Il Parco delle Esposizioni - Un teatro all’aria aperta
La scelta se, per la configurazione dell’area dei servizi della fiera fosse preferibile uno spazio chiuso o uno spazio aperto è stata oggetto di un’attenta riflessione.
Si è posta la questione se, in altri termini, ci si dovesse rifare all’esperienza delle "gallerie", che fanno ormai parte di una consolidata tradizione urbanistica, o se si dovesse ideare una dislocazione delle diverse infrastrutture riprendendo i temi tipici dei "parchi esposizioni".
La scelta è caduta su questa seconda soluzione in relazione a una considerazione sul diverso vissuto psicologico e sui significati implicati da questi due tipi di realizzazione.
Le ragioni che hanno condotto nel tempo alla costruzione delle gallerie all’interno delle città sono state motivate dal fatto che lo spazio di quest’ultima è eterogeneo, frammentato e sostanzialmente "esterno": comunica cioé un insieme di stimolazioni ed è un territorio continuo di scoperte, ma lascia insoddisfatta l’esigenza di avere un luogo più intimo, un involucro in cui ci si senta in qualche modo situati.
L’area dei servizi deve quindi consentire di vivere l’esperienza di un’"uscita", di una sospensione del percorso, spesso forzato della manifestazione. Deve essere un luogo aperto, quasi un parco all’interno del quale si possono ritrovare le condizioni di ristoro ed effettuare un "cambio di dimensione".
Il livello superiore del ponte sarà così costituito da una sorta di grande "giardino all’italiana", che si sviluppa per tutta la sua lunghezza e che sarà connesso alla struttura polifunzionale sottostante, attraverso una serie di collegamenti verticali immediati, che devono comunicare il senso di un repentino passaggio di stato da una dimensione all’altra.
Nella nostra cultura il giardino costituisce, infatti, un ambiente artificiale, ma in cui la capacità creativa e configurativa dell’uomo è capace di realizzare una "meraviglia", che vince e supera la stessa bellezza dell’ordine naturale.
Per tale motivo i progetti più famosi (il Giardino di Boboli, Villa d’Este, i giardini delle Ville Medicee, ecc.) sono, in realtà, una successione di scenografie, "stanze", paesaggi da esplorare in un percorso che è una continua proposizione di immagini e sensazioni.
In tal modo il giardino della Fiera dovrebbe rappresentare un luogo in cui i visitatori possano estraniarsi dalle stimolazioni solo operative, ritrovare una condizione di relax e di contemplazione, poter passeggiare anche con la famiglia o con gli amici e rigenerarsi.
Ma, oltre a ciò, questa area dovrebbe essere in grado di assolvere a molte altre funzioni.
Dovrebbe rappresentare anche un forte elemento di identità attraverso il quale le persone provenienti da paesi stranieri o da altre culture potrebbero interagire con un certo carattere di italianità, percepirne il valore, sentendo, al tempo stesso, di essere immersi in una specifica realtà e non in una struttura "international style", conforme a tutte le altre sparse nel mondo, appartenenti a una stessa tipologia, come avviene per aeroporti e centri commerciali.
Dovrebbe inoltre essere un posto ricco di attività eterogenee, tale da riproporre quella varietà di offerte e condizioni che è data dalla vita quotidiana, in cui non si è solo visitatori di una manifestazione, ma si è persone che si incontrano, passeggiano e guardano le vetrine, fanno acquisti, si nutrono, programmano i propri spostamenti, affrontano le proprie questioni finanziarie.
Infine, tutta l’area potrebbe costituire e rappresentare uno spazio per esposizioni all’esterno, in cui la bellezza dell’ambiente naturale costituirebbe una straordinaria scenografia per le manifestazioni che si svolgeranno in esso: presentazioni di auto o moto o camper, presentazioni di nuove collezioni di arredi per giardino, attrezzature per camping o giardinaggio. Esposizioni di animali domestici da compagnia o di floricoltura da terrazzo ecc…
Considerazioni sulle reception
Spesso le reception sono trattate con caratteri scenografici, in quanto devono costituire il "biglietto da visita", devono esprimere il modo in cui la fiera si presenta nel suo primo impatto verso i visitatori.
Il tutto deve avvenire però cercando di non creare ambienti aulici e sovradimensionati. La reception non è infatti, un luogo in cui soffermarsi, ma deve essere efficiente e funzionale. Il suo ruolo, non deve essere confuso con quello che rappresentata la hall di un albergo, dove il tempo di interazione è molto più intenso e lungo. Questi spazi hanno caratteristiche completamente diverse, anche se le funzioni svolte possono essere simili. In altri termini deve rappresentare un luogo di transito, che non privilegia tanto la dimensione delle metafore, quanto quella della capacità di gestire e risolvere le molteplici esigenze dei visitatori che devono essere accolti. Come nel caso delle nostre reception che si presentano piuttosto come "vuoti d’aria" o "crateri di luce", come luoghi d interscambio quindi piuttosto che come retorici monumenti a se stesse.
La funzione di ristoro e ricettiva - Un "controcanto" alle manifestazioni
La struttura ricettiva e di ristoro (alberghi, ristoranti, self-service) è molto importante perché rappresenta quella parte della fruizione della fiera in cui si memorizza più intimamente la qualità dell'organizzazione complessiva e si attua il processo di fidelizzazione da parte di visitatori ed espositori.
Le manifestazioni sono in genere dimensioni ricche di stimolazioni in quanto il loro obiettivo prioritario sul piano espressivo è quello di produrre una continua sequenza di suggestioni e sollecitazioni emotive. Per tale motivo i luoghi di ricezione e di ristoro devono essere luoghi di raccoglimento e serenità e costituire una sorta di "controcanto" rispetto ai ritmi e ai percorsi delle esposizioni e delle celebrazioni, dove le persone che le frequentano o operano in esse possano "toccare terra". Un po' come avviene per le taverne dei porti in cui i marinai approdano dopo le loro avventurose esplorazioni sugli oceani.
Il loro linguaggio deve perciò esprimere un'immagine di naturalità, concretezza, familiarità, radicamento nella cultura. Ad esempio si potrebbe riprendere l'immagine e l'identità stilistica di ambienti raffinati, che soprattutto nel nostro paese possono rifarsi a una tradizione e a esempi di grande qualità, comunicando un senso forte di "italianità".
B - SEI PADIGLIONI MONOPLANARI + DUE PADIGLIONI BIPLANARI – TUTTI DI NUOVO DISEGNO
Ridisegnati i padiglioni (così come è più avanti descritto) per ridurre il costo unitario della Superficie Netta Vendibile e migliorarne l’efficienza espositiva, si sono recuperati circa 45.000 mq. di area aperta libera. Ma solo con la strategica adozione della tipologia biplanare (peraltro suggerita anche dal bando Fiera) per la coppia di padiglioni più a Ovest si è ottenuto un ulteriore e decisivo recupero di area (circa 66.000 mq.) che ci consente di destinare più di 60.000 mq. di superficie alla funzione espositiva all’aperto (servibile con un’ adeguata reception ad essa dedicata) e di soddisfare appieno la eccezionale richiesta di 25.000 posti auto globali (che non si sarebbe in altro modo potuto soddisfare).
L’intero impianto risulta così più arioso (gli stessi otto padiglioni sono ora meno ingombranti a parità di resa espositiva) e la rilevante quantità di area libera resasi così complessivamente disponibile consente anche di costituire una prudente riserva per future espansioni o aggiornamenti del Polo Espositivo nel suo insieme.
C - UN NUOVO PADIGLIONE ESPOSITIVO
Il padiglione espositivo tipo è stato interamente ridisegnato nel rispetto delle prestazioni impiantistiche, modulari, di altezza libera, di dotazione di servizi accessori prescritte da Fiera e delle normative di sicurezza già concordate con gli Enti preposti.
L’assorbimento di tutti i dodici pilastri ammessi da Fiera, all’interno del muro di compartimentazione-incendi (ruotato in posizione longitudinale lungo la mezzaria maggiore del Padiglione), ha consentito, con l’adozione di leggere capriate a "pesce" bidimensionali, di ottenere padiglioni articolati in due compartimenti di 169 x 204 mt. ciascuno, totalmente sgombri di pilastri.
Tutto ciò, unitamente a una diversa disposizione dei servizi interni e a una migliore scansione modulare, ha consentito un notevole incremento del coefficiente di rendimento dell’area espositiva netta e di conseguenza una riduzione della superficie costruita lorda dei padiglioni.
Il notevole risparmio nel peso della struttura e la sua semplificazione assieme con il suddetto risparmio di superficie costruita, si sono risolti in un rilevante vantaggio economico e nella possibilità di reinvestirlo in qualità a tutti i livelli.
L’AREA ESPOSITIVA INTERNA
Considerazioni generali
La funzione espositiva rappresenta la parte dinamica della fiera, perché è proprio nel continuo mutamento di situazioni che essa trova la sua prima ragione di essere. L'elemento base per il suo adempimento sono i padiglioni dimensionati e conformati in modo da poter accogliere eventi diversificati e allestimenti che di volta in volta si adeguano ad esigenze mutevoli.
Lo spazio interno dovrà essere, perciò, libero da impianti e strutture portanti e consentire la possibilità di inserire anche interpiani rimovibili.
Il sistema degli stand, in cui si esprimono le realtà dei diversi espositori, tende alla massima differenziazione, creando un tessuto percettivo frammentato. La restante parte dello spazio manifesta, invece, la volontà espressiva dell'ente organizzatore e deve garantire un principio di unitarietà.
Il layout
Lo strumento per il conseguimento di tale obiettivo è il layout. Esso costituisce, infatti, la spina ordinatrice delle attività fieristiche, assumendo valenze funzionali ed estetiche. Da un lato assicura la soluzione dei problemi di flusso e la garanzia dei servizi indispensabili; dall'altro lato, è l'elemento in cui si realizza l'applicazione di regole prestabilite, quali altezze, larghezze ed aperture imponendo un principio di razionalità e di rispetto delle armonie compositive.
In quanto "megalopoli" specializzata la fiera rappresenta una forma peculiare di città monografica, le cui strade sono costituite da "negozi" e servizi dello stesso tipo ed impone quindi l'ideazione di un tracciato architettonico che faccia uso consapevole di quinte prospettiche, di una successione di chiusure e aperture spaziali calibrate e in grado di bilanciare la monofunzionalità del percorso espositivo.
Nel progetto globale della manifestazione sono perciò da curarsi con la stessa attenzione il "pieno" degli stand e il "vuoto" dei percorsi. E' proprio dalla dialettica che si istituisce fra la conformazione di quest'ultimo e la caleidoscopica successione delle immagini delle diverse realtà esposte che si produce il racconto della manifestazione fieristica.
CARATTERI ARCHITETTONICI E AMBIENTALI GENERALI
Il ridisegno dei padiglioni, la loro organizzazione lungo un Boulevard pensile attrezzato, terminato all’estremità con i due Bastioni alberati delle porte Est e Ovest, inciderà, in prima istanza, sulla percezione del nuovo polo esterno alla scala ambientale.
Dalle automobili, dai treni e – date le dimensioni – persino dagli aerei esso sarà, o meglio dovrà essere, percepibile come un memorabile landmark.
Di giorno sotto i riflessi del cielo, di notte evidenziato da una illuminazione intelligente, il suo nervoso profilo ondulato esteso per oltre un chilometro, diverrà espressione di energia, dinamismo e leggerezza. Un invito a partecipare, una discreta promessa di benessere e opportunità, lontana dalla arroganza un po’ aggressiva delle megastrutture international style.
Dei vantaggi a livello interno al complesso si è già ampiamente parlato ed è comunque da ritenere che se si sarà raggiunto il rilevante aumento generale della qualità architettonica, spaziale, estetica, simbolica, comunicativa e d’uso che ci siamo proposti (e ci pare giusto lasciare ad altri il giudizio) anche grazie a una strategica ridistribuzione di costi ed economie, ciò non potrà che risolversi a vantaggio dell’Ente imprenditore, degli espositori e dei visitatori, e in definitiva di tutti noi cittadini cui sarà dato il privilegio di una realizzazione di cui andare orgogliosi.
*Progetto non vincitore
Articolo inserito il 25 novembre 2003
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