Architettura

Biennale di Architettura di Venezia 2012: Common Ground

di Roberto Zanon

La Biennale di Architettura di Venezia 2012, con la direzione di David Chipperfield, ha avuto come tema il concetto di “Common Ground,”, argomento che non solo i progettisti invitati, ma anche quasi tutti i Padiglioni nazionali hanno cercato di rispettare.

Cino Zucchi

Cino Zucchi

Cino Zucchi

Cino Zucchi

Cino Zucchi


Grafton Architects

Grafton Architects

Japan

Japan

Japan


Japan

Japan

Japan

Poland

Poland


Russia

Russia

Russia

Russia

Russia


Torre David - Gran Horizonte di Justin McGuirk e Iwan Baan e Urban-Think Tank

Torre David - Gran Horizonte di Justin McGuirk e Iwan Baan e Urban-Think Tank

Torre David - Gran Horizonte di Justin McGuirk e Iwan Baan e Urban-Think Tank

Torre David - Gran Horizonte di Justin McGuirk e Iwan Baan e Urban-Think Tank



United States of America

United States of America

United States of America

United States of America

United States of America


Per orientarsi tra le tante proposte, una linea guida può essere data dai premi e dalle segnalazioni che la giuria internazionale ha assegnato.
Il Leone d’oro per la miglior Partecipazione nazionale, che cattura lo spirito di Common Ground, è stato conferito al Padiglione giapponese, nel quale uno dei maggiori architetti internazionali, Toyo Ito, ha collaborato con architetti più giovani e con la comunità locale per affrontare in modo pratico e inventivo la progettazione di un nuovo centro per una regione devastata da una catastrofe nazionale. Un racconto che è presentato con allestimento minimale ma evocativo, che usa come supporto per i modelli una serie di tronchi di legno squadrati.
Il Leone d’oro per il miglior progetto rappresentante il tema di Common Ground è stato assegnato a Torre David / Gran Horizonte di Justin McGuirk e Iwan Baan e Urban-Think Tank (Alfredo Brillenbourg, Hubert Klumpner) e agli abitanti di Caracas e alle loro famiglie che hanno creato una nuova comunità e una casa a partire da un edificio abbandonato e incompiuto. La ricostruzione di un reale ristorante venezuelano diventa un vero luogo d’incontro e convivialità per i visitatori delle Corderie che qui possono anche comprare un pranzo e sedersi a degustarlo.
Il Leone d’argento per un promettente studio di architettura è stato assegnato a Grafton Architects (Yvonne Farrell e Shelley McNamara) per la loro notevole presentazione di un nuovo campus universitario a Lima, che si ricollega alle idee di Paulo Mendes da Rocha. La giuria ritiene che le qualità concettuali e spaziali di questa installazione dimostrino il considerevole potenziale di questo studio di architettura nella reinvenzione del paesaggio urbano.
Quattro poi sono state le menzioni speciali.
Alla Polonia per Making the walls quake as if they were dilating with the secret knowledge of great powers. Questa installazione audace e coraggiosa - forse tramutata (copiata?) da precedenti altre esperienze in ambito artistico - rammenta al visitatore non solo di guardare ma anche di ascoltare … e di percepire il suono del Common Ground, con l’amplificazione dei rumori e suoni provenienti dall’esterno del padiglione.
Menzione speciale anche per gli Stati Uniti d’America per Spontaneous Interventions: Design Actions for the Common Good. Questa installazione interattiva ha colpito la giuria per la sua celebrazione della capacità degli individui di cambiare la società con gesti piccoli ma efficaci. Sempre la giuria aggiunge che la “presentazione semplice e non pretenziosa è stata incantevole” anche se bisogna rilevare una certa meccanicità espositiva che non si tramuta in una comunicazione del tutto efficace. Un’indistinta parata di pannelli esplicativi da abbassare con un sistema di carrucole che, attraverso il movimento di un contrappeso, scoprono dei messaggi sul muro … un’esplorazione inizialmente divertente ma non sempre di non facile interpretazione.
Una menzione speciale è andata poi alla Russia per i-city. L’adozione un approccio dialettico al passato, presente e futuro della Russia e nel farlo ci trasforma tutti in spie digitali. La giuria è stata attirata in questo magico tour del mistero e sedotta dalla sua presentazione visiva. Bisogna però anche aggiungere che la necessaria mediazione dell’I-pad per l’approfondimento dei progetti qui esposti è certo tecnologicamente scenografica, ma si rivela ancora artificiosa per una completa e gestibile fruizione.
Ultima menzione speciale è stata assegnata a Cino Zucchi per un’installazione che “vuole richiamare la complessa rete di relazioni che modellano il nostro ambiente fisico”. La giuria ritiene che essa rappresenti in modo esemplare il tema onnicomprensivo della Mostra Common Ground.
Al di là di queste considerazioni della giuria va sottolineato che la visita alla Biennale rimane un’importante occasione di sperimentazione dello spazio. Le interpretazioni più interessanti, più che quelle con una noiosa messa in sequenza di progetti, anche se talvolta possono aver fallito in termini di risultato, sono proprio quelle che tentano di evocare delle suggestioni sinestetiche. Sensazioni che sono in parte surrogabili da reportage che possiamo trovare anche online, ma che, per una vera esperienza, richiedono una visita diretta.
Oltre ad essere un problema di trattamento dello spazio è poi anche un ragionamento sulla comunicazione. Senza attenzione a quest’aspetto, anche il più interessante dei progetti o delle ricerche, se non riesce ad arrivare all’utente finale, diventa “inutile”, specie in una manifestazione come questa che si desidererebbe allargata al grande pubblico. A questo proposito può considerarsi magistrale l’esposizione, collaterale alla Biennale, Life Between Buildings alla Fondazione Giorgio Cini nell’Isola di San Giorgio. Qui il messaggio contenuto nel titolo della mostra è comunicato con un “infotografabile” diorama a 360°, tecnicamente perfetto senza ostentazione tecnologica, che grazie ad un condensato racconto sonoro e scritto, accompagnato da incisive immagini, statiche e in movimento, coinvolge appieno il visitatore e raggiunge un risultato magistrale che da solo merita la visita alla seppur “scomoda” isola veneziana.