Architettura

Due progetti emblematici per Roma: il museo dell'Ara Pacis ed il nuovo Auditorium

di Filippo Palladino

Roma "caput mundi", Roma "città eterna", Roma capitale della cultura e delle grandi opere.

E' questo il destino che accompagna la città di Roma da secoli. Proiettata verso il futuro, Roma è la città che nei suoi 27 secoli di vita ha mutato incessantemente la sua "facies" urbana, mantenendo inalterata la sua immagine unitaria, luogo dove si realizza "l'unità nel molteplice", "l'identità nel diverso".

La stratificazione di diverse epoche che riconosciamo in Roma non ha scalfito il tratto caratteristico che contraddistingue alcune città dalle altre. La città è come un organismo vivente che cambia il suo aspetto, adattandosi ai contesti culturali e sociali che si avvicendano nel tempo; di questo Roma costituisce testimonianza immutabile.

Ma Roma rimane pur sempre una città con un piccolo cuore ed un gigantesco corpo invertebrato, costituito dalle grandi periferie, senza alcuna spina dorsale, sviluppatesi a partire dall'ultimo dopoguerra. Coniugare passato, presente e futuro è la grande sfida che la città tutta sta portando avanti, con le difficoltà ed i disagi che queste grandi trasformazioni comportano.

Tra i numerosi progetti presentati, approvati o in corso di realizzazione, parliamo in particolare di due progetti che si ritengono emblematici, per il modo con cui è possibile coniugare il nuovo con l'antico, senza alterare il fragile equilibrio del contesto millenario dei siti oggetto d'interventi, e per le difficoltà che si incontrano per realizzare tale delicato obiettivo: il museo dell'Ara Pacis ed il nuovo Auditorium di Roma.

Ara Pacis

Ara Pacis

Il primo dei due progetti, ideato da Richard Meier, è diventato presto un vero e proprio "caso". L'intervento progettato ha subito diverse modifiche, apportate dallo stesso progettista, su richiesta degli organismi interessati: Regione, Comune e Ministero. Difatti, in seguito ai lavori di demolizione del vecchio padiglione del Morpurgo, il progetto del nuovo complesso museale dell'Ara Pacis prevede un ampio programma di riassetto dell'area del Mausoleo di Augusto. Il nuovo padiglione previsto da Meier sostituirà quello preesistente, edificato a protezione del monumento, già in cattivo stato di conservazione.

Ara Pacis

Ara Pacis

Il progetto prevede una lunga loggia vetrata, che crea un diaframma trasparente tra la riva del Tevere ed il cenotafio circolare di Augusto e, nello stesso tempo, assolve ad una funzione protettiva ed espositiva. Il complesso conterrà anche un museum shop ed un auditorium con un capienza di 150 posti. Il rivestimento è in pietra, con pannelli in acciaio e vetro; l'illuminazione è controllata attraverso un sistema computerizzato. Il progetto previsto da Meier ha suscitato le polemiche del sottosegretario ai Beni Culturali, Vittorio Sgarbi, oltre che di Massimiliano Fuksas, anche se quest'ultimo con toni più pacati. Secondo Sgarbi e lo stesso Fuksas, il complesso progettato da Meier può compromettere la definitiva sistemazione di Piazza Augusto Imperatore. L'intenzione del Sottosegretario ai Beni Culturali sarebbe quella di approfittare dell'intervento in corso per smontare l'Ara Pacis e restaurarla per poi custodire il monumento in una teca ancora più trasparente di quella realizzata da Morpurgo, in modo da renderlo visibile alla città, senza nasconderlo in un museo.

La realizzazione dell'intervento progettato da Meier è stata fortemente criticata anche perché alcuni studiosi, tra i quali il professor Valter Bordini, suggeriscono di sfruttare il vuoto creatosi in seguito alla demolizione del vecchio padiglione per aprire la piazza verso il Tevere, senza chiudere l'antico mausoleo "in scatola" con una quarta parete (progetto Meier).

Ara Pacis

Ara Pacis

A tal proposito, su iniziativa dell'Archivio di Arte Contemporanea Crispolti e l'Ordine degli Architetti di Roma e Provincia, il concorso di idee indetto presenta alcuni progetti interessanti, che propongono di riconquistare la fascia verde lungo il fiume, sottopassando l'attuale lungotevere con una grande spazio sotterraneo (gruppo Almagno-Muntoni) oppure portare la piazza fino al fiume con un passaggio pedonale, con il lungotevere che sottopassa in galleria (gruppo Bentivoglio-Pietrangeli).

Ara Pacis

Ara Pacis

Il progetto di Meier ha suscitato numerose critiche soprattutto per la barriera in acciaio e vetro che visivamente separa l'antico impianto dal lungotevere.

Il "caso Ara Pacis" è emblematico per capire quali possono essere le difficoltà che si incontrano nella progettazione di interventi dislocati in siti memori di una stratificazione millenaria.

Tali argomenti assumono un'importanza primaria, quando si va ad intaccare il delicato contesto ed equilibrio di un bene culturale, tale da portare recentemente Vittorio Sgarbi ad avanzare richiesta di dimissioni dalla carica di Sottosegretario ai Beni Culturali.

Ma la grande sfida non si arresta: difatti, è già partita altrove, con l'inaugurazione di una parte della Città della Musica progettata da Renzo Piano. Di recente, il 20 aprile 2002, è stato inaugurato parte del complesso, con l'apertura della sala piccola (700 posti) e media (1.273 posti). E' stato il direttore d'orchestra Myung-Whun-Chung ad inaugurare la sala media, intitolata a Giuseppe Sinopoli.

Sezione della sala da 1273 posti

Auditorium di Renzo Piano
Sezione della sala da 1273 posti

La scelta insediativa del complesso del nuovo Auditorium di Roma è stata quella di completare con un raccordo organico l'orografia del paesaggio esistente, riconiugando il tessuto urbano in quella frattura creatasi tra le pendici della collina dei Parioli e la pianura fluviale su cui sorge il Villaggio Olimpico.

Sezione della sala da 700 posti

Auditorium di Renzo Piano
Sezione della sala da 700 posti

La peculiare configurazione urbanistica da un lato costituisce un polo di attrazione per una utenza sovraurbana e dall'altro concentra tutte le funzioni che caratterizzano un tessuto urbano. In tale contesto emergono tre sale per la Musica: da 2700, 1273 e 700 posti. I tre volumi, fortemente connotati, appartengono alla stessa famiglia di architetture ma sono scalate in dimensioni differenti. Una grande parco alberato contorna le tre "casse armoniche"; disposte ortogonalmente tra di loro a formare una grande cavea teatrale all'aperto, della capienza di 3000 posti, rivolta verso il Villaggio Olimpico.

Tale intervento si integra perfettamente con l'impianto della Villa Romana del V-VI secolo a.C., rinvenuta durante gli scavi per l'impianto del cantiere. La necessaria modifica apportata al progetto ha creato l'opportunità di pensare ad un intervento che potesse divenire ancora di più un esempio di ricucitura urbana del tessuto romano.

Plastico del complesso

Auditorium di Renzo Piano
Plastico del complesso

L'auditorium di Roma non è solo un grandioso complesso di edifici per la musica, ma un nuovo paesaggio dove architettura e natura danno forma ad un'idea sociale dell'arte. Un progetto ambizioso, forte e poetico.

Definita "l'architettura che suona", una delle ultime fatiche di Renzo Piano ha entusiasmato altri grandi dell'architettura, come Richard Rogers, Vittorio Gregotti, Paolo Portoghesi, Franco Purini e Massimiliano Fuksas, ma anche personaggi illustri della musica, quali Uto Ughi che afferma: "un auditorio degno delle tradizioni culturali di una città che racchiude arte, storia e spiritualità in una sintesi unica".

Vista esterna

Vista esterna