetto è quello di voler attuare un processo in cui non sia delineata solo la conformazione globale che si vuole realizzare, ma che sia anche aperto a possibili evoluzioni.
Non quindi una concezione tutta e solo compositiva che, in modo statico, configura il territorio in modo autoriferito, secondo un astratto schema formale, ma un pensiero progettuale. Più evoluto e attuale, che considera l'architettura e l'urbanistica come forme di gestione di una metamorfosi sempre attiva.

Questa affermazione di un ordine di temporalità del progetto vuol dire scegliere un modo di operare che prefigura una meta finale verso cui l'opera deve tendere nella sua realizzazione, ma che si attua per progressive evoluzioni e arricchimenti, in un processo di sviluppo flessibile alle innovazioni che man mano si rendono necessarie.

Il progetto che viene presentato non è quindi il disegno di una semplice configurazione formale, ma una strategia che cerca di fissare i concetti generali che devono informare e garantire la qualità dell'opera, e che sanno integrare le possibili trasformazioni prodotte dalla sua volontà di essere un organismo vivente. Più similmente a come avviene nel vitale divenire del tessuto urbano, assai diverso dall’inevitabile deperire di una megastruttura concepita come un unicum immodificabile.

© Mario Bellini Associati

© Mario Bellini Associati

© Mario Bellini Associati

© Mario Bellini Associati

UN BRANO DI CITTÀ
Con il crescere del processo di globalizzazione della vita economica, sociale e culturale a livello internazionale, le città devono sempre più frequentemente ospitare eventi la cui dimensione trascende la stessa scala urbana.
La nozione di "Città" è qui applicabile anche a nuclei marginali come quelli di Rho-Pero, per la loro localizzazione privilegiata all’intersezione dei principali network di trasporto e comunicazione. Tanto più quando l’imminente connessione con la linea rossa della MM avrà agganciato il nuovo Polo Espositivo al centro di Milano.
Si tratta comunque di fenomeni che possono coinvolgere l'intero contesto mondiale o che, a livello temporale, si possono configurare come episodi eccezionali.
Le fiere hanno progressivamente incrementato la loro funzione e il loro significato.

© Mario Bellini Associati

© Mario Bellini Associati

© Mario Bellini Associati

© Mario Bellini Associati

Centri di eventi e fulcri di servizi
Oggi hanno assunto un tale valore nello sviluppo della città che la loro stessa denominazione comincia ad apparire inadeguata. Un modo per designare questa loro nuova dimensione potrebbe essere quello di chiamarle "Centri di Eventi", in quanto luoghi non solo per le manifestazioni commerciali, ma anche punti di incontro culturale, di svago, d'arte, di scambi teorici e professionali. Basti pensare alle manifestazioni legate a Design e Moda che vedono Milano divenire periodicamente il centro del mondo proprio con il supporto della sua Fiera.

© Mario Bellini Associati

© Mario Bellini Associati

© Mario Bellini Associati

© Mario Bellini Associati

Ma oltre questa loro funzione le fiere costituiscono anche un insieme di attrezzature e di servizi che possono essere estese a tutto il contesto urbano: un patrimonio di dotazioni che è fulcro della vita e dello sviluppo della città. Bar, ristoranti, self-service, agenzie di viaggio, banche, negozi, impianti sportivi, centri di servizio sanitario sono strutture che è auspicabile siano utilizzate non solo dai visitatori della fiera, ma anche dagli abitanti del contesto territoriale circostante, autonomamente dal tempo di svolgimento delle manifestazioni.

© Mario Bellini Associati

© Mario Bellini Associati

© Mario Bellini Associati

© Mario Bellini Associati

Consideriamo ora le varianti, le trasformazioni contenute nella nostra proposta e i concetti che le hanno ispirate, in corrispondenza con i punti critici del progetto Fiera prima esaminati:


A - Il percorso dei visitatori lungo l’asse principale Est-Ovest
Se si sposta il percorso delle navette e dei visitatori (e/o dei tapis roulants) sopra gli attraversamenti logistici (a + 8,50 mt.) anziché interrarlo, si risolvono gli inconvenienti lamentati e si aprono nuove prospettive di qualità ambientale e operativa: Due mondi paralleli, perfettamente funzionanti ed efficienti, ciascuno nella sua dimensione, coesistono sovrapposti senza danneggiarsi, anzi implementandosi l’un l’altro.
Le biglietterie e gli ingressi ai padiglioni (come e dove proposti da Fiera) restano al piano terra ma integrate allo stesso livello dai ristoranti e dalle strutture per convegni e congressi, dai servizi complementari in genere (compresi gli uffici di mostra), a formare, tra ciascuna coppia di padiglioni e i rispettivi sbarramenti logistici, le reception prima sviluppate in altezza con il vantaggio della più immediata fruibilità monoplanare.

© Mario Bellini Associati

© Mario Bellini Associati

© Mario Bellini Associati

© Mario Bellini Associati

La copertura di questa sequenza di funzioni e di attraversamenti logistici (che praticamente occupano con giustezza tutto il volume sottostante tra i livelli + 0.00 e + 8.50), diviene così essa stessa uno spettacolare boulevard largo sessanta metri e più lungo di un chilometro, come una specie di Ponte abitato o come un sistema di ponti di transatlantico, ritmato dai vasti e luminosi "crateri" di accesso alle reception gemellari e dai solari chiostri che danno luce ai ristoranti.
Sgombro da intrusioni indesiderate e fiancheggiato dall’elegante movimento a onde lunghe della copertura dei nuovi padiglioni, che si protendono con un ciglio aereo sopra i percorsi delle navette interne (e/o dei tapis roulant) e dei visitatori (cui è offerto l’intero percorso di visita – da porta a porta – protetto da sole e pioggia), il Boulevard si conclude alle estremità con lo sfondo di due Bastioni alberati, la Porta Est e la Porta Ovest. Esse ospitano discretamente le opportune funzioni di servizi e di interscambio tra Metrò, ferrovia e navette di connessione ai parcheggi con le navette elettriche interne (e/o coi futuri tapis roulant).

© Mario Bellini Associati

© Mario Bellini Associati

© Mario Bellini Associati

© Mario Bellini Associati

© Mario Bellini Associati

© Mario Bellini Associati

© Mario Bellini Associati

© Mario Bellini Associati

Sul nostro Boulevard si susseguiranno quindi in sequenza reiterata: le Loggie delle Reception (sono le bocche di scambio tra il mondo terreno dei padiglioni espositivi e quello pensile del Parco lineare o Boulevard, sormontate, protette e segnalate da una grande "nube" traslucente in teflon - a proteggere i "crateri" delle reception -, fornite di centri informazioni e sedute, poste sull’asse di ciascuna coppia di padiglioni e in coincidenza delle fermate delle navette).
Le Isole Verdi. Poste all’intersezione con i canali sottostanti di attraversamento dei mezzi pesanti, per schermarne l’ovvio e sgradevole impatto logistico, costituiscono una pausa di compensazione e relax con gruppi di panchine e chioschi di ristoro.
I Campi Espositivi. Sono insiemi di spaziose "stanze" all’aperto, pavimentate e delimitate sui lati lunghi da alte siepi verdi poste a pettine lungo un ulteriore percorso pedonale centrale che li attraversa a zig zag collegandoli in continuità con tutte le Loggie delle Reception e alternativamente con le Isole Verdi. Essi (arricchiti da padiglioni per il ristoro e il conforto dei visitatori), sono una preziosa risorsa per presentazioni e piccole esposizioni tematiche all’aperto (per complessivi circa 10.000 mq. di grande valore comunicativo e commerciale).
Procedendo da Est verso Ovest, il "Boulevard / Ponte" si allarga sul lato Sud (in corrispondenza della coppia di padiglioni 3/8) sino a raddoppiare la sua sezione per formare un vasto piazzale, la "Piazza della Reception Centrale". Essa è un punto di riferimento spaziale e funzionale per espositori e visitatori che vede raddoppiarsi le dotazioni e l’offerta di funzioni sino a divenire un vero e proprio Centro di Servizi.
Corrispondentemente si raddoppiano anche gli squarci di collegamento tra le quote sempre protetti dalle grandi nubi traslucenti ma integrati da un terzo grande lucernario nel centro.
Arricchita di chioschi, completata con l’estensione a Sud dei due Campi Espositivi contigui e da ampie aree pavimentate e parzialmente protette da sole e pioggia, la "Piazza della Reception Centrale" è elettivamente un punto di incontro per eventi e cerimonie con una capacità di migliaia di ospiti, sobria ma accogliente e articolata, priva di ogni retorica monumentale, come si attaglia allo stile della nuova Fiera.
Il "Padiglione Atipico" che la fronteggia da Sud si distingue dagli altri solo per avere una maggiore altezza libera da terra (16 mt.) e essere meno profondo (188 mt. anziché 204 m). Esso fuoriesce dall’allineamento comune agli altri padiglioni, sul lato Sud di circa 30 m per formare, in congiunzione con una biglietteria, salette VIP, un drop-off e una generosa pensilina quello che il programma Fiera ha definito la "Reception d’Onore", una sorta di terza porta di ingresso riservata, densamente guarnita di verde e direttamente affacciata sulla futura area verde per "funzioni compatibili".
Questa privilegiata collocazione e la maggiore altezza libera suggeriscono la possibilità di un’utilizzazione più ampia, complementare o addizionale a quella tipicamente fieristica: grandi cerimonie, festival, eventi, proiezioni, rappresentazioni e concerti possono convenientemente e vantaggiosamente aver luogo nei due grandissimi spazi gemellati in cui si articola il Padiglione (84 x 188 x 18 m di media senza pilastri).
In opzione è stato studiato, sulla stessa impronta, quello che possiamo definire un "Padiglione Speciale" che consentirebbe (all’interno di un contenitore più raffinato e totalmente apribile sui lati Nord e Sud) di disporre di un unico eccezionale spazio di 170 x 170 m senza un solo appoggio intermedio!

Essa sarebbe probabilmente, nel suo genere, uno spazio unico al mondo che consentirebbe l’allestimento di eventi, anche espositivi, assolutamente eccezionali.
Questa sequenza reiterata, come una sorta di lungo giardino all’italiana che alterna dinamica, informazione, intrattenimento e relax o come un lineare "Parco delle Esposizioni", mentre si rifà alla tradizione originaria delle prime Fiere, può essere visto come il simbolo paradigmatico di un nuovo modo di interpretare le Fiere, di oggi e di domani, aperto a un maggiore livello di integrazione con i contesti e le culture comportamentali sociali e urbane.

"Il Boulevard / Ponte" - Una struttura polifunzionale per la città
L'organismo di una grande fiera è, dal punto di vista architettonico e urbanistico, una complessa realtà che deve coniugare più dimensioni spaziali, temporali e funzionali, contraddistinte da finalità e natura molto diverse fra foro.
Da un lato c'è, infatti, la sua funzione comunemente riconosciuta di dover essere un luogo in grado di ospitare eventi periodici, di livello extraterritoriale, che coinvolgono contesti che trascendono la scala urbana. Sono questi ultimi le manifestazioni, quasi sempre internazionali e talora con un carattere eccezionale, che si svolgono al suo interno.
Dall'altro lato si tratta di un organismo che deve adempiere anche a un vasto insieme di compiti e di esigenze che appartengono alla vita quotidiana e al suo rapporto con il territorio urbano in cui è collocato.
A tal fine, il concetto che si propone è quello di realizzare un progetto che affronti in maniera specifica entrambi gli aspetti e contenga soluzioni differenziate per ciascuno di essi.
L'idea di fondo è quella di concepire tutta la fiera quasi come un grande corpo vivente, in cui gli spazi per le manifestazioni sono le "cellule", conformate e dimensionate in modo da essere le più idonee ad ospitare le mutevoli realtà degli eventi che in esse si celebrano, mentre un'arteria attrezzata di servizi e attrezzature rappresenta il "sistema linfatico" che ne alimenta la vita.
Le cellule sono rappresentate dai padiglioni espositivi.
Essi sono realizzati in modo da garantire la flessibilità per più tipi di avvenimenti (rassegne commerciali, eventi sportivi, spettacoli, meeting, convegni).
Il sistema linfatico è determinato da una complessa struttura che attraversa lo spazio interno del sistema fieristico e ospita tutte le attività che ne consentono l'uso (reception, centri di ristoro, punti di informazione, ecc.) o realizza la sua continuità con la vita urbana (banche, uffici postali, agenzie di viaggio, negozi, ecc.).
Abbiamo deciso di denominare Il Ponte questa infrastruttura (l’insieme del Boulevard pensile e dei servizi sottostanti), in quanto ha alcune delle caratteristiche dei "ponti abitati" che qualificano alcune delle più belle città italiane (ad esempio il "Ponte Vecchio" a Firenze o il "Ponte di Rialto" a Venezia) o del sistema di ponti dei transatlantici.
Si tratta, infatti: di un complesso articolato su più livelli, di un tipo di percorso che garantisce inoltre una adeguata forma di protezione al sole e alla pioggia per la circolazione delle persone, di un sistema di collegamento e di un ambiente spettacolare che stimola lo sviluppo di forme di animazione e di vita collettiva.
Inoltre esso potrebbe costituire un vero ponte fra la fiera e la città, un elemento, cioé, che permette di saldare la temporalità episodica, discontinua e puntuale delle mostre commerciali e degli eventi celebrativi, con la continuità della vita che si svolge nel tessuto urbano.
Un'interfaccia e una struttura osmotica fra due realtà, caratterizzate da scale temporali e spaziali diverse e che in passato sono state risolte attraverso una logica di separazione e di isolamento della fiera dalla città (che sta proprio a testimoniare la difficoltà di articolare e fare interagire queste due dimensioni)
.
Il Ponte rappresenta, invece, una soluzione urbanistica e ambientale del tutto nuova, un modo di integrare l'eccezionalità degli eventi che talora investono la realtà urbana con la sua quotidianità. Le attrezzature e i servizi in essa presenti potrebbero non essere solo utilizzabili dai frequentatori delle manifestazioni, ma rappresentare un patrimonio che è a disposizione di tutta la collettività, che potrebbe accedere a tali spazi, anche negli orari o nei periodi in cui non si svolgono le manifestazioni.
Un nuova "dotazione", quindi, che oltre che funzionale allo svolgimento delle attività della fiera potrebbe arricchire e intensificare la qualità della vita della città.

© Mario Bellini Associati

© Mario Bellini Associati

© Mario Bellini Associati

© Mario Bellini Associati

© Mario Bellini Associati

© Mario Bellini Associati

© Mario Bellini Associati

© Mario Bellini Associati

Il Parco delle Esposizioni - Un teatro all’aria aperta
La scelta se, per la configurazione dell’area dei servizi della fiera fosse preferibile uno spazio chiuso o uno spazio aperto è stata oggetto di un’attenta riflessione.
Si è posta la questione se, in altri termini, ci si dovesse rifare all’esperienza delle "gallerie", che fanno ormai parte di una consolidata tradizione urbanistica, o se si dovesse ideare una dislocazione delle diverse infrastrutture riprendendo i temi tipici dei "parchi esposizioni".
La scelta è caduta su questa seconda soluzione in relazione a una considerazione sul diverso vissuto psicologico e sui significati implicati da questi due tipi di realizzazione.
Le ragioni che hanno condotto nel tempo alla costruzione delle gallerie all’interno delle città sono state motivate dal fatto che lo spazio di quest’ultima è eterogeneo, frammentato e sostanzialmente "esterno": comunica cioé un insieme di stimolazioni ed è un territorio continuo di scoperte, ma lascia insoddisfatta l’esigenza di avere un luogo più intimo, un involucro in cui ci si senta in qualche modo situati.
L’area dei servizi deve quindi consentire di vivere l’esperienza di un’"uscita", di una sospensione del percorso, spesso forzato della manifestazione. Deve essere un luogo aperto, quasi un parco all’interno del quale si possono ritrovare le condizioni di ristoro ed effettuare un "cambio di dimensione".
Il livello superiore del ponte sarà così costituito da una sorta di grande "giardino all’italiana", che si sviluppa per tutta la sua lunghezza e che sarà connesso alla struttura polifunzionale sottostante, attraverso una serie di collegamenti verticali immediati, che devono comunicare il senso di un repentino passaggio di stato da una dimensione all’altra.
Nella nostra cultura il giardino costituisce, infatti, un ambiente artificiale, ma in cui la capacità creativa e configurativa dell’uomo è capace di realizzare una "meraviglia", che vince e supera la stessa bellezza dell’ordine naturale.
Per tale motivo i progetti più famosi (il Giardino di Boboli, Villa d’Este, i giardini delle Ville Medicee, ecc.) sono, in realtà, una successione di scenografie, "stanze", paesaggi da esplorare in un percorso che è una continua proposizione di immagini e sensazioni.
In tal modo il giardino della Fiera dovrebbe rappresentare un luogo in cui i visitatori possano estraniarsi dalle stimolazioni solo operative, ritrovare una condizione di relax e di contemplazione, poter passeggiare anche con la famiglia o con gli amici e rigenerarsi.
Ma, oltre a ciò, questa area dovrebbe essere in grado di assolvere a molte altre funzioni.
Dovrebbe rappresentare anche un forte elemento di identità attraverso il quale le persone provenienti da paesi stranieri o da altre culture potrebbero interagire con un certo carattere di italianità, percepirne il valore, sentendo, al tempo stesso, di essere immersi in una specifica realtà e non in una struttura "international style", conforme a tutte le altre sparse nel mondo, appartenenti a una stessa tipologia, come avviene per aeroporti e centri commerciali.
Dovrebbe inoltre essere un posto ricco di attività eterogenee, tale da riproporre quella varietà di offerte e condizioni che è data dalla vita quotidiana, in cui non si è solo visitatori di una manifestazione, ma si è persone che si incontrano, passeggiano e guardano le vetrine, fanno acquisti, si nutrono, programmano i propri spostamenti, affrontano le proprie questioni finanziarie.
Infine, tutta l’area potrebbe costituire e rappresentare uno spazio per esposizioni all’esterno, in cui la bellezza dell’ambiente naturale costituirebbe una straordinaria scenografia per le manifestazioni che si svolgeranno in esso: presentazioni di auto o moto o camper, presentazioni di nuove collezioni di arredi per giardino, attrezzature per camping o giardinaggio. Esposizioni di animali domestici da compagnia o di floricoltura da terrazzo ecc…

Considerazioni sulle reception
Spesso le reception sono trattate con caratteri scenografici, in quanto devono costituire il "biglietto da visita", devono esprimere il modo in cui la fiera si presenta nel suo primo impatto verso i visitatori.
Il tutto deve avvenire però cercando di non creare ambienti aulici e sovradimensionati. La reception non è infatti, un luogo in cui soffermarsi, ma deve essere efficiente e funzionale. Il suo ruolo, non deve essere confuso con quello che rappresentata la hall di un albergo, dove il tempo di interazione è molto più intenso e lungo. Questi spazi hanno caratteristiche completamente diverse, anche se le funzioni svolte possono essere simili. In altri termini deve rappresentare un luogo di transito, che non privilegia tanto la dimensione delle metafore, quanto quella della capacità di gestire e risolvere le molteplici esigenze dei visitatori che devono essere accolti. Come nel caso delle nostre reception che si presentano piuttosto come "vuoti d’aria" o "crateri di luce", come luoghi d interscambio quindi piuttosto che come retorici monumenti a se stesse.

La funzione di ristoro e ricettiva - Un "controcanto" alle manifestazioni
La struttura ricettiva e di ristoro (alberghi, ristoranti, self-service) è molto importante perché rappresenta quella parte della fruizione della fiera in cui si memorizza più intimamente la qualità dell'organizzazione complessiva e si attua il processo di fidelizzazione da parte di visitatori ed espositori.
Le manifestazioni sono in genere dimensioni ricche di stimolazioni in quanto il loro obiettivo prioritario sul piano espressivo è quello di produrre una continua sequenza di suggestioni e sollecitazioni emotive. Per tale motivo i luoghi di ricezione e di ristoro devono essere luoghi di raccoglimento e serenità e costituire una sorta di "controcanto" rispetto ai ritmi e ai percorsi delle esposizioni e delle celebrazioni, dove le persone che le frequentano o operano in esse possano "toccare terra". Un po' come avviene per le taverne dei porti in cui i marinai approdano dopo le loro avventurose esplorazioni sugli oceani.
Il loro linguaggio deve perciò esprimere un'immagine di naturalità, concretezza, familiarità, radicamento nella cultura. Ad esempio si potrebbe riprendere l'immagine e l'identità stilistica di ambienti raffinati, che soprattutto nel nostro paese possono rifarsi a una tradizione e a esempi di grande qualità, comunicando un senso forte di "italianità".


B - SEI PADIGLIONI MONOPLANARI + DUE PADIGLIONI BIPLANARI – TUTTI DI NUOVO DISEGNO
Ridisegnati i padiglioni (così come è più avanti descritto) per ridurre il costo unitario della Superficie Netta Vendibile e migliorarne l’efficienza espositiva, si sono recuperati circa 45.000 mq. di area aperta libera. Ma solo con la strategica adozione della tipologia biplanare (peraltro suggerita anche dal bando Fiera) per la coppia di padiglioni più a Ovest si è ottenuto un ulteriore e decisivo recupero di area (circa 66.000 mq.) che ci consente di destinare più di 60.000 mq. di superficie alla funzione espositiva all’aperto (servibile con un’ adeguata reception ad essa dedicata) e di soddisfare appieno la eccezionale richiesta di 25.000 posti auto globali (che non si sarebbe in altro modo potuto soddisfare).
L’intero impianto risulta così più arioso (gli stessi otto padiglioni sono ora meno ingombranti a parità di resa espositiva) e la rilevante quantità di area libera resasi così complessivamente disponibile consente anche di costituire una prudente riserva per future espansioni o aggiornamenti del Polo Espositivo nel suo insieme.


C - UN NUOVO PADIGLIONE ESPOSITIVO
Il padiglione espositivo tipo è stato interamente ridisegnato nel rispetto delle prestazioni impiantistiche, modulari, di altezza libera, di dotazione di servizi accessori prescritte da Fiera e delle normative di sicurezza già concordate con gli Enti preposti.
L’assorbimento di tutti i dodici pilastri ammessi da Fiera, all’interno del muro di compartimentazione-incendi (ruotato in posizione longitudinale lungo la mezzaria maggiore del Padiglione), ha consentito, con l’adozione di leggere capriate a "pesce" bidimensionali, di ottenere padiglioni articolati in due compartimenti di 169 x 204 mt. ciascuno, totalmente sgombri di pilastri.
Tutto ciò, unitamente a una diversa disposizione dei servizi interni e a una migliore scansione modulare, ha consentito un notevole incremento del coefficiente di rendimento dell’area espositiva netta e di conseguenza una riduzione della superficie costruita lorda dei padiglioni.
Il notevole risparmio nel peso della struttura e la sua semplificazione assieme con il suddetto risparmio di superficie costruita, si sono risolti in un rilevante vantaggio economico e nella possibilità di reinvestirlo in qualità a tutti i livelli.


L’AREA ESPOSITIVA INTERNA
Considerazioni generali
La funzione espositiva rappresenta la parte dinamica della fiera, perché è proprio nel continuo mutamento di situazioni che essa trova la sua prima ragione di essere. L'elemento base per il suo adempimento sono i padiglioni dimensionati e conformati in modo da poter accogliere eventi diversificati e allestimenti che di volta in volta si adeguano ad esigenze mutevoli.
Lo spazio interno dovrà essere, perciò, libero da impianti e strutture portanti e consentire la possibilità di inserire anche interpiani rimovibili.
Il sistema degli stand, in cui si esprimono le realtà dei diversi espositori, tende alla massima differenziazione, creando un tessuto percettivo frammentato. La restante parte dello spazio manifesta, invece, la volontà espressiva dell'ente organizzatore e deve garantire un principio di unitarietà.

Il layout
Lo strumento per il conseguimento di tale obiettivo è il layout. Esso costituisce, infatti, la spina ordinatrice delle attività fieristiche, assumendo valenze funzionali ed estetiche. Da un lato assicura la soluzione dei problemi di flusso e la garanzia dei servizi indispensabili; dall'altro lato, è l'elemento in cui si realizza l'applicazione di regole prestabilite, quali altezze, larghezze ed aperture imponendo un principio di razionalità e di rispetto delle armonie compositive.
In quanto "megalopoli" specializzata la fiera rappresenta una forma peculiare di città monografica, le cui strade sono costituite da "negozi" e servizi dello stesso tipo ed impone quindi l'ideazione di un tracciato architettonico che faccia uso consapevole di quinte prospettiche, di una successione di chiusure e aperture spaziali calibrate e in grado di bilanciare la monofunzionalità del percorso espositivo.
Nel progetto globale della manifestazione sono perciò da curarsi con la stessa attenzione il "pieno" degli stand e il "vuoto" dei percorsi. E' proprio dalla dialettica che si istituisce fra la conformazione di quest'ultimo e la caleidoscopica successione delle immagini delle diverse realtà esposte che si produce il racconto della manifestazione fieristica.

CARATTERI ARCHITETTONICI E AMBIENTALI GENERALI
Il ridisegno dei padiglioni, la loro organizzazione lungo un Boulevard pensile attrezzato, terminato all’estremità con i due Bastioni alberati delle porte Est e Ovest, inciderà, in prima istanza, sulla percezione del nuovo polo esterno alla scala ambientale.
Dalle automobili, dai treni e – date le dimensioni – persino dagli aerei esso sarà, o meglio dovrà essere, percepibile come un memorabile landmark.
Di giorno sotto i riflessi del cielo, di notte evidenziato da una illuminazione intelligente, il suo nervoso profilo ondulato esteso per oltre un chilometro, diverrà espressione di energia, dinamismo e leggerezza. Un invito a partecipare, una discreta promessa di benessere e opportunità, lontana dalla arroganza un po’ aggressiva delle megastrutture international style.
Dei vantaggi a livello interno al complesso si è già ampiamente parlato ed è comunque da ritenere che se si sarà raggiunto il rilevante aumento generale della qualità architettonica, spaziale, estetica, simbolica, comunicativa e d’uso che ci siamo proposti (e ci pare giusto lasciare ad altri il giudizio) anche grazie a una strategica ridistribuzione di costi ed economie, ciò non potrà che risolversi a vantaggio dell’Ente imprenditore, degli espositori e dei visitatori, e in definitiva di tutti noi cittadini cui sarà dato il privilegio di una realizzazione di cui andare orgogliosi.

*Progetto non vincitore

Articolo inserito il 25 novembre 2003