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Arcosanti nella realtà
La tradizione della città italiana in Arizona

di Aldo Micillo

Prima, però, è interessante almeno accennare all’edificio che accoglie i visitatori e alloggia varie attività, in quanto in esso pure si sintetizzano alcuni principi compositivi che caratterizzano vari manufatti di Arcosanti.


Arcosanti - Particolare interno edificio accoglienza

Arcosanti
Particolare interno edificio accoglienza

Arcosanti - Interno di un'abitazione

Arcosanti
Interno di un'abitazione



Nel ritmo regolare della struttura di questo edificio squadrato, più livelli sono posti in comunicazione visiva tra loro, così come varie funzioni occupano tutti gli spazi, da quelli più grandi a quelli più piccoli, complementandosi in un’unità quasi conclusa in sé, con una centralità ben riconoscibile nella grande sala. Qui i pieni dei setti d’angolo si alternano con i vuoti a doppia altezza, disegnati da un cerchio di 360° inscritto nella campitura quadrata di un doppio telaio della maglia strutturale. Questo segno dal forte carattere spaziale, la cui geometria evoca qualcosa di simbolico (un cerchio inscritto in un quadrato), lo ritroveremo frequentemente in altri interventi sparsi nel perimetro urbano. Le aperture poi (qui come nell’edificio per biblioteca, uffici, appartamenti e studio dell’architetto, o nell’edificio per residenze, aule e servizi intorno al centro della musica) hanno sempre profondità e creano, con setti frangisole e aggetti, uno "spazio filtro" tra interno ed esterno, risolvendo esteticamente il problema del forte soleggiamento.

Questa commistione di spazi interni risolti in un’unità esterna dice qualcosa di più della lezione loosiana del "raumplan", ed esprime con chiara concretezza i principi di complessità e di miniaturizzazione, combinati tra loro, della progettazione di Paolo Soleri, fino a ridurre organismi urbani per migliaia di abitanti in forme talvolta primarie, ma dallo strutturato e totalizzante contenuto viscerale. Eppure questo edificio, pur fondandosi sullo stesso atteggiamento progettuale, non ha nulla della dimensione ciclopica delle strutture urbane immaginate e disegnate dall’architetto nei vari schizzi di progetto succedutisi nel tempo per Arcosanti (ancora a questa data si sta elaborando un’ennesima soluzione progettuale).

Le forme spaziali che dicevamo più interessanti, però, sono quelle di tre edifici nell’area centrale. Due di essi sono caratterizzati da una calotta che è un quarto di sfera, orientata a sud, rafforzata alla base da un semicerchio di locali retrostanti, alloggianti botteghe, magazzini e residenze. La prima di queste splendide costruzioni si trova sul ciglio dell’altopiano, ed ospita il lavoro della ceramica.


Arcosanti - Emiciclo delle terrecotte

Arcosanti
Emiciclo delle terrecotte

Arcosanti - Emiciclo della fonderia

Arcosanti
Emiciclo della fonderia

Arcosanti - Fonderia

Arcosanti
Fonderia



La semi-cupola si sviluppa a proteggere le fasi di modellazione e rifinitura che si svolgono su ripiani di lavoro in cemento, ordinati circolarmente intorno al centro dello spazio e del lavoro, occupato dal fuoco e dalla materia prima dell’impasto. Il secondo edificio si appoggia sul pendio del piccolo canyon, e sembra avere la parte retrostante a metà scavata nel terreno. La calotta, anche qui aperta verso sud, si allarga ad accogliere gli artigiani che modellano e fondono le famose campane di Arcosanti, organizzando il loro lavoro tra il semicerchio coperto e la parte antistante.

La valenza spaziale di queste architetture è fortissima. Esse racchiudono e concentrano lo spazio, danno un verso, un orientamento, lasciando al di fuori ciò che è alle spalle. Infatti è notevolmente diversa l’immagine urbana che definiscono dalla parte convessa, chiusa, schiva e respingente. Dal lato sud, invece, le pareti concave, dipinte e cesellate, si aprono al territorio assolato dell’Arizona, lo accolgono e generano una sorta di interno urbano, concentrano lo spazio, che diventa più compatto, più denso, e diventano lo sfondo prezioso di una delle tappe lungo i percorsi o per i piccoli giardini che prosperano da questo lato. Tali edifici, quindi, al di là della loro pur intensa valenza architettonica, sono un’invenzione spaziale a scala urbana, determinando un interno ed un esterno a dimensione cittadina, un dentro e un fuori, un chiuso ed un aperto e, infine, chiariscono l’orientamento, nei confronti del paesaggio e dell’arco solare, di tutto l’agglomerato di Arcosanti.

Questa forma così forte, piena di senso urbano, fa pensare alle calotte semi-crollate o ancora integre del parco archeologico di Baia, pregne di un’identità spaziale che ora ritrova riattualizzazione in queste architetture contemporanee. Più probabilmente i riferimenti di Soleri sono a Roma, primo tra tutti il Pantheon, in ogni caso la qualità qui generata ha la stessa origine geometrica: la semi-sfera che determina due attributi complementari di uno stesso spazio: un dentro che accoglie, che contiene, e un fuori che respinge, che isola. L’uso sapiente che l’architetto fa di questa forma caratterizza degli edifici moderni con una plasticità accentuata e significante, ponendoli tra le architetture forse poco note ma molto emblematiche degli ultimi decenni.

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