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Arcosanti |
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Questa commistione di spazi interni risolti in un’unità esterna dice qualcosa di più della lezione loosiana del "raumplan", ed esprime con chiara concretezza i principi di complessità e di miniaturizzazione, combinati tra loro, della progettazione di Paolo Soleri, fino a ridurre organismi urbani per migliaia di abitanti in forme talvolta primarie, ma dallo strutturato e totalizzante contenuto viscerale. Eppure questo edificio, pur fondandosi sullo stesso atteggiamento progettuale, non ha nulla della dimensione ciclopica delle strutture urbane immaginate e disegnate dall’architetto nei vari schizzi di progetto succedutisi nel tempo per Arcosanti (ancora a questa data si sta elaborando un’ennesima soluzione progettuale). Le forme spaziali che dicevamo più interessanti, però, sono quelle di tre edifici nell’area centrale. Due di essi sono caratterizzati da una calotta che è un quarto di sfera, orientata a sud, rafforzata alla base da un semicerchio di locali retrostanti, alloggianti botteghe, magazzini e residenze. La prima di queste splendide costruzioni si trova sul ciglio dell’altopiano, ed ospita il lavoro della ceramica. |
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Arcosanti |
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La valenza spaziale di queste architetture è fortissima. Esse racchiudono e concentrano lo spazio, danno un verso, un orientamento, lasciando al di fuori ciò che è alle spalle. Infatti è notevolmente diversa l’immagine urbana che definiscono dalla parte convessa, chiusa, schiva e respingente. Dal lato sud, invece, le pareti concave, dipinte e cesellate, si aprono al territorio assolato dell’Arizona, lo accolgono e generano una sorta di interno urbano, concentrano lo spazio, che diventa più compatto, più denso, e diventano lo sfondo prezioso di una delle tappe lungo i percorsi o per i piccoli giardini che prosperano da questo lato. Tali edifici, quindi, al di là della loro pur intensa valenza architettonica, sono un’invenzione spaziale a scala urbana, determinando un interno ed un esterno a dimensione cittadina, un dentro e un fuori, un chiuso ed un aperto e, infine, chiariscono l’orientamento, nei confronti del paesaggio e dell’arco solare, di tutto l’agglomerato di Arcosanti. Questa forma così forte, piena di senso urbano, fa pensare alle calotte semi-crollate o ancora integre del parco archeologico di Baia, pregne di un’identità spaziale che ora ritrova riattualizzazione in queste architetture contemporanee. Più probabilmente i riferimenti di Soleri sono a Roma, primo tra tutti il Pantheon, in ogni caso la qualità qui generata ha la stessa origine geometrica: la semi-sfera che determina due attributi complementari di uno stesso spazio: un dentro che accoglie, che contiene, e un fuori che respinge, che isola. L’uso sapiente che l’architetto fa di questa forma caratterizza degli edifici moderni con una plasticità accentuata e significante, ponendoli tra le architetture forse poco note ma molto emblematiche degli ultimi decenni. |