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Arcosanti nella realtà
La tradizione della città italiana in Arizona

di Aldo Micillo

Molti hanno sentito parlare di Paolo Soleri e di Arcosanti, e molto si è scritto su quest’argomento, accompagnando le pubblicazioni con piante di città immaginarie, proiettate in uno spazio ancestrale, quasi simbolico più che avveniristico. Eppure esiste una città reale, che spesso è passata in secondo piano rispetto alle proposte urbanistiche ed è stata coinvolta nella critica ad esse, e invece rappresenta un’esperienza diversa, concreta e di particolare valore anche sul piano propositivo, ancorata, come sembra, ad un’altra logica di progettazione e che, quando abbiamo provato ad approfondire, ha rivelato approcci inaspettati e le radici storiche del suo progettista.

Siamo giunti ad Arcosanti in una calda mattina d’agosto. Non è stato facile giungere in questo posto addentrato nell’altopiano desertico a metà strada tra Phoneix e Flagstaff. È qui che l’architetto Paolo Soleri ha immaginato la "sua" città, una sorta di utopia urbana che giorno per giorno prende forma reale e che, dopo 30 anni di crescita, ora più rapida, ora più lenta, è lì a dirci dell’impegno e del lavoro di centinaia di persone che vi hanno creduto e che vi credono ancora, primo fra tutti il suo fondatore. Paolo Soleri è nato a Torino nel 1919, dopo essersi laureato in architettura nel 1946 va negli Stati Uniti per un apprendistato durato un anno e mezzo con Frank L. Wright. Nel 1950 torna in Italia, dove progetta la fabbrica di ceramiche Solimene a Vietri sul Mare. Stabilitosi definitivamente in Arizona nel 1956, intraprende la costruzione della sua Taliesin in un terreno a nord di Phoenix, realizzando gli edifici autocostruiti, "a calotta", vernacolari di Cosanti. Ma egli è un architetto che pensa in grande, ed il suo sogno esigeva le dimensioni di un’utopia urbana per cui Cosanti era troppo piccola. Tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, acquista un terreno molto più vasto per edificare la città immaginata nei suoi schizzi, fondata su una visione avveniristica dello sviluppo degli insediamenti urbani, non più in senso orizzontale ma "stratificati", al fine di ottimizzare le distanze, le percorrenze, la conservazione dell’energia e la salvaguardia dell’ambiente. Per questo approccio globale egli conia il termine di Arcologia, fondendo le parole "Architettura" ed "Ecologia". Con questo neologismo si intende un sistema urbano tridimensionale ed altamente integrato, alternativo allo sprawl americano, alle estese e degradate periferie, alla dispersione della "città diffusa" che si vanno generando nelle metropoli del pianeta, tale da occupare solo il 2% di territorio in confronto ad esse. Nel nuovo circolo urbano si elimina l’uso di automobili (oggi vi si sacrifica anche il 60% del suolo cittadino), e si risolvono senza sprechi le interazioni di tempo, spazio, energia e risorse umane. Da più di 30 anni Soleri parla di "miniaturizzazione", di "frugalità", di "complessità", di energie rinnovabili e non inquinanti, di sole e di vento, di riciclaggio e di tecniche appropriate; a tale pensiero progettuale si associa un percorso parallelo che indaga la natura umana e le relazioni sociali che l’architettura e l’urbanistica tendono a determinare, le radici esistenziali dell’uomo faber e le forme dell’abitare, il rapporto con gli elementi della natura e del cosmo.


Arcosanti - Vista dal canyon

Arcosanti
Vista dal canyon

Arcosanti - Piazza coperta

Arcosanti
Piazza coperta



L’ultimo tratto di strada ci avvicinava man mano al nugolo di edifici compatti stagliati sullo sfondo di un piccolo canyon. Con una certa eccitazione, quindi, ci preparavamo a visitare questo luogo ideale, o almeno la piccola parte finora realizzata grazie all’operare di volontari coinvolti nell’utopia dell’architetto, artista e filosofo italiano.

All’approssimarsi del sito si facevano sempre più intensi la curiosità, l’interesse e il rispetto per il coraggio di un uomo che ha dedicato la sua vita a realizzare un sogno personale a beneficio per tutti. Nutrivo anche qualche dubbio su quanto avevo precedentemente letto a proposito del progetto di Arcosanti e delle teorie urbanistiche ad esso sottese. Avevo in mente le immagini di questi enormi edifici-città autonomi, racchiusi su se stessi e posati in territori vergini, che richiamano fortemente quella cultura progettuale sviluppatasi negli anni ‘70, proponente organismi abitativi con tutte le funzioni compattate in megastrutture onnicomprensive, in cui ogni persona può muoversi dalla sua cellula residenziale al settore riservato all’attività lavorativa o di ricerca o commerciale, ecc., con ascensori, tapis roulants, camminamenti attraverso reticoli strutturali giganteschi tra i quali, ogni tanto, si aprono giardini pensili e vedute su un panorama sconfinato e selvaggio, interrotto sull’orizzonte lontano da qualche sagoma di un altro mega-edificio per 5-10 mila abitanti. Tale visione urbanistica è supportata da una serie di numeri, percentuali e considerazioni a scala planetaria ed anche da una profonda e rassicurante prospettiva di poter gestire flussi, energie, uso del tempo e clima interno grazie al progresso tecnologico. Il mio piccolo scetticismo, invece, era supportato da immagini come quelle del film Brazil, oppure di riunioni di condominio accese, ben più agguerrite di quelle che oggi esplodono tra coinquilini di una palazzina di pochi piani.

Ma ciò che ci attendeva nella realtà era un’Arcosanti lontana dall’idea che se ne può avere dai disegni di mega-strutture pubblicati da Soleri nei vari libri editi durante la sua vita di architetto.

Al di là di teorie avveniristiche, di cui un giusto approfondimento non concerne questo scritto, ciò che risulta di grande interesse ad Arcosanti è proprio la qualità del piccolo agglomerato finora costruito, sia in termini spaziali che comunitari, scaturiti dalla continua sperimentazione progettuale e applicativa di Paolo Soleri. Il particolare carattere riscontrabile nei manufatti visibili in quel luogo stimola a concentrare il soggetto della nostra analisi sulle qualità dell’intreccio urbano ed architettonico di Arcosanti, provando anche a individuare i riferimenti e le affinità spaziali di questa edificazione e, non ultimo, rivelare la modernità dell’operato che la sottende e del risultato conseguito nella realtà costruita.


Arcosanti - Percorso urbano

Arcosanti
Percorso urbano

Arcosanti - Piccolo patio

Arcosanti
Piccolo patio

Arcosanti - Esterno edificio accoglienza

Arcosanti
Esterno edificio accoglienza



Nella piccola città che si sviluppa sul leggero pendio di un canyon poco profondo, le singole architetture sono strettamente connesse con la forma urbana, tanto da non poter discernere, nella nostra indagine, le une dall’altra. Non esiste, ad esempio, una maglia stradale che definisce dei lotti nei quali si situano delle costruzioni: ogni composizione volumetrica, pure con una propria identità specifica, è imbastita in un organismo urbano unitario. Per poter comunque parlare delle principali valenze spaziali, possiamo concentrare la nostra attenzione su tre particolari volumi architettonici.

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